Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 05 Dicembre 2017

 

L'Osservatorio “Falcone-Borsellino-Scopelliti”, attivo sul territorio calabrese e nazionale da oltre un ventennio, ha costituito un Comitato scientifico destinato ad occuparsi dello studio dei fenomeni mafiosi, con particolare riferimento alla 'ndrangheta, che affliggono il nostro Paese. La struttura, composta da giornalisti, scrittori, docenti, avvocati, registi, attori e autori musicali, si occuperà della creazione di un vastissimo archivio informatico di atti giudiziari riguardanti le più significative vicende che hanno riguardato la 'ndrangheta negli ultimi trent'anni; il materiale confluirà all'interno di un apposito sito che verrà attivato su internet e reso accessibile, mediante iscrizione, a quanti ne faranno richiesta. L'Osservatorio, per il tramite del Comitato scientifico, organizzerà seminari di studio, convegni e dibattiti per approfondire temi riguardanti: le dinamiche criminali; le infiltrazioni delle cosche nelle strutture pubbliche; il riciclaggio del denaro sporco in Europa; la “colonizzazione” mafiosa operata in molte regioni italiane ed in vaste aree del continente; la rappresentazione delle mafie nel cinema, nelle serie tv, nel teatro e nella musica; i tentativi di infiltrazione mafiosa nelle manifestazioni di pietà popolare e nelle istituzioni religiose; le leggi in materia di contrasto alla criminalità organizzata e le norme vigenti in materia di violenza contro le donne.
Il Comitato scientifico è composto da: Arcangelo Badolati (giornalista e scrittore - Cosenza); Giuseppe Baldessarro (giornalista e scrittore – Bologna); Alessia Candito (giornalista e scrittore – Reggio Calabria); Pietro Comito (giornalista e scrittore – Vibo Valentia); Manuela Iatì (giornalista e scrittore – Roma); Giuseppe Legato (giornalista – Torino); Ercole Giap Parini (docente universitario – Unical Rende); Giovanni Pastore (giornalista – Cosenza); Peppino Mazzotta (attore e regista – Napoli); Lindo Nudo (attore e regista teatrale – Rende); Giovanna Cusumano (avvocato – Reggio Calabria); Attilio Sabato (giornalista e scrittore – Rende); Natalia Saffioti (autore musicale, docente di canto e vocalist – Palmi); don Enzo Gabrieli (sacerdote e scrittore – Cosenza); Antonio Anastasi (giornalista – Crotone); Francesco Altomonte (giornalista – Piana di Gioia Tauro); Luigi Cristaldi (ricercatore e giornalista – Sibari- Cassano), Franco Napoli (imprenditore - vicepresidente nazionale della Confapi - Roma).  

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  • Occhiello La struttura, composta da giornalisti, scrittori, docenti, avvocati e attori, è stata organizzata dall'Osservatorio “Falcone-Borsellino-Scopelliti. Il materiale prodotto sarà esposto durante convegni e seminari

LONGOBARDI Del futuro non vuole parlarne, ma del suo presente e della persona che è diventato ne discuterebbe per ore. Massimo Raganato ha 50 anni, ma poco prima che ne compisse 40 finisce in carcere e terminerà la sua pena solo a febbraio. Ma questi undici anni, lunghi una vita, gli anni migliori, hanno rappresentato per lui la sofferenza ma anche la trasformazione e forse anche la rinascita. Massimo ha conseguito una laurea in Scienze dell’educazione in carcere ed ora sta svolgendo un corso di formazione a Villa Adelchi, nel comune di Longobardi. L’ultima tappa che tra qualche mese lo porterà ad una nuova vita, ma di questo Massimo non vuole parlarne. Lo spaventa. «Vivo il presente e spero che fuori io possa essere quello che sono diventato e di poterlo vivere in maniera dignitosa – dice -. È quello che mi auguro ma è anche quello che preoccupa più di tutto».
Una vita non facile la sua, quella che verrà raccontata questa sera alle 20 su L’altroCorriere tv in un’intervista di Paola Militano. Prima la giovinezza agiata a Lecce, fatta di eccessi, di cose materiali e di pochi valori, una laurea in giurisprudenza senza diventare un avvocato. Poi inizia a cambiare qualcosa. I tentativo dei genitori di tirarlo fuori da quella vita, non avranno gli effetti sperati. Iniziano le rapine e da lì a poco Massimo finirà in carcere. La condanna è di quelle che pesano come un macigno: 11 anni. Tanti, troppi per lui e soprattutto per la sua compagna. Non avrebbe mai voluto che lei lo aspettasse fuori tutto quel tempo. Così decide di respingerla, scrivendole quella «lettera maledetta», come lui stesso la definisce. «Una volta ricevuta, voleva venire da me per avere delle spiegazioni – racconta emozionato –, ma proprio quel giorno ebbe l’incidente che me la portò via. Un giorno che io non dimenticherò mai».
In questi anni, Massimo ha cambiato tante carceri dalla Puglia a Milano, fino a Paola. Qui è iniziato il suo cammino: la laurea, il corso di formazione e ora la fine della sua pena. «Qui le persone mi hanno accettato per quello che sono – conclude Massimo -. Avevo paura di non riuscire a togliermi quel marchio di detenuto invece hanno visto la mia anima e mi hanno dato speranza.

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  • Occhiello Ha quasi finito di scontare una pena di 11 anni per rapina. In prigione ha deciso di cambiare: prima la laurea in Scienze della formazione, ora un corso di formazione in una clinica. «Vivo il presente e fuori spero di essere quello che sono diventato»
Martedì, 05 Dicembre 2017 19:23

Scilla, bilancio di metà mandato per Ciccone

SCILLA Il prossimo 18 dicembre alle 18 al salone parrocchiale di Scilla, nel Reggino, la locale amministrazione comunale incontrerà i cittadini «in una giornata di festa e sarà l’occasione per esporre il bilancio di quanto realizzato nei due anni e mezzo di amministrazione». Il sindaco affida a un comunicato stampa la sua soddisfazione: «Il cambiamento apportato a Scilla è sotto gli occhi di tutti. Tantissimi gli interventi operati in tutti i settori: decoro urbano del Paese (dalle bacheche per le affissioni all’asfalto in molte strade, dalla ristrutturazione e ripristino delle fontane già esistenti alla creazione di una nuova fontana all’ingresso del lungomare, ormai divenuta una piazza punto d’incontro di centinaia di persone, dai vasi e piante ornamentali lungo le vie principiali del paese allo sgombero degli spazi pubblici, lasciati finalmente liberi dagli avventori non autorizzati e dal parcheggio selvaggio di motorini sul marciapiede), chiusura della tribuna del campo sportivo, ultimazione dell’esproprio del terreno su cui è stato costruito, oltre 40 anni addietro, il campo sportivo, ristrutturazione del campo da tennis, ristrutturazione della villa comunale, assegnazione dell’Ostello della Gioventù, raccolta differenziata passata dall’8% al 41%, ottenendo importanti sgravi, in via di ultimazione i lavori dell’ascensore che collegherà la Piazza con Marina Grande, realizzazione del nuovo lungomare di Scilla, refezione scolastica che da tre anni inizia contemporaneamente all’avvio dell’anno scolastico, valorizzazione del Castello di Scilla grazie ad un impegno importante in campo culturale e turistico, presenze massicce di turisti a Scilla, costituzione di un servizio di polizia municipale adeguato ad una cittadina turistica importante come Scilla».
La maggior parte di questi risultati, sottolinea ancora Ciccone, è arrivata «grazie al duro lavoro che si è svolto» per tenere in attivo i conti del Comune. «I cittadini devono sapere – prosegue Ciccone – che il benessere del Paese è passato e deve continuare a passare attraverso un regolare pagamento delle tasse e dei tributi. È per questo che ho lavorato – continua il primo cittadino – riuscendo non solo a inviare i ruoli e gli avvisi bonari, ma per la prima volta, dopo oltre 10 anni, è stata la mia amministrazione ad inviare solleciti ed ingiunzioni di pagamento».
Secondo Ciccone, ad illustrare quanto fatto in questo campo in due anni e mezzo sono i numeri. In proposito, il sindaco mette in rilievo due dati: «Gli incassi dei parcheggi a pagamento, che sono passati da 30mila euro nel 2014 a 170mila e gli incassi dell’ingresso al Castello Ruffo, passati da 30mila euro nel 2014/2015 a 70». Il tutto senza «aver mai fatto ricorso all’anticipazione di cassa».

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  • Occhiello Il sindaco del Comune del Reggino il 18 dicembre incontrerà i cittadini per «esporre quanto realizzato nei due anni e mezzo di amministrazione»

LAMEZIA TERME “Rete Cinema Calabria” è un collettivo a cui hanno dato vita alcuni professionisti del mondo del cinema e dell’audiovisivo con lo scopo dichiarato di favorire il confronto “interno” tra gli operatori e, all'esterno, stimolare una partecipazione attiva dei territori in percorsi formativi di settore. Questa rete sta già prendendo forma attorno a un progetto che ha partecipato con successo a un bando della Regione e che si concretizzerà in 11 tappe, ospitate in altettanti Comuni periferici della regione, in cui si terranno incontri e lezioni di introduzione alle teorie e tecniche del linguaggio cinematografico da parte di “talenti giovani”, workshop condotti da un esperto esterno “talento senior” e, infine, proiezioni serali delle opere dei membri dell’associazione. Il progetto si chiama “Fuori campo - Il Cinema Itinerante” e porterà in luoghi considerati marginali dal punto di vista geografico iniziative di settore che spazieranno dalla regia alla fotografia, dal suono alla scrittura fino alla distribuzione di un “prodotto” audiovisivo. 
A parlarne, nella puntata di In Primo Piano in onda stasera alle 20 su L'altroCorriere tv (canale 211 del digitale terrestre e diretta streaming su laltrocorriere.it e corrieredellacalabria.it), è Mauro Nigro (N2 video productions), videomaker con esperienza consolidata in diversi ambiti della produzione video, che ha curato la regia di cortometraggi e videoclip musicali premiati in diverse rassegne note non solo agli addetti ai lavori.  

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  • Occhiello Il videomaker Mauro Nigro, componente dell'associazione “Rete Cinema Calabria” e tra i promotori del progetto “Fuori campo”, è l'ospite della trasmisssione in onda stasera alle 20 su L'altroCorriere tv
Martedì, 05 Dicembre 2017 19:00

Sanità, per Oliverio nulla (o quasi) di fatto

ROMA «Il ministro Lorenzin ha condiviso le nostre preoccupazioni e ha assunto un formale impegno di relazionare sulla grave situazione della sanità calabrese al Consiglio dei ministri». Ma che la ministra fosse preoccupata per la situazione della sanità calabrese non era certamente in dubbio. E, dunque, chi si aspettava azioni risolutive dopo l’incontro tra il governatore Oliverio e la ministra resterà deluso. Nelle stanze del ministero, Oliverio ha ribadito le proprie preoccupazioni, ha portato con sé il sostegno dei 350 sindaci calabresi, ha spiegato che – a suo parere – il commissariamento dovrebbe essere interrotto. E, dall’altra parte, ha trovato un rappresentante del governo disponibile all’ascolto e a portare la “questione Calabria” all’attenzione dei colleghi del governo. Che, tra l’altro, già la conoscono, visto che ai tavoli di verifica partecipano il ministero della Sanità e quello dell’Economia. 
Di sicuro c’è che si apre una fase di trattativa. In qualche modo era scontato. Ma la possibilità si è trasformata in certezza quando la ministra ha portato con sé due dossier: uno con gli “errori” ascrivibili al commissario Scura, l’altro con quelli dei quali considera responsabile Oliverio. L’esito della trattativa è roba da bookmaker: se l’attuale gestione commissariale è a rischio (specie dopo l’ultima riunione del Tavolo Adduce, con la certificazione di un deficit in crescita), difficile pensare che si possa consegnare il futuro della sanità alla politica. 
Oliverio, nella nota diffusa per commentare l’incontro, ribadisce i termini della protesta che, inizialmente, lo aveva convinto a incatenarsi davanti a Palazzo Chigi: «I dati certificati anche dal Tavolo dei ministeri vigilanti (Mef e ministero della Salute) la scorsa settimana, sono la conferma  di una gestione  dei risultati fallimentari di 7 anni di commissariamento. È inaccettabile che i calabresi continuino a sopportare il massimo della tassazione con i Servizi sanitari meno efficienti ed  inadeguati d’Italia. Ancora più inaccettabile è il rischio che in futuro siano costretti a pagare ulteriori tassazioni per coprire i nuovi debiti determinati e a sopportare un nuovo blocco delle assunzioni di personale sanitario (medici e paramedici)». Per il governatore «siamo difronte ad una spirale negativa che bisogna assolutamente spezzare». 
La richiesta era già annunciata: è «imprescindibile e doveroso assumere un atto interruttivo di questa situazione in cui unici a pagare sono i calabresi che vedono negato il diritto alla cura e alla tutela della salute. Ho ribadito al ministro Lorenzin – spiega Oliverio – la necessità di porre fine alla fallimentare gestione commissariale e dare vita subito a un tavolo di rinegoziazione del Piano di rientro con l’obiettivo di consentire anche alla Calabria di realizzare le condizioni di garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza e di rientro dal debito». Dal ministro non sono arrivate – né, probabilmente, poteva arrivare – rassicurazioni sulla fine del commissariamento. Lorenzin spiegherà ai “colleghi” di Palazzo Chigi la situazione. Inizia, dunque, una fase di «confronto con il governo», sulla quale Oliverio riferirà alla Conferenza dei sindaci calabresi.

SCURA: PENSO DI AVER CHIARITO TUTTO «Ho lasciato un breve dossier al Ministro. Penso di aver chiarito tutto». È il commento rilasciato all'Ansa dal commissario ad acta della Sanità in Calabria, Massimo Scura, in merito all'incontro che ha avuto oggi col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Un incontro vero e proprio, in realtà, non c'è stato. Il commissario però, ha consegnato il proprio dossier all'entourage del ministro. Vi si afferma, tra l'altro, che Oliverio «sa bene che il commissariamento non può essere superato se non a certe condizioni, non è al corrente dei dati recenti su mobilità passiva, disavanzo 2017 e Lea». E ancora: «Ha premiato i direttori generali senza aver loro impartito gli obiettivi e senza aver utilizzato quelli che gli stessi direttori generali avevano sottoscritto con la struttura commissariale nel febbraio-marzo 2017». E poi c'è un dato che suona come un'accusa pesante. Secondo Scura «è stato svuotato il fondo sociale e ora si cerca di addebitarne la quota alla sanità; ora c'è il rischio che sia utilizzata la sanità per coprire i buchi di tutte le strutture del sociale».

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  • Occhiello Lorenzin porterà il “caso Calabria” in Consiglio dei ministri. Con due dossier che contengono gli "errori" di Scura e quelli del governatore. Si apre una (lunga) trattativa sul commissariamento. Il fascicolo di Scura al ministro: accuse alla Regione sui premi ai dg e sul fondo sociale
Martedì, 05 Dicembre 2017 18:12

Il giallo dei Bronzi «senza protezione»

REGGIO CALABRIA Bronzi di Riace «senza protezione». È la denuncia del Giornale dell'Arte, che sulla vicenda aveva già firmato una inchiesta nella primavera scorsa e che ora torna sulla vicenda con un articolo riportato sull'edizione cartacea nel quale denuncia: «Il sistema di monitoraggio è fuori uso da quattro anni». Ma dal Museo di Reggio Calabria il direttore Carmelo Malacrino rassicura: «I Bronzi stanno bene, lo ha chiarito un funzionario dell'istituto centrale di restauro, la vicenda non è come è stata riportata». «Su questa vicenda - risponde all'Ansa Malacrino - c'è molta confusione. In ogni caso il 30 e 31 di ottobre di quest'anno è venuto al Museo un funzionario dell'Istituto centrale del restauro assieme a personale dell'azienda che era stata incaricata dalla Soprintendenza. Un affidamento che risale al 2013 per il quale stiamo cercando di fare tutto quello che è necessario fare». «Noi stiamo cercando di lavorare nell'interesse di tutti per la conservazione dei Bronzi – aggiunge Malacrino –. Anzi, a questo proposito, confermo che i Bronzi stanno bene, come è stato chiarito dal funzionario dell'Istituto centrale del restauro. Non possiamo rimanere impaludati in una questione tutta campata per aria. Se ci sono dei problemi si affrontano. Non possiamo trovarci impelagati sempre nella stessa questione».

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  • Occhiello La denuncia del "Giornale dell'Arte": «Sistema di monitoraggio fuori uso da quattro anni». Ma il direttore del museo rassicura: «Stanno bene»
Martedì, 05 Dicembre 2017 17:35

Addio a Franco Baffa, una vita nell'Ansa

ROMA È scomparso a 80 anni il giornalista Franco Baffa, uno dei protagonisti del nuovo servizio fotografico dell'Ansa avviato negli 70 sotto la supervisione di Marcello Cambi. Nato nel 1937 a San Demetrio Corone in Calabria, si trasferì a Roma per gli studi in legge cominciando a lavorare a La Settimana Incom, all'Istituto Luce, a varie produzioni Rai, fino ad arrivare all'Ansa in cui ha trascorso tutta la sua vita professionale. Cronista appassionato ma attento anche agli avvenimenti principali del mondo dello spettacolo e della cultura, Baffa riuscì a coniugare passione per la fotografia e rigore giornalistico in un periodo in cui l'Agenzia era chiamata a una delle sfide più importanti di quegli anni ovvero la massima diffusione delle foto ad abbonati e utenti esterni. Baffa, dopo aver lavorato in varie altre redazioni dagli Esteri fino a Mediavideo, ha lasciato l'Ansa portando sempre con se' un grande senso di appartenenza e un legame affettivo con giornalisti e poligrafici di via della Dataria. Lascia la moglie Sofia e i figli Giovanni Luca e Stefano.

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  • Occhiello Muore a 80 anni il giornalista originario di San Demetrio Corone che fu protagonista dei passaggi storici dell'agenzia.

REGGIO CALABRIA Nella terra delle trame, un simbolo di chiarezza. Nel regno dell’omertà, un “no” che ha il peso di un nome e un cognome e diventa una dichiarazione d’intenti, un’assunzione di responsabilità. È questo il senso del “Registro di cittadinanza consapevole” presentato oggi al Teatro Cilea, di fronte ad una platea gremita di ragazzi delle scuole. Copertina scura, pagine e pagine a righe, il Registro sarà ospitato nell’androne della prefettura, a disposizione di chiunque. Basta una firma e il coraggio di metterci la faccia nel dire “no” alla ‘ndrangheta, alla cultura mafiosa dell’ambiguità e del dire e non dire.

IL CORAGGIO DEL NO Un’iniziativa simbolica, ma dal significato profondo in una terra in cui i gesti, anche i più semplici e banali, valgono più delle roboanti dichiarazioni. E dichiarazioni di pubblico sdegno e indignazione ce ne sono state tante il 2 giugno scorso, quando la cattura del boss Giuseppe Giorgi, individuato dopo una ultraventennale latitanza, è stata sporcata dal commosso baciamano di un paesano. «Quello che è stato assordante all’epoca – dice il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che per il Tribunale ha curato l’iniziativa presentata oggi – è stato il silenzio della società civile. E questo ha spinto ad una riflessione collettiva: non è accettabile che passi un messaggio distorto, che ancora oggi si comunichi che i calabresi sono quelli del baciamano».

SOSTEGNO ISTITUZIONALE Ecco perché, quando dalla società civile – che ha parlato per bocca dell’avvocato ed ex presidente della commissione Pari opportunità Giovanna Cusumano – è arrivata una proposta di reazione, ci si  è messi tutti al lavoro. Tribunale, prefettura, società civile, scuole. Anche dal governo e dal ministro dell’Interno Marco Minniti il sostegno è stato immediato. Da reggino, ancor prima che da titolare del Viminale, consapevole di quanto strategica sia la lotta alla ‘ndrangheta non solo per il futuro della Calabria, ma per quello dell’Italia tutta, Minniti ha sostenuto con forza l’iniziativa. E sua sarà la prima firma del registro. Alla prima occasione utile – dicono i bene informati – ci sarà anche quella del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, che solo a causa di precedenti impegni non ha potuto presenziare oggi all’iniziativa.

UN MESSAGGIO CONTRO LE MAFIE DALLA CAPITALE DELLA ‘NDRANGHETA «Le mafie – dice Lombardo – sottraggono ogni giorno enormi spazi di libertà. E la libertà sottratta ai ragazzi significa sottrarre loro il futuro, che per loro non deve essere più solo lontano da questa terra». Ma per contrarle non servono gesti eclatanti o  eroismi isolati, «la ’ndrangheta si contrasta ogni giorno con gesti normali, fatti di coraggio collettivo». Il coraggio – ad esempio – di dire no, di schierarsi con nome e cognome, su un registro “ufficiale”. «Reggio Calabria è la prima città che si dota di uno strumento del genere – spiega l’avvocato Cusumano, “co-autrice” dell’iniziativa – ed è importante che il registro nasca proprio qui: questa terra è abitata da tantissime persone per bene, che pagano un prezzo troppo alto per la presenza di una criminalità organizzata che ne ha impedito lo sviluppo. Auspichiamo, quindi, di dare voce ai tantissimi calabresi che respingono con forza ogni forma di criminalità e di sottocultura ’ndranghetista, perché tutti insieme possiamo sperare in una Calabria libera».

DOPPIA MALEDIZIONE Una Calabria abitata da un popolo doppiamente negletto, schiacciato dalla ‘ndrangheta e da chi identifica i calabresi come ‘ndranghetisti tout court. «Ma noi – dice Lombardo – non siamo figli di un Dio minore, noi non siamo diversi da tutti gli altri. Quante volte avreste voluto gridarlo in faccia a chi vi catalogava ancor prima di conoscervi. Sei calabrese, sei mafioso. Oggi avete un’occasione speciale, che i vostri coetanei non avranno mai. Oggi tutti insieme trasformiamo lo svantaggio di essere nati e cresciuti nella capitale della ‘ndrangheta in una grande opportunità, che ci rende unici e speciali. Noi siamo i primi a metterci la faccia, noi oggi firmiamo il patto con noi stessi: mafiosi mai. Con il coraggio di dirlo apertamente. Ecco il senso di questa giornata». Un messaggio che tuttavia non si limita alla Calabria.

BRIGANTI ANTI CLAN  In un’epoca in cui le mafie godono – dice il magistrato -  «di buona stampa e di buona televisione, sempre pronte a celebrarne le gesta senza rendersi conto che le si rende più forti», un gesto simbolico di segno totalmente opposto assume ancora più forza. Ancora più valore. Soprattutto a certe latitudini, dove – afferma il giornalista e studioso Arcangelo Badolati, chiamato a moderare l’iniziativa – «bisogna ritrovare il coraggio brigantesco che è stato dei nostri avi nel resistere all’occupazione» per impiegarlo nella realtà di ogni giorno, e persino nello «scegliere cosa leggere e cosa guardare». Ma anche cosa e perché firmare. Un invito che tuttavia – ammonisce il procuratore generale Petralia – «nessuno immagini come patente di illibatezza, ma come doveroso atto di consapevolezza civica».

PORTATORI DI DIRITTI Si tratta di un primo passo necessario, afferma il procuratore Paci, reggente della procura “orfana” di Cafiero de Raho «perché la lotta antimafia deve essere in primo luogo una lotta civile, una lotta popolare. La società calabrese deve capire che il proprio destino sta esclusivamente nelle sue mani, non esistono liberatori. Lo Stato c’è e forse mai è stato vicino alla Calabria come adesso, ma l’azione di repressione e prevenzione non basta. Serve una presa di coscienza. I calabresi devono essere consapevoli di essere portatori di diritti ed avere la forza di affermarlo». Anche a partire da una firma «che è orgogliosa manifestazione di solidarietà e di responsabilità».

 REGISTRO ITINERANTE E PERCORSO COMUNE Un segnale che deve partire da Reggio Calabria, ma non solo. «Il registro – annuncia il prefetto Michele di Bari, fra i promotori dell’iniziativa, –  resterà qui perché spero che in tanti possano venire a sottoscriverlo, ma credo che questa sarà anche un’iniziativa itinerante. La sperimenteremo anche presso il Tribunale di Locri e Palmi. Noi siamo qui anche per un percorso culturale. Non soltanto prevenzione e repressione ma anche per costruire insieme alla società civile un percorso per dare speranza alle nuove generazioni». Per questo la Prefettura si è schierata in prima linea nella costruzione della manifestazione. «Questa iniziativa – dice di Bari – serve perché giovani e adulti abbiano consapevolezza maggiore di cosa sia la ‘ndrangheta e della forza con cui va combattuta, va sconfitta. Attraverso la sottoscrizione c’è la responsabilità di essere protagonisti di questo territorio perché nessuno può dare insegnamenti a questa terra su come combattere e sconfiggere la ‘ndrangheta».

IN CODA Ed un appello a firmare per lasciare una traccia «visibile e leggibile» contro i clan è arrivato dai rappresentanti delle più diverse istituzioni e dai massimi rappresentanti delle forze dell’ordine presenti prima al Cilea e poi in Prefettura. Ordinatamente in coda, in attesa del proprio turno c’erano il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, il presidente del Tribunale, Maria Grazia Arena, e quello della Corte d’Appello, Luciano Gerardis, quelli dei tribunali di Palmi e Locri, Concettina Epifanio e Rodolfo Palermo, e quello del Tribunale dei minori, Roberto Di Bella. E ancora i massimi rappresentanti della Chiesa, del mondo della scuola e delle università, ma soprattutto i maggiorenni fra i ragazzi che hanno affollato oggi al Cilea, guardati forse con un pizzico di invidia da chi – ancora minorenne – non ha potuto mettersi in coda per firmare. E questa, a Reggio, è già una piccola rivoluzione. 

Alessia Candito
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  • Occhiello Centinaia di firme per il “Registro di cittadinanza consapevole”. La prima è quella del ministro Minniti. Lombardo: «Siamo i primi a metterci la faccia, dicendo “mafiosi mai”». Paci: «La Stato c’è ma serve una presa di coscienza civile»

È ai nastri di partenza l'undicesima edizione del Pentedattilo Film Festival, realizzato da Ram Film, festival di cortometraggi co-finanziato, quale “Grande Festival di rilievo Internazionale” dalla Regione Calabria, a valere sul Pac 2017. Quest'anno la manifestazione si svolgerà dal 7 al 10 dicembre a Pentedattilo, nel Reggino, in uno dei borghi più suggestivi d'Italia, e prevede la proiezione di oltre 100 cortometraggi fra quelli in concorso, fuori concorso e frutto di gemellaggi, tra cui quello con la prestigiosa University of Southern California Cinematic Arts. I film sono stati selezionati dalla direzione artistica, l'attore e regista Americo Melchionda e lo sceneggiatore Emanuele Milasi, coadiuvati dall'attrice Maria Milasi e dalla sceneggiatrice Alessia Rotondo.
I lavori in gara, selezionati da tutto il mondo (ben 40 Paesi), saranno al vaglio di una giuria formata da grandi nomi e registi pluripremiati, alcuni dei quali saranno protagonisti di workshop formativi indirizzati a filmmakers, registi, illustratori, produttori e studenti. Fra i laboratori, spicca la master class “Road to Oscar” diretta da Basil Khalil e Daniel Chan, regista e sceneggiatore candidati all'Oscar nel 2016 per il cortometraggio “Ave Maria”, in cui insegneranno come pensare e realizzare un corto per poter ambire agli Academy Awards. Inoltre, in anteprima Marino Guarnieri, uno dei registi di “Gatta Cenerentola”, svelerà la genesi del film attraverso il workshop “Gatta Cenerentola - how to make it”.
Il film di animazione interamente realizzato a Napoli, dopo la presentazione all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, si trova adesso nell'ambita short list di 26 film di categoria tra i quali verranno scelti i cinque candidati agli Oscar 2018. “Gatta Cenerentola” verrà poi presentato, nell'ambito del festival, per la prima volta nella città di Reggio Calabria l'11 dicembre in doppia proiezione alle 20 e alle 22 al Cine Teatro Metropolitano. Un altro workshop internazionale impreziosisce l'offerta formativa del festival: “Animation Narratives”, diretto dalla regista ungherese Éva Katinka Bognár, già insegnante alla celebre scuola Mome di Budapest.
«Il Pentedattilo Film Festival - sottolinea il co-direttore artistico Americo Melchionda - con questa edizione apre il suo secondo decennio di vita. Ed è con l'entusiasmo e la sfida culturale di creare e sviluppare qui in Calabria un contenitore che possa veicolare tra il pubblico la più recente produzione internazionale di cinema breve, che il Festival continuerà con il rischio della scommessa ad espandere il suo palinsesto di programmazione». «Una espansione che punterà sull'internazionalizzazione come elemento di crescita e confronto multiculturale: la Calabria con la singolarità della bellezza incontaminata del borgo di Pentedattilo, diventa così terra straordinaria capace di veicolare la malìa dell'arte cinematografica alla ricerca dei nuovi cineasti che stanno consolidando i maggiori circuiti di innovazione del cinema contemporaneo», conclude Melchionda.
Per l'altro direttore artistico, Emanuele Milasi, «l'obiettivo è quello di rafforzare le occasioni di crescita, formazione e scambio, in una festa del cinema che guarda da sempre al futuro delle nuove generazioni, perseguendo una delle mission del Festival che è quella di promuovere l'arte cinematografica, le eccellenze e le nuove opere, facendo scoprire suggestive location nel radicare un terreno favorevole allo sviluppo dell'imprenditoria cinematografica». Tutti i workshop saranno realizzati durante le giornate del festival presso il Borgo Antico di Pentedattilo. All'interno del ricco programma, che prevede proiezioni, eventi speciali, installazioni e la mostra fotografia “Piovuti dal mare”, con le opere realizzate da Fabio Orlando, per una festa del cortometraggio che ogni anno porta in Calabria eccellenze della cinematografia breve internazionale, il 9 dicembre si effettuerà anche l'importante forum “Il GeoParco Nazionale dell'Aspromonte verso il riconoscimento Unesco”, a cura dell'Ente Nazionale Parco dell'Aspromonte.

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  • Occhiello I lavori in gara, selezionati da tutto il mondo, saranno al vaglio di una giuria formata da registi pluripremiati, alcuni dei quali saranno protagonisti di workshop formativi indirizzati a filmmakers, registi, illustratori, produttori e studenti
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