Una proposta contro le accuse ai medici calabresi

di Francesco Esposito* Giovedì, 14 Dicembre 2017 18:14 Pubblicato in Lettere al Direttore

Gentile direttore,
le dichiarazioni di Susanna Ceccardi, sindaco di Città di Cascina, sui medici calabresi, nel corso della trasmissione Rai Agorà, inizialmente avevano suscitato una forte irritazione, ma a mente fredda l’unico sentimento che provo è la pena per una rappresentate politica indegna del ruolo che riveste. Come è pensabile di estendere alla categoria medica calabrese l’accusa di incompetenza, solo per essere di quella regione: è grottesco, anzi è razzista.
Una premessa doverosa per inquadrare la questione: la professionalità dei medici è sempre di tipo soggettivo, e i risultati e l’efficacia dei servizi sanitari, dipendono da molti fattori, spesso di tipo strutturale e organizzativo.
Per intenderci, se ancora oggi in Calabria si può parlare di sanità pubblica lo si deve proprio al senso di responsabilità e alla professionalità di tutto il personale che, nei vari ruoli, opera all’interno delle diverse aziende e nel territorio.
Perché la realtà è diversa dalle battute elettoralistiche e discriminatorie fatte in tv per avere un minuto di gloria: turni massacranti, strutture fatiscenti, risorse insufficienti, carenza di personale e precarietà, queste sono le condizioni in cui operano i professionisti che lavorano nella sanità. Degli esempi da imitare, non da dileggiare.
Le strutture di tutta Italia sono piene di medici calabresi che grazie alla loro professionalità hanno raggiunto traguardi eccezionali. Pensare di differenziare gli stipendi di chi opera all’interno di un sistema sanitario che vuole essere nazionale, con compiti e doveri uguali è frutto di una sottocultura, appunto, razzista, e ottocentesca, che di fatto discrimina le persone in base al luogo di nascita. Nella cultura politica di una parte non vi è la ben minima idea di come è gestito economicamente il sistema sanitario. Certe affermazioni sono frutto della più completa ignoranza, addebitare al personale sanitario le disfunzioni del sistema è aberrante. Ma la cosa grave è che certe affermazioni arrivino da quella parte di nazione che ogni anno sottrae ingenti somme ai servizi sanitari regionali più deboli che, attraverso l’emigrazione sanitaria, pagano un obolo pesantissimo alle regioni più ricche. Un meccanismo perverso sottrae una grossa fetta, dei trasferimenti nazionali, alle regioni meridionali, se non si interrompe questo circuito le regioni in difficoltà difficilmente riusciranno a colmare le lacune che le differenzia dalle regioni più ricche.
Una proposta partendo da una sterile polemica. Il presidente della regione Calabria, Oliverio, dovrebbe, attraverso un patto con i presidenti delle Regioni meridionali, chiedere la predisposizione di un fondo perequativo, che attraverso piani, almeno triennali, compensi in parte il flusso contabile che annualmente emigra verso le regioni del centro-nord. Senza quei soldi i sistemi sanitari delle regioni più deboli saranno sempre più in difficoltà, non riusciranno a garantire i Lea e di conseguenza accresceranno il fenomeno dell’emigrazione sanitaria. Di contro si assiste che proprio dalle regioni più ricche (Lombardia, Veneto, ora anche una sindaco della Toscana, speriamo isolato) si leva sempre più frequentemente la voglia di barriere e frontiere, sconvolgendo il consenso comune che ha fatto la storia. Dai libri abbiamo appreso che le rivolte partivano dagli strati sociali più poveri o dalle nazioni più povere; oggi assistiamo che paradossalmente sono le regioni più ricche a rivoltarsi contro il sistema. Frutto lampante di un crescente egoismo per cui chi è ricco non vuole dividere il proprio benessere, viene meno quel principio di solidarietà sulle cui fondamenta erano stati costituiti i moderni stati. Il concetto stesso di Europa, che ha garantito libertà e pace preservandoci dai regimi totalitari del passato per 70 anni, viene meno senza il principio di sussidarietà tra gli stati. A questi problemi la classe politica dovrebbe dare delle risposte, invece assistiamo ad affermazioni sconcertanti, questo è fortemente preoccupante alla viglia di una importante tornata elettorale per il futuro della nostra Italia.

*segretario regionale Smi Calabria