Sanità, sit-in dei sindaci della Locride a Palazzo Chigi

Nella capitale la protesta di una trentina di amministratori locali per attirare l’attenzione sulle condizioni dell’ospedale di Locri, ma solo una delegazione viene ricevuta dai consiglieri della Presidenza del Consiglio. Calabrese: «Delusione e sconforto» Martedì, 14 Novembre 2017 12:17 Pubblicato in Politica

LOCRI Tra i trenta sindaci della Locride che hanno partecipato alla manifestazione di martedì mattina a Roma a difesa dell’ospedale Spoke di Locri, ad esser stati ricevuti poco dopo le 13 dall’ufficio della Presidenza del Consiglio e nello specifico, dai consiglieri Gabriele De Giorgi e Laura Tempestini, sono stati solo i primi cittadini di Benestare, Rosario Rocca, e di Stignano, Franco Candia, rispettivamente presidente del Comitato dei sindaci e presidente dell’assemblea di AssoComuni Locride. Nessun incontro dunque con Gentiloni, per via di un suo concomitante impegno istituzionale. I due consiglieri hanno preso atto del dramma sanitario che ha investito la Locride, così come illustrato dalle relazioni di Candia e Rocca, con l’impegno di attivarsi sia sul piano del Ministero della Sanità che con sul piano del Mef.
«Da qui a 10 giorni - ha riferito Franco Candia - saremo ricontattati. Vedremo cosa succederà, eravamo consapevoli che da questo incontro non poteva, nell’immediato, scaturire una soluzione alla spinosa problematica. Non possiamo dire di non aver avuto un’interlocuzione con il Governo. Sicuramente positiva è stata la partecipazione dei sindaci aderenti al sit-in».
«Le nostre istanze - ha aggiunto Rosario Rocca - relative all’affermazione del diritto alla salute quale diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e qualificato come inviolabile, e l’attivazione degli standard così come previsti dalla legge, per un ospedale Spoke, sono state accolte dai consiglieri De Giorgi e Tempestini, che ci hanno assicurato di mobilitarsi per una tempestiva interlocuzione con il Ministero della Salute e con gli organi territoriali del Governo, in primis la prefettura di Reggio Calabria. Ho sottoposto all’attenzione dei consiglieri non solo il punto di vista di noi sindaci, ma anche del personale medico, consegnandogli personalmente la lettera che gli operatori sanitari del pronto soccorso, qualche anno fa, avevano inoltrato all’Associazione dei sindaci, descrivendo il quadro drammatico e surreale di lavoro, con cui sono tuttora costretti a fare i conti.  Un gran risultato, a mio parere, ha riguardato invece, la numerosa e compatta partecipazione dei sindaci della Locride. Mi auguro che questo, serva ad avere ricadute positive sul nostro territorio e sulla nostra gente».
Insoddisfatto il sindaco di Locri Giovanni Calabrese: «Un presidio simbolico - ha commentato il primo cittadino - quello di questa mattina, ma, di fatto, continuiamo a non avere la giusta attenzione sulla problematica della sanità (con i reparti ridotti all’osso) e con un rimpallo di responsabilità che va ad incidere sulla pelle dei cittadini di Locri e della Locride. A ciò, va aggiunta l’appartenenza politica di ognuno: anche questo costituisce un problema. C’è delusione e sconforto, i parlamentari non sono in grado di dare risposte concrete». Calabrese non ha esitato di ricordare come in più occasioni, recentemente, sia stato chiesto al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, di revocare dall’incarico di direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria Giacomino Brancati: «Oggi ci aspettavamo quantomeno di essere ricevuti tutti, e non solo una delegazione. Si continua a giocare sulla pelle dei cittadini».
Intanto il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, ha convocato per giovedì mattina una nuova riunione del “Tavolo Sanità Locride”, tavolo di coordinamento presieduto e istituito dall’Ufficio territoriale del governo, su iniziativa del ministro Lorenzin, per affrontare le evidenti criticità più volte segnalate che attanagliano l’ospedale di Locri.

Francesca Cusumano
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