Cosenza, le nomine dell’Asp finiscono in Procura

I tre direttori di dipartimento uscenti chiedono l’intervento degli uffici giudiziari in vista della scelta dei loro successori. Diffida inviata anche ad Anac e Corte dei conti Martedì, 13 Febbraio 2018 18:57 Pubblicato in Politica
L'Asp di Cosenza L'Asp di Cosenza

COSENZA Mentre il management dell’Asp di Cosenza decide sull’assegnazione degli incarichi di direttore di distretto, sui tavoli di due Procure (Cosenza e Paola), dell’Autorità nazionale anticorruzione e della Corte dei conti arriva una diffida firmata dai tre manager in uscita (Giuliana Bernaudo, Antonio Perri e Achille Straticò) e dalla legale Marialuisa Greco. Lo scopo è quello di bloccare le nomine. Il nodo è quello del “Regolamento per il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali”, già evidenziato in una precedente diffida. Il documento dà la possibilità all’Asp di estrometterli subito mentre la loro scadenza contrattuale «per la verifica dei risultati conseguiti» è fissata al 15 maggio 2018. L’obiettivo dell’Asp di Cosenza, secondo i tre manager, è uno soltanto: quello di «rimuovere ante tempus i direttori dei distretti dell’Azienda (ancorché tutelati da contratto di lavoro) tramite recesso unilaterale e senza valutazione dei risultati raggiunti». Una mossa che arriva a poche settimane dalla fine della legislatura.
Alla prima diffida, oggi se ne aggiunge un’altra che chiama in causa la giustizia ordinaria e contabile. E mette nel mirino la delibera numero 163 dello scorso 1 febbraio (la “Presa d’atto degli elenchi dei candidati idonei a ricoprire le funzioni di direttori di distretto”). In sostanza, secondo lo studio legale che rappresenta Bernaudo, Perri e Straticò, la commissione nominata dal direttore generale Raffaele Mauro avrebbe trasmesso «l’elenco di chi è in possesso dei requisiti di cui al bando» e lo stesso Mauro avrebbe reso i partecipanti «arbitrariamente idonei». Secondo la legale che firma la diffida, inoltra, la commissione ha violato la normativa sul requisito dell’eta per il collocamento a riposo prevista per l’ammissione alle procedure selettive per il conferimento dell’incarico di struttura complessa, dichiarando in possesso dei requisiti ben 10 partecipanti con età superiore ai 65 anni al momento dell’avviso». E ancora avrebbe «attestato in capo ad alcuni partecipanti di avere i requisiti di cui al bando, mentre dai loro curriculum pubblicati sul sito dell’Azienda non si rileva abbiano maturato i requisiti tra i quali la maturata esperienza specifica nei servizi territoriali; adeguata formazione nella loro organizzazione; di aver ricevuto incarichi di struttura complessa nel caso di specie». Insomma, eravamo già alle carte bollate ma l’intensità dello scontro – all’approssimarsi delle nomine – cresce.