Direzione Calabria, fra i treni blindati di Renzi e le ruspe di Salvini…

Giovedì, 26 Ottobre 2017 10:54 Pubblicato in Lo Schiaffo

Si sente nell’aria ottobrina quell’acre sentore di elezioni politiche. Quel tanfo, direi, che ricorda un po’ l’afrore pungente delle ascelle sudate di vecchi volponi imbrillantinati, un po’ il disgusto che danno gli adesivi per dentiera a fine giornata in bocca a oratori fumatori e logorroici, un po’ quel ritorno di merda attaccato ai leccaculo che tentano di convincerti che il loro “onorevole” ne vale mille di qualsiasi altro…
Quella puzza lì, ecco! Quella che conosciamo da quando sono state indette le primissime elezioni. Quella che, oggi, non è solo “reale”, ma anche virtuale. Perché i geni della comunicazione, al soldo dei nuovi vecchi volponi, tentano, tentano, tentano di non farcela sentire, la puzza, attraverso i comunicati stampa più truccati della salma di Mao, ma senza ottenere grandi risultati. Loro comunicano e a noi arriva l’esalazione da cloaca maxima.
Soprattutto quando costruiscono piramidi di menzogne, progettando lunghi viaggi in treno del più bugiardo dei pinocchi. E quando ne nascondono il flop, silenziando i filmati gonfi di offese e ingiurie collezionati ad ogni stazione; coprendole con le voci di cronisti servi che ne infiocchettano, senza vergogna, le bugiarde soddisfazioni.
Renzi sta raccogliendo il più lungo vaffanculo della storia delle ferrovie italiane. Ma la stampa cerca di occultarlo. Mentre i social lo tamtamizzano in diretta. Rendendo ridicola la stampa stessa.
Nel frattempo, zitto zitto, cacchio cacchio, “il Salvini”, solleticato dal profumo di leadership della nuova coalizione di centrodestra, è già partito con la paziente colonizzazione di quel Sud che alla vecchia Lega non piaceva e che, invece, lui viene sempre più spesso a carezzare. Non spettacolarizza il viaggio, intelligentemente, ma sa che a far notizia è già la sua presenza in questa terra che non lo amava e che lo sta annusando. Con curiosità. Un po’ come fanno i gatti con le novità. Vuoi vedere che il Matteo ruspista e il suo fedelissimo rappresentante calabrese, quel Domenico Furgiuele che da anni – direi coraggiosamente – si prende pochi onori e molti insulti per la convinta vicinanza al suo “Capitano”, alle prossime urne, il pinocchietto ferroviario lo “deragliano” al primo scambio?
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