Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 12 Giugno 2017

ACRI Ha avuto 258 preferenze, Angelo Cofone, il candidato consigliere comunale di Acri, diventato una star sui sociali per il video di un comizio scandito da alcune gaffe e da una seria difficoltà nella lettura. "Frosparo" (ovvero fiammifero, per i suoi capelli rossi) come è chiamato Angelo Cofone, è stato il terzo più votato della sua lista. Ad Acri si andrà al ballottaggio domenica 25 giugno tra Pino Capalbo e Anna Vigliaturo, la candidata a sindaco sostenuta da Cofone. 

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  • Occhiello Angelo Cofone ha ottenuto 258 preferenze ad Acri. Il video del suo comizio è diventato virale
Lunedì, 12 Giugno 2017 21:54

Scura e la “strategia della tensione”

CATANZARO I primi screzi risalgono a qualche mese fa. Il sub commissario Andrea Urbani non firma il decreto con il quale Massimo Scura autorizza le assunzioni nella sanità calabrese. Non lo fa – ma le ragioni emergeranno diverse settimane dopo – sulla base dei pareri negativi messi nero su bianco dai ministeri affiancanti. Il commissario non gradisce, la prende malissimo. E inizia una lunga corrispondenza: da una parte ci sono i suoi ripetuti inviti a lasciare l’atto così com’è, dall’altra i tentativi dei funzionari di fargli cambiare idea. All’ingegnere che guida il Piano di rientro calabrese questa opera di moral suasion non va giù. Vuole che il decreto 50 rimanga esattamente come lui lo ha pensato: non sente ragioni. Ma i tecnici ministeriali non si spostano dalle loro posizioni.
L’impasse blocca tutto, i giorni passano e, con essi, l’approssimarsi del faccia a faccia tra il commissario, il suo neonemico Urbani e i rappresentanti del Tavolo Adduce. A fine maggio arriva la convocazione dal ministero della Salute. La riunione congiunta del Tavolo e del Comitato Lea (Livelli essenziali d’assistenza) è prevista per il 13 giugno al dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, stanza 234, piano terra, scala B. Appuntamento alle 10. La convocazione è firmata da Angela Adduce in persona. Scura, a strettissimo giro (neanche un paio d’ore), risponde picche: non può esserci per un impegno personale. Di rinviarlo non se ne parla, dunque il commissario segnala una serie di opzioni alternative. Adduce le analizza e, il 1° giugno, riconvoca tutti per il 20 giugno, stessa stanza e stessa ora. Da questo momento in poi – è la sensazione che si ricava seguendo i movimenti mediatici del commissario – inizia un’escalation. Scura diventa sempre più presente: scrive, appare sui media, esterna come di rado aveva fatto prima. Fino a far esplodere la bomba, cioè la lettera nella quale attacca duramente il suo vice Urbani segnalando che in Calabria, a volte, «la legge è un optional». E sarà certamente un caso, perché se i movimenti del commissario fossero letti in controluce secondo i canoni classici della politica, si potrebbe quasi pensare che il crescendo rossiniano di segnalazioni, esposti in Procura ed esternazioni urlate sia un modo per preparare una road map in vista dell’incontro decisivo del 20 giugno. Una sorta di strategia della tensione in salsa commissariale per affrontare la riunione da una posizione di forza, anziché star lì a rintuzzare le osservazioni tecniche che “smontano” il decreto 50. Quasi non ci si trovasse tra tecnici ma tra politici interessati a promuovere una linea invece di un’altra.
Intanto, a rendere più complesso il quadro, sono arrivate le dimissioni annunciate da Andrea Urbani. Il sub commissario, preso atto della «frattura insanabile» tra lui e Scura si è reso disponibile, come ultimo atto, a promuovere un decreto «rispondente alle norme» con il quale sarebbe possibile portare il numero delle assunzioni a 1.104. Lo ha scritto e recapitato al commissario e al dipartimento Tutela della Salute della Regione. Una volta completato l’iter, non ha intenzione di restare in carica un secondo di più. Lascerà, e a quel punto toccherà al governo decidere: nominare soltanto un nuovo vice o azzerare tutte la struttura commissariale? Il 20 giugno è soltanto una tappa, il futuro della sanità calabrese è (ancora una volta) da scrivere. (ppp)

 

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  • Occhiello Dal 30 maggio in poi lo scontro avviato dal commissario al Piano di rientro ha visto un’escalation. La road map delle sue mosse politiche porta dritti alla riunione del 20 giugno. Un incontro decisivo. Ma le dimissioni di Urbani possono sparigliare le carte
Lunedì, 12 Giugno 2017 21:43

Giunta, ok al piano antincendi boschivi

CATANZARO La giunta regionale si è riunita sotto la presidenza del presidente Mario Oliverio, con l’assistenza – informa una nota dell’Ufficio stampa – del segretario generale Ennio Apicella.
Su proposta del presidente Oliverio, è stato approvato l’organigramma di attuazione del programma operativo del Fondo europeo per gli affari marittimi e della pesca Feamp 2014/2020. Sono stati approvati i disciplinari di produzione integrata per l’anno 2017 per la parte che riguarda le pratiche agronomiche. Per quanto riguarda il Por Calabria fesr-fse 2014-2020, è stato istituito il “team” di valutazione dei rischi di frode. È stata poi approvata la deliberazione concernente l’ istituzione della consulta del volontariato di protezione civile ai sensi del regolamento regionale n. 18/2016.
Via libera anche al Piano aib (antincendi boschivi) 2017 e le relative modalità attuative. Deliberata, inoltre, la presa d’atto dell’accordo sancito in sede di conferenza unificata per l’adeguamento dei moduli unificati e standardizzati per la presentazione di segnalazioni, comunicazioni ed istanze.
Su proposta dell’assessore al Bilancio ed organizzazione Antonio Viscomi, è stata approvata, relativamente alla delibera che riguarda la revisione della struttura organizzativa della giunta regionale, la “pesatura” delle posizioni dirigenziali oggetto di revisione e la determinazione delle relative fasce di rischio. Deliberate, poi, una serie di variazioni al bilancio di previsione 2017-2019.
Su proposta dell’assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno, è stata deliberata la rimodulazione del Piano di investimenti destinati al rinnovo del parco automobilistico per il trasporto pubblico locale a valere sulle risorse, per come previsto dal decreto interministeriale n.345/2016; è stato infine approvato lo schema di accordo quadro e la convenzione di sovvenzione predisposto dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la realizzazione di reti di ricarica dei veicoli elettrici. 

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  • Occhiello Dall'esecutivo via libera anche alla delibera che riguarda la revisione della struttura organizzativa della giunta regionale

LAMEZIA TERME Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto l’appello presentato dal legale di Angelina Astorino, Lucio Canzoniere, e ha annullato l’ordinanza del gip revocando la misura interdittiva nei confronti dell’indagata. Angelina Astorino è accusata di corruzione e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Eumenidi – sulla gestione dello società Sacal che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme – coordinata dalla Procura di Lamezia Terme e condotta dalla Guardia di finanza e dalla Polaria. 
L’indagata, referente del Centro provinciale per l’impiego di Lamezia Terme, avrebbe accettato le promesse fatte dai vertici della Sacal, Massimo Colosimo, Ester Michienzi, Pierluigi Mancuso e Sabrina Mileto di avviare il figlio al tirocinio di formazione retribuito organizzato alla Sala nell’ambito del progetto “Garanzia giovani”. In cambio la Astorino avrebbe compiuto atti contrari ai suoi doveri d’ufficio inserendo indebitamente nella piattaforma informatica di “Garanzia giovani” solo i nominativi indicati dai dirigenti. Secondo l’accusa l’indagata avrebbe modificato e adattato i profili professionali e curriculari dei candidati facendoli combaciare con quelli richiesti dalla Sacal. Una procedura di incrocio dati che avrebbe dovuto essere automatica. 
Lo scorso 8 giugno la difesa della Astorino ha discusso circa la posizione della propria assistita. Oggi la decisone e la revoca della misura interdittiva di sospensione dal proprio incarico.

ale. tru.

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  • Occhiello Angelina Astorino, referente del Centro provinciale per l’impiego di Lamezia Terme, è accusata di corruzione e abuso d’ufficio

CATANZARO Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato la misura interdittiva per Vincenzo Caserta, l'ex direttore generale del dipartimento Lavoro e Politiche sociali della Regione Calabria indagato nell'inchiesta della Procura di Cosenza sul presunto scandalo dei precari Asp. Il gip del capoluogo bruzio, Giuseppe Greco, lo scorso dicembre aveva accolto la richiesta di misura interdittiva anche per l'ex direttore generale.
La Procura di Cosenza, infatti, coordinata dal procuratore capo Mario Spagnuolo e dall'aggiunto Marisa Manzini, cinque mesi fa ha iscritto sul registro degli indagati 142 persone e per alcune aveva chiesto misure interdittive.
Tra gli indagati ci sono quasi tutti i precari assunti, quelli dell'elenco trasmesso dall'Asp al dipartimento Lavoro a ridosso delle Regionali del 2014. Nell'inchiesta è coinvolto anche un funzionario della Regione Calabria, ancora in servizio (Pasquale Capicotto, responsabile dei lavoratori lsu-lpu), e i vertici di allora dell’Azienda sanitaria bruzia, l’ex direttore generale Giancarlo Scarpelli, l'ex direttore amministrativo Luigi Palumbo e il direttore del distretto di Rogliano Antonio Perri, responsabile del procedimento che ha portato alle chiamate dei lavoratori. 
Il gip, all'epoca, ha disposto gli arresti domiciliari solo per il sindacalista Francesco Mazza, applicando ai dirigenti, compreso Caserta, la misura interdittiva.
Alla base dell'indagine c'è l'ipotesi che tutti abbiano «intenzionalmente procurato ai 133 soggetti, tutti assegnati all'Asp di Cosenza (i precari, ovviamente, ndr), l'ingiusto vantaggio patrimoniale, costituito dal diritto ai «benefici di cui all'articolo 2 della legge regionale numero 15/2008» e il corrispondente danno ingiusto, di rilevante gravità, dell'amministrazione, Regione Calabria, che si obbligava alla corresponsione dei predetti benefici in favore di soggetti sforniti dei requisiti contemplati dalla norma.
Diversa lettura della vicenda è stata portata davanti al Tribunale del riesame dai legali del Caserta, gli avvocati Giancarlo Pittelli, Crescenzio Santuori e Francesco Iacopino, i quali, anche mediante produzioni documentali, hanno contestato sia la ritenuta sussistenza della gravità indiziaria che l’esistenza di esigenze cautelari che giustificassero, in termini di attualità e concretezza, l’applicazione della misura adottata.
Il Tribunale del Riesame ha accolto l’appello presentato dalla difesa dell’ex dg, annullando la misura dell'interdizione dai pubblici uffici disposta dal gip per la durata di dodici mesi.
Viva soddisfazione è stata espressa dai difensori, i quali hanno precisato che «l’ordinanza del Tribunale costituisce un primo passo, importante, verso un completo chiarimento della posizione del dottor Caserta, il cui agire amministrativo è sempre stato ispirato dai canoni della legalità e correttezza».     

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  • Occhiello Il Riesame di Catanzaro ha revocato la misura nei confronti dell'ex capo del dipartimento Lavoro. I legali: «Primo passo verso un chiarimento definitivo»

CATANZARO La notizia più clamorosa è che il Movimento 5 Stelle con la candidata sindaco Bianca Laura Granato sarebbe fuori dal consiglio comunale di Catanzaro. L’applicazione del metodo D’Hondt con cui si ripartiscono i seggi in base alle disposizioni della legge elettorale, infatti, porterebbe i grillini a non avere una rappresentanza a Palazzo De Nobili. I numeri non sono ancora ufficiali, certo, ma la speranza è pressoché nulla per i pentastellati. Ciò vale sia in caso di vittoria al ballottaggio per Sergio Abramo che per Vincenzo Ciconte.
Validi in entrambi i casi anche i seggi che Nicola Fiorita e le sue liste otterranno: saranno 3, di cui due per “Cambiavento” e uno per “Insieme per Fiorita”. Ad entrare in consiglio comunale, oltre al candidato sindaco, saranno l’avvocato Gianmichele Bosco (369 preferenze) e l’ingegnere Vincenzo De Sarro (152). Sempre che non prevalga un'altra interpretazione della normativa secondo la quale il candidato sindaco prenderebbe il posto della lista "peggiore" che raggiunge il quorum. In quel caso, Fiorita scalzerebbe De Sarro e anche il secondo seggio sarebbe appannaggio di Cambiavento: in attesa che si concluda lo spoglio, si contendono il seggio Eugenio Occhini (288) e Maria Paola Strada (286).

ABRAMO DIVENTA SINDACO Sarebbero 19 i consiglieri di maggioranza con Abramo sindaco. Questa la ripartizione per lista: per Federazione Popolare entrerebbero Filippo Mancuso (953), assessore al bilancio uscente, e Demetrio Battaglia (383). Per la lista del sindaco 2 seggi: il primo sarebbe una riconferma, dall’altra parte dell’Aula Rossa, per Rosario Mancuso (462), il secondo sarebbe per Enrico Consolante (474).
Il boom di Catanzaro da Vivere (Ap) e di Forza Italia, consentirebbe loro di spartirsi equamente dieci seggi. Per Ap: Marco Polimeni, (762, rieletto), Antonio Mirarchi (524), Concetta Carrozza (509), Alessandra Lobello (444) e Agazio Praticò (rieletto, 444).
Per i forzisti, entrerebbero in consiglio comunale: Luigi Levato (1286, rieletto), Ivan Cardamone (776, rieletto), Roberta Gallo (515), Carlotta Francesca Celi (479), Modestina Migliaccio (424).
A chiudere il panorama della maggioranza Andrea Amendola (724, rieletto) e Manuela Costanzo (445) per Obiettivo Comune, Giuseppe Pisano (416) e Francesco Gironda (280) per Officine per il Sud.
Per la minoranza, oltre ai già citati della coalizione di Nicola Fiorita, ci sarà il candidato sindaco sconfitto Vincenzo Ciconte più altri 9 consiglieri. Tra le liste a suo sostegno, quindi, un solo seggio per l’Udc, che sarebbe occupato dall’ex abramiano Tommaso Brutto (603, rieletto). Due, invece, per la lista del candidato sindaco Svolta democratica: Eugenio Riccio (630, rieletto), anch’egli ex abramiano, e Libero Notarangelo (530). 
Un seggio anche per la lista della consigliera regionale Flora Sculco, a guadagnarlo Rosario Lostumbo (823, rieletto), anche lui proveniente dall’ex maggioranza di Abramo.
Un seggio per i Socialisti&Democratici grazie al quale rientrerà in consiglio Roberto Guerriero (707, rieletto). Un altro seggio andrà al Pd e sarà appannaggio dell’uscente Lorenzo Costa (654).
Il buon risultato ottenuto (10%) dalla lista di Sergio Costanzo, permetterà all’uscente di tornare in consiglio, rieletto grazie a 1.517 preferenze che ne fanno il consigliere più votato in città. Accanto a lui, altri due componenti della sua lista: Fabio Celia (643, il candidato che aveva creato imbarazzo a Ciconte per li video in cui era in compagnia di alcune persone coinvolte nell’inchiesta “Jonny”) e Cristina Rotundo (585). L’ultimo seggio disponibile andrebbe ad Alleanza Civica di Pino Galati: ad occuparlo, Giorgio Arcuri (415).

CICONTE DIVENTA SINDACO Nel caso in cui fosse Vincenzo Ciconte a superare Sergio Abramo al ballottaggio, i rapporti di forza si invertirebbero. 19 consiglieri andrebbero a supportare Ciconte, solo 10 per Abramo. Quest’ultimo perderebbe quindi un seggio di Federazione Popolare (Battaglia), un seggio di Catanzaro con Sergio Abramo (Talarico), tre seggi di Catanzaro da Vivere (Carrozza, Lobello e Praticò), due seggi di Forza Italia (Celi e Migliaccio), un seggio di Obiettivo Comune (Costanzo) e uno di Officine per il Sud (Gironda). Un seggio sarebbe occupato quindi proprio da Abramo.
Ciconte, invece, guadagnerebbe un altro seggio per l’Udc che sarebbe occupato dall’uscente ex forzista Antonio Corsi (568, rieletto); due seggi per Svolta Democratica che andrebbero all’uscente Manuel Laudadio (418, rieletto) e a Raffaele Sestito (373). 
Un seggio in più anche per Catanzaro in Rete, appannaggio di Emanuele Ciciarello (679) e per S&D grazie al quale troverete posto in consiglio Maurizio Mottola di Amato (375) che aveva ritirato la propria candidatura a sindaco per convergere nella coalizione di Ciconte.
Arriverebbe a cinque seggi Fare per Catanzaro: ai già citati Costanzo, Celia e Rotundo, si aggiungerebbero gli uscenti Giuliano Renda (497, rieletto) e Domenico Concolino (471, rieletto), entrambi ex maggioranza di Abramo.
Un posto in più anche per Pd e Psi: per i democratici, tornerebbe in consiglio comunale Vincenzo Capellupo (440, rieletto) mentre per i socialisti di Piero Amato, spazio all’avvocato Alessandro Tassoni (210), figlio dell’ex vicesindaco dell’era Rosario Olivo.
Fuori dal Consiglio, in ogni caso, le liste a sostegno di Ciconte: “Salviamo Catanzaro” dell’avvocato Francesco Pitaro, Primavera a Catanzaro/Idv e Pensionati d’Europa che non hanno raggiunto il quorum. Tutto quanto sopra esposto, però, potrebbe essere messo in discussione dalla mancata chiusura del seggio numero 81, i cui verbali sono tuttora al vaglio della Commissione elettorale. Non sono stati resi noti ulteriori elementi, ma è possibile che siano state riscontrare alcune irregolarità. 

Alessandro Tarantino
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  • Occhiello Come cambia la geografia dell'assemblea di Palazzo de' Nobili in caso di vittoria di Abramo o di Ciconte. Molte riconferme e diverse new entry in entrambi gli schieramenti. Ma un seggio è ancora aperto

COSENZA Gli industriali cosentini esprimono soddisfazione per la firma dell'accordo quadro per la realizzazione della metro Cosenza-Rende-Università della Calabria. Se ne fa portavoce il presidente di Unindustria Calabria e Confindustria Cosenza Natale Mazzuca. «Si tratta – afferma – di una intesa di valenza economica straordinaria perché rappresenta un deciso passo in avanti verso l'ammodernamento dell'area urbana che, grazie alla realizzazione dell'opera, si proietta verso standard e dotazioni tipiche delle principali città europee. Anche dal punto di vista occupazionale avrà ricadute importanti. Si tratta della prima circostanza grazie alla quale i Comuni di Cosenza e Rende, la Regione Calabria e la Provincia di Cosenza hanno concertato la realizzazione di un progetto frutto di visione strategica e di condivisione di obiettivi di respiro più ampio».
Gli fa eco il presidente di Ance Cosenza Giovan Battista Perciaccante che sottolinea come «i 235 milioni di euro che saranno investiti garantiranno un impulso allo sviluppo dell'economia del territorio, tanto per gli effetti diretti legati al tempo delle realizzazioni con l'apertura di tanti cantieri che per quelli di natura strutturale destinati a garantirne i vantaggi nel tempo». 

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  • Occhiello Il presidente di Unindustria Mazzuca: «La città diventa più europea». Il numero uno di Ance Perciaccante: «Impulso per tutto il territorio»

Gongola Angelino Alfano e non è facile dargli torto. Neanche il tempo di brindare al risultato di Palermo, dove Alleanza popolare si rivela indispensabile per far vincere al primo turno Leoluca Orlando che arriva il dato della Calabria: nel capoluogo il Pd supera a stento la soglia del 5%, sbarramento che ha provocato l’insanabile rottura tra lui e l’ingrato Matteo Renzi, mentre Alleanza popolare vola al 10%.
Non bastasse, il dato delle amministrative marca anche un’altra differenza di fondo tra il pragmatismo politico della Sicilia e il morboso autolesionismo della Calabria. A Palermo, infatti, stilando un programma trasparente e rendendo chiari ruoli e accordi, Orlando tiene insieme una coalizione che va da Sinistra italiana agli “Alfaniani”. In Calabria, invece, al riparo di ipocriti sofismi, si chiudono le porte agli accordi tra partiti per spalancare le finestre alla peggiore transumanza di faccendieri eteroassistiti.
Quanto basta, appunto, per legittimare la soddisfazione di Angelino Alfano, proprio alla vigilia di una sua trasferta in Calabria, organizzata per giovedì, che lo vedrà a Cosenza e a Lamezia Terme per concludersi, poi, con un convegno proprio in quel di Catanzaro.
Altrettanto legittima, poi, appare la lettura che del voto catanzarese offre il sottosegretario Antonio Gentile: «In Calabria Alternativa popolare si conferma forza radicata sul territorio, dimostrando, nuovamente, di essere incisiva e aggregante ma soprattutto determinante per mandare al ballottaggio il candidato sindaco Abramo».
Occasione ghiotta, per Gentile, che è anche componente della segreteria politica del partito, per ringraziare il senatore catanzarese Piero Aiello «per l'impegno profuso e per essere riuscito in una fase politica particolarmente delicata, visto l'atteggiamento assunto dal Pd nei nostri confronti, ad ottenere un risultato rilevantissimo e che fa ben sperare per il futuro. Dal punto di vista politico si rafforza il progetto di costruire un polo moderato che, naturalmente, vede nel Sud, ed in particolare in regioni come la Calabria e la Sicilia dove ha dimostrato un forte radicamento, il punto di partenza e di riferimento». (Pa.Po.)

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  • Occhiello Il ruolo degli "alfaniani" e le differenze tra Palermo e Catanzaro: Orlando vince includendo, Ciconte invece è costretto a inseguire

Vediamo di partire dalle cose (poche) certe. Da quando Mario Oliverio è alla guida della Regione Calabria tutte, e sottolineamo tutte, le elezioni amministrative sono state rovinosamente perse dal suo schieramento. Così a Vibo, così a Cosenza, così a Crotone e Lamezia Terme. Si salva Reggio Calabria ma solo perché lì si è votato prima delle regionali che hanno incoronato don Gerardo Mario Oliverio governatore delle Calabrie.
Catanzaro non sfugge alla regola e solo per un pelo la coalizione guidata da Enzo Ciconte approda al ballottaggio, superando il movimento di sinistra-sinistra guidato da Nicola Fiorita.
Colpa di Ciconte? Sarebbe ingiusto leggerla così, anche se a Ciconte va detto che non ci si può circondare di truppe mercenarie e poi meravigliarsi se le liste prendono 13 punti percentuali più del loro candidato sindaco. Così come non si può caricare tale responsabilità sulle spalle di un Pd la cui lista conosce il minimo storico: un risicato 5% che, fosse, passata la riforma elettorale di Renzi, lo metteva a rischio di estinzione.
Una debacle che oscura un risultato che pure ha dello straordinario a Catanzaro: per la prima volta il centrodestra è abbondantemente sotto il 50% dei voti.
Non poteva andare diversamente davanti al vuoto pneumatico che lascia poco spazio a qualsiasi ragionamento politico.
A Palermo, dicasi Palermo, il laboratorio politico ha tenuto insieme una coalizione che va da Sinistra italiana agli alfaniani. E Orlando vince al primo turno, cosa mai accaduta prima. A Catanzaro si è ritenuto, invece, di preferire la politica degli ingaggi e delle cessioni. Lavorare sullo spostamento di pezzi della vecchia maggioranza di Abramo per condurli nell'area dello sfidante Ciconte. Errore fatale che, insieme alla latitanza, del governatore, alle prese con tutte le forme teatrali tranne che con il teatrino della politica, ha provocato l'incomprensibile naufragio di un centrosinistra, maggioranza nel cuore dei catanzaresi ma sconfitto dalla regola principale della democrazia: la frammentazione è simbolo di inaffidabilità e quindi va incontro a sicura disfatta.
Tempo per riflettere come si dovrebbe su questo scenario ne rimane ben poco, il che fa aumentare lo scetticismo attorno alla possibilità di un apparentamento Ciconte-Fiorita. A meno che...

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni

Pur ritenendo fermamente che una Pubblica amministrazione debba “parlare” attraverso atti amministrativi e non attraverso comunicati stampa, mi vedo costretto  a dover intervenire pubblicamente sull’argomento, tirato in ballo dalle continue esternazioni mediatiche dell’ingegnere Massimo Scura sulla problematica delle assunzioni da parte delle Aziende del Servizio sanitario regionale. Come noto la questione origina dal mio dissenso manifestato in ordine al decreto del Commissario ad acta numero 50 del 13/03/2017 (proposta di DCA n.48 del 09.03.2017), recante ad oggetto: “Articolo 1, comma 541, lettera b) e c) della L. 28 dicembre 2015, n. 208 - autorizzazioni all'assunzione a tempo indeterminato del personale necessario all'applicazione dell'articolo 14 della L n. 161/2014 e a supporto delle attività amministrativo gestionali delle Aziende del Ssr”. Ho ritenuto, nel libero esercizio delle mie prerogative, di non apporre la mia sottoscrizione al provvedimento in questione in quanto lo stesso non rispondeva ai parametri stabiliti dalla normativa nazionale (art.1, comma 541, lettera b della Legge 28 dicembre 2015, n. 208), come peraltro rilevato in più occasioni dai ministeri vigilanti sull’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi sanitari della Regione Calabria. Ho cercato in più occasioni di ricucire lo “strappo” istituzionale in maniera proficua e, soprattutto, evitando di screditare l’immagine dell’istituzione che rappresento. Nell’interesse precipuo dei cittadini calabresi ho cercato di assumere rispetto al problema paventato un approccio pragmatico orientato al superamento dei contrasti, proponendo al commissario e al dipartimento regionale di collaborare assieme per elaborare una soluzione condivisa e soprattutto rispettosa della normativa che regola la materia dei Piani di rientro e la sanità in generale oltreché delle prescrizioni espresse dai ministeri affiancanti nelle sedi ufficiali. 
Purtroppo ho dovuto constatare, con rammarico, un rifiuto aprioristico del commissario a cooperare per modificare il testo del provvedimento controverso, con conseguente tentativo dello stesso di rappresentarmi per colui che vuole ostacolare la ripresa e il regolare funzionamento delle Aziende sanitarie, impedendo le assunzioni occorrenti e, addirittura, arrivando a depositare esposti all’attenzione della Procura della Repubblica di Catanzaro.
Ho assistito silente a un’escalation mediatica che ha ingenerato nell’opinione pubblica una rappresentazione fuorviante dei fatti. Non c’è nessuna congiura. Semplicemente il provvedimento proposto contrasta con il mandato commissariale e con le norme e le procedure che lo regolano. Le norme si rispettano e non si discutono vieppiù se le stesse prevedono sedi istituzionali di confronto nelle quali far valere eventuali ragioni. E mi riferisco al “Tavolo DM 70” nella cui sede già altre regioni hanno deciso di chiedere contraddittori e approfondimenti risolvendo le questioni controverse in poche settimane.
Preso atto con rammarico dell’impossibilità di ricomporre la frattura all’interno della Struttura Commissariale e a riprova che l’unica motivazione in grado di orientare le mie determinazioni è la volontà di risolvere i problemi della sanità calabrese, ho predisposto una bozza di provvedimento  che ritengo aderente alla normativa di riferimento. Tale proposta è da giovedì scorso all’attenzione dell’ingegnere Scura e del dottor Fatarella e, ove condivisa, autorizzerebbe l’avvio delle procedure di assunzione per complessive 1.104 figure professionali tra medici, infermieri, oss e tecnici di laboratorio e di radiologia. 
È di tutta evidenza, infine, che quanto accaduto nelle ultime settimane ha determinato, non per mia volontà, una frattura insanabile all’interno della struttura commissariale che mi costringe, responsabilmente e nell’interesse superiore delle istituzioni che rappresento, a trarne le opportune conclusioni.

*subcommissario al Piano di rientro per la Calabria e direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute

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  • Occhiello di Andrea Urbani*
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