La politica cafona dei cafoni politici

di Nino Spirlì Domenica, 02 Luglio 2017 22:07 Pubblicato in Lo Schiaffo

Avevo cinque/sei anni ed ero l’ombra di mio Padre. Lo seguivo ovunque andasse. Anche alle riunioni politiche. E fu così (il remoto è d’obbligo, considerata l’età) che li conobbi tutti. Buoni e cattivi. Belli e brutti. Onesti e furfanti. Rossi, neri e demonbianchi. Un’armata di politici postbellici. Agguerriti, competenti, eleganti, alfabetizzati (tranne qualche rosso Peppone, in continua guerra coi coingiuntivi e le plurale). Mai volgari e mai cafoni. Rispettosi della forma e, spesso, dei contenuti. 
Partecipavano, sì, alla spartizione – ignobile - della Torta Italia sembrando dei sanmichelearcangeli, ma, evitando qualsiasi pubblicità, vestivano, fuori le mura di casa e Palazzo, la veste candida del “non sembra malaccio”. Mangiavano Cosa Pubblica come e quanto gli orsi di Yellowstone, ma si coprivano con Facis e si confondevano con l’italiano medio, che, alla fine, in loro si riconosceva e li votava.
Sì, certo, svernavano a Cortina e si affumicavano a Saint Tropez, ma sempre con la dovuta dignità che, poi, sfoggiavano alle tribune politiche di Jader Jacobelli e Ugo Zatterin. Almirante, Andreotti, Pajetta, Longo, La Malfa, Malagodi… Angeli e demoni, certamente, ma “con stile”.
Guardali, Amico mio, i politici di oggi. Ascoltali, dopo averli sentiti ululare nei salotti sconci della televisione. Frequentali magari, se ti resta ancora qualche brandello di fegato sano. La maggior parte di questa catasta di scansafatiche è formata da un’accozzaglia di cafoni, nudi di verbi e compostezze. Strillano malecreanze e vestono grembiulini immeritati. Sporcano Palazzo, Basilica, Piazza e Tempio. Abbandonano volgarità ai bordi del cammino come fossero briciole di Hansel e Gretel. Cianciano di progetti politici e soluzioni per il futuro: in realtà, stanno avvelenando i pozzi.
In realtà, stanno annichilendo la Storia.
In realtà, somigliano, ancora una volta, a chi li vota.
Sono evidentemente e innegabilmente fastidiosi ed antipatici…
…Ci stiamo estinguendo, mio caro Wilde. Noi, quelli del teatro e del libro; gli amanti delle statue e delle tele; i fissati del buongiorno e buonasera. Noi, che pranziamo e ceniamo in Famiglia tutti insieme, e detestiamo gli apericena (aperiché???). Noi che sappiamo di non essere i migliori, ma quel che siamo lo siamo elegantemente. Sì, ce ne stiamo andando. E, con noi, muoiono i nostri politici.
In atto, al momento, in Italia, c’è una tangibile e odiosa sostituzione di popolo. Comprensiva di rappresentanti istituzionali…
(dedicato ai cialtroni delle poltrone; quelli che non la raccontano, ma molti la credono…)

 

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