Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 07 Novembre 2017
Martedì, 07 Novembre 2017 22:14

BANCO NUOVO | La parabola criminale dei Cumps

REGGIO CALABRIA Su Facebook, per firmare gli sms, o al telefono si definivano Cumps. Cumpari, ma all’americana. O in alternativa, fratelli e amici di sangue. Di certo, si proclamavano uniti da vincoli indistruttibili e da un’unica, comune missione: farsi strada nel mondo criminale di Africo. Un cammino che oggi li ha portati dietro le sbarre. Quando inquirenti e investigatori hanno iniziato a seguire Alessio e Nicola Falcomatà, Paolo e Stefano Benavoli, Vincenzo Toscano, Daniele Manti e gli altri che gravitavano loro attorno, molti del gruppo erano a stento maggiorenni. Ma già affamati di gloria criminale.

ERRORI DA PRINCIPIANTI I primi passi li hanno mossi in maniera più che goffa. Illusi di poter rivendicare un personale dominio di ‘ndrangheta sulla propria contrada, arginando così le ingerenze degli africoti, più di un guaio lo hanno fatto. Si sono presentati dal direttore dei lavori di un cantiere controllato dagli africoti, pretendendo di sostituirli nelle forniture di cemento, rimediando solo una sonora tirata d’orecchie dal padre di uno di loro, immediatamente allertato dal professionista cui si erano rivolti. In un’altra occasione, quando hanno deciso di provare delle armi, hanno sparato alla motopala sbagliata, finendo con il dover risarcire il proprietario del mezzo finito con il radiatore bucato. 

E TIRATE D’ORECCHIE Sbandieravano ai quattro venti che «da ora in avanti vediamo, non c'è né Africo, né Motticella e né niente», perché – a loro dire – «qua d’ora in avanti si deve dare conto». Ma l’unico risultato che nel tempo hanno ottenuto è stata una pioggia di telefonate a familiari e parenti, generalmente messi sull’avviso dai per nulla intimiditi destinatari delle estorsioni, già sotto l’ala dei Morabito. «Stai attento che tuo figlio così lo scorci (lo perdi)», ha detto uno al padre di uno dei più attivi e carismatici fra gli aspiranti boss.

TALENTO CRIMINALE Tuttavia, tanta “verve” ha colpito nel segno. E i Morabito, i fratelli Giovanni e Bartolo, meglio noto come Babà, nipotini del Tiradritto – che di Africo e delle zone limitrofe, Brancaleone inclusa, sono sempre stati i padroni – hanno voluto “premiare” il “talento criminale” li hanno presi sotto la propria ala. Tanto è bastato perché gli odiati nemici diventassero dei veri e propri guru, nei confronti dei quali mostrare quasi venerazione. Soprattutto nei confronti di Babà, che ha finito per far loro da balia (criminale, ovviamente). Era – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – «il punto di riferimento di questi giovani che lo riveriscono, lo tengono nella massima considerazione, lo informano di tutto, gli fanno da autista, atteso che gli è stata ritirata la patente e sono pronti ad ubbidirgli ciecamente».
Con lui – annotano gli investigatori – i cumps finiscono per fare riunioni regolari, ma si fanno anche vedere in giro insieme, negli stabilimenti balneari di lusso come al ristorante o nei locali. In cambio, per conto dei Morabito inizieranno a nascondere e vegliare su parte dell’arsenale del clan.

L’INSOSPETTABILE ARMIERE Armi che hanno fatto finire nei guai anche uno di loro, Paolo Benavoli, insospettabile figlio di una famiglia fino ad allora considerata espressione della cosiddetta “Brancaleone bene”. In realtà, ha spiegato il pentito Maviglia, da tempo il padre, noto imprenditore del luogo, non solo era in contatto con i clan, ma era persino affiliato e con una carica importante. Un insospettabile, finito nei guai e stanato proprio grazie all’esuberanza criminale del figlio. A causa delle armi che Benavoli jr nascondeva, il padre è finito dietro le sbarre. E nulla ha ottenuto il diretto interessato presentandosi spontaneamente in Questura per giurare e spergiurare che le armi fossero sue, se non di finire in carcere anche lui. 

LA LITURGIA DEI CUMPS Uno scivolone che non ha spaventato per nulla il gruppo, anzi sembra quasi averlo reso più sfrontato e coeso. I “cumps” hanno continuato a organizzare feste e “mangiate”, a mostrarsi contenti, ai tavoli dei locali, circondati da bottiglie, a cavallo sulla spiaggia o pronti a sfrecciare sulla moto ad acqua. Ma soprattutto pronti a proclamare nelle strade e su Facebook il proprio credo criminale, disquisendo di omicidi, detenzioni e falsi rispetti. «Uno se ha 4 pistole vuol dire che il rispetto è quello..., non si scherza, tu vai in una lite e non andare armato e vedi come ti combinano..., compare Condello una botta ha sparato a Bruzzano e sono andati via tutti, hai capito..., "U ferru" ( lett.) detta legge, possono pensare che cazzo vogliono», proclama uno. Si dicono perseguitati dalle forze dell’ordine, ma – sono convinti – più di uno di loro riuscirebbe a incutere nelle divise un sacro terrore. «Fottitene tu – dice uno di loro, intercettato – che Stefano non è stupido, che Stefano, avanti a lui non parlano che hanno paura; infatti ieri quando è arrivato Stefano gli ho detto “Ah cazzo, con Stefano non parlate?”». Una liturgia officiata pubblicamente, tanto nelle piazze e nelle strade, come sui social. E che ha fatto proseliti. In tanti a Brancaleone hanno iniziato nel tempo a rivolgersi ai Cumps in caso di furti, scippi, sgarbi o problemi, come se nelle loro mani stesse la facoltà di gestire l’ordine pubblico.

MESSAGGI VIRTUALI «I social network – riflette il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – sono diventati ormai un veicolo di comunicazione anche delle ideologie mafiose. Ritengo sia un dato allarmante nella misura in cui il criminale entra in contatto con un numero enorme di utenti in uno spazio virtuale che non veicola solo buoni sentimenti ma diviene sempre più il luogo da sfruttare per allargare gli orizzonti della intimidazione diffusa perseguita dalle mafie moderne».
E la parabola dei Cumbs, dalle strade reali a quelle digitali, lo dimostra.
«La ‘ndrangheta sa che la forza di intimidazione per essere tale deve essere veicolata verso le potenziali vittime. E sa bene che solo l’utilizzo delle nuove forme di comunicazione è in grado oggi di garantire tale risultato su larghissima scala. Ecco spiegata la ragione per cui è necessario usare Facebook o altri strumenti similari. Sanno di correre il rischio di fornire a noi elementi di prova a loro carico. Nonostante questo sono consapevoli che il vantaggio che ne deriva è di grandissima ampiezza, tanto da spingerli ad agire lo stesso. Ovviamente non si tratta di una intimidazione virtuale. È virtuale solo lo spazio comunicativo che viene usato. Le armi e le condotte delittuose sono reali, come dimostra l’indagine svolta».

Alessia Candito
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  • Occhiello La storia dell'ascesa delle nuove leve di 'ndrangheta nella Locride. Che da impacciati malviventi si sono trasformati in un gruppo armato alle dipendenze del clan Morabito. E il potere veniva veicolato grazie a Facebook

CORIGLIANO Nove persone, due italiani e sette romeni, sono state arrestate dai carabinieri nelle campagne di Corigliano Calabro con l'accusa di furto aggravato. I nove sono stati sorpresi in un terreno agricolo, in contrada Apollinara, mentre rubavano clementine. Alla vista dei militari, il gruppo di ladri ha tentato di darsi alla fuga, ma è stato subito raggiunto e bloccato. Nel momento dell'intervento dei carabinieri i due italiani e sette romeni si erano già impossessati di venti quintali di clementine. Su disposizione del pm di turno della Procura della Repubblica di Castrovillari, uno degli arrestati è stato condotto in carcere, mentre agli altri otto è stato concesso il beneficio della detenzione domiciliare.

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  • Occhiello In manette a Corigliano due italiani e sette romeni. Si sono dati alla fuga ma sono stati bloccati. Uno in carcere, gli altri ai domiciliari

 

REGGIO CALABRIA «La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria nei confronti di Rocco Leva, arrestato nell'ambito dell'operazione denominata “Cumbertazione” ed accusato di associazione a delinquere e di una serie di turbative d'asta aggravati dall'aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta nella sua articolazione territoriale operante in Gioia Tauro, Milano e altri luoghi del territorio nazionale nota come cosca Piromalli”. È quanto si afferma in un comunicato diramato dall'avvocato Antonino Napoli, difensore di Rocco Leva. «Il Tribunale della Libertà, accogliendo il ricorso proposto dell'avvocato Antonino Napoli nell'interesse di Leva - prosegue la nota - aveva sostituito gli arresti domiciliari applicandogli il divieto di esercizio della professione di geometra per un anno. Avverso l'ordinanza del Tdl la difesa del geometra taurianovese ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando che Leva era un mero dipendente della Pro-Geneer e che si occupava solamente dei computi metrici ed il suo stipendio, come emerge dalle buste paga, non dipendeva dall'aggiudicazione dell'appalto né era legato alla progettazione, ma era quello stabilito dal contratto di lavoro di categoria per il suo lavoro». «La Cassazione, all'esito dell'udienza che si è tenuta davanti la VI sezione penale - è detto ancora nel comunicato - ha accolto il ricorso proposto dall'avvocato Antonino Napoli nell'interesse di Leva ed ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Gip di Reggio Calabria ritenendo che nei confronti del geometra taurianovese non si configurano i gravi indizi di colpevolezza».

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  • Occhiello Il geometra Rocco Leva, di Taurianova, era accusato di associazione a delinquere e turbativa d'asta per agevolare la cosca Piromalli. Per la VI sezione penale «non si configurano gravi indizi di colpevolezza»

CATANZARO L’incontro al ministero per la diga sul Melito salta e Grazioso Manno minaccia un nuovo sciopero. Il presidente del Consorzio Ionio-Catanzarese scrive al governatore Oliverio e al suo capo di gabinetto, Gaetano Pignanelli, per chiedere una nuova convocazione urgente.
«Ho appena saputo – scrive Manno nella sua lettere – che l'incontro al ministero delle Infrastrutture concordato per domani con l'ingegner Pallaria è stato rinviato. Tutto "il mondo "sapeva dell'incontro di domani: ovviamente tutti penseranno che questo ennesimo rinvio non preluda a nulla di buono. A questo punto ti chiedo (si rivolge a Oliverio, ndr) ufficialmente di stabilire una data precisa per poterci incontrare. Altrimenti domani mattina inizierò nuovamente lo sciopero della fame, della parola e la sospensione delle mie medicine salvavita. Credimi, non è assolutamente una minaccia: ma devo (e sottolineo: devo) dare corso a quanto affermato durante gli stati generali e durante l'incontro con l'avvocato Pignanelli».
Manno è convinto che «non è più possibile tergiversare. Lo devo a tutti coloro (tantissimi) che hanno creduto in me. Aspetto una tua risposta per un incontro che attendo da oltre 5 mesi. Un grande abbraccio. Ovviamente, al punto in cui siamo, le promesse stanno a zero. Ci vogliono i fatti. Elezioni siciliane insegnano».
«Il presidente Oliverio – conclude Manno – ha gridato ai quattro venti che si incatenerà davanti a Palazzo Chigi fino a quando non finirà il commissariamento sulla sanità. Mi permetto di dargli un consiglio: venga alla sede del Consorzio di bonifica e, insieme a me, faccia anche lui lo sciopero della fame, della parola e delle medicine: è un modo molto più serio per protestare».

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  • Occhiello Il presidente del Consorzio Ionio-Catanzarese scrive al governatore Oliverio per chiedere una nuova convocazione. «Pronto a non prendere i farmaci salvavita»

LAMEZIA TERME Il comparto imprenditoriale e produttivo, in Calabria, al netto di numeri statistici e dati oggettivi, risente ancora delle difficoltà di accesso al credito e a tutte quelle dotazioni finanziare in grado di offrire un sostegno fondamentale alla sopravvivenza e allo sviluppo delle aziende sul territorio. È in questo contesto che l’utilizzo delle risorse del Piano Junker per gli investimenti, messo a punto dalla Commissione Europea, si rivela fondamentale. Si tratta – nello specifico - di un piano ben strutturato e di una strategia precisa, scandita in tre step: mobilitare investimenti per almeno 315 miliardi di euro in tre anni; sostenere gli investimenti nell’economia reale; creare un ambiente favorevole agli investimenti.
Se ne è discusso a Lamezia Terme, nel corso di un’iniziativa organizzata da Unioncamere Calabria: un incontro utile per individuare le strategie da adottare per eliminare le barriere agli investimenti e mobilitare le risorse a livello sia pubblico che privato. Tra i protagonisti c’è il Fondo europeo per gli investimenti strategici e la Cassa Depositi e prestiti, figura chiave in qualità di Istituto Nazionale di promozione del nostro Paese in ambito europeo.
Insomma, le risorse e le opportunità per la Calabria sono varie e molteplici, occorre solo creare una migliore congiunzione tra istituzioni e imprenditoria per un rilancio che, per la nostra regione, sembra sempre più a portata di mano.

Giorgio Curcio
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  • Occhiello A Lamezia Terme, Unioncamere ha organizzato un incontro per discutere di strategie per eliminare le barriere agli investimenti e mobilitare le risorse per pubblico e privato

CATANZARO Un intreccio tra l’architettura originale e geometrie moderne. Le immagini che il Corriere della Calabria riesce a mostrarvi in esclusiva sono quelle dell’ultima stesura del progetto per la nuova Procura che sorgerà sulla rifunzionalizzazione dell’ex ospedale militare di Catanzaro. Le riproduzioni digitali mostrano ampie vetrate, un sistema moderno di illuminazione, una zona di verde pubblico che tornerà nella disponibilità dei cittadini, soffitti con travature in legno e mattoni a vista. Il progetto si sviluppa su quattro livelli: piano interrato, piano terra, primo piano e secondo piano.

Il piano terra ospiterà, oltre agli uffici di polizia giudiziaria, all’archivio e ai locali per le intercettazioni, anche un’area polifunzionale, una sala ascolti e una sala dibattimento. Il primo piano sarà occupato dagli uffici dei magistrati (sono previsti 24 uffici) oltre che dalle segreterie, da un sala interrogatori e ancora dall’archivio. Il procuratore capo, il viceprocuratore della Dda e il viceprocuratore ordinario saranno ospitati al terzo piano dove vi sarà anche l’area amministrativa e la sala riunioni. La struttura, un polo di giustizia sul modello del federal building, ospiterà anche ufficio ragioneria e ufficio formazione della corte d’Appello e il commissariato usi civici, che si troveranno nel piano interrato.

 


PROMESSE MANTENUTE Il progetto presentato dovrebbe andare in appalto a gennaio. Lo aveva detto, nel giorno del suo insediamento, il procuratore Nicola Gratteri che da parte del governo c’era la volontà di dare inizio ai lavori e che c’erano «già da parte 10 milioni di euro per la realizzazione dell’opera». Buona volontà, molti viaggi a Roma, e la credibilità che ha trovato riscontro nell’impegno del ministro della Giustizia Andrea Orlando del ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio e dell’Agenzia del demanio. Il blocco che incatenava da anni la struttura era il lucchetto burocratico degli usi civici. Un problema affrontato senza troppi fronzoli dal procuratore Gratteri il giorno del suo giuramento a maggio 2016. Un mese e mezzo dopo le pratiche per superare l’ostacolo avevano subìto un’accelerazione notevole. E il 30 novembre 2016 è stato siglato l’accordo – dal ministero della Giustizia, dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti e dal Comune di Catanzaro – che prevede che la Procura della Repubblica, la corte d’Appello (ufficio ragioneria e ufficio formazione) e il commissariato usi civici avranno sede nell’ex ospedale militare. L’immobile di proprietà comunale è stato concesso in comodato d’uso gratuito per 99 anni al ministero della Giustizia. Prima però il Comando militare esercito della Calabria ha ufficializzato il passaggio gratuito in proprietà della struttura al Comune capoluogo. Oggi è possibile mostrare la fase progettuale di questo impegnativo iter. Il 2018 è previsto che sia l’anno dei lavori e, se i tempi saranno rispettati, per il 2019 il nuovo polo di giustizia sarà pronto per essere operativo.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Vi sveliamo in anteprima il progetto di restyling dell’ex ospedale militare. Ampie vetrate, illuminazione moderna e verde pubblico per quella che vuole essere una “casa di vetro”. L’impegno di Gratteri per avviare i lavori 

CATANZARO Tonfo casalingo della Reggina contro il Siracusa. Gli amaranto chiudono la recente striscia positiva con un ko inaspettato e meritato dal punto di vista del gioco. Gli ospiti arrivano al Granillo petto in fuori e già alla mezz'ora chiudono la partita. Decidono le reti di Bernardo al 23' e di Liotti al 32'. Il Siracusa continua così a viaggiare nella parte alta della classifica (è quarto), la Reggina, invece, subisce una brusca battuta d'arresto.
Straordinario Cosenza. Una battaglia, quella di Agrigento, che i calabresi riescono a vincere non senza soffrire. Contro l’Akragas finisce 0-2, grazie alle reti di Statella (4’) e Bruccini (30’). Era una sfida salvezza e i lupi hanno tirato un orgoglio mancato in più occasioni. Ora la classifica vede il Cosenza al 14esimo posto, a due punti dalla zona salvezza.
Boccata d’ossigeno anche per il Catanzaro. I giallorossi, a fatica, piegano il Monopoli quarto in classifica e si allontanano dalla zona salvezza. A decidere le sorti del match è un gol di Letizia al 6’. Per il Catanzaro sono tre punti d’oro, ancora più importanti in considerazione del calibro dell’avversario. Il Monopoli non ci sta a farsi piegare e, in più occasioni, prova a impensierire Nordi, senza successo. I padroni di casa amministrano con qualche patema e alla fine riescono a portare a termine una piccola impresa. 
Batosta memorabile, invece, per il Rende, schiantato in trasferta dal Trapani: finisce 4-0, con le reti di Evacuo (4’), Murano (16’), Silvestri (54’) e Fazio (79’). Ora il Rende è al settimo posto a 17 punti.

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  • Occhiello I lupi vincono 2-0 in trasferta contro l'Akragas. I giallorossi piegano il Monopoli e si allontanano dalla zona salvezza. Tonfo amaranto contro il Siracusa: 0-2. Il Rende strapazzato 4-0 dal Trapani

CROTONE Dopo il patto di San Giovanni si stringe quello di Cosenza. Cambiano anche una parte dei protagonisti: il patto di San Giovanni era stato stretto tra il governatore calabrese, Mario Oliverio, da una parte, e il sindaco di Crotone e la consigliera regionale di “Calabria in rete” Flora Sculco, dall’altra. Quello di Cosenza è stato siglato, sempre da Oliverio, ma con Enzo Sculco, leader politico del movimento dei DemoKratici, che ha eletto, oltre al sindaco di Crotone, anche quelli di Cirò Marina, Cutro e Mesoraca e il presidente della Provincia. Il patto di San Giovanni era stato siglato in una cena a base di carne rossa e vino; quello di Cosenza a base di pesce e senza il minimo consumo di alcool. Una cena frugale, perché Oliverio ha deciso di mettersi a dieta, mangiando poco e rinunciando anche a un buon bicchiere di vino rosso. Addirittura a fine pasto non ci sarebbe stato nemmeno l’amaro o il grappino. Al centro del confronto tra i due c’è stato “il patto per Crotone”. Sculco ha chiesto ad Oliverio di inserire all’interno del “Patto per la Calabria” un cospicuo capitolo riguardante Crotone e la sua provincia. 
Parte qualificante di questo capitolo dovrebbero essere: la bonifica; spesa dei 62 milioni di fondi Pac destinati al progetto Antica Kroton; riqualificazione della città pitagorica impegnando i 71 milioni, che il tribunale di Milano ha assegnato a Crotone per i danni ambientali; versamento dei 2,5 milioni di euro che la Regione ha promesso per l’ampliamento dello stadio “Ezio Scida”, quando c’è stata la storica promozione in serie “A” della squadra del Crotone (i lavori sono stati fatti e i soldi non sono arrivati); impegno a versare tre milioni di euro per ultimare il teatro comunale (l’opera è stata avviata nella prima consiliatura del sindaco Pasquale Senatore – prima dell’inizio del nuovo millennio); sicurezza e chiarezza sull’apertura dell’aeroporto. Secondo quanto riferito da Sculco la sua parte politica e Oliverio hanno stretto un patto per fare squadra e portare a compimento tutte le questioni affrontate mangiando pesce e bevendo acqua fresca. Oliverio onorerà il patto di Cosenza con una visita a Crotone, per concludere un convegno che sarà organizzato dall’amministrazione comunale per fare il punto sulle cose già fatte e su quelle che dovranno essere messe in cantiere. La data del convegno sarà indicata da Oliverio. Verrà a Crotone a parlare di sinergie e spiegare come saranno impegnate le somme destinate a Crotone dal Patto per la Calabria. Questo patto di ferro con Sculco, però, potrebbe non essere gradito al Partito democratico del Crotonese, che con il reuccio di via Firenze (Sculco) non ha buoni rapporti.  

Gaetano Megna
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  • Occhiello Il governatore e il leader dei DemoKratici si sono visti a Cosenza. E a tavola hanno approntato un piano per gli investimenti: dalla bonifica all’Antica Kroton passando per i lavori allo Scida 
Martedì, 07 Novembre 2017 16:54

Occhiuto vicecapogruppo di Fi alla Camera

COSENZA All’indomani del successo in Sicilia, che “lancia” le quotazioni di Forza Italia verso le politiche della prossima primavera, per l’ala calabrese del partito – e in special modo per quella cosentina – arriva un riconoscimento importante.  Lo comunica una nota del gruppo di Fi alla Camera dei deputati: «Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta - sentito il presidente del partito, Silvio Berlusconi, e sentita la vice presidente vicaria del gruppo a Montecitorio, Mariastella Gelmini -, ha nominato il deputato Roberto Occhiuto vice presidente del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. La decisione è stata ratificata, con voto unanime, dall'assemblea del gruppo azzurro. Congratulazioni e buon lavoro a Roberto Occhiuto». Il ruolo di Occhiuto all’interno del gruppo è andato crescendo nel corso degli ultimi mesi. E questo, come spiega lo stesso Brunetta in un tweet, è un riconoscimento per il «suo prezioso e straordinario lavoro». Per il parlamentare calabrese sono arrivate le congratulazioni e gli auguri di Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione di Fi e del collega deputato Elio Vito. 
Anche Jole Santelli ha espresso la propria soddisfazione per la nomina: «Il partito non poteva fare scelta migliore. Le sue capacità, la sua caparbia e le sue competenze saranno ancora di più a disposizione del partito, fungendo da punto di riferimento per i colleghi in aula e spina nel fianco ad una maggioranza ormai allo sbando. A nome di tutto il coordinamento regionale di Forza Italia auguriamo con orgoglio a Roberto i migliori auguri di buon lavoro per questa nuova importante sfida, certi del suo grande impegno  e della serietà istituzionale che da sempre lo contraddistingue». 

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  • Occhiello La nomina, proposta da Brunetta, è stata confermata all'unanimità dall'assemblea del gruppo azzurro. Esulta Jole Santelli: «La scelta migliore»
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