Ma quant'è buona quell'acqua (che nessuno beve)

di Sergio Pelaia Giovedì, 17 Agosto 2017 12:59

Le scene di giubilo, dal tardo pomeriggio di ieri, si stanno replicando in ogni paese del Vibonese. Nelle Serre, in particolare, dal momento in cui il Ministero delle Infrastrutture ha fornito prezioso fiato alle trombe della Sorical, è difficile contenere la gioia dei cittadini che non si aspettavano, immersi nell'ozio estivo, di ricevere un tale dono per Ferragosto. Pare che la Prefettura di Vibo abbia già convocato una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica: c'è da coordinare l'azione di polizia e carabinieri e fronteggiare l'eccessivo entusiasmo che si sta ormai riversando in ogni strada della provincia. Serresi e vibonesi stentano a crederci, ma adesso è successo davvero: è arrivato il collaudo definitivo della diga dell'Alaco. Da mercoledì 16 agosto la vita degli abitanti di 88 Comuni calabresi, tra Vibonese e Catanzarese, non sarà più la stessa. Finalmente acqua cristallina e inodore per tutti, niente più lamentele, basta con le pastoie burocratiche e con le ingerenze indebite della magistratura e di qualche “comitatino” di scalmanati.

È un nuovo inizio, insomma, che per fortuna non ha nulla a che vedere con la storia recente dell'acqua vibonese. La diga dell'Alaco collaudata definitivamente ieri, infatti, non sarà certo la stessa diga dell'Alaco che è stata posta sotto sequestro nel maggio del 2012, con tecnici e vertici di Sorical indagati per avvelenamento colposo di acque. Ma certo che no, non può essere lo stesso impianto che da circa un decennio causa disagi e problemi a decine di migliaia di persone. E poi, se davvero fosse lo stesso impianto, chi lo gestisce non lo avrebbe tenuto in funzione per anni senza avere un collaudo definitivo, ma quando mai... 

L'annuncio che ha provocato esplosioni di felicità da Nardodipace a Nicotera riguarda un impianto che è «tra i più moderni e controllati d'Italia», quindi non è certo lo stesso in cui si lasciavano avvisi scritti raccomandando ai tecnici di «smaltire più fanghi possibile» in vista della “visita” di una delegazione di cittadini incazzati per i continui disagi. Non può essere, no, non è sicuramente lo stesso invaso in cui mandrie di mucche e cavalli potevano scorrazzare indisturbate, almeno fino a quando qualcuno, rischiando di incappare nelle ire degli allevatori di “vacche sacre”, ha denunciato tutto all'opinione pubblica. Quello di cui si parla oggi deve essere per forza un altro Alaco, un'altra diga, un altro invaso che è stato bonificato adeguatamente prima di essere riempito e in cui i vegetali in decomposizione, associati a un «trattamento chimico-fisico spinto», non rischiano di generare sostanze cancerogene come i trialometani. Non scherziamo... Qui si parla di un'infrastruttura avveniristica che tutto il mondo ci invidia. Un'opera su cui incombe l'arcigno controllo quotidiano di Asp e Arpacal, enti che, vabbè, dipendono dalla Regione e rispondono a chi la governa proprio come Sorical, ma si sa che noi calabresi ci fidiamo.

E se poi quell'acqua limpida e fresca nessuno, ma proprio nessuno la beve, nemmeno i sindaci che la mattina la dichiarano potabile e la sera vanno a riempirsi le bottiglie alle fontanelle pubbliche, sarà certamente colpa di qualche terrorista al soldo della lobby delle acque minerali. Retaggi del passato, comunque. Da oggi si volta pagina. Con la manna della prescrizione pronta a coprire il meraviglioso mondo del Tribunale vibonese, e con la svolta epocale del collaudo definitivo, finalmente il futuro è arrivato anche a Vibo e provincia.

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