Guccione sostiene Zingaretti «ma non per ripicca a Minniti» – VIDEO

Chiusi i lavori della tre giorni di formazione politica della DemSchool. Presto gli “Stati generali della Calabria” secondo le prospettive dei giovani. «La mia è una scelta di rottura, non vado contro Minniti perché sulla battaglia della sanità non ha insistito per ridare pieni poteri al presidente della regione»

COSENZA Chiusa la tre giorni della DemSchool i punti fissi all’orizzonte sono due. Il primo gode di una prospettiva più ravvicinata: il sostegno a Nicola Zingaretti candidato alla guida del Partito Democratico. Il secondo, da programmare con più tempo. Sono “gli stati generali della Calabria” spazio dedicato ai giovani Dems che stanno portando avanti ormai da due anni un percorso di formazione politica. Manco a dirlo proprio dalla convention dei giovani dovrebbe nascere un programma elettorale da far passare di mano in mano in vista delle elezioni regionali. «Ormai nei partiti non si forma più la classe dirigente, non è più l’ascensore sociale che permetteva a chiunque di ritagliarsi uno spazio all’interno delle organizzazioni politiche». Tira le somme il consigliere regionale Carlo Guccione capostipite dei Dems calabresi che di fianco all’ex ministro della giustizia Andrea Orlando congeda i giovani che hanno partecipato alla scuola di formazione politica.

SOSTEGNO A ZINGARETTI La retorica manzoniana non serve per le elezioni del segretario nazionale. “Questo congresso s’ha da fare” e quindi lo scacchiere va a delinearsi. Ma tra fanti, cavalieri, re e regine i rapporti sono stati sempre incrinati. Guccione sostiene Zingaretti, ma ha una precisazione da fare: «Io credo che sia necessaria una discontinuità rispetto ai contenuti di Renzi e quello che garantisce questo è Nicola Zingaretti. Ognuno ha la propria coerenza, io non do il mio appoggio a Minniti perché è stato tiepido sulla battaglia fatta per consegnare la sanità al governatore. Ne faccio una questione politica e di contenuti. Le adesioni a dispetto rischiano di far implodere il Partito Democratico».E le adesioni a dispetto, interpretando il discorso di Guccione, sarebbero quelle di Oliverio e company, una ripicca per il mancato sostegno alla fine del commissariamento regionale sulla sanità che i dem (Oliverio, Enza Bruno Bossio e consorte, ma anche Guglielmelli) farebbero pagare in termini di voti alle primarie. «Se ho accettato di fare il candidato a sindaco di Cosenza al posto di Lucio Presta è stato grazie a Marco Minniti- aggiunge Guccione-. Con lui abbiamo ragionato in quelle ore ed abbiamo evitato che la bandiera del Pd si ammainasse clamorosamente. È inutile dirlo, lo stimo, ma adesso c’è bisogno di una rottura».

LAVORO IN CALABRIA La parola centrale dei tavoli di lavoro della DemSchool è stata radici. Ed è evidente come sia all’estremo opposto dei numeri riconducibili agli emigranti. 180mila persone sono andate via negli ultimi 15 anni e di questi in un solo lustro, 46mila erano laureati. «Prima se ne andavano le braccia, adesso anche i cervelli è chiaro che questo certifica il fallimento della classe dirigente –dice Oliverio». Un fallimento presente ma con buone prospettive future. Non a caso Andrea Orlando nel replicare il consigliere regionale, fa la conta degli interventi (mancanti) per il mezzogiorno. «La questione mezzogiorno nella manovra fiscale è risolta solo con il reddito di cittadinanza, non ci sono investimenti, non si fa riferimento al cambio per la pubblica amministrazione e soprattutto non si considerano gli effetti a lungo termine dei soldi dati come sussidio. È logico –spiega Orlando- che si tagliano parti non solo il termini di risorse ma anche di strutture per il sud Italia». L’allusione alle strutture per Guccione però ha una connotazione e una individuazione geografica precisa: il porto di Gioia Tauro. «Il porto di Gioia doveva essere un punto di forza ma siamo passati dai 3 milioni di container del 2008 ai meno di 2 milioni mezzo di oggi». E anche le politiche attive per il lavoro non hanno soddisfatto il consigliere. «Garanzia Giovani era una grande opportunità e non è stata gestita in modo utile anzi, ci fa rischiare concretamente il commissariamento regionale». E se Guccione spera che sia finita «l’era del trasformismo e consociativismo», Orlando si augura che sia finita invece «l’era delle truppe cammellate. Perché secondo il deputato, dal prossimo congresso in poi il Pd: «Non potrà più non tenere conto di quanto dice la società e poi fare spallucce quando si perde di brutto. La rottura della sinistra con il popolo è iniziata diversi anni fa».

Michele Presta

m.presta@corrierecal.it







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