«Il nuovo Psc e il saccheggio consociativo di Cosenza»

di Francesco Campolongo*, Delio Di Blasi** e Ciccio Gaudio** Venerdì, 06 Ottobre 2017 13:22 Pubblicato in Lettere al Direttore

Secondo il professor Alberto Ziparo, illustre urbanista calabrese, a Cosenza ci sono diverse migliaia di appartamenti vuoti in un contesto urbanistico e ambientale caratterizzato, come denunciato in più occasioni  da noi e dal movimento “Prendocasa”, da una iper cementificazione che sta alla base dell'invivibilità delle nostre città e del dissesto idrogeologico.
Ci sarebbero già gli appartamenti sufficienti, al netto anche delle tante nuove costruzioni in via di ultimazione ovunque e principalmente nella zona di via Popilia, per accogliere quelle migliaia di persone che si prevede, per i vaneggiamenti non solo di qualche assessore, arriveranno a Cosenza; preveggenza che non tiene conto della triste realtà: la popolazione cosentina diminuisce ed invecchia costantemente e rapidamente. Il buon senso della politica imporrebbe uno stop effettivo a devastanti consumi di suolo e ad ulteriori costruzioni, ma la logica della speculazione edilizia e dell'affarismo sfrenato incarnata dall’amministrazione Occhiuto spingono però a soddisfare nuovi e famelici appetiti.
Il nuovo Piano strutturale comunale approvato in Consiglio a fine giugno, lungi dal bloccare la speculazione edilizia inaugura un nuovo sacco, questa volta concentrato su via Popilia, via Reggio Calabria, Gergeri, lo spazio intorno al Ponte di Calatrava. Ci vuole una incredibile faccia tosta a dire che con quel piano la città di Cosenza rientra nella strategia del “consumo zero” del territorio: in quell’area la volumetria viene aumentata a dismisura, a tutto vantaggio delle società che già hanno acquisito o stanno acquistando i terreni e che costruiranno edifici nella zona. Come spesso accaduto nella storia, la realizzazione di opere pubbliche  costosissime quanto inutili nasconde ben corposi ed inconfessabili interessi. 
L’artistico Ponte di Calatrava è un esempio paradigmatico di opera che porta con sé argomenti che di “artistico” non hanno nulla ma che hanno tanto  di “materiale” e “solido”: i soldi.
La fretta con cui Occhiuto sta liquidando la questione dei baraccati di via Reggio Calabria con modalità già precedentemente usate (una somma forfettaria perché gli abitanti se ne vadano al più presto) con lo spostamento del problema e non con la soluzione, è il termometro degli interessi che deve garantire. 
Così come sospetta assai rimane la vicenda con cui si è gestita la tragica morte avvenuta questa estate di un operaio che settimane prima aveva subito un incidente sul lavoro proprio in uno dei cantieri del ponte. Quell’operaio lavorava in nero, senza il rispetto delle misure di sicurezza, e da gravemente ferito è stato trasportato in maniera assolutamente irresponsabile a casa sua, tenendo nascosto l’incidente: nonostante tutto ciò il cantiere non è mai stato chiuso e sequestrato per accertare il reale andamento dei fatti. È stato questo uno svolgimento normale per una vicenda tanto grave?
Il silenzio in consiglio comunale delle opposizioni (meglio, delle finte opposizioni) rivela la natura trasversale degli interessi edilizi della zona in cui, attraverso imprese direttamente riconducibili a famigliari di consiglieri ed a palazzinari amici delle opposizioni, e grazie a qualche spericolata manovra di acquisizione edilizia da parte di soggetti economici vicini alla maggioranza, viene spartita la succulenta torta.
Inoltre, lo sbandierato stop all'edificabilità delle colline di Donnici (ma pare che per qualche porzione del territorio - chissà di chi? - non sia così), dovuto in realtà anche alla verificata inadeguatezza idrogeologica del territorio, oggi viene spacciata come volontà di valorizzazione agricola. Solo qualche anno fa, però, in quel territorio la precedente giunta Occhiuto voleva realizzare ad ogni costo una discarica – zona di trattamento dei rifiuti che non venne costruita  solo grazie alla mobilitazione dei cittadini del territorio (che dicevano le stesse cose che oggi afferma il Comune) allora descritti come pericolosi estremisti.
Se a questo quadro aggiungiamo l'operazione San Vito, in cui l’amministrazione Occhiuto intende costruire, oltre a un nuovo stadio, un'intera area con nuovi spazi commerciali, abitazioni e servizi sportivi, la Cosenza che verrà appare come un’ enorme colata di cemento che costituirà un nuovo grande banchetto per pochi eletti. Certo il sindaco ci ribadirà che la gente lo vota, gli tributa un enorme consenso ma, nonostante tutto, non tale da poter permettere una consultazione sulla metropolitana leggera perché i cosentini in queste cose sarebbero strumentalizzabili.
A Occhiuto va riconosciuto però l'enorme merito di essere uno dei prestigiatori  più bravi presenti sulla scena per cui, mentre tutti guardano i numerosi conigli estratti dal cappello, intorno cresce una città che ignora i problemi sociali e moltiplica le cubature costruite dalla lobby trasversale del cemento.
Il lavoro certo gli è facilitato da un livello elevatissimo di consociativismo che considera la politica come la continuazione degli affari e delle professioni con altri mezzi.
Ma perché si vuole tanto costruire a Cosenza, in presenza di un mercato immobiliare fermo, asfittico, con una miriade di immobili tristemente vuoti ed i prezzi che sono calati nel corso degli anni, senza che vi sia alcun indicatore che segnali una inversione di tendenza? Cosa c’è di accertato nelle relazioni dell’antimafia che già anni fa parlavano di Cosenza come lavanderia dei profitti illeciti di tutta la regione (non dimentichiamo la vicenda esemplare dei lavori di piazza Bilotti)?

* segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista
** circolo “Gullo-Mazzotta” del Prc di Cosenza