Riconoscere il ruolo strategico dell'aeroporto di Lamezia

di Luigi Muraca, Maria Grandinetti e Geltrude Maione* Venerdì, 01 Settembre 2017 18:12 Pubblicato in Lettere al Direttore

 

La polemica in atto in relazione alla gestione della Sacal sembra non tenere conto di un atto non trascurabile e che deve essere il punto di riferimento di ogni ipotesi di sviluppo degli scali calabresi e cioè il Decreto del Presidente della Repubblica del 17/09/2015, il quale regola l’individuazione e la rilevanza degli aeroporti sul territorio nazionale. Discostarsi dal predetto Dpr significa fare strame della legalità e di un documento munito del sigillo dello Stato, che chiunque deve osservare. Veniamo al dunque. La politica aeroportuale calabrese deve partire da un dato e cioè dalla circostanza che viene riconosciuto all’aeroporto di Lamezia un ruolo di particolare rilevanza strategica per l’ubicazione territoriale, le dimensioni e la tipologia di traffico, le previsioni dei progetti europei Ten, in applicazione ai criteri fissati dall’art. 698 del Codice della navigazione. Pertanto, non sono stati il becero campanilismo o le sollecitazioni politiche a porlo nella condizione di punto di snodo dei trasporti nel Mediterraneo e nel Meridione d’Italia ma un Decreto redatto secondo presupposti tecnici e di mercato e firmato dal presidente Mattarella. È scontato, quindi, che la Sacal, la sua compagine pubblica e quella privata, debbano partire da questa infrastruttura per ipotizzare ed auspicabilmente realizzare investimenti, bandi europei sul turismo, relazioni con Compagnie aeree di dimensione internazionale e low cost e, non ultima, la nuova aerostazione, nella quale la Regione deve prevedere di ampliare il suo intervento finanziario (la parte a carico di Sacal è a nostro avviso troppo gravosa finanziariamente per la società di gestione) per quella che sarà la porta d’ingresso e di uscita turistica, commerciale ed istituzionale della Calabria. Ad oggi ci sembra che questa scelta del nostro Paese di annoverare una infrastruttura calabrese nel ristretto carniere dei 12 scali di particolare rilevanza strategica (nell’assenza di scali come Bari e Catania) non sia stata percepita appieno e scarsamente valorizzata da Sacal, forse perché culturalmente il calabrese è abituato a vedere le proprie istituzioni, in qualsiasi ambito, agli ultimi posti. Aggiungiamo che il ruolo propulsore di questo processo dovrebbe essere quello del presidente della Regione Calabria, che vediamo invece impegnato in Sacal per trovare mediazioni tra i vari campanilismi, nell’intento di non scontentare nessuno o forse, come afferma qualche esponente del Pd, per mere aspettative elettorali. Uno sforzo, quello di Oliverio, retrogrado ed inutile, atteso che il ruolo degli altri 2 scali calabresi è allo stesso modo contemplato nel Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale del dicembre 2012 e cristallizzato nel Dpr del 17/09/2015, nel quale è previsto che gli aeroporti di interesse nazionale, quali sono considerati quelli di Reggio Calabria e Crotone, “devono essere in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino, con una specializzazione dello scalo ed una riconoscibile vocazione dello stesso, funzionale al sistema aeroportuale di bacino da incentivare”. Oltre a ciò, il Decreto prevede che “l’Aeroporto è in grado di dimostrare, tramite un piano industriale, corredato da un piano economico finanziario, il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario anche tendenziale e di adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio”. Questi concetti, esprimono in forma elementarmente intelligibile che lo Stato ha scelto nella materia aeroportuale la primazia del mercato, che evocare il valore sociale dello scalo è un esercizio demagogico e vacuo in una Regione con 1.900.000 abitanti, che non può essere consentito a nessuno sperperare ulteriormente quattrini pubblici. Basti pensare che Regioni come la Sicilia o la Puglia, molto più popolose della Calabria, hanno 2 scali e la Campania di fatto ne ha 1. Tali rigorose disposizioni sconsigliavano la scelta operata da Sacal di partecipare ai bandi per la gestione degli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, ai quali, nel loro precipuo interesse, secondo il Dpr più volte citato, andava preliminarmente trovato un ruolo, si doveva realizzare un piano industriale che consentisse l’equilibrio economico-finanziario, così da stimolare l’interesse di soci interessati al progetto. Il presidente della Regione, che è anche assessore al Turismo, è invece sembrato preoccuparsi di trovare gli equilibri all’interno del Pd, come peraltro riconoscono i suoi amici di partito più onesti, ma il mercato idoneo per i 2 scali calabresi di interesse nazionale non lo creano le truppe cammellate del Pd, da sole purtroppo sempre più insufficienti a riempire gli aerei. Comprendiamo poco anche il metodo di valorizzazione dell’Aeroporto di Reggio Calabria che sta praticando l’attuale management di Sacal, la cui unica preoccupazione sembra essere l’ingresso sic et simpliciter del Comune di Reggio Calabria nella compagine della società di gestione, scelta di per sé non deprecabile se accompagnata da approfondimenti e strategie sulle grandi opportunità dello scalo reggino, le cui peculiarità sono evidenti, non solo in riferimento al valore storico e culturale della città, ma anche relativamente alla presenza dei Bronzi di Riace che attirano migliaia di turisti e, non ultimo, tenuto conto del suo ruolo istituzionale. Reggio è, infatti, Città metropolitana con una consistente potenzialità nell’area dello Stretto, in cui, a tacer d’altro, è presente una città come Messina, la quale conta 240.000 abitanti, che uniti a quelli dell’intera area messinese, offrirebbero un mercato a tutt’oggi inesplorato. Crotone può essere un Aeroporto di servizio regionale per rotte specifiche, volerne fare il duplicato di Lamezia porterebbe ad una sua definitiva chiusura. Infine ci preoccupa, e molto a sentire certi dati, la questione finanziaria. Siamo abituati a guardare i bilanci, che a quanto pare saranno approvati nel mese di Settembre ma il dato che nel 2016 la Sacal perda meno dell’anno prima non ci soddisfa, è un po’ il ritornello che si usava tanto tempo fa con i carrozzoni dello Stato che dilapidavano soldi pubblici. Non vorremmo che una faticosa capitalizzazione venisse vanificata nel ripianamento di ingenti perdite. I soci privati possono conferire alla Sacal quel quid pluris di imprenditorialità, di competenza nella gestione delle risorse umane e nel rafforzamento della struttura finanziaria dell’azienda, con finanziamenti ordinari e straordinari; ma lo devono fare con umiltà, senza ostentazione di ricchezza e senza sgangherate e demagogiche allusioni alla politica in genere. Queste brevi osservazioni rivolgiamo al sindaco Mascaro ed all’ingegnere Guadagnuolo, fiduciosi che le facciano valere nelle sedi opportune, onde evitare che nella gestione degli scali calabresi il Dpr del 17/09/2015 venga travolto, a scapito della legalità ed in barba a Sergio Mattarella che lo ha firmato.  

*gruppo Lamezia Unita