I voli Torino-Reggio finiscono in Parlamento

Interrogazione della deputata Pd piemontese Paola Bragantini sulle difficoltà della numerosa comunità di corregionali di raggiungere rapidamente i luoghi d’origine dopo la decisione di Alitalia di abbandonare il “Tito Minniti”. Nencini: oneri di servizio pubblico su questa rotta Domenica, 18 Giugno 2017 10:44 Pubblicato in Politica
L'aeroporto "Tito Minniti" di Reggio Calabria L'aeroporto "Tito Minniti" di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA Con l’arrivo dell’estate il nodo trasporti arriva al pettine. I migliaia di corregionali che negli anni hanno lasciato la Calabria “scoprono” a loro spese quanto quest’anno diventerà più complicato rientrare nella terra natia. Soprattutto se devono raggiungere le coste dello Jonio o l’estrema punta della Calabria. La chiusura dello scalo di Crotone e la netta riduzione di voli diretti a Reggio Calabria – senza trascurare la compressione di linee ferroviarie per e dalla città metropolitana - trasformano il tanto atteso rientro nelle famiglie d’origine per i nostri migranti in un vero e proprio terno a lotto. A sollevare la questione anche due esponenti politici piemontesi dove nella solo Torino vive una comunità di circa 40mila persone. In una interrogazione scritta in Parlamento la deputata del Pd Paola Bragantini aveva segnalato le gravi difficoltà dei calabresi residenti in Piemonte di raggiungere dall’aeroporto di Torino la propria terra. Stessa denuncia sollevata dalla consigliera regionale dem Nadia Conticelli che ha chiesto all’assessore della Regione Piemonte Balocco e al presidente Chiamparino di invocare l’«imposizione dell'Onere di servizio pubblico sulla rotta Torino-Reggio Calabria garantendo adeguati collegamenti aerei tra il Piemonte e la Calabria». Una soluzione tra l’altro suggerita dal viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini in risposta all’interrogazione parlamentare di Bragantini.  Una strada che però il governo sembrerebbe intenzionato a non seguire. Stando a quanto riportato sulla Stampa, su questo tema la posizione del ministero sarebbe chiara: Lo Stato non può interferire sulle scelte commerciali dei vettori.
Una linea che però potrebbe essere ammorbidita vista la complessa situazione che si è venuta a creare dopo che l’Alitalia - per le note difficoltà economiche l’hanno vista al centro di una complessa vicenda societaria – ha deciso il taglio dei voli diretti per e  da Reggio Calabria.
Così per chi vive in Piemonte o si appoggiava all’aeroporto “Caselle” – si pensi alle decine di calabresi che vivono nelle vicine regioni come la Valle d’Aosta - per recarsi in Calabria non resta che altra alternativa di scegliere come aeroporto d’approdo Lamezia Terme - collegata con un’unica compagnia la Blu Air – oppure fare scalo a Roma e prendere un nuovo volo Reggio. Entrambe soluzioni decisamente poco vantaggiose sia in termini di tempo che di costi.
Da qui le denunce dei due esponenti politici piemontesi come tiene a precisare la deputata Pd Bragantini: «i problemi esistono, eccome». E dunque la soluzione sarebbe appunto quella di ripristinare gli oneri di sevizio pubblico in vigore – come ha ricordato Nencini – dal 2011 al 2013 e poi abrogati «per volontà della Regione Calabria di non proseguire con l'imposizione del servizio e restituirlo al libero mercato».
Detta così la soluzione per rendere attrattivo lo scalo di Reggio resta in mano alla Regione.

Roberto De Santo
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