Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 04 Novembre 2017

Il Cosenza esce dal “Marulla” con un pareggio e tra i fischi dei tifosi. Contro il Racing Fondi, infatti, la squadra rossoblù non va oltre l’1-1, portando a casa un solo punto che non permette ai Lupi di abbandonare l’ultimo posto in classifica. Eppure a passare in vantaggio è stato proprio il Cosenza, con un bel gol di Mungo al 38’ del primo tempo, arrivato dopo la triangolazione con Baclet. Gli ospiti non smettono di crederci e, nonostante l’espulsione rimediata da Quaini al 65’ per un fallo su Mungo, a pochi secondi dal 90’ trovano il pareggio con un tiro dal limite di Nolè che si insacca alle spalle di Saracco.
Tanta delusione anche per il Catanzaro, battuto fuori casa dal Francavilla per 1-0. A stroncare i giallorossi è il gol rimediato dopo soli 7 minuti di Maccarone, sugli sviluppi di un calcio d’angolo. A nulla sono serviti gli sforzi della squadra di mister Dionigi. Il Catanzaro ci prova e si impegna, ma senza successo.
Pareggio a reti inviolate tra Casertana e Reggina: al “Pinto” finisce 0-0. Una partita avara di emozioni e che non subisce alcun sussulto neanche dopo l’espulsione di Alfageme e Laezza.
L’unico risultato positivo di questa giornata di Serie C per le calabresi arriva, ancora una volta a sorpresa, dal Rende. La squadra biancorossa ha battuto per 1-0 la Sicula Leonzio grazie al gol di Larribi arrivato al 32’ del primo tempo, direttamente su calcio di punizione. Inutili i tentativi di assalto dei siciliani, il Rende porta a casa 3 punti che valgono l’8° posto in classifica. 

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  • Occhiello Pareggio casalingo per i rossoblù contro il Racing Fondi. Un punto per la Reggina contro la Casertana. E il Catanzaro perde a Francavilla. I biancorossi salgono all'ottavo posto in classifica

Simone Verdi risponde al ct Giampiero Ventura segnando due gol su punizione con due piedi diversi, ma non basta al Bologna che si fa rimontare e capitola in casa contro il Crotone. Per i rossoblù di Donadoni, alla quarta sconfitta di fila, è quasi crisi. Per gli uomini di Nicola, trainati dalla coppia d'attacco Budimir-Trotta, è la conferma di quanto di buono visto una settimana fa contro la Fiorentina e un bel passo in avanti verso la salvezza.
I calabresi, fin qui mai vittoriosi in trasferta, escono dal Dall'Ara con tre gol fatti e tre punti meritati, capaci di ribaltare una partita che a metà sembrava indirizzata verso l'esito più prevedibile. I padroni di casa, invece, si sono presi i fischi del pubblico, inebriato invano per un tempo dalle magie del suo fantasista e poi costretto ad assistere al riscatto crotonese, cominciato con un rigore concesso dal Var, seppur a scoppio ritardato. La delusione dei bolognesi è doppia, perché perdere ha vanificato un'impresa rara e un repertorio che forse in Italia in questo momento non possiede nessun altro: la capacità di far male da lontano di destro e di sinistro è un'arma a disposizione di pochi e che sarebbe utile anche ad una Nazionale che fatica a segnare, ma lui, Verdi, non è stato convocato per lo spareggio con la Svezia. L'ultimo a farne due su calcio piazzato in una partita con la maglia del Bologna fu Scapolo, 20 anni fa, anche se la memoria del Dall'Ara corre ad un altro di quei tempi, Igor Kolyvanov, che tirava gli angoli a rientrare da tutte e due le parti.
Come il russo anche Verdi prima ha fatto le prove su corner, poi ha trasformato due punizioni diverse, ma uguali nel risultato. La prima al 38', lievemente spostata a destra: sinistro impeccabile sopra la barriera e Cordaz immobile. La seconda, di destro, allo scadere, subito dopo il pareggio dei calabresi arrivato con la ribattuta vincente di Budimir. Il punto di battuta è più defilato e il portiere questa volta tocca, ma non riesce a rispondere. Fin lì tutto da copione: il Bologna che tenta di scardinare la difesa ospite a furia di scambi rapidi tra i suoi attaccanti che hanno potuto godere del rientro di Palacio, e il Crotone via di chiusure e ripartenze. Il vantaggio all'intervallo è giusto, ma è tutto tranne che finita. La festa di Verdi e dei suoi dura infatti 20' nella ripresa ed è guastata dall'intervento degli arbitri "in regia". È il Var, infatti, a segnalare a Pasqua il tocco di mano di Krafth sugli sviluppi di un angolo, una decisione che arriva quando ormai l'azione si era ribaltata dall'altra parte del campo e per questo viene accolta da proteste. Sul dischetto va Trotta e non sbaglia. Il Bologna è stordito, ma il colpo da ko deve ancora arrivare: passano 4' ed è ancora Budimir a realizzare, colpendo benissimo dal limite dopo la respinta di Gonzalez. Il contraccolpo psicologico a quel punto è insanabile e a nulla servono i cambi di Donadoni per riprendere una partita che i suoi sembravano avere in mano.

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  • Occhiello La doppietta dell'attaccante croato e un rigore di Trotta permettono ai rossoblù di rimontare la doppietta di Verdi. Var da record per il penalty a favore dei calabresi

COSENZA Le catene sono sciolte come le briglie. Mario Oliverio alla presentazione dello studio di fattibilità per la costruzione del nuovo ospedale alla Camera di Commercio di Cosenza, non menziona l’idea di incatenarsi a Palazzo Chigi se non finisce il commissariamento della sanità calabrese. Certo sulle scale del grande edificio che ospita la Camera di commercio, l'argomento è all’ordine del giorno, oltre che oggetto di facile ironia. 
Il 31 dicembre è il giorno ultimo per scegliere il sito per la nuova struttura sanitaria, perché dal 2 gennaio si deve partire con la gara d'appalto. Oliverio ha la tabella di marcia già definita, il punto rimane sempre il via libera del sindaco Mario Occhiuto. Il do ut des sulla "Cittadella della salute" all'attuale ospedale civile dell'Annunziata in cambio del consenso per il sito di Vaglio Lise ancora non ha prodotto i frutti che il governatore aveva sperato. Quindi ultimatum e «gara d'appalto con aggiudicazione - dice Oliverio - che deve realizzarsi necessariamente in questa legislatura». 
Il nuovo ospedale Hub, al termine dello studio di fattibilità, dovrebbe sorgere a Vaglio Lise (lo avevamo già scritto qui). Per gli imprenditori cosentini rappresentati dal presidente Klaus Algeri non è importante il posto: «Quella è una scelta politica - puntualizza Algeri -, ci interessa  che tutte le procedure che coinvolgono gli imprenditori siano fatte secondo i principi di trasparenza e rispetto delle regole». E oltre ai "pro" di natura tecnica, Oliverio per Vaglio Lise sceglie di scrivere anche la centralità in un'ottica di città unica (a proposito: nell’uditorio si è visto anche il sindaco di Rende Marcello Manna). Incassando con un cenno della testa anche l'assenso dei politici presenti tra i cui i figli d'arte Giacomo Mancini e Giuseppe Giudiceandrea, e poi Enza Bruno Bossio e Nicola Adamo, Franco Iacucci e i consiglieri comunali cosentini Cassano e Covelli.
E sull'attuale ospedale civile Oliverio ricorda come sia stata attivata la Pet, e ancora l'indizione di nuovi concorsi e che la trasformazione in un presidio sanitario possa essere finanziato con i stessi soldi che l'Asp spende per pagare i fitti di altri edifici, circa 800mila euro annui. Concluso il giro di presentazioni al Comune, all'Azienda sanitaria e agli imprenditori consentini adesso rimane da capire quando tra Occhiuto e Oliverio ci possa essere questa stretta di mano definitiva, la notte di San Silvestro si avvicina. 

Michele Presta
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  • Occhiello Oliverio presenta lo studio di fattibilità alla Camera di Commercio e “chiama” Occhiuto: «Dal 2 gennaio al via la gara d’appalto, da chiudere entro la legislatura». Algieri: «Procedure nella massima trasparenza»

Francesco sta rientrando in queste ore dall'Albania. A Tirana la sua compagnia "Create Danza" diretta da Filippo Stabile, ha ottenuto il premio per la migliore coreografia, il premio per la migliore interpretazione, guadagnando anche l’invito ufficiale al Gala internazionale del teatro State Opera - Stara Zagora, in Bulgaria, invito formulato dalla direttrice dello stesso teatro. La danza è una vera e propria passione. 
E Francesco sa benissimo che «la danza dà piacere, rende liberi e ci conforta dall impossibilità che noi umani abbiamo di volare come gli uccelli, ci fa avvicinare al cielo, al sacro, all’infinito».
Un paio di anni fa, Francesco Rodilosso, viene notato da  Carla Fracci al Gala di un concorso di Altomonte, dove ottiene il primo posto come solista. La Fracci lo cerca per elogiare le sue qualità. E lo fa pubblicamente. Per poi mandargli un biglietto personale tramite il suo agente. Un successo straordinario quello di Francesco Rodilosso da Cassano allo Ionio. Un successo fatto di uno stile personale, maschio ed elegante, di una eleganza innata. Nella danza queste caratteristiche non si trovano quasi mai insieme.
In scena Francesco si libera da ogni catena, tira su l'ancora e sembra volare. Danza con forza e grinta, con una carica artistica così ben gestita da farlo primeggiare in qualsiasi competizione artistica, non passando mai inosservato, ottenendo borse di studio e tanti riconoscimenti ufficiali. 
Il volo di Francesco è un volo d'arte, forte ma leggero. E lui lo interpreta come fa un pittore che realizza un delicatissimo acquerello. Quando cammina Francesco si muove ad una passo da terra, quasi pronto a volare: cammina danzando. Con fiero distacco. 
Comincia tardi, Francesco, con la danza: aveva già 13 anni. Ma recupera presto, grazie ad una formazione artistica durissima, quasi militare. E a quella sua tenacia, alla caparbietà tipicamente calabrese. Ragazzo di principi sani, determinatissimo, instancabile e indomabile. Aveva 20 anni quando si distingue alle lezioni di Bruno Verzino, dal quale apprende la tecnica classica. 
Da Cosenza spicca il volo prestissimo, per raggiungere tanti palcoscenici, partecipando a numerosi concorsi internazionali e ottenendo autorevoli apprezzamenti. Danzando e volando. Basti anche solo citare l'ultimo successo, che è dello scorso mese di marzo: il primo posto nella categoria 'passo a due' del concorso internazionale "Tauria Dance", con una sua coreografia, accompagnato dalla danzatrice Carola Puglisi, partner e amica personale di Francesco. Nella  stessa sede centrale conquista una borsa di studio per l'OCDP di Verona e un'altra borsa per il "Dancer At Work" di Eugenio Buratti a Firenze, consegnata dal Maestro Christophe Ferrari. Artisti 'pesanti' che notano, apprezzano e premiano il giovane artista calabrese. Francesco non si ferma mai. 
E proprio in questi giorni, come dicevamo in apertura, era in Albania con la sua compagnia. Mentre per il prossimo mese di agosto sarà a New York con la Lotusamble D.C. di Francesca Spataro, ospiti al Fini Dance.
Un evento artistico di particolare rilievo, lo vede straordinario protagonista, giusto due anni fa, quando Ottaviano Marino lo vuole nel ruolo di Romeo per il progetto fotografico " Romeo & Juliet". 
Le splendide foto del progetto vennero pubblicate su Vogue, Panorama, The Artbo, Sky Arte, l'Oeil de la Photografie e tante altre riviste specializzate europee. Un successo straordinario per Francesco che in una di queste foto appare drammaticamente riverso, come morto, sul seno di Giulietta (interpretata da Andrea Delia), in una scena durissima, che richiama fortemente la Pietà di Michelangelo. La posa e l'abbandono del giovane artista calabrese sono veramente da oscar. E così una delle foto del progetto, dove Francesco è in scena da solo, fa parte della collezione del Museo europeo di Arte Contemporanea di Catania. Francesco è un ragazzo fiero, che ha conosciuto momenti difficili, ma non si è mai arreso. Con la sua determinazione si è laureato, lo scorso anno, in Economia all'Università della Calabria. Ed ora sta per completare la specializzazione in Economia aziendale - Management e Finanza.  Il mondo delle grandi imprese lo attrae molto, tanto da fargli sognare il ruolo di manager di un grande gruppo. In un giorno forse non lontano, la danza lascerà il posto ad una nuova fase della vita di questo straordinario figlio della Calabria. 
Francesco, con la sua spiccata intelligenza, sa che deve pensare al futuro, tanto che ha rifiutato la proposta di far parte del corso di formazione e successivamente di entrare nella compagnia di Carabdanza a Madrid. Mancava qualche esame alla laurea e non se l'è sentita di rinunciare per una opportunità artistica, anche se di particolare importanza. 
Il futuro, il suo futuro, viaggia su altre ali. Ma oggi la sua vita, la sua passione, è danza. Quella danza che Julio Bocca descrive come "un’ arte sublime, sempre diversa, simile al fare l’ amore, che alla fine di ogni performance lascia il nostro cuore battere forte, sperando nella prossima volta". Buon volo, Francesco.

*giornalista

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  • Occhiello di Franco Laratta*

COSENZA «Sosteniamo il presidente della Regione, Mario Oliverio, che anche ieri nel corso della riapertura dell’ospedale di Praia a mare ha ribadito la condizione di assoluta insostenibilità della sanità in Calabria, con la presenza di una struttura commissariale palesemente inadeguata a portare avanti processi di risanamento di un comparto delicatissimo, che tocca la vita e diritti fondamentali dei calabresi». Lo dice il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno. «Siamo accanto a Oliverio e il Pd Calabria sarà accanto a lui nella azione di protesta che ha annunciato di voler mettere in campo – spiega Magorno riferendosi al proposito del governatore, che è quello di incatenarsi a Palazzo Chigi se il governo non porrà fine al commissariamento –. Ribadiamo l’urgenza che il governo affronti con risolutezza la vicenda, consegnando – così come avvenuto in Campania – la titolarità del settore a chi è stato democraticamente eletto e scelto dai calabresi. Le rivendicazioni del presidente Oliverio sono sacrosante e per quel che riguarda il Pd, la misura è ormai colma e ci attendiamo immediate e conseguenti determinazioni da parte del governo».
Anche i sindaci di Praia a Mare e Tortora, Antonio Praticò e Pasquale Lamboglia, si schierano con il governatore: «Giustamente il presidente della giunta regionale Mario Oliverio – dicono – ha colto l'occasione per sottolineare lo stato di disagio dell'intera sanità regionale, invocando la fine del commissariamento della sanità calabrese. Forti della battaglia vinta grazie ai ricorsi e alle sentenze del Consiglio di Stato, battaglia che ci ha portato alla riapertura del nostro nosocomio, nonostante l'incapacità dimostrata dal commissario Scura, come sindaci di Praia a Mare e di Tortora vogliamo lottare unendoci ai cittadini della Locride, che sono stati scippati anche loro del loro diritto alla salute. Condividiamo la loro decisione di portarsi il giorno 14 novembre prossimo davanti a Palazzo Chigi per chiedere la giusta attenzione sul presidio locrese, e ancor più sull'intera sanità calabrese. Non è più tempo che il diritto alla salute venga negato per incapacità di chi la gestisce. La manifestazione dei cittadini locresi è in sintonia con quanto affermato con forza dal presidente Oliverio, che sin dal suo insediamento ha lottato per dare ai cittadini calabresi ciò che veramente meritano, cioè una giusta sanità».

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  • Occhiello Il segretario dem chiama il governo all'azione: «Serve una scelta risoluta. La sanità sia gestita da chi è stato eletto». Si schierano con il presidente della giunta regionale anche i sindaci di Praia a Mare e Tortora

CATANZARO «Il commissario Scura ancora una volta taglia i servizi ai cittadini. Ancora una volta i calabresi avranno due sole opportunità per tutelare la propria salute: emigrare fuori regione o pagare di propria tasca i servizi che dovrebbero essere garantiti dal Sistema sanitario regionale. Il Commissario ha infatti decretato un taglio di ben 13 milioni di euro per il 2017 alle strutture private accreditate che erogano esami di laboratorio, diagnostica per immagini e tutte le altre prestazioni di specialistica ambulatoriale». Lo sostengono, in una nota, Alessia Bauleo di FederLab Calabria e Edoardo Macino di Anisap Calabria. «Ciò significa - prosegue la nota - che non sarà più possibile per queste strutture erogare prestazioni in convenzione ai cittadini. Ancora una volta il commissario allontana l'accesso alle cure sanitarie per i meno abbienti, discriminando di fatto fra chi può permettersi di pagare privatamente gli esami e chi non può farlo. Ed ecco che i meno fortunati sono costretti a sopportare interminabili liste d'attesa, o spostarsi in altra regione, o addirittura rinunciare al proprio diritto alla salute. Per il Commissario l'equivalente di quei 13 milioni di euro di prestazioni dovrà essere invece erogato istantaneamente (e retroattivamente in quanto già per il 2017) dalle strutture pubbliche. Nel decreto il Commissario infatti obbliga i direttori generali delle Asp ad aumentare del 20% il volume delle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate presso le strutture pubbliche. Evidentemente Scura pensa che i colleghi delle strutture pubbliche non lavorino abbastanza e che i direttori generali siano stati sempre incapaci di garantire l'efficienza delle strutture pubbliche. E così la drammatica politica condotta dalla struttura commissariale che chiude i servizi senza preliminarmente potenziare il rimanente, e che ha già causato danni irreversibili, viene estesa anche ai servizi territoriali». «Chiediamo quindi ai nostri politici - conclude la nota - di intervenire immediatamente e con forza affinché non vengano ancora una volta distrutte le risorse del nostro territorio, il lavoro dei calabresi, e soprattutto la salute di noi cittadini».

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  • Occhiello La denuncia di FederLab e Anisap: «Il commissario costringe i cittadini a emigrare fuori regione o a pagare. E chiede alle Asp di aumentare le prestazione: pensa che i colleghi lavorino poco?»

Recarsi adesso a Paravati per i devoti che quella realtà straordinaria ricca di spiritualità l’hanno conosciuta da tempo, provoca un profondo senso di smarrimento e di tristezza nell’anima. In quell’angolo di mondo, dove fino a luglio centinaia e centinaia di credenti si recavano quotidianamente per respirare un’aria unica, oggi si incontrano poche persone dai cui volti traspare un profondo sentimento di sgomento, poiché neanche in quel posto, benchè segnato da Gesù e dalla Madonna, riescono più a trovare consolazione e pace interiore come prima. E così, dopo un’insolita breve visita, ognuno torna nella propria realtà, incredulo per il clima nuovo che ha respirato, accompagnato da un forte senso di smarrimento.
Con questa nota intendo dare voce ai tantissimi devoti che, pur nel loro silenzio, si sentono feriti nell’animo perché privati di un bene prezioso di cui hanno potuto godere per lunghissimi anni: la possibilità di trovare risposte esaurienti ai profondi bisogni di spiritualità, lì proprio a Paravati. Ma lo faccio anche a nome personale perché io stesso, oltre a non essere avulso da quei bisogni, sono portatore di una esperienza diretta con la mistica di Paravati che, col suo esempio e l’offerta quotidiana della sua sofferenza, ha riflesso l’amore di Gesù, insegnandoci a metterLo al centro della nostra vita. E proprio per questo che, insieme a migliaia e migliaia di altri devoti, non posso comprendere ed accettare la decisione di Monsignor Renzo di adottare il decreto emesso il primo Agosto col quale ha vietato le attività di “Religione e culto” a Paravati, nella Villa della Gioia, proprio in uno dei posti Mariani dove la devozione alla Madonna è molto sentita.
Un provvedimento questo da ritenere quantomeno dannoso per la tutta la Istituzione Chiesa e per i fedeli. Nel nostro mondo cristiano, che è travagliato da una profonda crisi per le varie cause che tutti conosciamo, le istituzioni cattoliche dovrebbero sentire il dovere di attivarsi per promuovere ed incoraggiare le manifestazioni ed espressioni di culto animate da una fede viva. Nel nostro caso, invece, è successo il contrario: è stato fatto un divieto di culto che, stranamente, viene interrotto a piacimento di Sua Eccellenza quando è lui stesso a presiedere le celebrazioni eucaristiche (come accaduto giorno 1 Novembre ed altre volte ancora). E pensare che ciò è avvenuto nel posto che rappresenta uno dei cuori più pulsanti del cattolicesimo italiano dove, per opera della grande Mistica Natuzza, la chiesa stessa ha vissuto una delle esperienze più feconde dell'ultimo secolo in termini di conversioni e di salvezza delle anime, e dove la Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” ha continuato, in maniera mirabile, a portare avanti il programma già tracciato dalla stessa Mistica su indicazione della Madonna.
Il provvedimento emanato da S.E. il Vescovo è scaturito dal “rifiuto” dei soci fondatori di apportare modifiche sostanziali allo statuto della Fondazione e, per giunta, senza che nessuno abbia negato l'esercizio dei suoi diritti. Tale rifiuto, com'è umanamente ovvio, non può giustificare assolutamente la decisione di S.E. di vietare il culto. Non dobbiamo poi meravigliarci se i credenti diventano sempre più diffidenti verso le gerarchie ecclesiastiche e se queste ultime perdono di credibilità. E ancora più grave penso sia il danno che tale decisione abbia provocato alle anime, alla Fondazione, alla Chiesa stessa e, soprattutto, a Mamma Natuzza.
Vi sono, poi, altre due questioni che non sono passate inosservate agli occhi dei fedeli, causando incomprensione e amarezza: la consacrazione della nuova Chiesa e la causa di beatificazione di Mamma Natuzza, ambedue inspiegabilmente bloccate. Cosa può pensare il comune cristiano se, a distanza di due anni dalla fine dei lavori, non si procede alla consacrazione della grande Chiesa che tutti aspettiamo? Non dimentichiamo che la prima pietra è stata benedetta da San Giovanni Paolo II e, pertanto, la consacrazione doveva essere un atto dovuto e non, invece, oggetto di valutazioni varie. 
In merito, poi, alla causa di beatificazione di Mamma Natuzza, abbiamo appreso in questi ultimi giorni della istituzione di una apposita commissione di studio formata da teologi. Sebbene tale notizia ci allieta, non si comprende perché la stessa commisione non sia stata nominata, come di prassi, allo scadere dei cinque anni dalla morte della Mistica. In ogni caso, tengo a sottolineare che, non solo per noi semplici devoti, Mamma Natuzza è già Santa nei nostri cuori ma anche in quelli dei numerosissimi Sacerdoti, Vescovi e Cardinali di tutto il mondo che hanno avuto il privilegio di conoscerla.
Infine, voglio richiamare l’attenzione sul fatto che non ci è sfuggito il tentativo di alcuni che, nelle ultime settimane, si sono molto prodigati attraverso gli organi di stampa e televisivi a mascherare le difficoltà che tuttora si vivono nella realtà di Paravati, a causa del famoso provvedimento del presule di Mileto. Costoro si sforzano di rassicurare i credenti con notizie tendenziose e fuorvianti, senza nessun riscontro con la realtà che rimane tuttora difficile a danno di tutti. Mi addolora che persino nel comunicato stampa della Conferenza Episcopale Calabra del 4 Ottobre 2017 si fa cenno a un "atteggiamento non ecclesiale di rifiuto della competenza canonica della Chiesa particolare nella cura animarum e sulle attività pastorali e di culto pubblico" da parte della Fondazione. Tutto questo non ha assolutamente riscontro con i fatti reali, in quanto la stessa Fondazione non ha mai inteso interferire con le competenze della Diocesi. In questa situazione confusa, l’unica cosa che ci può dare certezza e rasserenare gli animi è la revoca del provvedimento datato 1 agosto 2017 da parte di Sua Eccellenza Monsignor Renzo. Il popolo di Natuzza non chiede la luna, ma partecipare liberamente alla Santa messa nella Villa della Gioia, pregare con semplicità, umiltà e amore davanti alla effigie della Madonna e sulla tomba di Mamma Natuzza, non solo in date stabilite, ma in ogni giorno dell’anno perché la sete di Dio non è a comando. Nessuno ha il diritto di toglierci ciò che gratuitamente ci è stato donato. Concludo con la speranza che, a grandi e non a piccoli passi, ci si consenta di ritornare alle condizioni precedenti all'1 Agosto e con la certezza che la Madonna da lassù sta finendo di ricamare una tela meravigliosa dove metterà ogni fiore al suo posto.

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  • Occhiello di Francesco Faragò
Sabato, 04 Novembre 2017 17:10

Il Tg web

LORICA «Stiamo giungendo a conclusione di un percorso, che è stato anche difficile e tormentato, che porterà finalmente all'apertura degli impianti di Lorica». È quanto detto dal presidente della Regione Mario Oliverio - informa un comunicato dell'ufficio stampa della Giunta - stamane, a Lorica, nel Centro Canottaggio, nel corso di una conferenza stampa convocata, prosegue la nota, «su di un'opera che rappresenta per la Regione un interesse prioritario per lo sviluppo ed il rilancio turistico non solo per il comprensorio della Sila, per focalizzarne l'iter che sta portandosi a conclusione». 
«Un'opera, ancora - è scritto nel comunicato - il cui percorso di realizzazione è stato condizionato, come noto, da vicende, anche drammatiche, con la perdita di una vita umana, e quindi accadimenti giudiziari, che avevano palesato il rischio concreto di vedere vanificati investimenti rilevanti, con conseguenti ricadute negative per l'economia della zona. Vicende che tra l'altro, sono state richiamate sia dal commissario dei Casali del Manco Maria Vercillo che dal dirigente generale del dipartimento Lavori pubblici Luigi Zinno, che hanno partecipato all'incontro di Lorica, aperto dal sindaco di San Giovanni in Fiore Giuseppe Belcastro e per il quale è inoltre intervenuto Antonello Gentile, uno degli amministratori giudiziari del Tribunale di Catanzaro che ha parlato delle soluzioni che si stanno mettendo a punto per arrivare alla messa in esercizio degli impianti, da sottoporre all'autorità giudiziaria per le necessarie autorizzazioni di rito. Particolarmente sottolineata, nel corso dell'incontro, la disponibilità, la sinergia fra soggetti interessati, la decisiva azione di coordinamento della Regione che ha creato le condizioni per giungere a soluzione della vicenda». 
«Devo oggi - ha detto Oliverio - fare alcuni ringraziamenti per una soluzione che si avvicina e che non poteva darsi per scontata. Ringraziare, quindi, il commissario Vercillo, la magistratura, sia la Procura di Catanzaro che il Tribunale, per la sensibilità che hanno dimostrato nell'assumere nell'ambito della indagine una linea di salvaguardia degli investimenti, la salvaguardia dunque di un impianto che serve al territorio e per il quale la Regione ha investito risorse importanti, circa 16 milioni di euro. Portiamo a compimento l'impianto, superando difficoltà affrontate e con una responsabilità supplementare che abbiamo assunto, proprio per salvaguardarlo. Tutto cio', lontano da mistificazioni e rappresentazioni non rispondenti alla realtà che sono state fatte e che hanno anche fatto perdere tempo. Per quanto riguarda i prossimi passi, si è sottoscritto un accordo tra tutti i soggetti interessati e l'impresa Bartholet; nella prossima settimana effettueremo un sopralluogo perché siano completate le opere necessarie sull'impianto, e perché possa esserci la disponibilità per operare il collaudo. Abbiamo, per questo, già interloquito con il ministero delle Infrastrutture. Pensiamo di potere avere la disponibilità dell'impianto entro le festività natalizie perché possa essere aperto, reso attivo e messo al servizio degli amatori dello sci, della neve di questa parte di territorio che è una vera perla ed al cui sviluppo guardiamo, nell'ambito della programmazione delle risorse. Sono importanti quelle destinate alla Sila. Chiusa la vicenda degli impianti faremo una iniziativa per presentare il progetto che riguarda l'altopiano e che ha il primo punto cardine nella messa in rete dell'impiantistica: Lorica, Camigliatello, Trepidò. Nel progetto, poi, la valorizzazione di risorse non pienamente utilizzate, che spingano quali attrattori, come i laghi, la loro esaltazione turistica e sportiva, ed ancora dell'agroalimentare, con la qualificazione dell'offerta enogastronomica». 
«La montagna calabrese, il centro che è rappresentato dalla Sila - ha concluso Oliverio - sono nel disegno di crescita e sviluppo complessivi cui stiamo lavorando e per il quale si sono programmate le consistenti risorse. L'Altopiano è una grande dote sulla quale investire. Della strategia che la mette al centro, dei programmi, dei progetti parleremo insieme agli operatori del territorio».

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  • Occhiello L'annuncio del governatore nel corso di una conferenza stampa nella località della Sila: è un'opera prioritaria per la Calabria

“Guarda dritto e lontano, — gridò l’uffiziale.
Il ragazzo, per veder meglio, staccò la mano destra dall’albero e se la mise alla fronte.
— Che cosa vedi? — domandò l’uffiziale.
Il ragazzo chinò il viso verso di lui, e facendosi portavoce della mano, rispose: — Due uomini a cavallo, sulla strada bianca.
- A che distanza di qui?
- Mezzo miglio.
- Movono?
- Son fermi.
- Che altro vedi? - domandò l’ufficiale, dopo un momento di silenzio. - Guarda a destra.
Il ragazzo guardò a destra.
Poi disse: - Vicino al cimitero, tra gli alberi, c’è qualche cosa che luccica. Paiono baionette.
- Vedi gente?
- No. Saran nascosti nel grano.
In quel momento un fischio di palla acutissimo passò alto per l’aria e andò a morire lontano dietro alla casa.
- Scendi, ragazzo! - gridò l’ufficiale. - T’han visto. Non voglio altro. Vien giù.
- Io non ho paura, - rispose il ragazzo.
- Scendi... - ripeté l’ufficiale, - che altro vedi, a sinistra?
- A sinistra?
- Sì, a sinistra.
Il ragazzo sporse il capo a sinistra; in quel punto un altro fischio più acuto e più basso del primo tagliò l’aria. Il ragazzo si riscosse tutto. - Accidenti! - esclamò. - L’hanno proprio con me! - La palla gli era passata poco lontano.
- A basso! - gridò l’ufficiale, imperioso e irritato.
- Scendo subito, - rispose il ragazzo. - Ma l’albero mi ripara, non dubiti. A sinistra, vuole sapere?
- A sinistra, - rispose l’ufficiale; - ma scendi.
- A sinistra, - gridò il ragazzo, sporgendo il busto da quella parte, - dove c’è una cappella, mi par di veder...
Un terzo fischio rabbioso passò in alto, e quasi ad un punto si vide il ragazzo venir giù, trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami, e poi precipitando a capo fitto colle braccia aperte.
- Maledizione! - gridò l’uffiziale, accorrendo.
Il ragazzo batté la schiena per terra e restò disteso con le braccia larghe, supino; un rigagnolo di sangue gli sgorgava dal petto, a sinistra. Il sergente e due soldati saltaron giù da cavallo; l’uffiziale si chinò e gli aprì la camicia: la palla gli era entrata nel polmone sinistro. - È morto! - esclamò l’uffiziale. - No, vive! - rispose il sergente. - Ah! povero ragazzo! bravo ragazzo! - gridò l’uffiziale; - coraggio! coraggio! - Ma mentre gli diceva coraggio e gli premeva il fazzoletto sulla ferita, il ragazzo stralunò gli occhi e abbandonò il capo: era morto...”

Perdonate la lunga citazione, ma chi non si è commosso leggendo De Amicis che narra della “Piccola vedetta lombarda”.
Perdonate ancora di più l'audace parallelismo che seguirà, narrando della “Piccola vedetta diamantese”. Ma esattamente questo ruolo ha assolto Ernesto Magorno vigilando a tutela del riservatissimo incontro tra Matteo Renzi e Vincenzo Bertolone, capo del Pd il primo, guida della Conferenza episcopale calabra il secondo. “La strana coppia”, ebbimo a ribattezzarla all'indomani della conferma che tale incontro era avvenuto in un vicolo adiacente alla stazione ferroviaria di Catanzaro Lido. L'arcivescovo e il politico rampante, dentro l'austera autovettura vescovile. A parlare di Giorgio La Pira, certo, ma solo per usarlo come modello di cattolico impegnato in politica. E se La Pira e Renzi hanno in comune l'essere stati entrambi sindaco di Firenze, il primo è passato alle cronache come “il sindaco santo”, il secondo stenta a liberarsi dell'appellativo di “sindaco cinico”.
Ma siccome è con questa farina che dobbiamo fare il pane, ecco monsignor Bertolone dire a Renzi, con parole semplici ma ferme, che la chiesa non starà più a guardare e che Papa Francesco colloca tra i peccati di omissione anche quello della diserzione dalla vita politica della comunità.
Renzi ha avuto modo di sapere cosa pensa della politica calabrese la chiesa cattolica e come valuta gli uomini che oggi governano la Calabria. Ernesto Magorno ha vigilato bene sull'incontro e tenuto distanti non solo i cronisti ma anche, anzi soprattutto, i magliari e le magliare del “selfie”. Il treno è ripartito e Renzi tutto potrà dire ma non certo di “non sapere”. Magorno ha ragione di sentirsene soddisfatto. Sotto la pensilina con il fazzoletto in mano, la piccola vedetta diamantese, ancora lo sventola all'indirizzo del suo leader e già fischiano attorno a lui le pallottole del “fuoco amico”.

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni
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