Cisal: «In Regione 56 “imboscati” dalla sanità»

Il sindacato denuncia gli utilizzi temporanei disposti da un decreto del 30 novembre 2016. Dipendenti degli ospedali sono chiamati a svolgere incarichi amministrativi alla Cittadella. «È in atto un'emorragia in un settore già fortemente penalizzato» Lunedì, 04 Dicembre 2017 10:30 Pubblicato in Politica

CATANZARO Arrivano a quota 56 i dipendenti del comparto sanitario in prestito alla Regione Calabria. Utilizzi temporanei di lavoratori su cui la Cisal chiede di fare luce, visto che alcuni di essi si protrarrebbero da quasi dieci anni o, in un altro caso, lo stesso dipendente sarebbe stato ceduto contemporaneamente da due distinte aziende, sanitaria e ospedaliera: «Com’è possibile che con decreto del 30 novembre 2016, il dirigente generale del dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie non abbia fatto caso che un dipendente è stato prorogato da due aziende diverse? Un decreto, quest’ultimo, nel quale si dispone l’utilizzo temporaneo, fino al 31 dicembre 2018, di 39 unità lavorative delle diverse aziende ospedaliere e sanitarie».
«Sembra incredibile – evidenzia il sindacato – che in continuazione vengano svuotate le corsie degli ospedali calabresi per trasferire il personale negli uffici amministrativi della Cittadella regionale. Ostetriche ed infermieri, infatti, invece di svolgere il lavoro per il quale sono stati assunti, preferiscono “accomodarsi” in ufficio per svolgere mansioni amministrative. Non si comprende la logica di tale fenomeno. Forse svolgere incarichi amministrativi in Regione equivale a somministrare farmaci e flebo in corsia? La perizia nell’effettuare iniezioni di medicinali abilita anche a gestire impegni contabili e liquidazioni? E poi questo progressivo svuotamento dalle corsie dei nosocomi come si configura all'interno della gestione del sistema sanitario regionale? Come può pretendere il presidente della Regione Calabria di essere nominato commissario per il piano di rientro della sanità se la “macchina” che lui stesso amministra causa questa emorragia di personale alle aziende sanitarie?».
«Dopo un’attenta verifica – proseguono i vertici della Cisal – abbiamo scoperto tanto altro ancora. Il flusso di personale comandato presso la Regione Calabria e proveniente dalle strutture sanitarie è inarrestabile. Il record di trasferimenti in uscita lo detiene l’Asp di Catanzaro con ben 21 dipendenti “ceduti”, seguita dall’A.O. Pugliese-Ciaccio del capoluogo di regione a quota 12, dall’Asp di Cosenza con 8 unità, e quindi dall’Asp di Crotone che ha mandato in Regione 5 lavoratori, dall’A.O. Mater Domini che ha dato in prestito 4 dipendenti a pari merito con l’Asp di Reggio Calabria e, fanalino di coda, l’Asp di Vibo Valentia con sole 2 unità assegnate temporaneamente».
Numeri alla mano, «stiamo parlando di ben 56 dipendenti – rileva la Cisal – che, cosa ben più strana, rappresentano il 65% del personale del dipartimento Tutela della Salute e Politiche sanitarie. Ancora più strano pare il fatto che, dopo averli acquisiti in maniera quanto meno opinabile, il citato dipartimento ha poi reputato di poterne fare a meno tanto da consentire a 7 unità lavorative di transitare presso la Stazione unica appaltante. Pare, insomma, che sia stato messo in piedi un iter amministrativo per acquisire personale regionale senza le necessarie procedure concorsuali, come previsto dalla normativa vigente. Ma non finisce qui. Agli stipendi tabellari, di alcuni dei dipendenti trasferiti, sono stati aggiunti lauti compensi grazie all’assegnazione di posizioni organizzative, perfino a personale a tempo determinato».
«Come si può – si domanda la Cisal – concedere una posizione organizzativa a personale a “tempo determinato” o a risorse umane comunque, in “prestito”? E il personale già in forza alla Regione deve rimanere a guardare? Si è preventivamente verificato che nessun dipendente regionale di ruolo potesse ricoprire con altrettanta competenza i posti affidati al personale esterno?».
«Perché – rincara il sindacato – la Regione rimborsa e riconosce la posizione organizzativa a dipendenti contrattualizzati da un’azienda sanitaria, oltretutto uno dei quali a tempo determinato? Partendo dai casi citati chiediamo l’immediato accertamento su ogni singolo “utilizzo temporaneo”, anche perché di temporaneo hanno ben poco visto che ci sono proroghe risalenti al 2008!».
«Guardando al lato strettamente economico – prosegue la Cisal – vogliamo ribadire che qui non si parla assolutamente di costo zero. Per la Regione Calabria questi “prestiti” hanno un prezzo, partendo dai rimborsi alle Asp per le posizioni organizzative sottratte “abusivamente” ai dipendenti regionali, fino ad arrivare agli spazi occupati negli uffici della Cittadella con la conseguente attivazione di una serie di servizi che gratis non sono. Per fare solo qualche esempio: postazione lavorativa, computer, stampante, corrente elettrica, riscaldamento, aria condizionata, linea telefonica, internet e cancelleria».
Oltre alla spesa la Cisal guarda anche alla resa: «Una buona percentuale di persone – sottolineano i vertici sindacali – riteniamo siano state collocate al posto sbagliato, in quanto avrebbero le potenzialità per essere più efficaci ed efficienti in contesti operativi diversi da quelli assunti con l’assegnazione temporanea. Invece, assistiamo al “passeggio” nei corridoi regionali di medici e infermieri sottratti ai compiti per i quali sono stati assunti negli ospedali calabresi. A cui si aggiunge una schiera composta da nutrizionisti, ostetriche, psicologi, dirigenti medici di pronto soccorso, biologi, tecnici della prevenzione oltre alle due infermiere professionali e agli altrettanti dirigenti medici di cui abbiamo ampliamente discusso solo qualche settimana fa».
«Quale sarà mai la logica di tale fenomeno di migrazione? – è la domanda del sindacato, che prosegue –. In Regione lavorano all’incirca 1.970 persone, qualora questo numero non fosse sufficiente perché non indire dei concorsi per meglio valorizzare il personale interno? Non è ben chiaro il motivo per cui viene utilizzato personale esterno e, soprattutto, perché sottrarre queste energie a una sanità che è già in grosse difficoltà. D’altro canto, invece, assistiamo al fatto che, lo scorso 8 novembre 2017, un dipendente regionale (a tempo indeterminato – categoria C) ha presentato istanza di mobilità interna interdipartimentale, presso il dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie, e non gli è stata accettata (ahinoi!). Ma insomma il citato dipartimento ha bisogno di essere rinforzato o no? O l'unico rinforzo ammissibile è quello che proviene dall'esterno?».
A questo punto la Cisal alza il tiro: «Vuoi vedere che tra questi “casi” di utilizzi temporanei sussistono pure rapporti di parentela? A pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina».
«Ce n’è quanto basta – continua la Cisal – per richiedere all’amministrazione regionale provvedimenti urgenti e straordinari per fermare questo modo di gestire la cosa pubblica e, se è il caso, annullare i provvedimenti amministrativi che hanno permesso quanto denunciato. Provvedimenti che ledono la dignità professionale sia dei lavoratori “pro tempore” sia dei dipendenti dell’Ente. Provvedimenti sulla cui regolarità permangono forti dubbi. Perplessità che ci spingono a sollecitare le aziende sanitarie, ospedaliere e la stessa Regione Calabria, quale ente controllore, a riportare con urgenza il personale nelle rispettive aziende di appartenenza. Rimanere sordi – concludono i vertici sindacali calabresi – alle nostre ripetute istanze di normalizzazione, che giungono ormai da tutti i lavoratori regionali, significa minare la loro fiducia e quella dei cittadini calabresi nelle istituzioni». Con buona pace dei lavoratori regionali che ne continueranno a pagare il prezzo più alto.