Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 12 Luglio 2017

LAMEZIA TERME Un'altra tegola si abbatte sull'amministrazione comunale di Lamezia Terme. Si è dimesso dall'incarico di presidente della Multiservizi, Giuseppe Costanzo. Era stato nominato dalla giunta Mascaro nell’agosto del 2015. L'ormai ex presidente ha presentato le sue dimissioni nella giornata di mercoledì. Al momento non si conoscono i motivi di tale gesto. 

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  • Occhiello Giuseppe Costanzo ha lasciato il suo incarico. Era stato nominato dalla giunta Mascaro nell'agosto del 2015

ROMA «Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio stanno bruciando. Il parco nazionale del Vesuvio (nella mia terra) è avvolto dalle fiamme. In Italia abbiamo pochi canadair e il corpo dei vigili del fuoco è sottodimensionato. Le fiamme sono troppo alte per fermarle solo via terra. Al di là delle polemiche, serve subito che gli altri Paesi europei ci inviino canadair per spegnere le fiamme, così come abbiamo fatto noi con il Portogallo qualche settimana fa». Lo scrive in un post su Facebook il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio, in partenza, questa sera, per la Campania. «Dovrebbe farlo il ministro degli Esteri. Ma mi sono attaccato al telefono e sto sentendo io le ambasciate una ad una. È il momento di risolvere il problema. Poi faremo i nomi dei responsabili istituzionali di questo disastro», sottolinea Di Maio che, a quanto si apprende, ha parlato con le sedi diplomatiche di Portogallo, Spagna e Germania - che hanno assicurato che interessavano subito i loro governi - e a breve sentira' quelle di Austria e Francia.

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  • Occhiello Lo annuncia il vicepresidente della Camera M5S: «Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio stanno bruciando. Le fiamme sono troppo alte per fermarle solo via terra»
Mercoledì, 12 Luglio 2017 20:34

"Minosse 2", due assoluzioni e una prescrizione

CATANZARO La Corte d'Appello di Catanzaro, al termine del processo nato dall'operazione antimafia denominata "Minosse 2" ha assolto Giuseppe Mancuso, 39 anni, e Gaetano Comito, 51 anni di Vibo Valentia, dall'accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. In primo grado erano stati rispettivamente condannati a 7 anni e 4 mesi di reclusione e a 6 anni di carcere. Prescrizione, invece, per l'ex maresciallo dei carabinieri (all'epoca dei fatti in servizio a Vibo Valentia), Maurizio Giliotta, 57 anni, di Catania, in primo grado condannato a 5 anni per corruzione aggravata dall'aver agevolato il clan Mancuso. Nel processo era imputato anche Pantaleone Mancuso, detto "Vetrinetta", deceduto in carcere nel 2015 e per il quale è stato dichiarato il non luogo a procedere. L'operazione era scattata nel 2009.

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  • Occhiello La Corte d'Appello di Catanzaro ha assolto Giuseppe Mancuso e Gaetano Comito dall'accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Prescrizione, invece, per l'ex maresciallo dei carabinieri Maurizio Giliotta

«I roghi che stanno devastando vaste aree boschive del nostro Mezzogiorno mettono in drammatica evidenza un vuoto inaccettabile nelle politiche nazionali di prevenzione e di difesa del patrimonio forestale e ambientale del nostro Paese. Non c'è una visione d'insieme, manca una seria progettualità che assicuri una strategia unitaria per innalzare il livello di tutela e sorveglianza nelle nostre aree verdi. Strategia che non può che partire dalla valorizzazione di un comparto forestale che invece è stato storicamente colpito e mortificato. Chiediamo al governo l'apertura immediata di un tavolo di coordinamento che unisca Regioni, enti locali e Parti sociali nella gestione di questa sfida».
Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, segretario generale della Fai, la federazione agroalimentare-ambientale della Cisl. «Le risorse europee non mancano - aggiunge - così come non manca un capitale umano composto da tanti lavoratori idraulico-forestali. Quello che invece ancora non si vede è un piano nazionale degno di questo nome, un progetto che faccia leva su questi elementi per fronteggiare i rischi prima ancora che si presentino. L'Italia continua ad essere prigioniera di una logica emergenziale che prevede interventi solo a disastro avvenuto. Impostazione inefficace e inefficiente, che crea danni incalcolabili al nostro sistema produttivo, alle nostre comunità locali, al nostro patrimonio paesaggistico. Lo vediamo negli incendi di questi giorni che, amplificati dalla siccità, distruggono pezzi importanti dell'economia rurale, agroalimentare e ambientale dei nostri territori». «L'esecutivo - incalza Sbarra - dia segni di attenzione; il Mipaaf batta un colpo. Se c'è volontà politica si agisca subito, aprendo una fase di coordinamento nazionale su controlli, prevenzione, manutenzione delle aree. Si assicurino le necessarie dotazioni, mezzi efficienti, organici sufficienti e ben organizzati. Un traguardo che richiede uno sforzo collettivo e un indirizzo al momento completamente assente. Questo è il momento di agire e di lavorare insieme perché drammi incontrollati come quelli a cui stiamo assistendo non si verifichino più», conclude il sindacalista.

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  • Occhiello Il segretario generale della Fai Cisl: «Serve un piano su prevenzione, sorveglianza e valorizzazione forestale»

REGGIO CALABRIA Cadono tutte le accuse nei confronti del deputato Giuseppe Galati, indagato per corruzione elettorale aggravata nell’ambito dell’inchiesta “Alchemia”. Su richiesta della Dda di Reggio, per lui il gip ha disposto l’archiviazione delle accuse. Secondo quanto inizialmente prospettato dall’accusa, sarebbe stato Galati il politico cui Girolamo Giovinazzo e Rocco Politi avrebbero offerto una non meglio precisata utilità in cambio di un suo intervento per sbloccare dei lavori edili in zona vincolata. Accuse per le quali i pm avevano presentato richiesta di arresto per Galati, respinta dal gip già in sede di convalida dell’ordinanza. Assistito dai legali Andrea Alvaro, Francesco Caroleo Grimaldi e Mario Mazza, Galati – informano le difese – ha subito offerto all’Ufficio di Procura solidi elementi per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il politico con cui Politi e Giovinazzo si sono incontrati a Reggio Calabria e a Gubbio – hanno fatto emergere i legali – non poteva essere Galati perché in quegli stessi giorni il politico era a Roma, alla Camera dei deputati, impegnato a votare una serie di provvedimenti in discussione, come dimostrato dal nuovo sistema elettronico di votazione basato sulla rilevazione biometrica dei punti caratteristici delle dita della mano (cd. “minuzie”). «All’esito di tali contributi difensivi nonché delle ulteriori indagini compiute dagli inquirenti – fanno sapere i legali – la Procura distrettuale ha ritenuto di richiedere l’archiviazione dell’accusa nei confronti del deputato calabrese, richiesta condivisa dal Gip reggino. Per l’onorevole Galati si è conclusa, pertanto, la vicenda penale che lo ha visto destinatario, prima, di una richiesta di arresto e, successivamente, di provvedimento di archiviazione».

a. c.

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  • Occhiello Su richiesta della Dda di Reggio, che in un primo momento aveva chiesto l'arresto, il gip ha disposto per il deputato l’archiviazione dell'accusa di corruzione elettorale aggravata

CATANZARO La Calabria brucia? Macché, deve essere un’illusione ottica o colpa dei social network che distorcono e amplificano la realtà. Ci sono pezzi di macchia mediterranea divorati dalle fiamme, piccoli e grandi roghi che minacciano addirittura le abitazioni, i sindaci del Pollino hanno lanciato un accorato sos, la Regione ha attivato l’immancabile cabina di regina. Ma per la Protezione civile regionale bisogna pensare al sale. Reperirne quanto più possibile in vista del gelido inverno che potrebbe, chissà, arrivare tra quattro o cinque mesi. Sembra incredibile, ma le foto che vi proponiamo sono un’evidenza schiacciante.

La comunicazione della Prociv regionale è indirizzata a tutti i Comuni, alle amministrazioni provinciali e alle Prefetture. E pone una questione che, alla luce degli incendi che stringono d’assedio tutte le province calabresi, pare quasi un errore di stampa. La Protezione civile guarda, infatti, avanti. Forse un po’ troppo. E ricorda che «gli eventi emergenziali connessi alle abbondanti nevicate» della passata stagione invernale «hanno evidenziato una disorganizzazione di codeste amministrazioni nell’approvvigionamento di adeguate scorte di sale, che hanno determinato gravi situazioni di criticità lungo la viabilità provinciale e comunale». Un “cazziatone” firmato da Carlo Tansi che a molti amministratori è sembrato uno scherzo, non per la sostanza – i disagi invernali ci sono stati – ma per il momento scelto. Giusto mercoledì un tratto della statale 107 è stato chiuso a causa di un incendio. Immaginate cosa può aver pensato il “povero” sindaco di San Pietro in Guarano, chiamato a organizzarsi per procacciare qualche quintale di sale per l’inverno. La Protezione civile lo chiarisce: è un intervento che si richiede «in tempo di pace». Ma leggere una nota sulla «prevenzione di criticità connesse a emergenze neve e ghiaccio» ha fatto pensare molti sindaci a un improvviso colpo di sole. Con le temperature che girano può capitare. Meglio l’inverno, tutto sommato, dei devastanti incendi di questi giorni. Peccato che per spegnerli il sale non serva a nulla. 

TANSI: «CAPISCO L'IRONIA MA È UNA PRASSI» Carlo Tansi, dirigente della Protezione civile regionale ci ha contattati per spiegare la ratio della comunicazione: «Capisco l'ironia – dice – vista l'emergenza sugli incendi, sui quali peraltro la Protezione civile non ha competenze specifiche, ma la lettera inviata a Comuni, Province e Prefetture ha lo scopo di aiutare le amministrazioni ad attrezzarsi per tempo. È una prassi consolidata chiedere in estate di vigilare sui problemi legati al ghiaccio e in inverno occuparsi di quelli legati agli incendi. Serve per evitare interventi emergenziali ai quali si legherebbero spese più importanti e razionalizzare, così, i costi».  

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  • Occhiello Lettera a tutti i comuni, le Province e i prefetti per fare scorte di sale in vista dell’inverno. Mentre la Calabria brucia. Tansi: capisco l'ironia ma è una prassi

Riceviamo e pubblichiamo:

Le precisazioni tecniche fornite dal dipartimento regionale Agricoltura e da Arcea sullo stato dei pagamenti rappresentano solo un lungo elenco di numeri e cifre che, tuttavia, rimangono evidentemente distanti dall’effettivo problema. Come tutti sanno, anche e soprattutto negli uffici del dipartimento e di Arcea, la necessità assoluta del sistema agroalimentare calabrese è quella di avere scelte chiare e coerenti, percorsi certi, tempi rapidi, evidente capacità di comprendere i problemi ed individuare soluzioni sostenibili. Francamente non c’è proprio alcun bisogno di una Regione avvitata su sé stessa e di uffici che si parlano addosso non prestando attenzione alle richieste che provengono da migliaia di aziende agricole ed agroalimentari. Arcea, infatti, continua a non funzionare per come dovrebbe e senza addentrarsi troppo nei dettagli tecnici e numerici possiamo sintetizzare che, ad esempio, non risultano completati gli iter di gestione delle domande sottoposte a controllo condizionalità e controllo oggettivo in capo ad Agea-Sin con conseguenti ripercussioni sui pagamenti attesi per la campagna 2016.
Sul Psr 2014/2020 è stata liquidata solo una piccola percentuale di beneficiari per la Misura 11 e senza l’indicazione dei motivi che impediscono il saldo complessivo, non sono liquidate le domande per la Misura 10, non c’è ancora la graduatoria definitiva per la Misura 14. Discorso a parte per la Misura 13 perché i pagamenti per l’indennità compensativa risultano in parte incompleti e per le aziende liquidate parzialmente le giustificazioni riguardano anomalie incomprensibili o fittizie. 
In questo contesto i nostri Centri di assistenza agricola, di fronte a ritardi, rallentamenti improvvisi, assurdità logico-interpretative, comunicazioni regionali che poi vengono successivamente auto-smentite, sono alle prese quotidianamente con un lavoro immane che cerca in qualche modo di fronteggiare le evidenti e non più giustificabili disfunzioni informatiche di Arcea. 
E nello specifico delle affermazioni di Arcea relativamente al conseguimento degli obiettivi conseguiti con il rilascio della domanda grafica precompilata sarebbe decisamente meglio stendere un velo pietoso; l’iniziativa più che agevolare il lavoro lo ha invece complicato notevolmente con i Caa ancora impegnati a correggere le domande precompilate in back-office dal sistema Arcea.
Le numerose anomalie riscontrate, in assenza di una puntuale correzione, pregiudicheranno infatti il pagamento dell’aiuto a moltissime aziende beneficiarie. 
Ultima considerazione, non certo per ordine di importanza, non c’è alcuna iniziativa per la ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole, in particolare per quanto riguarda la corresponsione della quota regionale per il concorso sugli interessi bancari.
Così come si procede a rilento per l’assegnazione di un extra-budget di gasolio agevolato per le imprese che in queste settimane fronteggiano da sole l’emergenza siccità ed il proliferare di incendi che stanno devastando decine di ettari di uliveti ed agrumeti.
Questa è, dunque, la realtà ed è sulla base di questa difficilissima situazione che abbiamo chiesto un incontro al presidente della giunta regionale; intendiamo ottenere non solo e non più impegni formali ma risultati concreti, apprezzabili, veloci.

Agrinsieme Calabria

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  • Occhiello Il coordinamento calabrese rivendica scelte coerenti per il settore agroalimentare. «Arcea non funziona come dovrebbe». Richiesto un incontro con il presidente Oliverio
Mercoledì, 12 Luglio 2017 17:57

Regione, il rimpasto si allontana?

CATANZARO Ma il rimpasto s’ha da fare o no? Il silenzio invincibile del governatore Mario Oliverio obbliga gli “investigatori” (cronisti e politici interessati) a valutare i pochi indizi disponibili. Nelle ultime ore ne sono arrivati due (manca il terzo, che li riunirebbe in prova); e vanno entrambi nella stessa direzione: il presidente non modificherà l’assetto della giunta, almeno per ora. Nemmeno le dimissioni di Carmen Barbalace avrebbero dunque convinto Oliverio a procedere con quel rimpasto che rischia di diventare un tormentone. Chi ha firmato questi indizi? Due personalità del Pd, diverse tra loro ma accomunate da una incrollabile lealtà nei confronti del governatore e quindi in grado di interpretarne meglio di altri il pensiero, il “verbo”. Uno è il capogruppo del partito in consiglio regionale, Sebi Romeo; l’altro è il presidente della commissione Bilancio, Giuseppe Aieta. Ecco cosa hanno detto nelle ultime ore. Romeo (intervista al Quotidiano del Sud, ieri): «Sbaglia chi pensa a equilibri di potere e sbaglia chi immagina un derby tra tecnici e politici (…) non abbiamo bisogno di poltrone, ma di continuare un progetto condiviso di cambiamento». Aieta (intervento sul Corriere della Calabria): «Conoscendo Oliverio, credo di poter affermare con ragionevole convinzione che il cambio della giunta è più nella testa di chi vorrebbe alimentare problemi, che in quella del governatore. E già che ci siamo, diciamo pure che è lontana dai pensieri e dalle priorità dei calabresi».
C’è chi crede sia stato proprio il governatore a commissionare le uscite dei consiglieri pd, anche se è più verosimile pensare che i due “fedelissimi” abbiano deciso di prendere posizione nel dibattito delle ultime ore consapevoli che il loro pensiero non si discosti poi tanto da quello di Oliverio. Che, secondo questa interpretazione, non avrebbe alcuna fretta di attuare il rimpasto in un periodo così delicato, nell’imminenza dei congressi locali e provinciali e, soprattutto, a meno di un anno dalle politiche. Aprire le porte ai politici nell’esecutivo, tanto per citare le parole di Aieta, «trascinerebbe anche i singoli nel tritacarne degli equilibri instabili che si prefigurano in prospettiva delle elezioni al Parlamento e del rinnovo degli organismi di partito». Si scatenerebbe il caos, insomma, perché – detto in soldoni – Oliverio non avrebbe la possibilità di “accontentare” tutti e di corrispondere ai desiderata di quel pattuglione di maggiorenti dem che aspirano a lasciare la Calabria direzione Roma o a occupare posti di vertice nel partito regionale. Non è un mistero: affrontare le elezioni da una postazione di comando, tipo un assessorato, rappresenta un indiscutibile vantaggio in più. E allora, sembrano dire Romeo e Aieta, meglio non agitare le acque e continuare così. Anche perché, suggeriscono, la giunta dei professori, malgrado la loro scarsa popolarità tra i calabresi, ha permesso alla Regione di varare alcune riforme fondamentali: il Piano Trasporti e il bando per i porti (Russo), l’inedita rotazione dei dirigenti della Cittadella (Viscomi), la nuova legge Urbanistica (Rossi), l’adozione della legge 328 che dispone il passaggio delle competenze per le politiche sociali ai Comuni (Roccisano).
E poi c’è un altro aspetto non del tutto secondario: con i tecnici al fianco, Oliverio può credere di fare il bello e il cattivo tempo, nel tentativo di attuare un modello autocratico a lui perfettamente congeniale: si fa come dico io, voi non avete avuto un mandato popolare e io posso mandarvi via in qualunque momento.
Si tratta comunque di interpretazioni, sulla faccenda rimpasto il governatore non si è espresso, nemmeno dopo le dimissioni di Barbalace, quando tutti aspettavano un segno, una strategia, una indicazione sulla via da seguire per il futuro. Niente.
«Oliverio – commenta un altro consigliere regionale che lo conosce molto bene – è abituato alla prudenza. Non ha mai usato la sciabola, è un motore diesel: è lento, non è mai stato rock. Certo, è un gran lavoratore, un uomo di visione, ma non farà mai una cosa dirompente come annunciare un rimpasto di giunta».
Solo il tempo potrà confermare la veridicità degli indizi fin qui raccolti.

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Il silenzio di Oliverio obbliga a valutare alcuni indizi. Forniti dai “fedelissimi” Romeo e Aieta. Che tendono a escludere l’ipotesi di una nuova giunta politica. «Si scatenerebbe il caos in vista delle elezioni»

CATANZARO È stata revocata l'interdizione dai pubblici uffici per Giampaolo Bevilacqua, ex vicepresidente della Sacal, coinvolto nell'inchiesta Eumenidi sui presunti illeciti nella società di gestione dell'aeroporto di Lamezia Terme. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame accogliendo l'istanza degli avvocati Giovanni Merante e Lucio Canzoniere. L'interdizione era stata decisa dal gup di Lamezia nel maggio scorso.

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  • Occhiello L’ex vicepresidente Sacal era stato coinvolto nell’inchiesta Eumenidi lo scorso aprile. La decisione del Tribunale del Riesame

CATANZARO Nove persone tra cui un medico, infermieri e operatori socio sanitari della casa di cura “San Vitaliano" di Catanzaro sono stati posti agli arresti domiciliari per maltrattamenti nei confronti di una paziente. Gli arresti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile di Catanzaro in seguito ad indagini coordinate dal procuratore capo Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dal sostituto procuratore Stefania Paparazzo e condotte dalla sezione di polizia giudiziaria del Nisa e della Polizia di Stato. Il gip Barbara Saccà ha accolto le richieste dell’organo inquirente e ha emesso nove misure cautelari nei confronti dei dipendenti della struttura appartenente al Gruppo Citrigno e specializzata nel trattamento della Sla e delle malattie neuromuscolari. 
Si tratta di Emanuela Caporale, 41 anni, di Lamezia Terme; Denisia Elena Rosu, 39 anni, nata in Romania, residente a Catanzaro; Giacinto Muraca, 38 anni, di Catanzaro; Tonino Bria, 35 anni, nato Cosenza, residente a Luzzi; Antonio Di Bari, 29 anni, di Cosenza; Giovanni Presta, 55 anni, di San Lucido; Donatella Folino Gallo, 29 anni, di Soveria Mannelli; Caterina Ester, 30 anni, nata a Cosenza e residente a Rota Greca; Giuseppe Rotundo, 39 anni, di Catanzaro.
Tra i maltrattamenti che gli infermieri avrebbero inflitto alla donna vi sarebbe l’averla privata di connessione internet, mezzo attraverso il quale aveva la possibilità di comunicare con l’esterno.
Il reato contestato, in concorso tra loro, è quello di maltrattamenti, con le aggravanti dell’aver agito per motivi abbietti, ovvero per dispetto o per ritorsione a causa delle continue richieste di assistenza da parte della paziente, abusando dei poteri e violando i doveri inerenti alla loro funzione.

URLA SILENZIOSE L’indagine, denominata “Urla Silenziose”, è scaturita a seguito delle numerose denunce sporte da una paziente affetta da Sla che, da circa cinque anni, è completamente paralizzata. La donna non ha parenti o amici vicini ma, contrariamente alla maggior parte dei pazienti del reparto, è assolutamente vigile e, stando alle risultanze di indagine, percepisce coscientemente gli atti di scherno posti in essere nei suoi confronti, per cui, mediante l'invio di messaggi email, unico strumento a sua disposizione per comunicare con l’esterno, ha denunciato all’autorità giudiziaria le continue condotte vessatorie di cui è stata vittima. 
Gli investigatori, grazie all’ausilio delle intercettazioni ambientali, hanno potuto riscontrare quanto veniva segnalato dalla paziente. È stato possibile rilevare che, comunicano gli inquirenti, nel corso degli ultimi tre anni, la signora subiva, con riprovevole cinismo ed insensibilità, comportamenti persecutori, vessatori, a volte aggravati da rabbiosi insulti, posti in essere da parte di alcuni operatori sanitari del centro San Vitaliano. 

PRIVATA DELLA VOCE E DELLA DIGNITA’ Le gravissime condotte sarebbero state perpetrate nei confronti della paziente spegnendo l’audio del comunicatore, ovvero semplicemente spostandole il monitor, così impedendo al lettore ottico di intercettare le pupille della donna. In tal modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali la lettura, le ricerche su internet, telefonare ad un amico o ad un parente, leggere e scrivere e-mail, senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la stessa era costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento. 
Queste condotte, risulta dalle indagini, hanno imposto alla paziente un regime di vita doloroso e mortificante, tale da cagionarle frequenti crisi di pianto e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza. Risulta dagli atti d’indagine che gli operatori sanitari hanno agito con inciviltà, mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria.

ale. tru.

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  • Occhiello L'inchiesta della Procura di Catanzaro, che coinvolge un medico, alcuni infermieri e operatori socio-sanitari, riguarda la casa di cura “San Vitaliano” di proprietà del Gruppo Citrigno. Gli arresti disposti dal gip su richiesta degli inquirenti sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile del capoluogo
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