Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 17 Novembre 2017

CATANZARO Cadono calcinacci dal soffitto della galleria Santa Croce sulla statale 109 della Sila Piccola. Oggi pomeriggio una squadra dei vigili del Fuoco di Catanzaro è intervenuta per rimuovere le parti ammalorate del copriferro della struttura in cemento armato in imminente pericolo di caduta. A titolo precauzionale, non potendo garantire la totale messa in sicurezza del tratto interessato durante lo svolgimento delle operazioni di intervento, la strada è stata chiusa in entrambi i sensi di marcia con l'ausilio della Polizia di stato, Carabinieri, Polizia Locale e personale tecnico A.N.A.S. Sul posto era presente il responsabile A.N.A.S. Geom. Montesano Rosario a sovrintendere le successive operazioni di controllo effettuate dal personale tecnico ANAS preposto per la messa in sicurezza definitiva della galleria prima della riapertura al traffico. 

 

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  • Occhiello Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Catanzaro. Necessaria la rimozione delle parti ammalorate della struttura prima di autorizzare nuovamente il transito delle auto

REGGIO CALABRIA  «Prendiamo atto con sincero dispiacere che circa venti iscritti al Partito democratico della provincia di Reggio Calabria abbiano firmato, assieme ad altri che o non hanno mai fatto parte del Pd o da molti anni non vi appartenevano più, il documento con cui annunciano l'adesione a Mdp». Così la Commissione provinciale per il tesseramento della Federazione metropolitana di Reggio Calabria risponde alla “lettera d’addio” con cui  un centinaio di esponenti democrat hanno annunciato la propria adesione a Mdp. «Senza alcuna polemica - prosegue il Pd - rivolgiamo agli amici e compagni che hanno deciso di sposare le posizioni di questa formazione politica un sincero "in bocca al lupo". La loro è scelta che rispettiamo ma che, ovviamente, non condividiamo». Per la commissione provinciale reggina «le posizioni e la linea nazionale del gruppo dirigente di Mdp sino anacronistiche e rivolte a un passato che non tornerà più. Una ennesima scissione non porta alcun contributo al ripensamento delle rivendicazioni della Sinistra in Italia; piuttosto, rompe la voce di chi si riconosce nei valori democratici e progressisti e, per un effetto perverso, rafforza chi propaga rotture sociali ed involuzioni nazionaliste. La politica non può nutrirsi di nostalgia, ma deve dimostrare la capacità di guardare all'orizzonte lungo del futuro e di sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda di una società in continua evoluzione». E concludono «Nel merito della scelta dei venti democrat che hanno deciso di allontanarsi dal Pd siamo convinti che esista una sorta di "peccato originale" che vizia a monte l'intera operazione. Dopo una battaglia congressuale, nessuno deve sbattere la porta e andare via, ma occorre procedere tutti assieme, sostenendo con coerenza e forza la linea scelta dal partito. Sono le regole della democrazia che noi pratichiamo, non predichiamo».

 

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  • Occhiello La commissione provinciale dem reggina “rettifica” il numero degli esponenti che hanno annunciato la propria adesione a Mdp. E attacca: «Posizioni e linea nazionale anacronistiche»

COSENZA Due versioni non proprio coincidenti per un unico fatto: da una parte il Movimento 5 stelle, in particolare la deputata Dalila Nesci; dall'altra gli imprenditori iGreco. Al centro della contesa il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (Igv) che l'Azienda ospedaliera di Cosenza, con delibera datata 17 ottobre, aveva affidato tramite un protocollo d'intesa alla iGreco Ospedali Riuniti srl, società che gestisce la struttura ex Sacro Cuore.

M5S: «ANDREMO FINO IN FONDO» «Il Movimento 5stelle – scrive in una nota Dalila Nesci, capogruppo dei grillini in commissione Sanità, che aveva sollevato la questione nei giorni scorsi – ha fatto revocare all'istante la delibera con cui l'Azienda ospedaliera di Cosenza aveva regalato alla privata iGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza chirurgica. Sulla vicenda, però, andremo sino in fondo come già annunciato. È singolare che a poche ore dal nostro intervento l'Azienda ospedaliera di Cosenza abbia fatto retromarcia su quella concessione, peraltro con inespresse motivazioni, frettolose quanto vaghe e direi criptiche». «Occorre accertare – prosegue la parlamentare 5stelle – il ruolo, rispetto alla riferita concessione, svolto dal dipartimento della Programmazione sanitaria, diretto dall'ex sub-commissario ad acta, Andrea Urbani, e gli atti autorizzativi della struttura commissariale e della Regione Calabria alla base della delibera dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, revocata in tempi record grazie al controllo che abbiamo esercitato col solito tempismo e rigore». «Ribadisco – conclude Nesci – l'assoluta gravità della vicenda, che avuti gli atti potrà indurmi a chiedere le dimissioni immediate degli eventuali responsabili. Sarebbe bene che anche il governatore Mario Oliverio esaminasse le carte e si determinasse di conseguenza. Nel Servizio sanitario il privato integra il pubblico, che non può mai favorirlo, soprattutto con atti abusivi ed illeciti».

IGRECO: «POLEMICHE STERILI» La versione dei fatti fornita dagli imprenditori cosentini è invece un po' diversa. In una nota inviata al dg dell'Ao cosentina Achille Gentile, iGreco parlano di «sterili polemiche» e comunicano di voler recedere dal protocollo d'intesa «solo nella parte in cui si prevedeva la nostra disponibilità a sopperire alla mancanza totale di personale medico dell'Azienda ospedaliera di Cosenza nell'espletamento delle Igv chirurgiche». Gli imprenditori scrivono poi a Gentile di rimanere a disposizione nel caso in cui non si riuscisse a soddisfare tutte le richieste che arriveranno all'Azienda ospedaliera, «mentre proseguirà regolarmente – precisano iGreco – il servizio di Ivg chirurgica presso la nostra struttura in regime di accredimento e quindi senza alcun onere a carico delle pazienti».

LA RETROMARCIA La nota degli imprenditori è effettivamente richiamata nella delibera con cui Gentile e il suo management fanno dietrofront rispetto all'intesa sottoscritta da loro stessi esattamente un mese prima. Nella delibera si aggiunge inoltre di «dare mandato alla Direzione Medica di P.U. ed al Dipartimento Materno Infantile Interaziendale di avviare ogni utile tentativo per far fronte alle criticità, mediante specifici incontri finalizzati alla definizione di un protocollo d’intesa con l’Asp di Cosenza per le finalità specificate in premessa, al fine di soddisfare i bisogni e garantire le cure migliori nell’Area Materno Infantile».
Insomma le criticità rimangono. Ma nel provvedimento vergato dai vertici dell'Azienda ospedaliera c'è anche un'altra motivazione destinata a far discutere: oltre a prendere atto della volontà de iGreco di recedere dal protocollo, infatti, la dirigenza scrive di voler fare marcia indietro perché, «da un più attento esame», emerge che lo stesso protocollo non rientra «tra i compiti assegnati dai vari Dca (decreti del commissario ad acta, ndr) a questa Azienda». Tradotto: dopo le polemiche sollevate dal M5s, la direzione dell'Azienda ospedaliera si è improvvisamente accorta che quanto aveva deciso non rientrava in realtà nei suoi compiti.

s. pel.

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  • Occhiello L'Azienda ospedaliera aveva siglato un'intesa con gli imprenditori privati per il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza, ma dopo le critiche del M5s è arrivato il dietrofront. I titolari dell'ex Sacro Cuore: «Polemiche sterili». Ma il management ammette che l'accordo non era di sua competenza

REGGIO CALABRIA I magistrati del Distretto di Reggio Calabria non hanno la serenità e non garantiscono la dovuta imparzialità necessarie a giudicare un banale processo per calunnia. La tesi sarebbe ardita fino a sconfinare nel ridicolo. Tant’è che nessuno dei tantissimi imputati “eccellenti”, incappati nelle indagini e nei successivi processi condotti, istruiti e decisi dalla magistratura reggina si è mai spinto fino a una tanto. Lo fa invece, nel disperato tentativo di difendersi “berlusconianamente” non “nel” processo ma “dal” processo la “paladina” dell’antimafia (sulla pelle degli altri e con i soldi dei contribuenti) Adriana Musella.

PROMESSE MANCATE Proprio così: per l’ennesima volta Adriana Musella viene meno alle proprie promesse. Non più tardi di qualche mese fa, la presidente dell’associazione antimafia Riferimenti - indagata per truffa e appropriazione indebita in seguito agli approfondimenti investigativi disposti dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Corriere della Calabria  - comunicava urbi et orbi che avrebbe “atteso con serenità e fiducia nella magistratura” l’esito delle indagini. Medesimo intendimento ha manifestato quando i pm hanno chiesto e ottenuto il sequestro di parte delle somme destinate da Enti e istituzioni alla sua associazione e secondo la procura usate in modo privato e personale. Ma arrivata alla prova dei fatti l’atteggiamento tenuto è stato ben diverso: rifiuto di rendere interrogatorio ai magistrati inquirenti e adesso richiesta di spostare altrove le indagini sul suo conto per “legittimo sospetto”.

PROCESSATEMI (MA A SALERNO)  La proclamata “fiducia” e l’altrettanto ostentata “serenità” dunque non vale per l’indagine per calunnia nei confronti di Alessia Candito, aperta a carico di Musella dalla procura di Reggio Calabria. Il procedimento è arrivato ieri in udienza preliminare ma la presidente di Riferimenti non si è rimessa - come promesso - alla decisione del gup. Su richiesta della sua assistita, il legale di Musella, Carlo Morace, ha depositato un’istanza di remissione del processo, che non potrebbe essere celebrato né a Reggio Calabria, né a Catanzaro, ma a Salerno, città natale dell’indagata.

VITTIMA DI MEDIA Motivo? Un «attacco mediatico senza precedenti» che avrebbe addirittura causato «il serio rischio per la incolumità della Musella». Proprio mentre ad Ostia si scendeva in piazza a tutela della libera informazione e contro le mafie, per difendersi dall'accusa di aver calunniato una giornalista, la presidente di Riferimenti chiedeva al suo legale di depositare un'istanza in cui si sottolinea che  «l’enfatizzazione di una avversione (inesistente) della Musella verso i calabresi e viceversa non può che influire sulla imparzialità dei giudici, i quali inevitabilmente sono condizionati dal dover decidere con riferimento ad una persona della quale è stata riportata ed enfatizzata la frase poco felice rivolta ai calabresi e alla Calabria». Verrebbe da chiedere se anche quando distribuiva premi tra i magistrati requirenti e giudicanti di Reggio Calabria, Musella pensasse che le toghe reggine fossero affette da sciovinismo giudiziario. Prima di tutto, però, occorre fare ordine.

LE CALUNNIE DI MUSELLA Da cosa origina il procedimento a carico di Musella? Il capo di imputazione lo dice chiaramente. «Con denuncia-querela presentata presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria il 17.3.2016, sapendola innocente, incolpava la giornalista Alessia Candito della testata on line " Il Corriere della Calabria " per i reati di diffamazione aggravata, accesso abusivo a sistema informatico e di sottrazione di documenti». Dopo la pubblicazione dell’inchiesta nata dall’analisi dei rendiconti delle spese di Riferimenti, consegnati da Musella alla giornalista del Corriere della Calabria (come comprovato da registrazione audio), la presidente dell’associazione si è presentata dai carabinieri raccontando ben altro. Per Musella, «fu ella stessa approfittando della mia temporanea difficoltà ad accedere ai file , a prendermi di mano il mouse , copiando non solo i singoli prospetti di sintesi, ma tutto ciò che era presente nella cartella ove, solo in seguito mi sono accertata dell'esistenza di diversi appunti informali e dati di contabilità interna».

LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA In realtà – dice la procura, sulla base delle indagini svolte – le cose non sono andate così. «La Musella - si legge sempre nel capo di imputazione - aveva volontariamente e consapevolmente posto a disposizione della Candito i dati contabili richiesti dell'associazione " Riferimenti " -dalla stessa presieduta -consentendo, in sua costante presenza, alla Candito di copiarli su una chiavetta e dopo che la Candito le aveva esposto le ragioni della sua richiesta, denunciava la Candito per reati insussistenti». Per questo, i magistrati hanno chiesto l’archiviazione e ha proceduto contro Musella per calunnia. Un’impostazione condivisa dal gip che non solo ha archiviato, nonostante l’opposizione di Musella, il procedimento nato dalla sua querela, ma ha anche ritrasmesso gli atti alla procura, invitando i pm a valutare se procedere contro la presidente di Riferimenti per calunnia.

LE AMMISSIONI DI MUSELLA In realtà, anche Musella, sia in esternazioni (a mezzo social e in sede di interrogatorio) successive alla denuncia, sia nell’ultima istanza presentata finisce per ammettere che la situazione era ben diversa da quella denunciata. A pagina 4 si legge infatti: «L’indagine parte da un articolo della giornalista Candito alla quale la Musella (..) consegna documenti dell’associazione», mentre a pagina 7 si legge «prima la Candito ottiene i documenti dalla Musella».

TENTATIVO DI BAVAGLIO? Se non è una confessione, poco ci manca. Tuttavia Musella che fa? Un passo indietro? Chiede scusa? Ammette l’errore? Assolutamente no. Se la prende con i giornalisti - del Corriere della Calabria, delle Iene e del Fatto quotidiano – tutti a suo dire partecipi di un complotto mediatico mirato a screditare la sua persona. Se la prende con i giudici (del medesimo Tribunale che fino a qualche tempo fa ricopriva di targhe, encomi e premi) che non avrebbero la serenità per esaminare il suo caso. Ma soprattutto, con le sue argomentazioni rischia di creare un precedente comodo per qualunque picciotto, gregario o boss che intenda “scappare” dalla sede naturale del processo in cui è imputato e al contempo imbavaglia la stampa che si occupa di cronaca giudiziaria.

LA TESI DI MUSELLA Cosa sostiene infatti  la presidente di Riferimenti? Nonostante alle notizie relative ai suoi guai giudiziari sia stato dato ampio spazio non solo dai giornali locali calabresi, ma anche da quelli campani e persino nazionali, più diverse tv (Rai inclusa), Musella si dice vittima di una campagna stampa «che proviene in primo luogo dalla testata giornalistica della quale Alessia Candito fa parte». Anzi, specifica meglio poi, si tratterebbe di «un attacco personale alla Musella additata alla collettività come nemica della cittadinanza e dei calabresi, colpita nell’immagine del padre, al quale si allude additandolo come vicino alla massomafia».

LA SQUADRA Insomma, ci sarebbe un complotto. Ad ordirlo e curarne la scientifica realizzazione sarebbero stati - ça va sans dire – Alessia Candito, la redazione di Corriere della Calabria e il direttore Paolo Pollichieni, colpevoli di seguire puntualmente l’inchiesta giudiziaria nata anche grazie ad uno scoop della loro testata; Lucio Musolino, corrispondente per la Calabria del Fatto Quotidiano, pure lui colpevole di riportare notizie con puntualità; il programma tv “Le Iene” cui Musella ha concesso un’intervista sull’indagine di cui era oggetto, lasciandosi scappare un commento infelice sui calabresi, che a detta sua «hanno la mente piccola». Un «errore» - sostiene la presidente di Riferimenti - «diffuso in prima battuta dalle Iene, che avrebbero anche potuto omettere il passaggio (era un dialogo con il giornalista scaturito dalla risata di quest’ultimo) ma non lo fanno». Risultato? Una serie di commenti poco piacevoli sui social, che – sostiene Musella – l’avrebbero indotta a pensare di lasciare la Calabria.

ACCUSE VELATE In realtà, quella che sembra l’accusa più grave è solo velata, ma con mestiere messa giù in modo da suggestionare chi legge. «Si pensi che l'attacco giornalistico da parte di Alessia Candito – si legge nell’istanza -  è intervenuto in un momento nel quale la Musella era al centro di cronache che la vedevano contrapposta alla amministrazione di Limbadi e alla cosca Mancuso: proprio nel febbraio 2016 aveva avuto assegnata per Riferimenti la abitazione confiscata ai Mancuso, quindi in un momento nel quale è maggiore il rancore della criminalità nei confronti della stessa».

LA MACCHINA DEL FANGO A cosa pretende di alludere Musella? Non è dato sapere. Di certo, appare quanto meno incauto definire “attacco mediatico” un’inchiesta, legittimata in seguito da un provvedimento del gip (che ha archiviato le accuse di diffamazione nei confronti della giornalista che l’ha redatta) e confermata dall’indagine della procura che ha iscritto la presidente di Riferimenti per truffa e appropriazione indebita. Altrettanto incauto, se non decisamente pericoloso per l’incolumità dell’autrice dell’inchiesta - che all’epoca della pubblicazione dell’articolo era già sottoposta ad un servizio di protezione per le minacce ricevute dai clan di Reggio, dove continua a vivere e lavorare -  lasciar intendere qualche inesistente linea di continuità con il clan Mancuso. Eppure Musella, che tanto spesso ha ospitato giornalisti minacciati, lo dovrebbe sapere che la delegittimazione è l’arma preferita dai clan per isolare e poi attaccare chi ne scrive.

CHE BRUTTA COSA LA CRONACA Ma la presidente di Riferimenti sembra averne anche per i magistrati, non solo giudicati incapaci di essere imparziali nei suoi riguardi, ma anche probabilmente poco corretti. L’accusa è formulata sempre in maniera velata. «La notizia dell’interrogatorio del marzo 2017 della Musella ad opera della procura (del successivo interrogatorio del luglio sempre innanzi alla procura della Repubblica di Reggio Calabria non si saprà nulla) - si legge nell’istanza di remissione - è venuta a conoscenza della stampa a distanza di poco tempo dalla sua celebrazione e quel giorno la Musella è stata vista in procura dai due giornalisti Musolino e Candito». La presidente di Riferimenti sta forse accusando qualcuno di violazione di segreto d’ufficio? Cosa vorrebbe dare a intendere? Vuol dire forse che i magistrati che l’hanno interrogata hanno riferito il contenuto di quel colloquio ai giornalisti che quotidianamente – come lei stessa riconosce dell’istanza – frequentano procura e tribunale? Sarebbero accuse gravi, ma soprattutto manifestamente infondate, non fosse altro perché a pubblicare per primo la notizia la mattina dopo l’interrogatorio è stato “Il Quotidiano del Sud”, con un articolo a firma di Caterina Tripodi. E allora perchè si fa riferimento alla quotidiana attività di altri giornalisti? Che suggestione si vuole creare?

PAPA’ NON SI TOCCA Non è l'unico passaggio dell'istanza in cui la presidente ha giocato con le parole. Tra le tante lamentazioni di Musella, una riguarda quel che è stato scritto del padre, la cui memoria – a detta della presidente di Riferimenti –  sarebbe stata infangata. In realtà, per dovere di cronaca, c'è da dire che quando si è scritto dell’ingegnere Musella – attorno al quale è stata costruita tutta l’attività dell’associazione della figlia Adriana-  solo è stato fatto prendendo come riferimento dichiarazioni di pentiti definiti attendibili da sentenze passate in giudicato. Nello specifico, si tratta  di quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Giacomo Ubaldo Lauro, che nel ’96 ha messo a verbale «A me risulta solo che davano i soldi per le azioni criminali per la ricerca delle armi e dell'esplosivo. Esplosivo che purtroppo ho procurato io nella quantità di circa 50 chilogrammi datomi dalla buonanima dell'Ingegnere Musella, il quale all'epoca aveva una cava a Bagnara dove glielo andai a chiedere io; mi serviva l'esplosivo perchè mi era stato richiesto l'esplosivo». Nell’istanza di remissione presentata dalla figlia dell’ingegnere in questione, l’esplosivo tuttavia diventa semplicemente «recuperato presso la cava dell'ing. Musella». 

MA MANCA UN TASSELLO Nulla osserva, invece, la Musella sulla, pur richiamata negli articoli a lei tanto indigesti, questione del suo ingresso alla Regione Calabria e sui concorsi affrontati per salire le varie tappe di una brillante carriera. Una semplice dimenticanza? Oppure il tentativo di evitare abbiano la giusta evidenza pubblica tempi, modi e metodi che hanno portato alla sua assunzione per chiamata diretta. E, a seguire, le mansioni lavorative assegnate, il luogo dove doveva svolgerle, l’ente che gliele conferiva e successivamente tempi e modalità di passaggio ai piani alti della Regione Calabria con una fulminate carriera certamente meritata sul campo, ma se così è perché non citare anche questo aspetto dell’attacco di cui oggi si dice vittima? 

E ORA COSA SUCCEDE? Queste – in sintesi – le argomentazioni di Musella, che con la sua istanza chiede alla Corte di Cassazione di essere processata a Salerno. Si tratta di una tesi estremamente pericolosa innanzitutto perchè mina il rapporto tra  cittadino e giudice naturale, laddove qualcuno ritenesse, come fa la Musella, non solo di decidere da chi non essere giudicato ma anche di indicare chi dovrà giudicarlo. Pericoloso, poi, anche perché mira alla delegittimazione mediante imbavagliamento, per la stampa (tutta). Nel caso, poi, è singolare che la Musella abbia ritenuto che i giudici reggini fossero affidabili quando ha chiesto di giudicare e condannare i cronisti del Corriere della Calabria per diffamazione ai suoi danni, per poi ritenerli non meritevoli di altrettanta fiducia quando si è ritrovata a sedere lei sul banco degli imputati. Passasse l’idea secondo cui un attento seguito di una vicenda giudiziaria o processuale val bene un’istanza di remissione del procedimento ad altra sede, qualsiasi affiliato -  picciotto, gregario o boss che sia – e qualsivoglia politicante, sarebbe legittimato a richiedere lo stesso trattamento solo perché il suo nome e la sua foto è finita sui giornali. Sulla stessa base, altrettanti potrebbero chiedere di riaprire tonnellate di inchieste già definite. Lo sdoganamento di una tesi di questo genere per la stampa significherebbe cancellare la cronaca giudiziaria dalle proprie pagine o dai propri palinsesti. Un silenzio che neanche le più pesanti minacce o le più restrittive leggi sono mai riuscite ad ottenere. E comunque, non basta qualche amicizia altolocata per pretendere tanto, se ne faccia una ragione la signora Musella.

La Redazione

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  • Occhiello Indagata per calunnia nei confronti di Alessia Candito, la presidente dell’associazione antimafia Riferimenti presenta un’istanza di rimessione del processo a Salerno. E punta il dito contro giudici e giornalisti
Venerdì, 17 Novembre 2017 19:17

Minniti incontra gli studenti di Diamante

 

DIAMANTE Il ministro dell’Interno Marco Minniti sarà presente lunedì 20 novembre alle ore 10 all’istituto comprensivo di Diamante, dove premierà i vincitori di un concorso che ha visto coinvolti gli alunni delle medie, invitati a presentare un breve testo idealmente indirizzato a una personalità che si è battuta per l’affermazione della legalità. Con questa importante iniziativa l’amministrazione comunale di Diamante e l’istituto comprensivo intendono promuovere presso i giovani la cultura della legalità e ricordare le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a venticinque anni dalle terribili stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Saranno presenti: sindaco di Diamante, Gaetano Sollazzo; il dirigente Scolastico dell’istituto comprensivo, Leopoldo Di Pasqua; il deputato membro della commissione Antimafia, Ernesto Magorno; il procuratore capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni. Coordinerà i diversi momenti della mattinata il giornalista Giuseppe Gallelli. L’amministrazione comunale di Diamante esprime profonda gratitudine al ministro dell’Interno Minniti per aver assicurato la sua presenza a Diamante in occasione di un importante evento organizzato che coinvolge i giovani studenti della nostra Città e per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due giganti della legalità di cui è necessario trasmettere, in particolare, alle giovani generazioni l’esempio e i valori positivi del loro straordinario impegno.

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  • Occhiello L'incontro è previsto per lunedì 20 novembre nell'istituto comprensivo cittadino dove premierà i vincitori di un concorso che ha coinvolto gli alunni delle scuole medie. Sarà presente il sindaco, Magorno e il procuratore Bruni

CATANZARO Il servizio comunale della raccolta dei rifiuti Tari (prima Tares e poi Tarsu) registra un progressivo aumento delle tariffe a cui non sempre corrisponde un miglioramento della sua qualità. Inoltre, non sono pochi i dubbi dei cittadini sull’effettiva trasparenza del ciclo dei rifiuti e sul corretto conferimento in discarica, allo smaltimento, stoccaggio e recupero. Eppure – riferisce in una nota Federconsumatori -, sono proprio i cittadini-utenti (il 93% degli italiani la considera utile), a sollecitare i Comuni al rispetto di requisiti appropriati di efficienza, qualità, sostenibilità sociale e ambientale del servizio di raccolta dei rifiuti e sulla differenziata.
Manca quasi ovunque il corretto rapporto tra il costo di produzione del servizio, la produzione di rifiuti e la tariffa applicata alle famiglie. Da Nord a Sud emergono realtà differenziate sulla qualità del servizio e suoi costi. Ancora troppi rifiuti finiscono in discarica e con pratiche illegali o compiacenti.
Federconsumatori, proprio in concomitanza con l’inizio della “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti”, ha pubblicato l’11° Report Nazionale 2017 su “Servizi e tariffe dei rifiuti”. Prende infatti il via, la settimana europea per la riduzione dei rifiuti incentrata sul tema: “Diamo una seconda vita agli oggetti”. Un invito ai cittadini al riciclo ed al riuso per ridurre la produzione di rifiuti e preservare l’ambiente. Un invito che Federconsumatori fa suo da anni con il motto dell’anti-spreco e delle 3R: recupero, riciclo, riutilizzo.
Gli obiettivi a livello europeo fissano il 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e il 65% entro il 2030. L’Italia è ancora indietro nella crescita del sistema di riciclaggio dei rifiuti: la Basilicata è ferma al 31%, la Puglia al 30%, il Molise e la Calabria al 25%, la Sicilia addirittura al 13%. Nonostante la crescita proceda lenta, l’approccio degli italiani nei confronti della raccolta differenziata è più responsabile: il 91% dichiara di farla abitualmente.
Ma seppure aumenti l’attenzione delle famiglie italiane verso il riciclo ed il riuso, tale tendenza non si rispecchia nell’andamento dei costi: dall’11° Report Nazionale su “Servizi e tariffe dei rifiuti” a cura di Federconsumatori, emerge che la spesa media annua che una famiglia tipo, composta da tre componenti in un appartamento di 100 metri quadri ha sostenuto nel 2017, è di 321,96 euro annui, pari al 2% in più rispetto al 2016 (anno in cui la spesa è stata di 317,04 euro). Ancora più evidente è la variazione registrata per una famiglia mononucleare in un appartamento di 60 metri quadri: nel 2017 ha speso 145,93 euro, contro i 129,98 euro del 2016, con un aumento del 14%. Indicativi, in tal senso, risultano i dati raccolti a livello territoriale: prendendo in considerazione sia il nucleo familiare composto da tre persone (in appartamento da 100 metri quadri), sia quello mononucleare (in appartamento da 60 metri quadri) emerge che nel Sud e nelle Isole si paga la tariffa più alta, seguite dal Nord Italia e, infine, dal Centro.
Volendo stilare la classifica delle città più care, emerge che il primo posto è occupato da Cagliari con 549,09 euro, Napoli con 448,23 euro e Genova con 378,27 euro. Le città in cui la tariffa risulta meno onerosa, invece, sono Trento, dove la famiglia tipo (tre componenti, 100 mq appartamento) spende mediamente 183,99 euro, seguono in ordine Potenza con 218,02 euro, Catanzaro con 254,93 euro e Campobasso con 257,59 euro. La Città Metropolitana di Reggio Calabria conferma la tariffa fra le più alte nazionali con oltre 465,00 euro (2015). Per una famiglia mononucleare in un appartamento di 60 mq, la spesa più alta è sostenuta sempre a Cagliari con 235,11 euro, seguita da Napoli con 218,45 euro e da Roma con 175,53 euro; quella più bassa, invece, si rileva a Potenza con 79,89 euro, seguita da Trento con 86,05 euro e da Firenze con 112,88 euro.
Appare evidente la necessità di definire una governance nazionale, attuando la piena operatività dell’Autorità per l’Energia nel settore. Si tratta di un’operazione fondamentale per ridurre il divario esistente a livello territoriale, sia in relazione ai costi che alla gestione del riciclo, per un nuovo modello di sviluppo che miri a ridurre il volume dei rifiuti attraverso una pianificazione partecipata e condivisa con i cittadini. Come avvenuto nel settore idrico, l’Authority dovrebbe disporre una griglia per armonizzare le tariffe, rendendole conformi agli standard e confrontabili tra loro. Da Nord a Sud.
Intanto, la presidente di Federconsumatori Calabria Mimma Iannello, in una nota ufficiale, ha chiesto al neo presidente dell’Anci Calabria Gianluca Callipo, un urgente incontro finalizzato ad aprire un confronto di merito sulla complessità delle problematiche riguardanti i servizi locali, la loro qualità ed i loro costi, la loro equità e sostenibilità sociale, finanziaria ed ambientale, la morosità scaricata sui cittadini onesti, la trasparenza e legalità, nonché, le iniziative di informazione verso i cittadini a partire dall’uso cogente della Carta dei servizi. Un’esigenza di confronto resa ancor più impellente dopo quanto stabilito dalla recente sentenza della Cassazione, sezione Tributaria, che ha ritenuto legittimo il diritto alla riduzione dell’imposta nel caso in cui si subiscano disfunzioni, protratte nel tempo, del servizio pubblico di raccolta. Per la presidente Mimma Iannello si tratta di «una sentenza che convalida il principio secondo il quale i cittadini devono pagare per un servizio solo se questo viene effettivamente erogato entro standard di qualità, efficienza e trasparenza».

 



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  • Occhiello Il dato è contenuto nell'ultimo rapporto di Federconsumatori. Emergono ancora troppe pratiche illegali. La presidente Iannelli ha chiesto un incontro con Anci: «I cittadini devono pagare solo se il servizio viene erogato secondo i principi di qualità, efficienza e trasparenza»

Riceviamo e pubblichiamo: 

La seduta del Consiglio generale della Fai Cisl Calabria, tenutasi in sessione di studio a Villaggio Palumbo, dopo tre giorni di formazione rivolti a delegati e giovani della federazione, ha rappresentato una straordinaria occasione di confronto sui temi, sulle criticità ma anche e soprattutto sulle incoraggianti realtà che caratterizzano il sistema agro-ambientale regionale.
Nella cornice di una prospettiva di respiro nazionale, fornitaci grazie alla presenza ed al contributo del Segretario generale Luigi Sbarra, e con il concorso di tutti i protagonisti del settore forestale e agroalimentare la FAI calabrese è riuscita a sviluppare una riflessione approfondita e ricca di contenuti e proposte.
Mai come in questo momento, infatti, è chiesto al sindacato un surplus di responsabilità; le difficoltà e soprattutto i ritardi nelle risposte impongono un impegno ancor più forte sul versante dell’analisi, dell’approfondimento, delle proposte e del confronto.
Ecco perché la FAI Cisl è quotidianamente impegnata in un’azione di rappresentanza che abbia il senso ed il significato del contributo costruttivo, il traguardo da raggiungere è quello della definizione di un progetto che configuri il sistema Agro-Ambientale regionale ed orienti in maniera efficace gli investimenti pubblici e privati.
In questo contesto la contrattazione sarà strumento indispensabile sia nel settore forestale e che agroalimentare.
L’agroalimentare calabrese, infatti, continua ad essere una sorta di Giano bifronte, da un lato c’è una sorprendente  forza produttiva e dall’altro – purtroppo – permangono contraddizioni e ritardi che impattano sull’operatività concreta  dei meccanismi di governo e sostegno dell’agricoltura regionale.
Tuttavia – ed al netto dei problemi concreti e quotidiani che vanno celermente risolti – come Fai Cisl Calabria ci preoccupa e non poco un altro decisivo aspetto e cioè la mancanza di una visione complessiva, l’assenza di una strategia di consolidamento e sviluppo che consenta di ridefinire e riconfigurare il volto stessa del sistema agricolo calabrese.
Oggi e per i prossimi anni la sfida più audace ed impegnativa riguarda - infatti - le scelte di fondo, l’assetto da dare alla forza agricola regionale, la volontà di costruire meccanismi che agevolino la cooperazione e aggregazione rafforzando le nostre capacità produttive, le eccellenze calabresi, la determinazione nel sostenere i processi di internazionalizzazione.
Abbiamo un’agricoltura di qualità, ora è tempo di capire che tipo di agricoltura vogliamo, quali connessioni garantire ed agevolare con gli altri settori produttivi – dal turismo alla forestazione - , in che modo rendere la nostra “tradizione” agroalimentare modernità economica, sociale, occupazionale.
Le nostre parole d’ordine, attraverso le quali ribadiamo la nostra volontà collaborativa e costruttiva, sono quelle della multifunzionalità, della formazione professionale, della contrattazione e della bilateralità.
Le sfide che abbiamo davanti, insomma, sono di non poco conto e richiedono il contributo di tutti, impongono analisi rigorose, esigono coraggio nell’affermare verità a volte scomode.
Ecco perché nell’incontro di ieri è stato particolarmente significativo l’impegno del consigliere delegato Mauro D’Acri verso la convocazione di un Tavolo regionale che consenta di mettere in campo le energie migliori - imprese, università, associazioni di categoria e sindacati - per sviluppare le analisi e gli approfondimenti necessari, per definire condivisi percorsi di sviluppo, per posizionare l’agricoltura e l’agroalimentare al centro dell’agenda di governo regionale.
La Calabria, i ritardi che la segnano e le mancate scelte che continuano ad accompagnarne il percorso ci impongono dunque di fare rumore per richiamare l’attenzione, di “assillarre” quotidianamente chi può e deve decidere.
Per noi lo si può fare in due modi, con la protesta ma solo quando realmente necessaria, con le proposte sempre utili e capaci di interrogare le intelligenze di ciascuno.

 

Michele Sapia
Segretario regionale Fai Cisl Calabria

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  • Occhiello Il segretario regionale della Fai Cisl Sapia: «È tempo di capire che tipo di agricoltura vogliamo. Significativo l’impegno di D’Acri per la convocazione di un tavolo»

CATANZARO È anche questa, a suo modo, una piccola rivoluzione. E un segnale di rispetto per l’ambiente. Calabria Verde, quest’anno, non “regalerà” alberi ai Comuni calabresi, azzerando una prassi che andava avanti da tempo. L’agenzia lo ha comunicato con una lettera inviata a tutti i distretti nei quali è suddivisa la regione, spiegando che «gli alberi coltivati nei vivai da Calabria Verde sono destinati a esigenze di sola forestazione e valorizzazione ambientale». Non c’è più spazio, insomma, per le esigenze estetiche dei Comuni. La lettera firmata dal commissario straordinario Aloisio Mariggiò risponde picche «alle numerose richieste di alberi da utilizzare quali addobbi natalizi» con una frase laconica: «Non autorizzerò al riguardo alcun taglio o fornitura». E poi, in poche righe, rievoca le cattive abitudini che appartengono al passato: «La prassi instauratasi negli anni di fornire, nel periodo natalizio, alberi a Comuni ed enti pubblici (alcuni dei quali hanno anche chiesto 30 piante), va assolutamente stroncata contrastando, tra l’altro, con il dispositivo regionale “Prescrizioni di massima e polizia forestale valide per il territorio della Regione Calabria”». I sindaci dovranno rassegnarsi: per questo Natale la “strage” degli abeti non ci sarà.

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  • Occhiello Il commissario Mariggiò risponde “picche” alle richieste degli enti locali. C’è chi aveva chiesto anche 30 abeti. «Le nostre piante destinate a sole esigenze di valorizzazione ambientale»
Venerdì, 17 Novembre 2017 17:51

Cosenza, incendiata l'auto di un imprenditore

 

COSENZA Incendiata un'auto di un imprenditore a Cosenza. È successo ieri sera a Cosenza tra via Monfalcone Angelo e via Vittorio Veneto. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia di Stato e della Scientifica mentre i pompieri hanno spento le fiamme. Sono in corso indagini per risalire agli autori del gesto che, si suppone, dai primi accertamenti, sia di natura dolosa.

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  • Occhiello L'episodio nella serata di ieri. Sul luogo sono giunti i pompieri per spegnere le fiamme. La polizia ha avviato le indagini. Si ipotizza un gesto di natura dolosa
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