Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 03 Luglio 2017

«Ha ragione Franco Vazio, il nostro vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, sull'assoluta urgenza di una revisione sul Ddl stalking. Accogliamo, infatti, con favore la disponibilità del ministro Orlando a rivedere le disposizioni contenute nel Ddl Penale riguardanti lo stalking. Condividiamo infatti le preoccupazioni espresse in ultimo da Vazio sulla necessità di mettere in campo norme chiare e facilmente interpretabili: si deve trovare una soluzione che consegni certezza ai giudici e assoluta tranquillità alle vittime». Ad affermarlo è Ernesto Magorno, segretario regionale del Pd Calabria e componente la commissione Giustizia alla Camera. «I temi che attengono al nostro ordinamento giudiziario - prosegue - sono molto delicati ed occorre profondere ogni sforzo per elaborare testi normativi i più condivisi possibile fra tutti gli attori del mondo della giustizia. Ecco perché avremmo apprezzato un atteggiamento di apertura e condivisione sul Ddl Penale, su cui è stata posta la fiducia. La disponibilità ad ascoltare e a rivedere le proprie posizioni è un valore che siamo certi accompagnerà il ministro Orlando nei futuri passi del dicastero».

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  • Occhiello Il segretario regionale del Pd calabrese si dice favorevole rispetto all’apertura del ministro Orlando: «Occorre profondere ogni sforzo per elaborare testi normativi i più condivisi possibile»

REGGIO CALABRIA Nella mattinata di lunedì i militari dell’Aliquota radiomobile della Compagnia carabinieri di Villa San Giovanni, diretta dal Capitano Giuliano Carulli, hanno arrestato in flagranza di reato un 58enne, Vincenzo Spoleti, accusato di porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo e deferito anche per detenzione abusiva di munizioni e minaccia aggravata. L’uomo aveva portato al di fuori della propria abitazione, senza la prevista licenza dell’autorità, una pistola semiautomatica marca “Colt”, calibro 7,65, puntandola contro suo figlio e minacciandolo anche di morte.
Al termine di una perquisizione personale e domiciliare sono stati quindi rinvenuti, oltre alla pistola, due fucili cal. 16, uno cal. 20, un altro cal. 24, e due cartucce. Al termine delle formalità di rito, il 58enne è stato associato presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria “Arghillà”, in attesa della celebrazione dell’udienza di convalida, come disposto dalla competente Autorità giudiziaria.

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  • Occhiello È successo a Villa San Giovanni. In manette un 58enne accusato di porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo e minaccia aggravata. Sequestrati diversi fucili

CELICO «Quando pare che qualcosa si muova per il Ponte di Celico, nel Cosentino, che da tempo desta preoccupazione nei residenti e in tutti coloro che, quotidianamente e non, si trovano a doverlo attraversare per raggiungere le varie località circostanti la Sila cosentina, la stessa montagna e il Crotonese, accade che puntualmente si ritorni al punto di partenza». Inizia così il comunicato del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Fausto Orsomarso, che dopo le varie sollecitazioni a lui rivolte circa la sospensione dei lavori da poco iniziati sul ponte, ha subito interessato il parlamentare di Fdi, Fabio Rampelli che a sua volta ha presentato un’interrogazione parlamentare. «È assurdo – continua Orsomarso – che non si renda agibile un’arteria strategica qual è la Statale 107 denominata “Silana-Crotonese”, e non lo si faccia, ed è ancora più grave,  nel pieno della stagione turistica. Mi auguro che il governo e il ministro interessato diano risposte esaustive e in tempi brevi. La Calabria, e nel caso specifico il Cosentino e il Crotonese, non possono più tollerare che, nel 2017, ancora ci siano strade pericolanti o con lavori in corso».

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  • Occhiello Sospesi i lavori a poche settimane dall'avvio. Il consigliere regionale Orsomarso sollecita il deputato Rampelli. Che ha posto la questione al governo. «Inaccettabile il ritorno al punto di partenza»

La fusione dei Comuni sta suscitando estremo interesse nell’opinione pubblica calabrese e, di conseguenza, è al centro di numerosi interventi sulla carta stampata e sui quotidiani online. 
Tuttavia, nelle more del dibattito, il governo, nella seduta del Consiglio dei ministri del 28 giugno 2017, ha deliberato di «non impugnare», innanzi alla Corte Costituzionale, la legge regionale della Calabria n. 11/2017, istitutiva del Comune di Casali del Manco, non rilevandone, in sostanza, alcun profilo di incostituzionalità.
Si tratta di un’autorevole “risposta” ai tanti che, negli ultimi tempi, avevano gridato all’incostituzionalità della legge e, addirittura, dell’intera procedura sfociata, poi, nell’istituzione del nuovo Comune.
Il presente intervento mira, comunque, a offrire, ai lettori ed ai cittadini, uno spunto di riflessione in più su una vicenda che suscita molta attenzione – com’è giusto che sia in ragione dell’importanza della questione – ma che, nel contempo, rischia di confondere un po’ le idee.
E, invero, al netto delle argomentazioni strettamente giuridiche, pare che sulla vicenda “Casali del Manco” si stia facendo un’illogica commistione di valutazioni politiche e giuridiche. 
Ciò perché, se da un lato l’impianto normativo, unitariamente inteso, può e deve essere oggetto di confutazione da parte dei cittadini e degli addetti ai lavori – le leggi sono sempre perfettibili – dall’altro lato, l’applicazione delle norme vigenti è un dovere per le istituzioni che non può essere piegato, irrazionalmente, alle contingenti, ancorché, legittime espressioni di dissenso verso le stesse.
Si tratta, tal ultimo, di un atteggiamento che, talvolta, viene attribuito alla politica e, giustamente, criticato dall’opinione pubblica ma che non può, a nostro avviso, essere utilizzato, a convenienza, o, peggio, essere legittimato in base a chi se ne avvale di volta in volta.
Il dato politico della vicenda, che rappresenta il fulcro della questione, è la mancata valorizzazione del voto contrario espresso – seppur di misura – alla fusione da parte dei cittadini di Spezzano Piccolo; il dato giuridico, invece, è costituito dall’insieme di norme, di diverso rango, applicabili al caso concreto e, dunque – senza annoiare i lettori – dagli artt. 117 e 133 della Costituzione, dall’art. 15 del Testo Unico degli Enti Locali (per come modificato dalla cosiddetta Legge Delrio), dallo Statuto regionale, dalla Legge regionale n. 13 del 1983 (e successive modifiche), culminate nella Legge regionale n. 11 del 5 maggio 2017, istitutiva del Comune di Casali del Manco.
Senza dimenticare che è la stessa Legge Delrio (n. 56 del 2014) a scandire, puntualmente, tempi e modi dell’attività del Commissario, nominato a seguito della fusione e sino all’elezione dei nuovi organi, nella quale egli è coadiuvato dai sindaci dei rispettivi Comuni e dai consiglieri comunali degli stessi che continuano ad esercitare il proprio mandato sino alle nuove consultazioni.
Ebbene, di fronte a questo articolato e frastagliato quadro normativo, è legittima ogni discussione, in sede istituzionale e tra i cittadini, volta allo snellimento delle procedure e, più in generale, al perfezionamento della disciplina, come, peraltro, auspicato proprio dal presidente Oliverio in consiglio regionale al momento dell’approvazione della legge n. 11/2017; tuttavia, nelle more che tale discussione approdi nelle sedi proprie e si trasformi, come ci si augura, in un impianto migliorativo, è dovere delle istituzioni applicare la legge vigente.
Ed è, su questo piano, che sfuggono alla discussione generale i due perni centrali ed insormontabili della questione: il referendum in esame è consultivo (l’art. 133 della Costituzione dice, esattamente, «sentite le popolazioni interessate») e la pubblicazione dei risultati da parte del presidente della giunta regionale è un atto dovuto (art. 44 L.R. n. 13 del 1983), al pari della deliberazione del Consiglio regionale («deve deliberare» art. 45 L.R. n. 13 del 1983).
Una prima, importante, conferma in ordine alla legittimità ed alla legalità di tale percorso si rinviene, appunto, nella decisione del Consiglio dei ministri di non impugnare, innanzi alla Consulta, la legge regionale n. 11/2017.
Appare evidente, dunque, che non può essere chiesto agli organi istituzionali di disattendere un obbligo normativo, tantomeno può pretendersi di ignorarne (o, peggio, interpretarne), in forma illogica, le conseguenze che scaturirebbero dall’inadempimento dello stesso.
Si può, invece, nel frattempo, aprire una discussione generale sulla riforma della materia, scevra, però, da preconcetti e, soprattutto, da convenienti particolarismi dai quali dobbiamo tutti rifuggire nell’interesse della Calabria e dei calabresi.

*assegnista di ricerca in Diritto amministrativo presso l’Università della Calabria

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  • Occhiello di Valerio Zicaro*

LAMEZIA TERME Si è svolta a Lamezia Terme la riunione del coordinamento regionale di Forza Italia. Presenti il coordinatore regionale Jole Santelli, i vice coordinatori Roberto Occhiuto, Wanda Ferro e Alessandro Nicolò, i consiglieri regionali Mario Magno, Francesco Cannizzaro e Domenico Tallini. Il coordinamento, è scritto in una nota, «ha analizzato la brillante vittoria alle elezioni amministrative di Catanzaro, frutto del lavoro svolto da dirigenti e simpatizzanti e della credibilità di Sergio Abramo. Un altro segnale chiaro - è stato detto - di una rinascita del centrodestra ormai pronto a riconquistare la Regione». «L'organismo di partito - prosegue la nota - ha anche stigmatizzato la presenza, in alcune competizioni nei comuni a doppio turno, di esponenti di Forza Italia nelle coalizioni del centrosinistra, arrivando a preannunciare il deferimento ai probiviri per gli opportuni provvedimenti e ribadendo che non c'è posto in Fi per quanti assumono posizioni ambigue. Il coordinamento ha, infine, esaminato la vicenda relativa alla prossima rielezione dei componenti dell'ufficio di Presidenza del consiglio regionale evidenziando come sarà effettuata una proposta unitaria da parte dei consiglieri regionali iscritti al partito, a prescindere dalla collocazione nei gruppi, al fine di esercitare il diritto di rappresentanza spettante alla minoranza». 

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  • Occhiello Il coordinamento regionale segnalerà ai Probiviri gli esponenti di Fi candidati con il centrosinistra nei centri in cui si votava con il doppio turno. «Siamo pronti per prenderci la Regione»

REGGIO CALABRIA «Alla luce dei licenziamenti di circa 400 lavoratori del porto di Gioia Tauro, riteniamo che la presenza del segretario generale Cgil Susanna Camusso a Gioia Tauro, il 6 luglio prossimo, possa essere letta come una provocazione inaccettabile nei confronti dei lavoratori ex-MCT e di tutta la comunità». Così in una nota la federazione dei Verdi della Città Metropolitana di Reggio Calabria stigmatizza la scelta della leader della Cgil di partecipare ad alcune iniziative pubbliche nella Piana di Gioia Tauro.
«Finché le suddette maestranze non saranno integralmente ed immediatamente riassorbite – spiegano i Verdi reggini – in una realtà lavorativa programmata e lungimirante, che mantenga fuori dalla finestra qualsiasi ricorso alla cassa integrazione, auspichiamo la cancellazione immediata della manifestazione».

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  • Occhiello La federazione dei Verdi della Città Metropolitana di Reggio Calabria stigmatizza la scelta della leader della Cgil: «Una provocazione inaccettabile alla luce dei 400 licenziamenti al porto»

MILANO Il boss della 'ndrangheta Rocco Papalia, definito il “padrino” di Buccinasco (Milano), considerato uno dei più importanti capi della mafia calabrese al nord e scarcerato lo scorso maggio dopo 25 anni di detenzione, è ancora socialmente pericoloso e nei suoi confronti deve essere mantenuta la «misura di prevenzione della sorveglianza speciale» con «obbligo di soggiorno» nel comune a sud del capoluogo lombardo «per cinque anni» e di «ricercare, compatibilmente con le imperfette condizioni di salute, un lavoro». Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, respingendo l'istanza della difesa che aveva chiesto la revoca della misura. La Questura in una recente informativa al Tribunale ha fatto presente che allo stato non si conosce quale sia «la sua attuale fonte di reddito», mentre Papalia ha sostenuto di «vivere con quello che guadagna la moglie, proprietaria di un negozietto a Milano». Lo scorso 14 maggio, tra l'altro, il boss dopo la scarcerazione aveva partecipato alla prima comunione di una nipotina.
Nel provvedimento del collegio (Roia-Tallarida-Pontani) viene ricordato che Papalia, 66 anni, è stato condannato, tra le altre cose, per concorso in omicidio, sequestri di persona e traffico di stupefacenti, e che avrebbe fatto parte «col ruolo di capo e promotore di un'organizzazione criminale armata operante sul territorio milanese in collegamento con la 'ndrangheta calabrese». Secondo i giudici, tra l'altro, «l'estrema difficoltà di svolgere, per motivi di salute (invalidità nella misura del 75%), una stabile e regolare attività lavorativa da cui ricavare una retribuzione sufficiente (...) non consente di valutare il comportamento lavorativo del sorvegliato speciale in ambiente libero e di apprezzarne l'eventuale irreversibile distacco dagli ambienti criminali con cui in passato manteneva costanti contatti». Da qui anche si impone, a detta dei giudici, «il mantenimento della misura di prevenzione anche con l'ulteriore vincolo dell'obbligo di soggiorno nel comune di residenza», proprio al fine «di accertare se sia in atto o meno un'effettiva e profonda revisione critica da parte del sorvegliato speciale, tenuto conto dell'intenso periodo criminale di particolare spessore». I giudici, quindi, hanno deciso di confermare la misura di prevenzione che venne emessa a carico di Papalia 23 anni fa, nel 1994, modificando però alcune delle prescrizioni e inserendo quella di ricercare un lavoro compatibile con le sue condizioni di salute. Il boss non si potrà, poi, allontanare da casa senza preventivamente avvisare le forze dell'ordine, dovrà «vivere onestamente», «rispettare le leggi» e non potrà frequentare pregiudicati. E ancora: non potrà rincasare dopo le ore 22 e non potrà «uscire la mattina prima delle ore 7 senza comprovata necessità», non potrà detenere armi e «partecipare a riunioni in luogo pubblico». Gli è stato concesso, invece, di uscire da Buccinasco per una visita medica.

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  • Occhiello I giudici confermano la sorveglianza speciale per il capoclan di Buccinasco, liberato a maggio dopo 25 anni di detenzione

CATANZARO Va ai domiciliari Francesco Mammone, arrestato nel corso dell’operazione antimafia “Jonny" e accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso in quanto partecipe e organizzatore, insieme ad altri indagati, dell’associazione «di stampo mafioso, di tipo ‘ndranghetistico sinteticamente denominata come cosca Bruno – con epicentro nel territorio di Vallefiorita, Amaroni e Squillace, ed operante nei predetto territorio e nei territori limitrofi, sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Cutro e Isola Capo Rizzuto nell’alternanza dei rispettivi equilibri criminali, che ne esercitano la riconosciuta autorità ‘ndranghetistica – che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivano per commettere una serie indeterminata di delitti, in particolare contro il patrimonio, in materia di armi, estorsioni, nonché acquisire in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque il controllo, di attività economiche, infiltrandosi nella relativa gestione nei diversi ambiti commerciali e imprenditoriali, forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private, forniture per servizi vari sul territorio».
Nei giorni scorsi il gip ha accolto l’istanza di scarcerazione avanzata dai legali di Mammone, gli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco.  
In particolare Mammone viene evidenziato dall’accusa come elemento partecipe al gruppo criminale e pronto a operare sotto le direttive del vertice – in particolare legato ad elementi di spicco come Luciano Babbino – assicurando apporto logistico e veicolando le “ambasciate” tra i sodali.

ale. tru.

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  • Occhiello Esce dal carcere Francesco Mammone. È ritenuto uno dei vertici del clan attivo nei territori di Vallefiorita, Amaroni e Squillace

REGGIO CALABRIA Agraria InfoPoint Immatricolazioni è lo spazio informativo del dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio di Calabria in cui vengono date informazioni sui Corsi di Laurea, sul funzionamento delle strutture e dei servizi universitari.
È attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì 9.00-12.00 dal 3 luglio al 4 agosto luglio e dal 21 agosto al 29 settembre 2017.
Presso l'InfoPoint si svolgono le seguenti attività:
• orientamento e informazioni sull’offerta formativa del Dipartimento;
• distribuzione materiale informativo;
• informazione sul test di valutazione;
• informazioni sulle procedure di immatricolazione;
• informazioni su tasse e agevolazioni;
• informazioni su accesso alla Casa dello Studente;

INFOLINE
È attiva dal 3 luglio al 4 agosto e dal 21 agosto al 29 settembre chiamando lo 0965-1694206 da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12. Inoltre per ulteriori info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
«Studiare l'Agricoltura – si legge in una nota del dipartimento – significa approfondire le conoscenze delle tecniche di coltivazione, di allevamento, di utilizzazione e trasformazione dei prodotti della terra, coniugando la qualità delle produzioni con la tutela dei sistemi agricoli e forestali, dell'ambiente e della salute dell'uomo. Studiare le Foreste e l'Ambiente consente di approfondire le conoscenze sugli ecosistemi forestali e sulla multifunzionalità del bosco, di analizzare le tecnologie per la valorizzazione sostenibile delle risorse e di pianificare azioni e interventi di tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale. Studiare gli Alimenti significa acquisire una visione olistica delle attività e delle problematiche legate alla produzione e al consumo dei prodotti alimenti, per garantire sicurezza, qualità e igiene e per conciliare economia ed etica nella loro produzione, conservazione, trasformazione e distribuzione». Per saperne di più : http://www.agraria.unirc.it/articoli/17919/agraria-infopoint-immatricolazioni

 

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  • Occhiello Un punto di riferimento per l'orientamento attivo dal lunedì al venerdì nel dipartimento

CATANZARO Niente baci o effusioni, tra omosessuali non si può. A Catanzaro, perlomeno. Le tenerezze tra gay sono vietate dalla “morale”, trasgredire equivale a scatenare una reazione, cioè una lite: menar le mani come risposta all’amore non etero. No, Catanzaro non è Il Greenwich Village di New York o lo Schöneberg di Berlino, per chi non se ne fosse accorto. La storia è già stata raccontata pochi giorni fa: Davide e il suo ragazzo vanno a ballare con in una discoteca del catanzarese. Si baciano, non ostentano, semplicemente stanno insieme come una coppia normale. Ma normali non sono, da quelle parti. Qualcuno inizia a guardarli di traverso, ed è il “buttafuori” a prendere la situazione in mano, invitando la coppia ad allontanarsi. Sarà poi il titolare del locale a spiegare i motivi della decisione: li hanno messi alla porta per evitare che il loro amore provocasse liti ed esacerbasse gli animi dei presenti.
La reazione di diverse associazione lgbt – Certi Diritti, Comitato Arcigay Fenice di Catanzaro, Comitato Diversi Uguali – non è tardata ad arrivare. «A noi – spiegano i referenti – risulta incomprensibile questo atteggiamento perché o il locale ha problemi con la sicurezza e cioè se una coppia gay si scambia un bacio c’è il rischio che gli avventori del locale montino una lite a sfondo omofobo; oppure nel locale non sono gradite effusioni che non siano di avventori evidentemente eterosessuali. O forse tutt’è due… chissà…».
I due ragazzi, tra l’altro, non avrebbero fatto nulla per farsi notare. «A noi risulta da alcuni testimoni che frequentano il locale e non conoscono la coppia che è stata invitata ad allontanarsi – aggiungono i rappresentanti delle tre sigle, Marco Marchese, Antonio Migliazza e Salvatore Belfiore –, che non è stato oltrepassato nessun “limite del buongusto, della decenza” o come la si vuole chiamare; che hanno assistito “all’invito ad allontanarsi”, che loro stessi sono rimasti indignati dall’accaduto, decidendo immediatamente di abbandonare il locale».
La questione pare abbastanza semplice, semplice e desolante: «A dover fare il “passo indietro”, come sempre, è la parte debole, invece di essere adeguatamente tutelata». E quindi, paradossalmente, «a essere tutelati sono i violenti e gli omofobi». Ed è abbastanza significativo, secondo le associazioni lgbt, «che quanto accaduto sia avvenuto a poche ore dal Pride che si è celebrato nel pomeriggio di sabato a Cosenza: questo ci indica che c’è ancora molto da fare contro l’omofobia e tutti quegli atteggiamenti che partono in buona fede, ma finiscono con una “pezza che è peggio del buco”».
Da qui, la speranza: «Auspichiamo vivamente che i dirigenti del locale riflettano; non sarebbe male se si scusassero per l’accaduto, ma soprattutto se migliorassero la policy del locale con adeguate direttive al personale dedicato alla sicurezza. A Davide, questo il ragazzo che ha dovuto allontanarsi dal locale perché baciare il proprio partner poteva scatenare una lite, tutta la nostra solidarietà».

 

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  • Occhiello Due giovani sono stati allontanati dopo un bacio. Secondo il titolare il loro atteggiamento avrebbe potuto scatenare una lite. Le associazioni: «È un favore agli omofobi»
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