Aterp, polverizzato il “tesoretto” dei fondi ex Gescal

LAMEZIA TERME Due anni. Tanto è passato da quando il Corriere della Calabria pubblicò le prime inchieste sull’utilizzo disinvolto dei fondi ex Gescal (Gestione case per i lavoratori). Si trattava –…

LAMEZIA TERME Due anni. Tanto è passato da quando il Corriere della Calabria pubblicò le prime inchieste sull’utilizzo disinvolto dei fondi ex Gescal (Gestione case per i lavoratori). Si trattava – l’imperfetto oggi è d’obbligo – di un “tesoretto” milionario che era stato alimentato per anni dalle trattenute sulle buste paga dei lavoratori dipendenti e che, sulla carta, doveva servire per costruire nuove case popolari, per effettuare la manutenzione di quelle già esistenti o, al limite, per espropriare i terreni su cui costruire gli immobili. In Calabria, invece, questi fondi sono stati utilizzati dalle 5 ex Aterp provinciali per scopi molto diversi da quelli originari. In qualche modo, adesso, lo conferma anche la Regione Calabria, che ha portato a termine la ricognizione sui fondi ex Gescal avviata nei mesi scorsi su impulso della giunta Oliverio, in particolare dell’assessore Roberto Musmanno. Lo si è appreso dal comunicato diffuso il 9 agosto scorso dalla Regione, che però non ha reso noti i numeri venuti fuori dai controlli effettuati sui fondi ex Gescal. Dalla delibera di giunta pubblicata sul Burc del 21 ottobre scorso, invece, si può capire che di un tesoretto che il 30 ottobre 2014 ammontava ufficialmente a oltre 126 milioni di euro oggi ne sono rimasti a disposizione della Regione nemmeno 6.

SU 97 MILIONI 91 SONO GIÀ IMPEGNATI Ad oggi, si legge nella delibera 319/2016, sul conto corrente della Cassa depositi e prestiti ci sono 97.019.791,50 euro derivanti dai fondi ex Gescal. Di questi, però, 91.685.216,08 euro sono riferiti ad interventi che sono stati già avviati e per cui sono stati assunti impegni giuridicamente vincolanti: tradotto, significa che si tratta di lavori già aggiudicati anche in via provvisoria o per cui è stato stipulato un contratto di appalto. Se a questi, poi, si sommano anche quelli per cui è già stata avviata una procedura per la selezione del contraente, quelli per cui tale procedura non è ancora stata avviata e quelli da considerarsi decaduti per decorrenza dei termini, si arriva a un totale di oltre 112 milioni di euro. Una somma, dunque, superiore a quella effettivamente disponibile sul conto della Cassa depositi e prestiti.

IL PROGRAMMA OPERATIVO DI SCOPELLITI/STASI Le cifre che danno la misura di quanti soldi provenienti dai fondi x Gescal siano stati spesi negli ultimi anni si trovano tutte in atti ufficiali e pubblici. Il 7 marzo del 2014, per esempio, la giunta Scopelliti emanò la delibera 93, relativa all’approvazione e la gestione di un «programma operativo nel settore delle politiche della casa» finanziato con fondi ex Gescal per poco meno di 150 milioni di euro. Ci vollero sette mesi, però, per accorgersi – la guida della giunta era nel frattempo passata ad Antonella Stasi – che i soldi disponibili sul conto corrente della Cassa depositi e prestiti erano un po’ di meno: 126 milioni – come si può leggere nella delibera 452/2014 – da ripartire tra le 5 Aterp per la realizzazione degli interventi previsti nel programma operativo. Questi provvedimenti, di fatto, hanno dato il via a una serie di spese che le Aterp hanno affrontato spesso distaccandosi completamente dallo scopo che originariamente era previsto per quei fondi. Oltre all’acquisto della sede di Vibo (su cui indaga la Guardia di finanza), il programma operativo servì a finanziare decine e decine di contratti collaborazione siglati – a volte a ridosso di scadenze elettorali – attingendo alle famigerate short list di cui le aziende si sono dotate.

IL CONTENZIOSO MONSTRE Nel frattempo, anche se in grave ritardo, si è arrivati all’accorpamento delle Aterp in un’unica azienda regionale, mentre con la delibera 319/2016 la giunta Oliverio ha anche revocato gli atti adottati dell’esecutivo di centrodestra che destinavano i fondi ex Gescal al “programma operativo”. Fatta eccezione, ovviamente, per quelli per cui sono già stati assunti impegni giuridicamente vincolanti. Come per la sede dell’Aterp di Vibo, che è ormai stata acquistata per un importo di 2,8 milioni di euro, dei quali almeno il 60% proviene dai fondi ex Gescal. Discorso diverso, invece, per i co.co.co. siglati in questi anni, alcuni dei quali, in particolare quelli stipulati dal distretto territoriale dell’Aterp di Cosenza, sono stati revocati. 
Ma l’istruttoria portata a termine dagli uffici della Regione ha evidenziato anche un altro dato preoccupante: in caso di soccombenza, tutti i contenziosi in atto potrebbero comportare un esborso per la Regione di oltre 10 milioni di euro.

I NUOVI INTERVENTI Chiaramente, alla luce di tutto ciò, la ricognizione è servita alla Regione per salvaguardare gli equilibri di bilancio, evitare possibili danni erariali e verificare la compatibilità con le finalità degli stessi fondi. Adesso, dunque, i calabresi sanno quanti di quei soldi sono stati spesi ma non sanno, almeno non del tutto, come siano stati spesi.
Ora dai piani alti della Cittadella è stato dato mandato al dipartimento Lavori Pubblici guidato dal dg Mimmo Pallaria di «programmare nuovi interventi in materia di edilizia residenziale pubblica garantendo che il totale degli impegni da assumere non ecceda la disponibilità sul predetto conto corrente infruttifero, nel rispetto dei seguenti criteri di indirizzo: interventi destinati all’aumento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con priorità agli interventi di manutenzione straordinaria destinati alla rimozione del rischio amianto; interventi di edilizia residenziale pubblica destinati a particolari categorie sociali realizzati all’interno dei centri urbani che garantiscano il consumo zero di territorio e che siano realizzati nel rispetto delle linee guida regionali in materia di edilizia sostenibile». Peccato, però, che per questi nuovi investimenti siano rimasti solo 6 milioni di euro.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it







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