Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 05 Luglio 2017
Mercoledì, 05 Luglio 2017 23:56

Lotta al caporalato, controlli in tutto il Sud

Si è conclusa giovedì mattina l'operazione "Freedom", la prima di una serie di interventi della Polizia di Stato contro il caporalato, che ha visto impegnate le Squadre Mobili di Caserta, Foggia, Latina, Potenza, Ragusa e Reggio Calabria, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine.
Nel corso dei servizi di controllo, rilevamento e contrasto svolti nelle rispettive province, che hanno coinvolto anche altre amministrazioni ed altri uffici della Polizia, sono state identificate 235 persone (tra datori di lavoro e dipendenti) e controllate 26 aziende, con l'obiettivo di contrastare lo sfruttamento di migranti irregolari costretti per pochi euro a lavorare con orari pesantissimi, in condizioni anche igieniche disumane, senza alcun giorno di riposo o altro diritto garantito. Fenomeno criminale diffuso soprattutto in Basilicata,Calabria
, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia e tipico prevalentemente del settore agricolo, sfocia spesso in vere e proprie forme di riduzione in schiavitù perpetrate da cosiddetti "caporali", autori dell'attività illecita d'intermediazione tra domanda e offerta. 

Mercoledì, 05 Luglio 2017 23:00

Budimir ritorna a Crotone

CROTONE Ante Budimir tornerà a vestire nel prossimo campionato di serie A la maglia del Crotone. Dopo la breve parentesi con la Sampdoria, l'attaccante croato torna nella squadra che più di tutte ne ha valorizzato le qualità tecniche. A conclusione dell'incontro con il dg della società' calabrese, Raffaele Vrenna, è arrivata in serata la firma sul contratto che ha sancito il passaggio dell'attaccante dalla Sampdoria al Crotone, con la formula del prestito con obbligo di riscatto, fissato in due milioni di euro. 

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  • Occhiello Firmato il nuovo contratto che legherà l’attaccante ex Samp alla squadra pitagorica

REGGIO CALABRIA Il dipartimento di Agraria è pronto a sostenere l’amministrazione comunale per tutelare il verde pubblico. In un’intervista rilasciata al sito Strettoweb, il direttore del dipartimento di Agraria dell’Università “Mediterranea” di Reggio, Giuseppe Zimbalatti, si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione del Comune alcuni strumenti di laboratorio e le professionalità interne all’Ateneo. «La nostra facoltà – dichiara Zimbalatti al sito di informazione - oggi ha tecnologie modernissime, siamo tra i pochissimi in Italia ad avere queste strumentazioni, e siamo disponibilissimi a collaborare. Con l’amministrazione comunale c’è già un’ottima sintonia, ma è chiaro che su questo tema specifico possiamo fare molto di più e siamo pronti. La facoltà intende mettere a disposizione queste strumentazioni ultra moderne e le proprie competenze. Si tratta di un laboratorio completato da pochi mesi che adesso è a disposizione della città». Il riferimento del Zimbalatti è agli ultimi episodi avvenuti nei giorni scorsi a Reggio dove in pochi giorni alcuni alberi sono caduti al suolo in pieno centro. Secondo il direttore, questi crolli sarebbero «fenomeni naturali» ma che per evitare eventuali rischi per i cittadini occorre «prevenzione» attraverso lo studio del verde pubblico. Da qui l’offerta di Zimbalatti di mettere a disposizione alcuni strumenti nella disponibilità del dipartimento. «Tra gli strumenti – spiega - ci sono due tomografi, un resistografo, il martello a impulsi, tutti strumenti che stiamo mettendo a punto negli ultimi mesi e sono oggi disponibili. Strumenti non invasivi che non danneggiano la pianta, utilizzano le onde sonore nel legno per avere diagnosi precise senza entrare dentro il legno. Sono strumentazioni molto sofisticate, che però possono aiutare molto il compito dei manutentori del verde pubblico».

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  • Occhiello Il direttore del dipartimento di Agraria della “Mediterranea” offre la collaborazione dell’Ateneo nell’opera di tutela del verde pubblico: abbiamo strumenti utili alla prevenzione
Mercoledì, 05 Luglio 2017 21:37

Sulla gru a 30 metri d’altezza per protesta

CROTONE Tre operai ex dipendenti dell'Akros, società in fallimento che si occupava della raccolta dei rifiuti nel crotonese, sono saliti in segno di protesta su una gru altezza di circa trenta metri, nel porto industriale di Crotone. Gli operai minacciano di lanciarsi dalla gru se non saranno assunti dalla società municipalizzata Akrea in coincidenza con l'avvio della raccolta differenziata. I tre sono intenzionati a proseguire la protesta anche di notte.

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  • Occhiello Tre operai dell’Akros, società in fallimento che gestiva la raccolta differenziata a Crotone minacciano di lanciarsi se non saranno assunti dalla municipalizzata. Passeranno la notte in cima alla struttura
Mercoledì, 05 Luglio 2017 21:28

Start Cup 2017, scelte 11 idee di impresa

COSENZA All’insegna dell’entusiasmo, dello spirito inventivo e della voglia di competere confrontandosi, i team selezionati durante lo scouting e a conclusione della fase di formazione hanno affrontato, all’Università della Calabria, la semifinale della Start Cup Calabria 2017, la business plan competition calabrese organizzata dai tre Atenei calabresi e da CalabriaInnova.
Delle 27 idee in gara, illustrate attraverso un pitch di cinque minuti, la giuria composta da rappresentanti dell’Università della Calabria, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e di FinCalabra, ha scelto le 11 (con un ex-aequo) che accedono alla finale prevista per il prossimo 14 luglio al Castello Murat di Pizzo.
Le 11 idee selezionate (4 del settore industrial, 4 di life science, 2 di ICT e 1 di cleantech-energy) sono: B.T Bag, borsa termica realizzata con gli scarti di lana da allevamento di ovini e materiali riciclati; Biopharma membrane technologies, membrana ad alta efficienza per il settore farmaceutico; E-Waste Recycling, creazione di community per lo scambio e il riuso di scarti elettronici; GreenMo, produzione di superfood fresco tramite cialde; Innovative Foods, produzione di cibi funzionali a partire da alimenti nutraceutici; RY GoldZip, formulazione ad uso topico in grado di curare le ulcere diabetiche; Smart Mobilty Lab, dispositivo per l’ottimizzazione del funzionamento dei semafori basato su smartphone e big data; Smart Serra (Smart Greenhouse), sistema automatizzato per l’agricoltura; Sviluppo di nuovi farmaci per la cura del diabete (UnicalCare), sviluppo di molecole attivatrici di un nuovo target per la cura del diabete; Targa, app per inviare segnalazioni alle auto in caso di emergenze stradali e interagire con i conducenti; TaTomato, dispositivo all in one per la produzione e conservazione di salsa di pomodoro.
Allo scouting, lo scorso mese, si erano presentati oltre 180 aspiranti startupper, per un totale di circa 70 idee innovative presentate da laureati, studenti, dottorandi, ricercatori e docenti. Il 58% proveniente dalla provincia di Cosenza, il 20% da Reggio Calabria, l’11% da Catanzaro e il restante 11% da Lamezia Terme, Vibo Valentia e Crotone. Fra questi erano stati selezionati i 27 team che hanno seguito il percorso di formazione, a cura dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino I3P, presso l’Università di Reggio Calabria, acquisendo la capacità di sfidarsi a colpi di pitch durante la semifinale all’Unical che ha decretato le 11 migliori idee che il 14 luglio, a Pizzo, cercheranno di salire sul podio di questa IX edizione della Start Cup Calabria. I vincitori, altresì, avranno la possibilità di accedere al Premio Nazionale per l’Innovazione, il concorso che riunisce tutte le business plan competition accademiche italiane, che quest’anno si svolgerà a Napoli dal 30 novembre all’1 dicembre

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  • Occhiello Una giuria composta da rappresentanti degli Atenei calabresi e di FinCalabria ha selezionato i progetti che parteciperanno il 4 luglio a Pizzo alla fase finale per le migliori Start-up della regione

REGGIO CALABRIA «Non sono numeri grandi quelli di imprenditori e commercianti che a Reggio Calabria hanno denunciato di essere vittime del racket delle estorsioni, ma sono numeri significativi in un contesto ed in un territorio come questo». Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, a Reggio Calabria per rilanciare l'iniziativa "ReggioLiberaReggio-La libertà non ha pizzo", promossa dal movimento sette anni fa.
«È un percorso che deve crescere - ha aggiunto don Ciotti - e che deve allargarsi. Nel momento in cui la magistratura sta concludendo importanti operazioni contro la 'ndrangheta è necessario avere più' forza e più coraggio dimostrando che il cambiamento è possibile. Sta crescendo il numero delle persone che hanno la forza ed il coraggio di denunciare. Persone che non possono essere lasciate sole. Allora c'è bisogno che le istituzioni accelerino i tempi e le modalità per essere loro più vicine, superando le difficoltà provocate da certi meccanismi burocratici. Ed al contempo è necessario che i cittadini si assumino maggiormente la loro parte di responsabilità. La libertà è un dono che tutti noi abbiamo avuto. Chi è libero, però, deve impegnare la sua libertà per aiutare chi libero non è. Chi è senza lavoro, chi è povero, non è libero perché è schiacciato anche dalla violenza mafiosa e dalle forme di usura, di corruzione, di 'ndrangheta. Ciò che serve, allora, è una rivolta delle coscienze e dei cittadini assieme alle istituzioni serie, quelle impegnate, come la magistratura».
«l seme piantato sette anni fa - ha concluso il fondatore di Libera - sta crescendo. Sono 43, finora, gli imprenditori ed i commercianti che si sono ribellati al racket. È un dato significativo a Reggio Calabria. Questo, comunque, è il tempo della responsabilità. Ognuno è chiamato a fare la propria parte. Occorre sconfiggere la malattia più terribile, quella della rassegnazione e dell'indifferenza. Non ha alcun senso pensare che certe cose non cambieranno mai. Non è vero!».

CAFIERO DE RAHO: «NON BASTA ADERIRE, MA COERENTI CON LE SCELTE» «L'adesione di 43 imprenditori all'iniziativa “Reggio Libera Reggio - la libertà non ha pizzo” è incoraggiante». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, intervenuto all'iniziativa di rilancio della «campagna di civiltà» promossa da Libera nel 2010. «Non si tratta - ha aggiunto - di numeri irrisori. Anzi, io credo che sia un numero rilevante. spero che all'adesione di nuovi imprenditori e commercianti segua anche in concreto una reale partecipazione di queste categorie alla battaglia per la legalità. Perché non basta aderire. È necessario avere anche dei comportamenti coerenti con quella adesione. Così come è importante fare gruppo. Fare in modo che gli imprenditori che hanno scelto la strada della legalità creando una netta separazione tra loro e la 'ndrangheta, con la quale non intendono colludere né condividere favoritismi o altro, possano essere sostenuti. È necessario, però, creare, per questi imprenditori dei circuiti che rendano conveniente ribellarsi e contrastare la 'ndrangheta. Lo Stato, nell'ambito delle proprie leggi, in materia di estorsione e usura deve cominciare a pensare anche a riservare una quota degli appalti pubblici agli imprenditori che hanno scelto di denunciare. Così come per i titolari di attività commerciali che denunciano si può pensare di creare dei bollini di riconoscimento. Bisogna, cioè, invogliare la popolazione, e i circuiti in cui l'impresa viene esercitata, a sostenere chi denuncia». 
«Sono stato e continuo a restare molto vicino - ha detto ancora il procuratore di Reggio Calabria - agli imprenditori che si ribellano al racket. Ho dato loro il mio numero di telefono, per qualunque cosa. Ognuno di loro ha delle problematiche specifiche. Sono sempre disponibile ed essere, come parte dello Stato, coerente con determinati principi. Certo, mi rendo conto che spesso chi denuncia viene isolato. Ma via via che aumenta il fronte della denuncia quella che si viene a creare è un'oasi di legalità».

 

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  • Occhiello Il fondatore di Libera nella città dello Stretto rilancia l’iniziativa "ReggioLiberaReggio-La libertà non ha pizzo". Cafiero de Raho: occorre essere coerenti con le scelte di aderire all'iniziativa

ROSSANO «Ricorso al Tar sulla legittimità del referendum per la fusione di Corigliano e Rossano, chiedere formalmente alla Regione Calabria di costituirsi in giudizio ed assumere ogni iniziativa istituzionale per contrastare quanti stanno tentando di porre ostacoli all’opportunità storica che le due popolazioni dell’Area Urbana possano democraticamente e liberamente esprimersi su un progetto che è destinato ad essere epocale e strategico per il futuro delle due città, del territorio e dell’intera Calabria». È quanto chiede, in una nota, ufficialmente al sindaco Stefano Mascaro la conferenza dei capigruppo consiliari di Rossano, presieduta da Rosellina Madeo, riunitasi mercoledì 4 luglio.
«La nostra Città – è stato condiviso e scandito – rappresentata nella sua massima espressione democratica, ha già motivato e ribadito all’unanimità la volontà di consentire alla propria comunità di esprimersi sulla fusione, così come ha stabilito anche il successivo consiglio comunale di Corigliano, nel referendum popolare regolarmente indetto dalla Regione Calabria per il prossimo 22 ottobre. Chiediamo formalmente al sindaco – concludono i capigruppo – di prendere atto di questa determinazione unanime e di impegnare l’amministrazione comunale affinché non si indietreggi di un millimetro su quanto già concordato, condiviso e deliberato».

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  • Occhiello La richiesta dei capigruppo del consiglio comunale di Rossano al sindaco Mascaro: proseguiamo verso questo percorso di crescita

REGGIO CALABRIA L’indagine Mammasantissima da tempo lo ha svelato: le stanze ovattate della ‘ndrangheta impastata di massoneria sono appannaggio di pochi, selezionatissimi soggetti. E i loro rapporti, le loro relazioni, le loro regole sono segreti, anche per gli affiliati di rango più alto. Con buona pace dei legali che hanno tuonato in aula sostenendo «l’indimostrabilità» di tale teoria, adesso la conferma arriva. E da un boss universalmente riconosciuto come tale, Peppe Pelle. Uno di quelli, dicono gli investigatori, autorizzati a conoscere «il mondo di sopra e il mondo di sotto».

POSSIAMO ESSERE MASSONI? Indiscusso capo del suo clan e fra i più importanti boss di tutto il mandamento jonico, Pelle è un punto di riferimento per gli uomini di diversi clan che a lui sottopongono problemi, controversie e persino questioni di principio. È il caso di Vincenzo Pedullà, affiliato di rango della locale di Bianco che si rivolge a don Peppe Pelle per sciogliere un dubbio. Da altri aveva saputo che moltissimi appartenenti alla ‘ndrangheta «sono tutti nella massoneria quasi» e la cosa lo aveva lasciato perplesso. «La possono fare questa cosa qua? Per regola, si può fare?», chiede quasi stranito.

LORO SI COPRONO, NOI PAGHIAMO A sembrargli più curiosa è la prossimità di uomini dei clan e uomini delle istituzioni, tutti iscritti alle medesime logge. E non si tratta solo di una questione di principio. «Quello va e si siede sempre con giudici» dice e di questo c’è chi trae benefici sotto un profilo processuale. «Gli dicono pane-pane per voi, per me per altri. E a noi ci inculano sempre». Traduzione, la comune appartenenza massonica a detta di Pedullà avrebbe permesso a pochi ‘ndranghetisti di rango di tenersi al riparo da inchieste e processi, perché riuscivano a «giocare» con più «mazzi di carte».

CI SONO REGOLE, MA NON PER TUTTI Con l’abilità dello stratega che sa e sa di non poter tacere, ma anche di non poter parlare, Pelle risponde «compare Enzo, vi dico una cosa, per regola tante cose non si potevano fare e si fanno». Una risposta a metà, che allude, ma non dice. «Come regola, se uno deve attenersi alle regole, ci dovevano essere tante cose» sospira l’anziano boss, che poi – probabilmente volutamente si lascia sfuggire - certe volte uno le sorvola, perché deve sorvolarle». Insomma, come ha già chiarito il pentito Belnome, per alcuni affiliati di rango non è la ‘ndrangheta ad essere al servizio delle regole bensì esattamente il contrario, cioè sono le regole ad essere al servizio della ‘ndrangheta.

«NE ABBIAMO PORTATI “UOMINI”» Tuttavia, c’è chi nell’ala militare non gradisce. Magari perché da sempre legato ad un’ala militare che mai ha compreso, né concepito tali logiche, sebbene per anzianità e rango abbia nel tempo avuto accesso ad altri livelli di conoscenza. «A me, a me un amico, senza che facciamo nomi, mi ha detto “ma sapete è venuto quello vuole tirarlo” (farlo entrare in massoneria ndr). Eh! Ma insomma tu con quanti cazzi di spalle giri», racconta quasi disgustato a Pedullà. Ma poi riconosce «nella massoneria abbiamo portato “uomini”, compà … io me ne sono andato! Quando mi sono accorto che il pesce puzza dalla testa..». Ma molti, riservatissimi altri, la pensano diversamente.

Alessia Candito
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  • Occhiello Anche l’operazione contro i clan della Locride conferma la coesistenza tra ’ndrangheta e logge deviate. Che ha i suoi vantaggi: «Quello va e si siede sempre con giudici»

CATANZARO Poche rideterminazioni di pena ha chiesto il sostituto procuratore generale di Catanzaro negli confronti degli imputati, condannati in abbreviato nel processo Rango-Zingari contro la consorteria cosentina. 
Chiesta, nella requisitoria, la conferma della sentenza di condanna all’ergastolo per Maurizio Rango, considerato a capo della cosca dominante a Cosenza dai primi anni del 2000. Per Rango è stata chiesta l’assoluzione per un solo capo di imputazione relativo a una estorsione. Il pg ha chiesto la riderminazione della pena per Giovanni Iannuzzi, da 6 anni a 4 anni, escusa per lui l’aggravante delle modalità mafiose per i reati di detenzione di armi, e per Attilio Chianello, dai 10 anni comminati primo grado a 9 anni e 4 mesi (chiesta l’assunzione per due estorsioni). Per tutti gli altri imputati è stata chiesta la conferma della sentenza di primo grado: Antonio Abbruzzese 16 anni; Ettore Sottile 16 anni; Domenico Mignolo 14 anni; Antonio Intrieri 14 anni; Celestino Bevilacqua 12 anni; Rocco Bevacqua 12 anni; Gennaro Presta 12 anni; Antonio Imbroinise 10 anni; Luca Maddalena 10 anni; Francesco Ciancio 10 anni; Danilo Bevilacqua 10 anni; Giuseppe Curioso 8 anni; Alfonso Raimondo 8 anni; Francesco Vivacqua 8 anni; Alberto Ruffolo 8 anni; Gianluca Barone 8 anni; Fabio Calabria 8 anni; Gianluca Arlia 8 anni; Luciano Impieri 7 anni; Adolfo Foggetti, collaboratore di giustizia, 6 anni; Leonardo Bevilacqua 5 anni; Cosimo Bevilacqua 5 anni; Giuseppe Esposito 5 anni; Mario Perri 5 anni; Andrea Greco 5 anni, Domenico Cafiero 5 anni; Simone Santoro 4 anni e sei mesi; Antonio Abbruzzese 2 anni e 8 mesi;Francesca Abbruzzese 2 anni e 8 mesi; Giuseppe Montemurro 2 anni e 6 mesi.
Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, reati in materia di armi, la violazione del domicilio al fine di appropriarsi di alloggi popolari e omicidio. 
Si tratta dell’omicidio di Luca Bruni, avvenuto il 3 gennaio del 2002. Con la morte del giovane boss del clan Bruni la consorteria passò da cosca Bruni-Zingari a Rango-Zingari. A far ritrovare il corpo di Luca Bruni, nel 2014, fu il collaboratore Adolfo Foggetti che indicò il luogo, a Castrolibero, nel quale Bruni era stato seppellito. Stesso posto in cui si era consumato il delitto. 
La parola passerà alle parti civili il prossimo 29 settembre. Le parti civili ammesse sono la Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata dall'avvocatura dello Stato, Marco Vincenzo Moretti e Sandro Pezzi, rappresentati dall'avvocato Francesco Pizzuto, Gianluca Linardi con l'avvocato Antonio Boderone, la Provincia di Cosenza, rappresentata dall'avvocato Carmelo Bozzo, il Comune di Cosenza con l'avvocato Emilio Lirangi e l'imprenditore Sandro Manna rappresentato dall'avvocato Michele Gigliotti.
A partire dal 6 ottobre avranno inizio le arringhe del collegio difensivo, rappresentato fra gli altri dagli avvocati Antonio Sanvito, Giorgia Greco, Marcello Manna, Aurelio Sicilia, Aldo Cribari, Giampiero Calabrese, Andrea Sarro, Filippo Cinnante, Sabrina Mannarino, Francesca Santelli, Cesare Badolato, Giuseppe Bruno, Francesco Scrivano, Eugenio Bisceglia, Rossana Cribari, Maurizio Nucci, Carmelo Salerno.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Chiesta la conferma di quasi tutte le condanne decise in primo grado. Il sostituto pg sollecita l'ergastolo per il boss cosentino Maurizio Rango

REGGIO CALABRIA Pistole, bombe carta e munizioni illegalmente detenute in casa. Per questo i carabinieri a Reggio Calabria hanno arrestato Carlmelo Zampaglione, 19enne con precedenti di polizia per reati in materia di detenzione di materie esplodenti, che ora deve rispondere di detenzione illegale di armi comuni da sparo, possesso armi alterate, detenzione abusiva di armi e ricettazione. Durante la perquisizione domiciliare, sequestrate una pistola calibro 357 magnum, priva di munizioni, con matricola punzonata; una pistola di fabbricazione artigianale, priva di congegno di percussione; una pistola giocattolo modificata nel sistema di percussione; 39 cartucce pistola calibro 6.35; 27 cartucce per fucile calibro 8 Flobert; 20 cartucce marca Fiocchi calibro 28; 19 cartucce per fucile calibro 32; 73 cartucce per fucile calibro 36; 9 cartucce calibro 38 speciale; 37 cartucce per pistola 357 magnum Gfl; 26 bossoli di vario calibro; 2 bombe carta; 160 bossoli di vario calibro per pistola di cui in parte gia' esplosi altri pronti per la ricarica; 25 cartucce di calibro non definito; 196 inneschi marca Fiocchi; 15 bossoli calibro 38; 74 bossoli già esplosi, marca Gfl calibro 38 speciale; un kit per caricare cartucce artigianali; una pistola taser non funzionante poiché priva di batteria con contatti dissaldati.

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  • Occhiello Pistole, bombe carta e centinaia di munizioni detenute illegalmente da un giovane
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