I nuovi schiavi e i controlli che non ci sono

di Segreteria Cgil Cosenza Martedì, 26 Settembre 2017 12:48 Pubblicato in Lettere al Direttore

Nei giorni scorsi ha fatto grande scalpore a livello nazionale la notizia dell’arresto, avvenuto ad Amantea, di due fratelli, titolari di una azienda agricola, in applicazione della Legge 199 approvata lo scorso anno, meglio nota come la legge contro il caporalato; ai due sono stati contestati i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale, reati per i quali la legge 199 ha previsto un inasprimento delle pene non solo per i caporali ma anche, come in questo caso, dei datori di lavoro. 
Gli ospiti di un centro di accoglienza Spar – tutti richiedenti asilo provenienti da paesi africani – venivano prelevati nei pressi della struttura e portati nei campi, affiancando lavoratori per lo più di nazionalità indiana e rumena, e dopo una giornata di duro lavoro, senza alcuna protezione, sotto il sole e varie angherie – veniva data loro, ad esempio, una solo bottiglietta di acqua e per di più solo all’ora del pranzo che peraltro veniva servito… a terra! – al momento della corresponsione della  paga già misera - 35 euro per oltre 10 ore di lavoro – a questi lavoratori tale cifra veniva ulteriormente decurtata di 10 euro per via del colore della pelle, troppo scuro a giudizio dei due indagati, e pertanto non meritevoli dello stesso trattamento dei lavoratori bianchi.
In questa vicenda – che dopo l’interesse mediatico dei primi giorni purtroppo finirà nel dimenticatoio -  si intrecciano, a nostro parere, due situazioni entrambe drammatiche.
Da una parte – ed è stato encomiabile l’impegno dimostrato da Carabinieri e Magistrati nelle indagini – lo sfruttamento dei lavoratori, privati dei diritti più elementari per non dire di quelli previsti dalle norme che pure nel nostro Paese non mancano, costretti ad accettare di lavorare in nero ed in condizioni disumane pur di sfuggire, anche solo per giorni o mesi, alla situazione di disoccupazione e di precarietà che sta caratterizzando da tempo il mercato del lavoro in Italia. 
Dall’altra, l’aggravante delle discriminazioni razziali ha portato ancora una volta alla luce la situazione degli ospiti dei centri di accoglienza che vivono spesso in uno stato di abbandono. Le strutture che li ospitano stanno scoppiando, perché per lo più inadeguate ad accogliere un numero di migranti che di giorno in giorno cresce e sono in grado di far fronte solo ai bisogni elementari della quotidianità. E’ facile, dunque, che i rifugiati, spesso giovanissimi, diventino facile preda di sfruttatori di ogni genere, attratti magari dal miraggio di un piccolo guadagno.
In entrambi i casi, purtroppo, manca il passaggio successivo, ovvero che alle leggi ed alle loro disposizioni facciano seguito i necessari controlli da parte delle istituzioni preposte. Non è più accettabile che fatti di tale gravità debbano venire alla luce solo a seguito di indagini giudiziarie, destando il più che legittimo sospetto che nella maggior parte dei casi l’illegalità e l’abuso continuino ad avere la meglio sullo stato di diritto, calpestando la dignità non solo dei lavoratori ma anche quello dei disperati che sono arrivati in Italia sperando di trovare accoglienza e condizioni di vita degne di qualunque essere umano.