Protocollo con iGreco, la retromarcia dell'Ao di Cosenza

L'Azienda ospedaliera aveva siglato un'intesa con gli imprenditori privati per il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza, ma dopo le critiche del M5s è arrivato il dietrofront. I titolari dell'ex Sacro Cuore: «Polemiche sterili». Ma il management ammette che l'accordo non era di sua competenza Venerdì, 17 Novembre 2017 21:27 Pubblicato in Politica

COSENZA Due versioni non proprio coincidenti per un unico fatto: da una parte il Movimento 5 stelle, in particolare la deputata Dalila Nesci; dall'altra gli imprenditori iGreco. Al centro della contesa il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (Igv) che l'Azienda ospedaliera di Cosenza, con delibera datata 17 ottobre, aveva affidato tramite un protocollo d'intesa alla iGreco Ospedali Riuniti srl, società che gestisce la struttura ex Sacro Cuore.

M5S: «ANDREMO FINO IN FONDO» «Il Movimento 5stelle – scrive in una nota Dalila Nesci, capogruppo dei grillini in commissione Sanità, che aveva sollevato la questione nei giorni scorsi – ha fatto revocare all'istante la delibera con cui l'Azienda ospedaliera di Cosenza aveva regalato alla privata iGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza chirurgica. Sulla vicenda, però, andremo sino in fondo come già annunciato. È singolare che a poche ore dal nostro intervento l'Azienda ospedaliera di Cosenza abbia fatto retromarcia su quella concessione, peraltro con inespresse motivazioni, frettolose quanto vaghe e direi criptiche». «Occorre accertare – prosegue la parlamentare 5stelle – il ruolo, rispetto alla riferita concessione, svolto dal dipartimento della Programmazione sanitaria, diretto dall'ex sub-commissario ad acta, Andrea Urbani, e gli atti autorizzativi della struttura commissariale e della Regione Calabria alla base della delibera dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, revocata in tempi record grazie al controllo che abbiamo esercitato col solito tempismo e rigore». «Ribadisco – conclude Nesci – l'assoluta gravità della vicenda, che avuti gli atti potrà indurmi a chiedere le dimissioni immediate degli eventuali responsabili. Sarebbe bene che anche il governatore Mario Oliverio esaminasse le carte e si determinasse di conseguenza. Nel Servizio sanitario il privato integra il pubblico, che non può mai favorirlo, soprattutto con atti abusivi ed illeciti».

IGRECO: «POLEMICHE STERILI» La versione dei fatti fornita dagli imprenditori cosentini è invece un po' diversa. In una nota inviata al dg dell'Ao cosentina Achille Gentile, iGreco parlano di «sterili polemiche» e comunicano di voler recedere dal protocollo d'intesa «solo nella parte in cui si prevedeva la nostra disponibilità a sopperire alla mancanza totale di personale medico dell'Azienda ospedaliera di Cosenza nell'espletamento delle Igv chirurgiche». Gli imprenditori scrivono poi a Gentile di rimanere a disposizione nel caso in cui non si riuscisse a soddisfare tutte le richieste che arriveranno all'Azienda ospedaliera, «mentre proseguirà regolarmente – precisano iGreco – il servizio di Ivg chirurgica presso la nostra struttura in regime di accredimento e quindi senza alcun onere a carico delle pazienti».

LA RETROMARCIA La nota degli imprenditori è effettivamente richiamata nella delibera con cui Gentile e il suo management fanno dietrofront rispetto all'intesa sottoscritta da loro stessi esattamente un mese prima. Nella delibera si aggiunge inoltre di «dare mandato alla Direzione Medica di P.U. ed al Dipartimento Materno Infantile Interaziendale di avviare ogni utile tentativo per far fronte alle criticità, mediante specifici incontri finalizzati alla definizione di un protocollo d’intesa con l’Asp di Cosenza per le finalità specificate in premessa, al fine di soddisfare i bisogni e garantire le cure migliori nell’Area Materno Infantile».
Insomma le criticità rimangono. Ma nel provvedimento vergato dai vertici dell'Azienda ospedaliera c'è anche un'altra motivazione destinata a far discutere: oltre a prendere atto della volontà de iGreco di recedere dal protocollo, infatti, la dirigenza scrive di voler fare marcia indietro perché, «da un più attento esame», emerge che lo stesso protocollo non rientra «tra i compiti assegnati dai vari Dca (decreti del commissario ad acta, ndr) a questa Azienda». Tradotto: dopo le polemiche sollevate dal M5s, la direzione dell'Azienda ospedaliera si è improvvisamente accorta che quanto aveva deciso non rientrava in realtà nei suoi compiti.

s. pel.