Centro per i rimpatri a Mormanno, la Regione contraria

Incontro in Prefettura Cosenza. Manoccio: «Il sito prescelto ha carenze dal punto di vista logistico, poiché si trova lontano dagli aeroporti e dai porti ed in pieno Parco del Pollino» Venerdì, 19 Maggio 2017 19:17 Pubblicato in Politica
Giovanni Manoccio Giovanni Manoccio

Si è tenuto ieri  presso la Prefettura di Cosenza l’incontro per far luce sulle notizie inerenti l’individuazione di Mormanno come sede del Cpr (Centro per i Rimpatri) da parte del Ministero dell’Interno. All’ incontro - riporta una nota diffusa dall’Ufficio stampa della Giunta -, richiesto dal sindaco di Mormanno, oltre al Prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, hanno partecipato le delegazioni degli amministratori del centro del Pollino, il consigliere  regionale  Fausto Orsomarso.
A partecipare ancora il delegato per l'immigrazione della Regione Calabria Giovanni Manoccio che al riguardo ha affermato: «Durante la riunione ho espresso il parere negativo rispetto la scelta del sito, condiviso dal presidente della Regione Mario Oliverio, precisando che la Regione stessa non è stata ancora chiamata a dare il proprio parere sulla vicenda, considerato che la scelta deve essere fatta dal Ministero,  sentite le Regioni. Sono intervenuto - prosegue Manoccio - evidenziando che degli 11 Cpr proposti, ben 8 sono stati riconfermati nelle stesse sedi degli ex Cie (Centri di identificazione ed espulsione), che due,  e precisamente in Basilicata e Campania,  sono completamente nuovi, in quanto non vi erano strutture simili nel passato, e che solo in Calabria si è scelto un insediamento nuovo, mentre esistevano due vecchie sedi dei Cie che erano ubicate a Lamezia ed al Cara di Crotone».
«Ho sostenuto - conclude Manoccio - che il sito prescelto ha carenze dal punto di vista logistico, poiché  si trova lontano dagli aeroporti e dai porti ed in pieno Parco del Pollino, ragione per la quale gli iter per l’adeguamento progettuale per trasformarlo in Cpr,  essendo per il momento un villaggio che ospitava operai edili, dovranno essere sottoposti alle procedure della legge 394 (Aree Protette) che prevedono tutta una serie di visti e pareri ambientali che non favoriscono il rapido inizio dei lavori».