Consiglio, è il trionfo di Gentile: il centrosinistra non esiste più

Il vicepresidente uscente trionfa e beffa Forza Italia. Irto riconfermato quasi all'unanimità. Graziano supera Tallini e rischia l'espulsione dal partito. Il Pd si spacca su Ciconte. Pasqua pronto ad abbandonare la maggioranza: «Trattati come spettatori non paganti». E in Consiglio si rivede Scopelliti - VIDEO Lunedì, 11 Settembre 2017 20:07 Pubblicato in Politica
Il nuovo Ufficio di presidenza. Da sinistra: Neri, Ciconte, Irto, Gentile e Graziano Il nuovo Ufficio di presidenza. Da sinistra: Neri, Ciconte, Irto, Gentile e Graziano

REGGIO CALABRIA Il vecchio centrosinistra non esiste più. Il Pd non esiste più. L’elezione dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale consegna una maggioranza che si frantuma per trasformarsi in qualcosa di diverso. Con 24 voti, quattro in più rispetto a quelli totali dell’intera maggioranza, Nicola Irto viene riconfermato presidente quasi all’unanimità (5 le schede bianche, un voto a testa per Giuseppe Neri e Pino Gentile), ma è sulla scelta dei vicepresidenti e dei segretari-questori che, fin dall’inizio, si è giocata la partita. L’elezione dello stesso Gentile alla vicepresidenza conferma che, da oggi, il centrosinistra è cambiato o non è più tale: Ap – sulla scia di quanto avvenuto anche in Sicilia – è a pieno titolo nella maggioranza. Il vero vincitore della giornata è proprio Gentile. Tiene l’incarico e lo fa con una prova di forza eccezionale: 13 voti (i consiglieri alfaniani sono solo 3), uno in più rispetto al candidato ufficiale del Pd e della maggioranza, Vincenzo Ciconte. Significa che ben 10 franchi tiratori hanno scelto l’ex assessore regionale o, comunque, “tradito” le indicazioni di partito. Ed è già caccia ai guastatori della maggioranza: i vari Guccione, Scalzo, Greco, D’Agostino, avranno votato convintamente Ciconte? E il governatore Oliverio, quanto avranno influito le sue indicazioni sulla rielezione di Gentile? Per il segretario regionale Ernesto Magorno, tuttavia, quella di oggi per il Pd è una giornata positiva: «Il Partito democratico ha saputo dare dimostrazione di essere una forza solida e compatta e di rispondere alle proprie prerogative di partito al governo della Regione».
Più realista Vincenzo Pasqua, uno di quei consiglieri che non ha certamente appoggiato Ciconte (ormai è quasi certo il suo passaggio tra le fila dell'opposizione): «Voterò contro la maggioranza», ha rivelato pochi minuti prima dell’inizio della Consiglio. Il motivo? «Non c’è stata nessuna riunione per decidere le scelte. È un fatto vergognoso, ci hanno trattato come spettatori non paganti».  
In effetti, alla riunione fiume che ha preceduto la seduta hanno partecipato solo i consiglieri iscritti al Pd. Dal vertice, dopo una lunga trattativa, è saltato fuori il nome di Ciconte. Che, pochi minuti dopo la sua elezione, passa all’incasso: «È andata bene, non avevo chiesto nulla, non ho bisogno di poltrone, ma la maggioranza ha ritenuto di assegnarmi comunque questa carica. La accetto con spirito di sacrificio». Resta il problema di un esponente della (presunta) minoranza come Gentile che ottiene più preferenze di un consigliere organico al Pd. Ciconte, però, minimizza: «Un voto in più non è un problema, è giusto premiare l’esperienza e la competenza di Gentile che è in Consiglio ormai da molti anni».

 

FI ANNIENTATA La debacle è tutta di Fi. E, come avvenuto in occasione del coordinamento azzurro di Lamezia Terme, anche stavolta in Consiglio si affaccia Peppe Scopelliti. L'ex governatore, a poche ore dal voto, si è intrattenuto con alcuni consiglieri regionali di centrodestra. Avrà dato indicazioni sulla formazione del nuovo Ufficio di presidenza?
Rimangono le certezze del voto. Wanda Ferro, indicata come vicepresidente dal partito azzurro, si aspettava almeno 7 preferenze: ne ha ottenute 6; Tallini, in corsa per fare il segretario, ne ha avute altre 7: per entrambi le incursioni della maggioranza nel voto hanno avuto effetti nefasti. Con 13 voti Neri ottiene la riconferma a segretario-questore e, a differenza di quanto avvenuto nel 2015, riesce a staccare il consigliere di minoranza Graziano (11), altro vincitore di giornata contro tutti i pronostici. Proprio il fondatore de Il coraggio di cambiare l'Italia è il principale indiziato rispetto al voto mancante di Ferro. Tant'è che il coordinamento regionale di Fi annuncia per il prossimo venerdì una riunione per il deferimento ai probiviri e l'espulsione di Graziano, accusato di essere «organico alla maggioranza Pd-Ap».
Tallini non nasconde l’amarezza: «Purtroppo ancora una volta, come successo a inizio legislatura, singoli consiglieri che si dichiarano di opposizione ricevono voti dalla maggioranza. Si è creato un nuovo vulnus dal momento che l’opposizione, ancora una volta, non è rappresentata nell’Ufficio di presidenza». 
Per il segretario provinciale di Fi a Catanzaro si è insomma ripristinato «l’asse Oliverio-Gentile, ma non è ancora chiaro su quale altare sia stato consacrato». La storia non è finita qui: «Nelle prossime ore – dice ancora Tallini – vedremo come poter sollevare un problema che è anche giuridico. Una maggioranza arrogante e pigliatutto ha pesantemente interferito e penalizzato l’opposizione». Poi la stoccata: «Non mi aspettavo certo i voti di chi è colluso con ‘ndrangheta e malaffare…». 
E ancora: «Nei prossimi giorni metteremo nuove informazioni a disposizione dell’opinione pubblica perché ci sono cose che devono essere guardate con la lente d’ingrandimento: abbiamo notizie di cui, pensiamo, dovrà occuparsi la magistratura». La Calabria, commenta invece Ferro, «continua nella scia del trasversalismo e dell’inciucio. C’è stato un tiro mancino all’interno del partito stesso di cui, da domani, si dovrà prendere atto».
Per domani era prevista una nuova seduta dedicata alla questione migranti, ma i capigruppo, insieme al nuovo Ufficio di presidenza, hanno deciso di rinviarla. La prossima settimana, infatti, i presidenti dei gruppi torneranno a riunirsi per calendarizzare l’attività di Palazzo Campanella per tutto il 2017. 
La seconda metà della legislatura è ufficialmente iniziata. E da oggi Oliverio potrà contare su una maggioranza tutta nuova. Costruita sulle macerie del Pd.