«Politica e burocrazia, di chi è la colpa?»

di Pino Galati* Lunedì, 06 Novembre 2017 18:17 Pubblicato in Politica
Pino Galati Pino Galati

Si dice che la burocrazia rallenti i processi di sviluppo a causa di iter farraginosi che investono gli Enti pubblici nell’espletamento di alcune procedure gestionali, ma allo stesso tempo si osserva che di sovente è la politica, e le litigiosità esistenti all’interno della maggioranza di governo, a frenare l’azione di governo ostacolando la crescita delle singole comunità. Altre tesi sostengono che ci sia una netta dicotomia tra apparati burocratici e classe politica tanto che quest’ultima, spesso, non è al corrente di inchieste o rimane basita di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono dirigenti della pubblica amministrazione. Quale è la verità? Questa voragine che apparentemente separa gli apparati burocratici dai rappresentanti delle istituzioni politiche è reale o a volte è costruita ad arte per coprire negligenze o nascondere intrecci perversi tra le due parti?
Chi è chiamato a governare un Ente, specie se non di grandissime dimensioni, sia esso un sindaco o un presidente di Provincia o di Regione, è possibile che sia sempre estraneo o non sia stato messo al corrente su pratiche o appalti che a posteriori risultano non rispettare le norme vigenti? Sicuramente non occorre fare di tutta l’erba un fascio, ma il dubbio rimane.
Così capita che a volte la macchina burocratica venga colpevolizzata ingiustamente dalla classe politica allo scopo di trovare un capro espiatorio che giustifichi il mancato raggiungimento dei programmi di governo. Risulta comodo scaricare sui dirigenti degli enti pubblici, peraltro ai più poco conosciuti, responsabilità proprie ed incapacità palesi nell’amministrare la cosa pubblica.
Stesso discorso vale per quei i burocrati che sembrerebbero dimenticare la funzione pubblica del loro ruolo e la necessità di favorire, nel rispetto delle regole, lo sviluppo della comunità che rappresentano e l’efficienza dei procedimenti amministrativi.
Spesso accade che decisioni importanti per la comunità si impantanano colpevolmente nei meandri della burocrazia comunale, regionale o degli apparati dello Stato. Non sono immuni da tale ragionamento gli scioglimenti dei consigli e delle amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. A pagare è la politica, mai la burocrazia.
Quale è la soluzione? La ricetta potrebbe essere semplice: il rispetto dei ruoli e delle regole. Solo così la burocrazia sarebbe percepita come un potere non opprimente e la politica come un mezzo per dirigere la vita pubblica e risolvere i problemi della collettività. Ma evidente manca ancora un passaggio per realizzare questo processo: un salto culturale e un cambiamento di costume. La strada è segnata, gli attori si rendano protagonisti di un reale cambiamento.

*Deputato di Ala