Niente auguri per gli ignavi

di Alessia Candito Sabato, 30 Dicembre 2017 20:47

Ed eccoti qua, Reggio. È passato un altro anno. E tu – per un altro anno ancora-  sei sopravvissuta. Ma altri trecentosessantacinque giorni così io non te li auguro. Non ce la faccio. Non posso.

Resiliente ai cambiamenti e mai resistente ai soprusi che la tua stessa gente ti ha inflitto, pronta sempre ad assecondare il vento più forte per mantenere i privilegi di pochi a scapito del benessere di molti, per un altro anno ancora hai digerito tutto, dimenticato tutto.

Indifferente, per 365 giorni ancora sei rimasta identica a te stessa, immobile sulla riva della tua esistenza a guardare i giorni diventare settimane e mesi, i tuoi panni sporchi esposti in piazza come se fossero affare d’altri, i tuoi figli partire con biglietto di nessun rimpianto e di sola andata.

Ti hanno svelata laboratorio criminale delle trame d’Italia, cavia complice delle peggior perversioni della Repubblica, brodo stantio di trame tessute da cappucci e fez, ndrine e barbe finte. E tu quasi annoiata, ti sei voltata dall’altra parte. Magari con un sorrisino di circostanza, divertito e compassionevole, da signorina di primo Novecento, che si balocca fra salotti e sale da the.

Ma tu signorina bon ton non lo sei mai stata. Popolana travestita da borghese, con i guanti a nascondere i calli alle mani e un lungomare divenuto alibi di indecenti periferie alveare, sei stata venduta e svenduta dalla tua stessa gente, che delle tue perduranti miserie ha fatto eterno business.

Da quelle speranze dei terremotati usate da vecchi nobili e nuovi borghesi come merce di scambio con la nascente ‘ndrangheta delle città, a quel decreto Reggio divenuto un decennale bancomat per i clan, nulla è cambiato. Ti hanno spolpato come una bestia al macello. E tu non hai neanche provato a protestare.Al massimo, ti sei chinata sotto il tavolo per raccogliere le briciole, o ti sei accontentata di un circo buono come specchietto per le allodole.

Grata, ti sei accodata a figli e nipoti di chi ha costruito il proprio potere facendo scempio del sangue e delle speranze della tua gente. Vigliacca, hai trasformato piccoli, ridicoli, disadattati ragazzini in grandi boss e oggi, contenta della tua schiavitù, ti prostri per una magnum di Belvedere, una gita in gommone alle isole, un tavolo nel locale giusto, come un tempo per un paio di scarpe di marca hai venduto dignità e libertà a un vaccaro che ha comprato uomini, come comprava bestie. E allo stesso modo ha mandato tutti al macello.

Ma adesso no Reggio, adesso basta.

Figlia bastarda di mille dominazioni, basta con le identità patacca costruite a tavolino sugli “Eia! Eia! Alalà!” riciclati con il fuso orario. Basta con la glorificazione di una rivolta che ti sei fatta scippare da ‘ndranghetisti, fascisti e massoni e da questi trasformata nel pantano in cui ancora affondi. Basta con i vigliacchi che regalano il pane e pretendono il voto, in tutto e per tutto simili a quelle ‘ndrine che offrono un lavoro (a spese dello Stato, ovviamente) e in cambio pretendono vita, libertà, dignità.

Buttana di trivio svenduta da mille padroni, ma che si crede signora e pudica si copre il capo con la veletta quando entra a battersi il petto in chiesa, basta con i falsi moralismi e l’indignazione a comando, che lesta scatta quando un ragazzino nero mostra le proprie ossa a mare. Basta con la carità pelosa di chi sgomita per osannare da vicino la vara in processione e alza barricate per tenere lontani dal centro quei miserabili, su cui tanti hanno imparato a lucrare.

Antica prefica abituata a piangere a comando, abile a stracciarsi le vesti a favor di camera per giustificare le peggiori aberrazioni, basta con la retorica che ha fatto di sottosviluppo e arretratezza la scusa sempre pronta per giustificare quei clan che da infezione sono diventati cancrena. Basta con il garantismo di classe, che ammanta di innocenza volti e nomi della Reggio bene, pizzicati a dividere affari e salotti con gli uomini dei clan. E basta con il giustizialismo con lo sterzo, che invoca la forca per gli straccioni e si aggrappa ai condizionali quando le inchieste toccano amici e parenti.

Basta con la politica vigliacca, stupita come una novella Alice nel paese delle meraviglie quando questo o quell’esponente di partito viene in varia misura scoperto in combutta con i clan, ma subito pronta a professarne «l’assoluta estraneità» anche di fronte all’evidenza. Basta con il qualunquismo di chi trasforma le inchieste in complotti e si trincera dietro il terzo grado di giudizio prima di assumere decisioni, prendere distanze, tagliare rapporti.

Basta con l’apparenza che diventa metro, gli annunci e i tagli di nastro spacciati come soluzioni, le dichiarazioni vuote che pretendono di essere fatti. Basta con l’ignavia elevata a sistema di chi allude ma non denuncia, di chi critica ma non si muove, di chi si lamenta ma non reagisce. Basta con la liturgia dei «no, ma anche», con la retorica del lamento, con la regola del «m’incrisciu e mi ‘ndi futtu». 

Basta finzioni, Reggio. Nata brigante, ti sei inventata borghese, ma la tua è solo la recita di terz’ordine, che simula una vita che è a stento sopravvivenza. Il tempo dei teatrini è finito. Il 2018 è alle porte ed è ora di chiudere il sipario sullo spettacolo ignobile della ballata degli ignavi.