Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 17 Luglio 2017
Lunedì, 17 Luglio 2017 23:21

Il Catanzaro si presenta alla città

CATANZARO Organizzazione aziendale, l’ultima parola all’allenatore e l’esperienza di uomini di calcio navigati: volendo sintetizzare, così potrebbe riassumersi il progetto societario della nuova compagine che guiderà il Catanzaro. A metterci la faccia, in qualità di presidente e amministratore unico, è Floriano Noto, volto pubblico di una delle più importanti aziende di grande distribuzione del meridione. Affianco a lui, i suoi due fratelli: per loro, l’85% della società giallorossa rilevata dalla famiglia Cosentino. Il 15% rimanente è diviso tra tanti, tantissimi imprenditori e professionisti catanzaresi per quella che è la prima cordata della storia del Catanzaro che sia riuscita a mettere d’accordo gran parte della classe dirigente dei Tre Colli. 
La presentazione ufficiale della società e di tutte le sue figure si è tenuta lunedì nell’ampia sala conferenze della Figc regionale, davanti ad una platea di addetti ai lavori e tifosi, con la partecipazione straordinaria di politici locali e regionali (il presidente della Provincia Enzo Bruno, i consiglieri regionali Arturo Bova, Wanda Ferro ed Enzo Ciconte). A fare da collante tra il mondo imprenditoriale e quello politico, il sindaco Sergio Abramo che nel suo intervento li ha ringraziati uno per uno per l’impegno profuso, a partire dagli ex proprietari del Catanzaro Claudio Parente e Massimo Poggi.
Giorno di festa ed entusiasmo, quindi, per il Catanzaro e i suoi tifosi che hanno ritrovato la gioia di appassionarsi alle sorti delle Aquile come non avveniva più da almeno cinque o sei anni. Non è tutto rose e fiori, però, e a sottolinearlo è stato propri il presidente Noto: «Abbiamo ereditato una situazione difficile: abbiamo trovato la sede sociale svuotata di ogni arredo, il centro sportivo provinciale di località Giovino necessita di grossi interventi e sul bilancio pesano contratti con calciatori e dirigenti che non rientrano nei piani tecnici per oltre 1,5 milioni di euro. Non ci abbattiamo e non vogliamo tirarci indietro, ma mi auguro che la politica faccia la sua parte per consentirci di avere al più presto lo stadio fruibile in ogni suo settore e di avere una struttura per gli allenamenti che sia in buone condizioni».
Poi l’appello a stampa e tifosi: «Mi auguro che tutti quanti remeremo nella stessa direzione».
Sul progetto, che si impernia sulle esperte figure di Francesco Maglione, direttore dell’area di controllo e gestione aziendale, e di Pietro Doronzo, direttore dell’area di controllo di gestione sportiva, Noto ha spiegato: «Il nostro è un progetto pluriennale: certo, a tutti quanti piacerebbe vincere subito, ma l’obiettivo iniziale è soprattutto non vivere le sofferenze degli ultimi anni così da poter pianificare e costruire i successi futuri. E poi vogliamo costruire una società che sappia lavorare con e per i giovani, che sia in grado di formarli e lanciarli nel calcio».
Per farlo, Noto ha scelto di confermare Carmelo Moro al quale sarà demandato il compito di gestire tutti gli aspetti del settore giovanile.
Per quanto riguarda la guida tecnica, rimane in sella Alessandro Erra, l’allenatore con cui il Catanzaro, seppur con difficoltà, ha raggiunto la salvezza nel campionato appena concluso, dopo che questi era stato esonerato prima dell’inizio della scorsa stagione e quindi richiamato a febbraio.
Rimane ancora da scogliere un nodo di non poco conto: al momento, risulta ancora sotto contratto con il Catanzaro il ds Antonello Preiti, sebbene da più parti è confermata l’intenzione della società di non proseguire più nella collaborazione. Bisognerà quindi che si rescinde il contratto, ma per farlo ci sarà probabilmente bisogno di trattare la buonuscita dal momento che il contratto terminerebbe nel 2019.
Si aprirà poi la pagina della successione di Preiti, scelta che sarà effettuata dal responsabile dell’area sportiva Doronzo. 
Di seguito l’organigramma: 

 

CATANZARO CALCIO 2011 SrL :
Presidente ed amministratore unico: Floriano Noto 

 

COLLEGIO SINDACALE

Presidente: Francesco Muraca

Sindaco: Luciano Pirrò

Sindaco: Caterina  Caputo

Supplenti: Andrea ACETO  - Francesco Leone 

CONTROLLO GESTIONE AZIENDALE  

Responsabile: Francesco Maglione 

 

1.AREA LOGISTICO AMMINISTRATIVA 
Segretario organizzativo:  Nazario Sauro
Segreteria:  Antonella Marchese
Responsabile organizzativo:  Nazario Sauro
Magazzinieri:  Salvatore Costa -  Emanuele Celi
Rapporti con Aia:  Luciano Crispino
Assistente spirituale: Don Lino Tirilo 

 

2. AREA GESTIONE PERSONALE
Consulente esterno: Stefano Corea
Gestione buste paga:  SICOS SaS 

 

CONTROLLO GESTIONE SPORTIVA

Responsabile: Pietro Doronzo 

1.AREA TECNICA :

Direttore sportivo: Antonello Preiti 

PRIMA SQUADRA

Allenatore:  Alessandro Erra
Allenatore in seconda:  Giuseppe Saladino
Allenatore Portieri: Pasquale Pastore
1^ Preparatore Atletico: Antonio Raione
2^ Preparatore Atletico:  Giuseppe Talotta
Team Manager: Michele Serraino

 

SETTORE GIOVANILE :
Responsabile Gestione Aziendale: Frank Santacroce
Responsabile Gestione Tecnica:  Carmelo Moro
Allenatore Beretti:  Salvatore Accursi
Allenatore U17:  Giuseppe Teti
Allenatore U15: Luigi Gemelli
Allenatore U14 : Roberto Camerino
Preparatori Atletici: Alessandro Cittadino (BER) – Rosario Scarfone (U17) - Manuel Gallelli (U15-U14)
Allenatore Portieri: Francesco Parrotta (BER)  - Amedeo Amelio (U17) – Gisueppe Caglioti ( U15) – Raffaele Talotta (U14)
Dirigenti Accompagnatori: Maurizio Avellone (BER) - Francesco Lamanna (U17) -  Egidio Silipo (U15) -  Angelo Tavano (U14)

2.AREA SCOUTING:
Responsabili: Federico Camerino – Franco Cittadino

 

AREA MEDICO SANITARIA:
DIRETTORI RESPONSABILI STAFF SANITARIO MEDICI SPORTIVI: DOTT.SSA MONICA CELI  -  DOTT. FRANCESCO DE FRANCESCA
MEDICI SOCIALI  : DOTT. ENZO MACRI’ - DOTT. GIUSEPPE GUALTIERI - DOTT. ROBERTO CERAVOLO - 
FISIOTERAPISTI E MASSOFISIOTERAPISTI : RESPONSABILE ABILITATO: EUGENIO MUZZI’
MASINO AMATO – GRAZIANO TAVANO – ETTORE PARENTELA – CESARE ROMAGNINO
RECUPERO ATLETI:  GIORGIO SCARFONE
NUTRIZIONISTA: VINCENZO CAPILLUPI

 

AREA MARKETING – MERCHANDISING  - TIFO ORGANIZZATO 
RESPONSABILE BUYER MERCHANDISING:   CLAUDIA IANNELLI
RESPONSABILE CLUBS  E TIFO ORGANIZZATO :  GIANLUIGI MARDENTE

 

AREA COMUNICAZIONE
ADDETTO STAMPA: DAVIDE LAMANNA
COLLABORATORE ADDETTO STAMPA: ANTONIO CAPRIA
FOTOGRAFO UFFICIALE: ROMANA MONTEVERDE
OFFICIAL VIDEO: EUGENIO CAPELLUPO

 

AREA PROGETTI SPECIALI :
RESPONSABILE PROGETTI  SPECIALI: DAVIDE  LAMANNA

 

 

Alessandro Tarantino
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Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Esordio della nuova dirigenza dei giallorossi nella sala conferenze della Figc regionale. Alla presentazione dello staff tecnico e dirigenziale il sindaco Abramo, il presidente della Provincia Bruno, i consiglieri regionali Bova, Ferro e Ciconte. L’appello del presidente Noto: «Mi auguro che tutti quanti remeremo nella stessa direzione»

CATANZARO Dopo l’inchiesta “Robin Hood” che vuole consegnare alla giustizia i responsabili della sparizione dei fondi destinati al Credito sociale, ossia alle famiglie più bisognose, un’altra inchiesta colpisce la pubblica amministrazione, questa volta dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, i cui funzionari e dirigenti sono accusati di avere sottratto fondi destinati all’assistenza agli anziani.
“Stop and go”, questo il nome dell’inchiesta, prende il titolo dall’acronimo Sustainable Technology for older people-get organized che è una iniziativa co-finanziata dalla Commissione europea che ha come obbiettivo quello di realizzare un modello di bando di gara a livello europeo in materia di servizi per anziani.
Per sperimentare le linee guida europee sono state individuate varie pubbliche amministrazioni in quattro Paesi europei tra cui l’Asp di Catanzaro assegnataria di una quota di 762.698,09 euro per il 20% a carico della Commissione europea e il restante 80% dalla Regione Calabria. Nessun tipo di obbiettivo o lavoro o apporto concreto è stato però dato dagli indagati nel progetto, a parte la pubblicazione sul sito internet dell’azienda di una consultazione di mercato finalizzata alla «predisposizione degli atti di gara relativi all’acquisizione di servizi avanzati per l’anziano potenziati dalle tecnologie digitali presso la casa di cura di Chiaravalle» e, in più la formulazione di 11 questionari. Stop.

I TRUCCHI PER EVITARE I CONTROLLI Ad imbattersi accidentalmente nella scoperta delle «ingiustificate e cospicue attribuzioni di denaro», come sottolinea il gip Barbara Saccà, è il direttore generale in carica dell’Asp, Giuseppe Perri il quale con una mail chiede al dottore Giuseppe Romano, direttore del servizio informativo aziendale, di relazionare sullo stato dell’esecuzione effettiva del progetto.
«Va rammentato – scrive il gip – che la delibera con la quale Romano è stato nominato responsabile del progetto e autorizzato a partecipare alle missioni esterne fu fatta a firma del precedente dirigente, Gerardo Mancuso».
Il dg Perri manifesta meraviglia, parlando con Carmine Dell’Isola si mostra stupefatto per le condotte dei responsabili del progetto i cui passaggi erano stati omessi o nascosti alla dirigenza. È a questo punto che il direttore generale viene informato del fatto che Francesco Grillone teneva nascoste tutte le carte e Francesco Francavilla «nell’autorizzare o comunque firmare i pagamenti che andavano a figurare in busta paga, avessero evidentemente di proposito scalzato la dirigenza per evitare i controlli, il che – scrive il gip – denota la totale assenza di buona fede nella predisposizione delle attribuzioni di denaro pubblico non dovute». 
Alla richiesta di Perri di avere ragguagli sul progetto gli indagati creano ah hoc dei fogli di presenza per far figurare ex post artatamente la loro partecipazione in termini di ore lavorative al progetto «per cui ogni mese intascano considerevoli cifre in busta paga».
Secondo l’accusa Giuseppe Romano, Maurizio Rocca, Ieso Rocca, Francesco Francavilla, e Francesco Grillone sono coloro che hanno gestito l’intera condotta criminale. 

LE CIFRE “INTASCATE” SENZA FARE NULLA Secondo le ricostruzioni effettuare dai finanzieri di Catanzaro gli indagati da settembre 2014 a marzo 2016, si sarebbero prestati a ricevere indebitamente compensi senza svolgere nessuna attività per il progetto. In particolare Giuseppe Romano avrebbe incassato 68.309,90 euro; Maurizio Rocca, 18.567,37 euro; Silvia Lanatà, 13.979,18; Giuseppe Fazio, 13.979,18; Dario Marino, 13.979,18; Ieso Rocca, 13.979,18; Francesco Grillone, 6.773,89 euro; Francesco Papaleo, 1.225,30 euro; Caterina Simonetta, 1.323,73 euro; Francesco Francavilla, 13.553,31 euro; Damiano Congiusta, 579,05 euro. Per una somma complessiva di 166.249,27 euro senza avere compiuto nessuna attività.

CHI “MANGIA” E CHI NO Da quanto emerge dalle intercettazioni sono Giuseppe Romano e Ieso Rocca a decidere quali dipendenti Asp sono destinati a prendere soldi dal progetto fantasma e quali invece restano fuori. Si evince, secondo l’accusa, per esempio, da una intercettazione ambientale intercorsa tra i due il 28 dicembre 2015 nel corso della quale Romano convince Ieso Rocca a fare entrare nell’affare Caterina Simonetta. «A questo giro vuole mangiare Simonetta Caterina, a questo giro dobbiamo mettere pure a Caterina Simonetta», spiega Romano raccontando che la Simonetta aveva cominciato a fare storie.
«Vogliono mangiare», ribatte Rocca che propone di cacciare Maurizio Rocca.
«Nooo… Maurizio Rocca ci serve… lascia stare», gli risponde Romano.
«Però mangiamo meno noi qua», è il problema che si pone Ieso Rocca che ancora tenta di sfrondare i “mangiatori”: «A Francavilla lo potete cacciare».
«A Francavilla non gli diamo niente», ribatte Romano (anche se non sarà così, ndr). E giù i due interlocutori a inveire contro «quella gran p...» della Simonetta che gli fa storie. Perché alla fine, se lo dicono tra di loro, «noi siamo gli unici che facciamo mangiare a tutti».
Tutti, tranne gli anziani che ancora aspettano quel progetto di assistenza domiciliare fermo allo Stop.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Gli "stipendi" da decine di migliaia di euro intascati senza fare nulla. Nelle intercettazioni i particolari del sistema messo in piedi per sottrarre risorse destinate agli anziani. Dirigenti e funzionari avrebbero lucrato sul progetto ideato per gli anziani eludendo i controlli del management

REGGIO CALABRIA Primo problema: risolvere il “caso Marcianò”. Secondo problema: trovare il modo di parlarsi – e magari trovare una linea comune – all’interno di una maggioranza che conta otto gruppi. E dunque andiamo con ordine. Almeno all’interno dello schieramento principale tra quelli che supportano il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomata, la quadra è stata trovata nella giornata di lunedì. Il Partito democratico è arrivato a una conclusione: le “incomprensioni” con l’assessore vanno risolte e il compito spetta al sindaco. Nella road map che dovrebbe portare a una situazione più serena, i consiglieri dem non escludono alcuna soluzione dal ventaglio delle possibilità. Il primo cittadino deve muoversi per risolvere i contrasti e appianare le divergenze; qualora non ci riuscisse potrebbe pensare a una revoca del mandato per la titolare della delega alla Legalità e alle Politiche della casa. Il Pd non sta chiedendo a Falcomatà di estromettere Marcianò, ma non gli sta neppure chiedendo di non farlo. È in questo senso che la posizione appare anomala: i dem non escludono di vedere un membro della loro segreteria nazionale – recentemente nominato da Matteo Renzi – fuori dalla giunta reggina a trazione Pd.
Ma i problemi sono (anche) altri. E dunque si è discusso dei rapporti complicati tra la giunta nel suo complesso e il consiglio, facendo riferimento a una fastidiosa «mancanza d’ascolto». Altro compito – questa volta di carattere generale – affidato a Falcomatà. Basterà (si fa per dire) fare il giro delle sette chiese (che in questo caso sono otto): più che un primo cittadino servirebbe un vigile urbano per mettere tutti d’accordo.
Ma il dossier più spinoso rimane quello del rapporto conflittuale tra Marcianò e la maggioranza. Riesploso, di recente, sul regolamento per l’assegnazione degli alloggi popolari. L’assessore si è lamentata perché segmenti della maggioranza si sarebbero messi di traverso, contestando questioni che a lei paiono essenziali nella road map che porterà all’approvazione. E il capogruppo del Pd Nino Castorina ha risposto per le rime: «Non siamo i suoi passacarte, tende a personalizzare la vicenda: non è un attacco alla sua linea ma la conferma di un principio generale. Siamo stati eletti, il nostro ruolo è anche quello di proporre emendamenti». Proprio su due emendamenti, infatti, si gioca lo scontro.
Ma ai più maliziosi – e, parafrasando Andreotti, a essere maliziosi in politica spesso ci si azzecca – basta mettere in fila una sequenza di fatti per coinvolgere nella tenzone il sindaco. Marcianò è (ri)diventata un caso dopo la sua nomina nella segreteria. Nomina che, secondo ricostruzioni mai smentite, non sarebbe andata giù a Falcomatà, riportando il rapporto con l’assessore – sempre giocato su una leggera tensione di fondo – ai tempi difficili in cui il primo cittadino pensava di estrometterla dalla sua giunta bis. Oggi il Pd non gli ha chiesto di farlo. Ma neppure di non farlo. 

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  • Occhiello I dem chiedono a Falcomatà di occuparsi dei problemi di “comunicazione” con la titolare della delega alla Legalità. Non auspicano una soluzione traumatica, ma non la escludono neppure. E mettono nel mirino un membro della “loro” segreteria nazionale

 

SPEZZANO DELLA SILA Un uomo di 39 anni, residente a Camigliatello Silano, frazione di Spezzano della Sila, è stato allontanato dai carabinieri dalla casa familiare, su disposizione del Gip del Tribunale di Cosenza, con l'accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni dei genitori ottantenni e della sorella invalida. Dalle indagini, avviate nello scorso mese di marzo dopo la denuncia di alcuni familiari non conviventi, sono emerse le vessazioni e le umiliazioni cui l'uomo sottoponeva gli anziani genitori e la sorella disabile. Il 39enne, inoltre, secondo l'accusa, utilizzava esclusivamente per se stesso tutte le fonti di reddito del nucleo familiare.  

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  • Occhiello Le indagini erano state avviate lo scorso marzo. Il 39enne avrebbe usato per se stesso tutte le fonti di reddito del nucleo familiare

CATANZARO Il giudice dell'udienza preliminare distrettuale di Catanzaro ha condannato a 30 anni di carcere Francesco Fortuna, 36 anni, di Sant'Onofrio, arrestato per l'omicidio - aggravato dall'agevolazione alla cosca di 'ndrangheta dei Bonavota di Sant'Onofrio, nel Vibonese - ai danni di Domenico Di Leo. Il processo si è svolto con rito abbreviato ed è valso all'imputato uno sconto di pena pari ad un terzo. La Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna all'ergastolo. Domenico Di Leo è stato ucciso nel 2004 a Sant'Onofrio all'età di 47 anni a colpi di fucile e kalashnikov. Il delitto, secondo le indagini, sarebbe maturato al culmine di contrasti sulle modalità di gestione dell'area industriale del comune di Maierato, centro limitrofo a Sant'Onofrio, entrambi comuni confinanti con Vibo Valentia. Determinante per le indagini l'apporto del Ris di Messina. Ad accusare Francesco Fortuna, anche il nuovo pentito vibonese Andrea Mantella che ha confessato di aver fatto parte del commando (con il ruolo di autista) che ha poi eliminato la vittima predestinata. Si tratta di uno degli omicidi più efferati compiuti negli ultimi anni nel Vibonese e sul quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ritiene di aver fatto luce.  

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  • Occhiello Francesco Fortuna avrebbe ucciso la vittima a colpi di kalashnikov nel 2004 a Sant'Onofrio. La sua posizione aggravata dalle agevolazioni alla cosca dei Bonavota. Ad accusarlo anche il nuovo pentito Andrea Mantella

REGGIO CALABRIA Tranne Candeloro Imbalzano, consiglieri regionali ed ex, inclusi quelli oggi in Parlamento, dovranno tutti affrontare il processo per le spese "pazze" del consiglio regionale. Così ha deciso il gup di Reggio Calabria, accogliendo la richiesta avanzata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci nell'ambito del procedimento Rimborsopoli, scaturito dall’inchiesta che ha svelato la gestione privatistica e personale dei fondi pubblici destinati alle attività dei gruppi del consiglio regionale. Fondi pubblici diventati cene, gioielli, tablet, gadget elettronici, consulenze, collaborazioni, ventilatori e taxi gentilmente – quanto illecitamente, secondo la Procura – elargiti dal consiglio regionale e che oggi mettono nei guai consiglieri ed ex, vecchi collaboratori e qualche parlamentare.

I NOMI A processo di fronte ai giudici si dovranno presentare: Ferdinando Aiello di Cosenza (Pd), Bruno Censore di Serra San Bruno (Pd), Demetrio Battaglia di Reggio Calabria (Pd), il senatore Giovanni Bilardi di Reggio Calabria (Federazione della libertà), con il suo assistente personale, Carmelo Trapani, Agazio Loiero di Santa Severina (Autonomia e diritti), Carlo Guccione, consigliere regionale (Pd), Antonio Scalzo, consigliere regionale di Conflenti (Pd), l’ex segretario-questore del Consiglio regionale, Giovanni Nucera di Reggio Calabria (Udc, poi Ncd), gli ex consiglieri Pasquale Tripodi di Reggio Calabria (Centro democratico), Alfonso Dattolo di Rocca di Neto (Udc), Alfonsino Grillo di Gerocarne  (Vibo Valentia, eletto con la lista “Scopelliti presidente” poi passato in Ncd), Giuseppe Bova di Reggio Calabria (Pd), Emilio De Masi di Crotone (Idv), Sandro Principe di Rende (Pd), Pietro Amato di Borgia (Pd), Mario Franchino di Montegiordano (Autonomia e diritti, poi Pd), Mario Maiolo di Cosenza (Pd), Francesco Sulla di Cutro (Pd), Vincenzo Ciconte di Catanzaro (Pd, uscito sconfitto dalle amministrative di Catanzaro che hanno visto il trionfo quale sindaco di Sergio Abramo), Giovanni Raso (già collaboratore nella commissione Bilancio per il gruppo Udc), Diego Fedele (figlio dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Luigi Fedele, quest’ultimo già a giudizio con rito immediato), Giovanni Franco (Reggio Calabria).
Rimangono invece ancora da definire le posizioni di Nicola Adamo e Domenico Talarico, per i quali gli atti sono stati ritrasmessi in procura a causa di un difetto di notifica della richiesta di rinvio a giudizio.

L’INCHIESTA Per quanto le posizioni dei diversi imputati siano eterogenee, ad emergere è un quadro sconfortante di trucchetti di bassa lega, ruberie e illeciti che hanno permesso a politici di ogni colore e schieramento di appropriarsi per scopi smaccatamente privati di fondi pubblici. Tra il 2010 e il 2012, i fondi destinati all'attività dei gruppi consiliari, secondo la procura, sarebbero stati utilizzati per viaggi all'estero (Londra, New York, Montecarlo), set di valigie, consumazioni al bar (è stato chiesto il rimborso anche di un singolo caffè), cene conviviali, telefoni cellulari, tablet, gite alle terme e soggiorni in albergo di persone che con Palazzo Campanella nulla hanno a che fare. Ma con i soldi del Consiglio e dei gruppi consiliari sarebbero stati pagati anche spese di carburante, consulenze, affitti, collaborazioni, cene, gioielli, fiori, tasse, viaggi e taxi. E ancora: batterie, ventilatore, ipad, telefonini, ricariche cellulari, la spesa per la famiglia, ristrutturazioni.

Alessia Candito
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  • Occhiello Si conclude il primo step dell’inchiesta sulle “spese pazze” in consiglio regionale. A processo consiglieri regionali e parlamentari

REGGIO CALABRIA È stato acquistato pochi giorni fa dalla Reggina, ma l’avventura in amaranto di Lorenzo Di Livio parte male.
Il 20enne centrocampista, ex Ternana e figlio di Angelo ex giocatore della Juventus, era risultato positivo per “Thc metabolita Dl” durante un controllo effettuato lo scorso 6 maggio, dopo la partita del campionato di serie B, Vicenza-Ternana. Il giocatore era stato sospeso in via cautelare dalla I Sezione del Tribunale nazionale antidoping. Il giovane aveva anche rifiutato le controanalisi.
Dopo la positività, è  arrivata puntuale la stangata: Di Livio sarà squalificato per cinque mesi. La sanzione decorre da oggi e avrà scadenza il 23 ottobre 2017.

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  • Occhiello Positivo al Thc dopo un controllo. Per il centrocampista stop forzato di 5 mesi

MILANO Rocco Schirripa è stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla 'ndrangheta nel 1983 a Torino. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Milano al termine del processo (ripartito “da zero” dopo un vizio formale) a carico del 64enne ex panettiere originario di Gioiosa Ionica, arrestato nel dicembre 2015 a oltre 30 anni di distanza dai fatti. Per l'omicidio è stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore, dell'omonimo clan. Schirripa, proprio questa mattina in attesa della sentenza, aveva annunciato lo sciopero della fame qualora fosse stato condannato.
Oltre a condannare Rocco Schirripa all'ergastolo, la Corte d'Assise di Milano ha disposto una provvisionale da 300mila euro per i tre figli del magistrato ucciso e di 50mila euro per altri parenti che si erano costituiti parti civili. I risarcimenti complessivi verranno liquidati in un separato giudizio civile. Inoltre, ha stabilito la pubblicazione della sentenza a spese dell'imputato sul sito del Ministero della Giustizia e la sua affissione nei Comuni di Milano, Torino e Torrazza Piemonte, dove il panettiere risiede da anni.
La Corte ha disposto a carico di Schirripa anche risarcimenti in favore delle parti civili Regione Piemonte, Comune di Torino, Presidenza del Consiglio e Ministero della Giustizia, sempre da liquidarsi in separata sede. Inoltre, i giudici hanno trasmesso l'intero fascicolo processuale alla Procura per le sue «eventuali determinazioni». In Procura a Milano, competente per i reati su magistrati torinesi, c'è anche aperta un'inchiesta a carico di Francesco D'Onofrio, ex militante di PrimaLinea originario di Vibo Valentia, ritenuto vicino alla 'ndrangheta e indagato a piede libero come possibile altro esecutore materiale dell'omicidio, in base alle dichiarazioni di un pentito.

LE FIGLIE: NON POSSIAMO DIRE CHE GIUSTIZIA È STATA FATTA «C'è ancora molto da fare, speriamo che non finisca qui. Ci sono ancora tante cose da indagare e da aggiungere». Questo il primo commento di Paola e Cristina Caccia, figlie del magistrato assassinato nel 1983. «Siamo d'accordo con la sentenza - hanno aggiunto le figlie di Caccia - dalle intercettazioni emergeva che Schirripa ha avuto un ruolo, anche se non si è capito quale». Cristina e Paola Caccia hanno ricordato di essere state loro a dare l'imput alle indagini che hanno riaperto il 'cold case' presentando un esposto attraverso il loro avvocato Fabio Repici. «Avevamo indicato indizi e responsabilità compatibili con quanto emerso in questo processo - spiegano le sorelle Caccia - ma ci è stato detto, e questo abbiamo faticato ad accettarlo, che il processo doveva restare nel perimetro delle responsabilità di Schirripa. Non possiamo dire che giustizia è stata fatta, sul movente c'e' ancora molto da fare e da capire. Ora speriamo che si possa allargare. Ci fa arrabbiare che sia passato tutto questo tempo, 34 anni, e che siano sempre i familiari a dover pungolare la giustizia per chiedere chiarezza».ù

BINDI: UN ALTRO PASSO VERSO LA VERITÀ «La sentenza di condanna per l’omicidio del procuratore Caccia è un altro passo importante, dopo molti anni, verso la verità e la giustizia. Bruno Caccia è stato la prima vittima di mafia nel Nord d’Italia e il suo assassinio avrebbe dovuto aprire gli occhi sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte». È il commento di Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia. «A distanza di tanto tempo – conclude Bindi – questa sentenza è anche un risarcimento alla famiglia che con tenacia non ha mai smesso di cercare e chiedere verità».

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  • Occhiello Sentenza dalla Corte d'Assise di Milano. L'ex panettiere era stato arrestato nel dicembre del 2015, 30 anni dopo l'uccisione del magistrato. Per l'omicidio è stato condannato anche Domenico Belfiore. Le figlie della vittima: «Non possiamo dire che giustizia è stata fatta, c'è ancora molto da capire»

I termini della “questione Ciambra” rischiano di restare pesantemente schiacciati da una pressione mediatica superficiale, che rischia di far passare sottotraccia una visione complessiva, insieme scientifica e metodologica.
Ribadiamo come ogni scelta non ponderata, provochi immediate ripercussioni negative nella vita reale delle persone, se non viene bilanciata da azioni condivise e perequative.
Tali azioni, riteniamo come Verdi, debbano essere obbligatoriamente scevre da condizionamenti e sofismi di natura politica a futura memoria, per poter essere credibili e sostenibili.
Il caso della Ciambra, località periferica di Gioia Tauro, è l'archetipo di una trattazione consapevolmente distratta delle periferie dei centri urbani, con il loro carico concentrato e irrisolto di angosce e ansie di una urbanistica ignorante e niente affatto democratica e solidale.
Non si tratta certamente di un luogo della rigenerazione urbana, ma piuttosto di un’ottima palestra per rivendicare politiche di piccolo cabotaggio sullo sfondo della concessione di fondi pubblici da doversi spendere (possibilmente) a breve termine.
Fare un viaggio, anche fugace, nelle residenze degli “zingari della Ciambra”, così vengono etichettati altri italiani di origine rom, e sembra di entrare nel celeberrimo quartiere di Scampia a Napoli.
Anche in quel caso, le Vele di Scampia, avrebbero dovuto significare coesione sociale e integrazione di ceti differenti, in una sola parola, crescere insieme come comunità.
Invece quel sogno lasciò quasi subito spazio all’incubo del degrado totalizzante, dell’ambito ultimo nel quale chiunque vorrebbe vivere.
Dagli errori gravissimi di un'architettura piena di sè, è comunque iniziata anche una tendenza di cambiamento, di ripensamento culturale, prima ancora che sociale.
L’obiettivo del progetto “Restart Scampia” è infatti quello di renderlo un luogo vitale, cercando di attenuare più che possibile la concentrazione dei nuclei familiari con reddito basso o nullo.
Per la “Ciambra” di Gioia Tauro valgono le stesse regole non scritte e lo stesso ideale protocollo di comunicazione tra istituzioni, abitanti e società civile.
Riconvertire e riprogettare gli stessi edifici, riqualificandone il sito Aterp, è l’errore più grande e oscurantista che si possa commettere per le politiche solidali sul territorio.
Non risolve alcun problema, semmai nell'immediato futuro lo renderebbe drammatico, pesando ingiustamente ed in maniera fortemente speculativa, sul senso di un “diffuso disagio sociale”, nonchè sulle stesse casse pubbliche.
La tendenza democraticamente consolidata di una illuminata comunicazione urbana, passa in tutti i luoghi del mondo occidentale, per lo smantellamento culturale e fisico della politica dei “ghetti urbani”, e trova una sua logica inclusiva soltanto nella dislocazione dei suoi abitanti all’interno del tessuto urbano cittadino.
Non esistono altre vie realistiche e disponibili, se non accettando l’enorme responsabilità e rischio sociale, di vedere aumentare nello stesso luogo, oltre ogni limite di umana convivenza, la concentrazione di nuclei familiari a reddito pressochè zero, in un crescendo di soluzioni inefficaci, ulteriore degrado sociale, altri soldi pubblici spesi inutilmente e così via...
La stessa Regione Calabria, attraverso lo strumento del Por Calabria 2014-2020, pronunciandosi sulla base delle direttive dell’Unione Europea, intende dare nuovo impulso e rafforzare la dimensione sociale, orientando le sue scelte nella direzione sottolineata, confermando come la tesi della dislocazione degli abitanti rom sul territorio, sia l’unica e la sola percorribile.
Ci permettiamo infine, di prendere a prestito la lezione di don Patriciello, prete di casa a Scampia e dintorni, che queste considerazioni le vive h24: «Ammassare le povertà è l’errore più grande che si possa fare; raccogliendo tutte le disperazioni in un unico posto, si creano delle zone franche in cui il più forte detta legge…».
Vale anche per i cittadini della Ciambra di Gioia Tauro.

*Responsabile Ambiente e Territorio Verdi Città metropolitana di Reggio Calabria

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  • Occhiello di Pino Romeo*
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