Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 16 Novembre 2017

 

CATANZARO I poliziotti della Squadra Mobile di Catanzaro, unitamente a personale dello stesso ufficio della Questura di Messina, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica, a carico di Angela Morabito, di 40 anni, e di Nicolò Burgio, di 55, entrambi siciliani. I due, agivano in “trasferta” a Catanzaro dove avrebbero compiuto una serie di truffe tra il 2015 e il 2016 ai danni di anziani. In particolare, i due arrestati, secondo l'accusa, avvicinavano le loro vittime fingendo di essere lui un professionista e lei un'ereditiera svizzera, e conquistando la loro fiducia riuscivano a convincere gli anziani a consegnare loro gioielli e denaro per poi fuggire via.

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  • Occhiello I due avrebbero agito tra il 2015 e il 2016 a Catanzaro. Avvicinavano le vittime e conquistando la loro fiducia fingendo di essere lui un professionista e lei un'ereditiera svizzera. rubati gioielli e denaro

«È pressoché superfluo continuare a discutere dei fallimenti della Giunta regionale della Calabria, con in testa il suo presidente, senza provare ad immaginare le imminenti “convulsioni” che interesseranno, da qui alle prossime elezioni politiche, il centrosinistra in Calabria». Lo afferma in una dichiarazione il senatore Giovanni Bilardi. «Non è affatto peregrino – prosegue Bilardi – in vista della competizione elettorale, vedere all’opera in consiglio regionale una nuova e forse corposa forza politica di sinistra, già nata in parlamento, che probabilmente riverbererà i suoi effetti anche sui futuri assetti di potere della giunta regionale. Fuori i tecnici? Dentro gli eletti?».
«Il quadro politico regionale, dal momento dell’insediamento di Oliverio ad oggi, è profondamente cambiato, con una rimappatura delle stesse forze politiche che lo hanno portato alla guida della Regione. Da un lato abbiamo – sostiene ancora Bilardi – assistito ad una crisi della politica nei termini che anche in queste ore appaiono drammaticamente evidenti: la frantumazione della forza politica principale, il Pd, di cui Oliverio è tra gli esponenti di primissimo piano, dall’altro, l’inizio di quella che appare come una vera e propria fase costituente, una nuova “dimensione della politica” totalmente sovrapponibile al super presidente, una sorta di “pensiero unico” senza alternative. Non può non colpire chi come noi opera in una dimensione più ampia , ma anche dal vivere quotidianamente sui territori, il fatto che questa giunta regionale ad oggi abbia effettivamente conseguito solo clamorosi fallimenti. Fallimenti imputabili a questo presidente, figli di pratiche e dinamiche di antica memoria che nel loro dispiegarsi denunciano essi stessi natura predatoria e agire egemonico».
«Inconcludenza, attendismo, immobilismo e mancata visione unitaria dei gravi problemi che ancora insistono sulla nostra regione – afferma ancora il senatore calabrese – troppo spesso hanno provocato denunce e dure prese di posizioni anche dal mondo sociale e produttivo. La condizione politico-amministrativa che sta vivendo la Calabria è, dunque, senza precedenti, e per far comprendere che qui non si stia esagerando, rivolgo un invito a riflettere sull’agire quotidiano all’interno di alcuni Dipartimenti che dovrebbero essere il cuore pulsante della Regione: roboanti annunci tendenti a rivitalizzare alcuni settori nevralgici della Calabria, emanazione di bandi, avvisi di selezione e manifestazioni d’interesse puntualmente revocati e/o ripubblicati, insomma bizzarrie che poco o niente producono per i calabresi, se non qualche piccola elemosina per i più prebendati. Ma intanto il super presidente, il “pensiero unico” e il “non vi sono alternative”, hanno condizionato negativamente la situazione fino a farla diventare una sorta di spada di Damocle pronta ad abbattersi, come un uragano di maggio, su eletti e classe dirigente che a questo presidente hanno dato e danno forza e sostegno».
«Ed ancora, clamorose provocazioni («mi incatenerò davanti a palazzo Chigi!») rivolte al governo nazionale, della cui maggioranza egli è uno dei più importanti esponenti di questa martoriata e vilipesa regione. Sarà proprio l’uragano di maggio, prevedo, che imporrà il ritorno all’esercizio della responsabilità pubblica – aggiunge Bilardi – superando le vecchie, e ancora presenti, degenerazioni in questo caso di governo monocolore a guida Pd che la Calabria che i calabresi stanno sopportando con indicibili sacrifici. Più che mettere in opera teatralità, Oliverio ed il Pd pensino piuttosto al recupero del ruolo proprio della politica rompano quel circolo vizioso e infruttuoso costruito attorno a politiche inconcludenti e fine a se stesse».
Recuperi, Presidente Oliverio, rilevanza e autorevolezza. Ritorni, Presidente, ad essere percepito interlocutore serio e credibile per le Istituzioni. Solo così facendo non avrà bisogno di catene, e soprattutto, eviterà di rendere buffa la Calabria tutta».
«Ci dica presidente – prosegue Nilardi riviolgendosi direttamente a Oliverio – la sua idea di sanità in Calabria, ad oggi non pervenuta, ammesso che lei ne abbia una. Senta il suo staff e lo faccia sapere ai calabresi. Ci dica, presidente, la sua idea sul mercato del lavoro in Calabria, anch’essa non pervenuta. Senta il suo staff e lo faccia sapere ai giovani e ai disoccupati, a chi ha perso il lavoro e a chi non ha più sostegno. Senta il suo Staff e lo faccia sapere ai calabresi. La informo che dopo tre anni di governo, i calabresi attendono di sapere come Lei pensa di dare una svolta alla Calabria. Vale a dire l’idea che Ella ha sullo sviluppo economico dei territori, sulla difesa delle coste, sul dissesto idrogeologico, sull’agricoltura, sull’ambiente. E, in attesa di sentire il suo staff, anche in considerazione del fatto che la legislatura volge al termine, individui due materie di particolare interesse per i cittadini, magari a partire dalla sanità calabrese, e le assicuro che per senso di responsabilità politica e istituzionale, e perché i problemi dei calabresi non hanno colore politico riceverà incondizionato appoggio».
«Per riuscirci però – conclude Bilardi – bisogna scartare molto fin qui fatto e pensare a nuovi cammini. Insomma, la cooperazione politica oltre gli interessi partitici per la risoluzione dei problemi. Questa, e non altre, è la forma più apprezzabile e nobile degli attori politici ai quali i cittadini si affidano per essere governati».

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  • Occhiello Il senatore elenca i «fallimenti» della giunta regionale e ipotizza nuovi scenari dopo le elezioni della prossima primavera: «Fuori i tecnici e dentro gli eletti?»
Giovedì, 16 Novembre 2017 19:31

Ospedale Locri, sindaci dal prefetto

LOCRI Sono trascorsi due giorni dal sit-in davanti a Palazzo Chigi dei 33 sindaci della Locride, che hanno invocato provvedimenti urgenti contro il declassamento dell’ospedale di Locri, ormai in evidente stato di paralisi, e atti concreti per assicurare al comprensorio non solo la piena funzionalità del presidio, ma anche quei diritti sanitari costituzionalmente garantiti.
L’impegno assicurato dall’Ufficio del governo: 1) riconfrontarsi tra una decina di giorni, nel corso dei quali, si provvederà ad attuare ogni iniziativa sul fronte del ministero della Salute per promuovere i livelli essenziali di assistenza nonché i livelli di piena funzionalità del nosocomio locrese e l’esercizio dell’azione commissariale in rapporto ai percorsi del rientro finanziario, rispetto ai quali si farà riferimento al piano del Mef; 2) riattivazione del cosiddetto “Tavolo per la sanità Locride” già istituito e presieduto dal prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, su iniziativa del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Proprio il prefetto di Reggio Calabria questa mattina ha ricevuto alcuni primi cittadini, convocando il tavolo di coordinamento come continuità dei lavori già avviati precedentemente e consequenzialmente alla tappa capitolina.
Presenti alla riunione, il presidente del Comitato dei sindaci della Locride, Rosario Rocca, il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, nonché il dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria, Giacomino Brancati e il direttore sanitario, Pasquale Mesiti. Assente invece, il commissario Massimo Scura che già il 20 ottobre scorso, aveva disertato l’incontro.
Un’assenza grave e ingiustificata, secondo il presidente del Comitato Rosario Rocca, intesa a “snobbare” i primi cittadini, preferendo delegare il dg Brancati. «Un atteggiamento – ha detto Rocca – inaccettabile». Brancati dal canto suo, ha tenuto a illustrare le 40 assunzioni tra personale medico e paramedico, messe in atto nell’ultimo mese. «Un numero però – ha osservato Rocca – insufficiente se rapportato alla richiesta dell’Asp di Reggio Calabria al commissario Scura e se rapportato agli standard previsti dalla legge. Prendiamo atto del provvedimento, ma senza alcuna esultanza, se non viene colmato l’enorme gap esistente tra la dotazione organica presente e quella prevista per gli ospedali spoke, per poter garantire i livelli minimi di assistenza medica».
Altra anomalia riscontrata da Rocca, la presenza al tavolo tecnico di Gianluigi Scaffidi, dirigente dell’azienda sanitaria, delegato della deputata del M5S Dalila Nesci.
«Non vogliamo – ha ribadito il presidente Rocca – che a un tavolo tecnico si faccia politica, non vogliamo che la questione sanitaria locridea si trasformi in una tribuna».
Tuttavia, al contrario, è stato molto apprezzato l’atteggiamento del prefetto Di Bari che ha sollecitato il dg Brancati ad adottare tempestivamente i provvedimenti già autorizzati dalla struttura commissariale. A ciò, seguirà un monitoraggio costante delle attività da intraprendere, al cui termine dei 15 giorni, sarà valutato quanto portato a termine.
La questione sanità, in attesa di avere ragguagli nei prossimi giorni dal governo, sarà al vaglio dell’assemblea dei sindaci della Locride in programma lunedì pomeriggio alle ore 16.30 nella sala consiliare del Comune di Siderno. 

 

NESCI: USCITA FUORI LUOGO DI ROCCA, LA POLITICA TUTELA I DIRITTI «In quanto sindaco di Benestare, Rosario Rocca dovrebbe sapere che la politica ha il compito di garantire la tutela dei diritti e di migliorare la qualità dei servizi e della vita». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, replicando al presidente del Comitato dei sindaci della Locride, che ieri ha contestato la presenza, in sostituzione della parlamentare, dell'esperto Gianluigi Scaffidi al tavolo sulla sanità nella Locride convocato dal prefetto di Reggio Calabria. «La disinformazione – prosegue l'esponente 5stelle – è un male quanto la malafede e la mancanza di rispetto per le istituzioni. Il prefetto Michele Di Bari mi aveva convocato formalmente in qualità di deputata della Repubblica, poiché mi occupo di sanità, alla Camera faccio il capogruppo nella commissione di competenza e sul Servizio sanitario regionale, anche per il Reggino, sono intervenuta con centinaia di atti formali e con iniziative specifiche. Non potendo partecipare al tavolo di ieri per impegni d'aula, ho chiesto al mio collaboratore Scaffidi di fornire un contributo tecnico alla discussione coordinata dal prefetto Di Bari». «Perciò – continua la parlamentare 5stelle – non comprendo l'uscita fuori luogo del sindaco Rocca, che per certo conosce le vaste competenze di Scaffidi in materia sanitaria, come la coraggiosa autonomia del professionista, da sempre estraneo al sistema di potere. Buttandola in politica, il sindaco di Benestare non ha considerato la sede dell'incontro né il suo “padrone” di casa, il prefetto». «Non posso farci nulla, se Rocca – conclude Nesci – teme l'attività di controllo e proposta del Movimento 5stelle, che ogni volta scopre le promesse false dei responsabili sanitari. Dica, piuttosto, perché i suoi referenti politici sono sempre assenti e silenti».

Francesca Cusumano
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  • Occhiello Dopo il sit-in a Roma i primi cittadini partecipano a un incontro con Di Bari. Ancora assente il commissario Scura. Rocca: «Colmare il gap di personale del presidio». Polemiche per la presenza del delegato della deputata 5 stelle Nesci. Che replica: «La politica ha in compito di tutelare i diritti»

REGGIO CALABRIA «Il dibattito sulla sanità – dopo aver riempito per quasi tre anni le pagine dei giornali partendo dalla infinita guerra di logoramento tra Oliverio e Scura fino alle più recenti schermaglie tra il governatore e il ministro Lorenzin – approderà in consiglio regionale. Potrà essere davvero l’occasione per fare finalmente chiarezza sulle responsabilità della cattiva gestione della sanità in Calabria, che non riesce a migliorare significativamente i livelli essenziali di assistenza e, soprattutto, non riesce a frenare la pesantissima emigrazione sanitaria. Per questo ho chiesto al presidente Irto di invitare alla seduta del Consiglio sulla sanità in Calabria anche il commissario al Piano di rientro Massimo Scura e i dirigenti generali delle aziende sanitarie e ospedaliere». È quanto dichiara la consigliera regionale Wanda Ferro.
«Questi ultimi, nominati dal governatore – continua –, sono coloro a cui di fatto è affidata la gestione quotidiana del sistema sanitario. La politica ha infatti bisogno innanzitutto di capire quale è lo stato dell’arte,ma soprattutto deve sapere cosa vorrà fare Oliverio se riuscirà a vincere questa battaglia tutta interna al Partito democratico, che ha ha scelto l’ingegnere Scura per il ruolo di commissario, e che continua a sostenerlo nonostante le proteste del governatore. Non ci interessa sapere chi farà il commissario alla sanità, se il governo di centrosinistra affiderà il compito al presidente della Regione come è avvenuto con De Luca in Campania – anche se in una situazione oggettivamente diversa – o se continuerà a trattare la Calabria come una colonia, ma vogliamo capire cosa farà Oliverio se verrà investito dei pieni poteri in un settore delicato quale quello della tutela della salute dei cittadini». 
«Vogliamo – aggiunge Ferro – sapere se Oliverio si assumerà la responsabilità delle scelte impopolari, quale è la sua visione di sanità alternativa a quella di Scura, quali ospedali chiuderà e quali manterrà in vita, quali strutture taglierà e quali pensa di riconvertire. Ho infatti il timore che, dietro le prese di posizioni demagogiche, il governatore nasconda la mancanza di un reale progetto per rendere la sanità calabrese efficace ed efficiente e capace di dare risposta alla forte domanda di salute dei cittadini, che quando si recano in ospedale per essere curati non si chiedono se le responsabilità di ciò che si trovano di fronte, nel bene e nel male, siano del presidente della Regione o del commissario nominato dal governo. Il presidente Oliverio potrà averci al suo fianco in una battaglia che potrà essere ancora più forte e legittima se condivisa anche dalla minoranza, e che dovrà puntare alla fine del commissariamento della sanità calabrese. Ma il nostro sostegno non può arrivare a scatola chiusa, ma solo intorno a un proposta seria e capace di invertire la rotta nella gestione della sanità e di consentire a migliaia di calabresi di ricevere cure di qualità restando nella propria regione». 

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  • Occhiello L'ex candidata alla presidenza ha chiesto a Irto di far partecipare anche il commissario e i dirigenti delle aziende. La richiesta a Oliverio: «Ci dica la sua idea per il settore»

 

VIBO VALENTIA Quindici anni e sei mesi di reclusione per omicidio volontario. È la condanna inflitta ad Alex Orfei, 32 anni, titolare di un circo, ritenuto responsabile dell'omicidio di Werner De Bianchi, di 36 anni, anche lui titolare di un'attività circense, avvenuto il 12 agosto dello scorso anno nel parcheggio di un supermercato a Santa Domenica di Ricadi, nel Vibonese, in località "Gesuini". Il processo è stato celebrato con rito abbreviato che è valso all'imputato uno sconto di pena pari ad un terzo. Il pm della Procura di Vibo Valentia, Benedetta Callea, aveva chiesto 30 anni di reclusione. Werner De Bianchi venne ucciso con una coltellata all'addome. Movente dell'omicidio, secondo l'accusa, alcune questioni di carattere economico. Trasportato all'ospedale di Tropea e poi a quello di Vibo Valentia, De Bianchi venne sottoposto ad intervento chirurgico d'urgenza ma poi morì durante la notte.

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  • Occhiello Il 32enne è ritenuto responsabile dell'uccisione di Werner De Bianchi, avvenuta a Santa Domenica di Ricardi il 12 agosto dello scorso anno. Il processo è stato celebrato con rito abbreviato. Dovrà scontare 15 anni di carcere, il pm ne aveva chiesti 30
Giovedì, 16 Novembre 2017 18:25

Uccide il padre a fucilate, tragedia a Rossano

ROSSANO Un giovane di 26 anni, Alessandro Manzi, ha ucciso il padre 50enne, Mario, con alcuni colpi di fucile e si è poi consegnato ai carabinieri. È accaduto a Rossano, centro dello jonio cosentino. L'omicidio, secondo le prime notizie, è avvenuto nell'abitazione di famiglia.
Il giovane, dopo l'arresto, è stato arrestato e portato nella caserma della Compagnia di Rossano dei carabinieri, dove viene sentito in queste ore dagli investigatori. Le indagini sono dirette dal pm di turno della Procura della Repubblica di Castrovillari. Si sta accertando, in particolare, anche attraverso le dichiarazioni del giovane arrestato, se l'omicidio sia avvenuto nel corso di una lite, ipotesi che al momento appare come la più probabile.
In casa in al momento dell'omicidio, oltre a padre e figlio, c'erano anche la convivente e l'altra figlia della vittima. Mario Manzi aveva dei precedenti penali per droga, e anche il figlio era già noto alle forze dell'ordine per reati in materia di stupefacenti. Al momento dell'omicidio erano presenti in casa la convivente e l'altra figlia della vittima. Secondo quanto si è appreso, i due figli che Manzi aveva avuto dalla moglie, dalla quale si era separato da alcuni anni, vivevano col padre e con la sua convivente, un'italiana di qualche anno più giovane. Gli investigatori hanno confermato la prima ricostruzione secondo la quale l'omicidio è avvenuto al culmine di una lite tra Alessandro Manzi ed il padre provocata da futili motivi.

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  • Occhiello Il giovane, il 26enne Alessandro Manzi, si è consegnato spontaneamente ai carabinieri e in queste ore viene interrogato in caserma. L'omicidio è avvenuto nell'abitazione di famiglia, probabilmente al culmine di una lite

LAMEZIA TERME Il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, ha presentato una nuova memoria al Ministero dell'Interno in relazione all'accesso antimafia effettuato nell'ente e conclusosi nelle settimane scorse. «Nella memoria - secondo quanto afferma Mascaro in una nota - oltre ad evidenziare con otto specifici dettagliati capitoli aspetti di determinante importanza per una equa e serena decisione, ho ancora una volta rappresentato di aver invano richiesto, il 6 settembre ed il 16 ottobre scorsi, la mia audizione, reiterando quindi la legittima richiesta di disponibilità a qualsivoglia chiarimento su eventuali anomalie riscontrate su appalti, contratti o servizi che si dovessero in qualsiasi modo ritenere interessati da fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da condotta antigiuridica. Ad oggi, mentre cresce un preoccupante tam tam su un'imminente decisione in ordine al possibile scioglimento del Comune di Lamezia, non vi è stato alcun riscontro alla mia richiesta, né si è avuta formale comunicazione dell'ultimazione dei lavori della Commissione d'accesso». «Ribadisco - aggiunge il sindaco di Lamezia - la mia disponibilità ad apportare ogni più utile personale contributo affinché vi sia, unitamente ai doverosi e legittimi approfondimenti richiesti dalle norme vigenti, il pieno rispetto dell'alto valore costituzionale della volontà popolare espressa con il voto e l'autonomia dei diversi livelli di governo garantita dalla Costituzione. Ciò potrà compiutamente avvenire unicamente tramite l'attenta analisi e valutazione degli atti e comportamenti esposti in memoria e l'audizione diretta del sindaco su qualsivoglia atto astrattamente ritenuto frutto di infiltrazione o condizionamento».

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  • Occhiello Il sindaco di Lamezia Terme ha presentato una nuova memoria al Viminale evidenziando in «otto dettagliati capitoli aspetti di determinante importanza per una equa e serena decisione» in relazione all'accesso antimafia al Comune

TORINO Choc al processo di 'ndrangheta. Il pentito ritratta le accuse, il suo avvocato esce dall'aula, i difensori degli imputati non riescono a nascondere la soddisfazione. Succede a Torino durante l'ultima propaggine giudiziaria di Minotauro, maxi-inchiesta sulla presenza della criminalità organizzata calabrese nel Nord-Ovest. Quella che è in corso è la discussione dell'appello-bis. Rocco Marando, 48 anni, originario di Platì e componente di una famiglia che da decenni è insediata a Volpiano, nell'hinterland torinese, viene convocato su richiesta della procura. E porta il colpo di scena. Non solo non conferma le accuse, ma afferma di essere stato in qualche modo "forzato" dagli inquirenti a rendere tutte quelle dichiarazioni che hanno riempito, con il passare del tempo, decine di pagine di verbale. Il tutto davanti al procuratore generale, Francesco Saluzzo, che sta affiancando la pm Monica Abbatecola. Il legale di fiducia di Marando, l'avvocato Michele Polleri, rimane ad ascoltare per un po', ma quando si sente chiamato in causa si toglie la toga, dismette il mandato e se ne va. Alla Corte non rimane che nominare un difensore d'ufficio. L'appello-bis si celebra per ordine della Cassazione, che il 12 maggio 2016, al termine di uno dei tronconi dell'inchiesta che nel 2011 aveva portato a 140 arresti, rese definitive 23 condanne ma stabilì che la posizione di sette imputati (uno dei quali è poi deceduto) andava riesaminata. Rocco Marando aveva testimoniato in primo grado nell'aula bunker delle Vallette, il 9 gennaio 2013: «Sono settimo di undici fratelli, otto maschi e tre femmine. Mio padre è stato ucciso, i miei fratelli Francesco e Pasquale anche. Sono stato affiliato nel 1989. Mi hanno chiesto cosa andavo cercando, ho risposto: onore e sangue». Portò notizie su alcuni omicidi, svelò un retroscena inedito sul sequestro di Cesare Casella, dedicò un cenno - ma non molto di più - alla 'ndrangheta che «si occupava di cercare i giudici giusti da corrompere». A fine udienza prese la parola uno dei fratelli, Rosario, imputato e detenuto: «Rocco è un po' malato. Ha dei seri problemi psicologici. Beve, è scomposto, maleducato. Io ce l'ho con lui, è vero, ma non per quello che ha detto ai magistrati: è per come ci ha sempre trattato. Sono tranquillo perché alla fine la verità verrà fuori». La famiglia Marando, da Volpiano,è da tempo al centro delle attenzioni degli investigatori. I suoi componenti hanno sempre negato qualsiasi accusa. Bisognerà vedere, adesso, come la Corte accoglierà il dietrofront del pentito. «Noi - commenta l'avvocato Carlo Romeo, uno dei tanti difensori delle persone imputate in Minotauro - abbiamo sempre sostenuto che i due grandi collaboranti della procura di Torino, Rocco Marando e Rocco Varacalli, sono inattendibili. Valuteremo il da farsi».

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  • Occhiello Dietrofront di Rocco Marando, originario di Platì ed esponente della cosca che controllava Volpiano, finito in carcere con l'inchiesta Minotauro. Non ha confermato le accuse e ha affermato le pressioni degli inquirenti. Il suo legale ha dismesso il mandato
Giovedì, 16 Novembre 2017 17:50

“Lex”, torna in libertà Giovanni Sibio

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, giudicando a seguito di annullamento con rinvio della Cassazione, ha accolto l'istanza proposta dai legali di Giovanni Sibio, già arrestato nell’ambito dell’operazione “Lex” nel novembre 2016, che è stato dunque rimesso in libertà. I giudici erano stati chiamati a rivalutare la posizione di Sibio, arrestato con l’accusa di aver partecipato alla cosca “Chindamo-Ferrentino” di Laureana di Borrello, sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte di Cassazione che aveva annullato la precedente ordinanza di rigetto del Tribunale del Riesame di Reggio «segnalando – scrivono in una nota i difensori di Sibio – evidenti contraddizioni sulla motivazione dei necessari elementi di gravità indiziaria portati a riscontro dell’imputazione». Ad esito del nuovo giudizio è stato quindi accolto il riesame proposto dai legali dell'uomo, assistito dagli avvocati Antonello Enrico Chindamo, Francesco Siclari e Davide Vigna.

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  • Occhiello Dopo il rinvio della Cassazione il Tribunale del Riesame di Reggio ha accolto l'istanza proposta dagli avvocati dell'uomo, che era stato arrestato con l’accusa di aver partecipato alla cosca Chindamo-Ferrentino di Laureana di Borrello
Giovedì, 16 Novembre 2017 17:45

Reggio, sgomberato il mercato di Pellaro

 

REGGIO CALABRIA Polizia, carabinieri, Guardia di finanza e vigili urbani, coordinati dalla Prefettura di Reggio Calabria, sono intervenuti stamani per eseguire lo sgombero del mercato ortofrutticolo di Mortara di Pellaro, nella periferia sud di Reggio Calabria. La struttura, realizzata dal Comune negli anni '90 con i fondi del “Decreto Reggio” per un ammontare di circa 70 milioni di euro (erano previsti anche un canile municipale e il deposito dei mezzi dell'Atam) non è mai stata completata e risulta fino ad oggi priva delle certificazioni di agibilità, malgrado gli allacci abusivi di acqua, luce e gas. La struttura, negli anni '90, fu al centro di un'inchiesta condotta dalla Dda da cui emersero minacce da parte della 'ndrangheta all'impresa appaltatrice, con richieste di tangenti e subappalti. Le operazioni di sgombero hanno registrato la resistenza, senza che comunque ne siano scaturiti incidenti, dei commercianti che svolgono la loro attività nel mercato e che hanno chiesto spazi alternativi per proseguire le loro attività.  

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  • Occhiello Realizzata negli anni '90, la struttura era priva delle certificazioni di agibilità. Le operazioni, coordinate dalla Procura, sono state eseguite da polizia, carabinieri, Guardia di finanza e vigili urbani. Resistenza da parte di alcuni commercianti
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