Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 17 Giugno 2017

CATANZARO «Apprendo con meraviglia dal "Corriere della Calabria" delle incaute quanto irresponsabili, gratuite e farneticanti dichiarazioni del dottor Furgiuele nel procedimento penale a suo carico, imputato di vari reati in danno della pubblica amministrazione. Relativamente alle dichiarazioni del Frugiuele, relative a una mia presunta pressione per inserire nella gara antincendio una ditta, posso riferire, con certezza e senza alcuna ombra di dubbio che la stessa dichiarazione è destituita da qualsiasi fondamento». Lo dice il capo di Gabinetto del governatore Oliverio Gaetano Pignanelli. «Infatti – continua Pignanelli – non ho mai indicato alcuna ditta nella citata gara, indetta direttamente ed esclusivamente dal Frugiuele, quanto non ho avuto con lo stesso nessun incontro, senza considerare la circostanza che trattandosi di gara pubblica, tutte le ditte interessate potevano partecipare». «Inutile segnalare – prosegue il capo di Gabinetto della Presidenza – che il Furgiuele che purtroppo,personalmente, ritenevo e ritengo personaggio nefasto per la pubblica amministrazione per come risulta dalle sue condotte illecite e sconsiderate per le quali pendono vari procedimenti penali, per come notiziato dagli organi di stampa, tenta disperatamente, per giustificare le sue azioni malsane, di coinvolgere anche le persone perbene (che hanno avuto l'ardire di verificare nei suoi confronti qualche grave illecito) per dire che siamo tutti uguali». «Infine, aggiungo – chiude Pignanelli – che per le irresponsabili quanto gratuite e infondate dichiarazioni del Frugiuele, che non trovano alcun minimo riscontro nei fatti, ho dato mandato al mio legale di esporre nei confronti del medesimo formale denuncia-querela».

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  • Occhiello Il capo di Gabinetto del governatore: «Mai esercitato alcuna pressione riguardo alle gare. Cerca di salvarsi coinvolgendo persone perbene. Lo querelerò»

COSENZA Un incontro formativo, il Forza Italia Day, per fornire ricette liberali e avvicinare i territori al partito in vista delle elezioni. È quello che si è tenuto oggi pomeriggio, a Rende, organizzato dal coordinamento regionale del partito, guidato da Jole Santelli, dai giovani di Fi e dall'Esercito di Silvio.
Aprendo i lavori, Vincenzo Trotta, segretario di Fi giovani, ha sottolineato come in Calabria sia in corso un processo di grande formazione e di avvicinamento della cittadinanza ai temi essenziali che riguardano il Paese. 
«Forza Italia in provincia di Cosenza e in Calabria c'è ed è consistente - ha detto il coordinatore provinciale, Luigi De Rose, e ha un rapporto privilegiato con la base. 
Siamo interpreti di una tradizione - ha detto De Rose - che rappresenta tutti i ceti generazionali e insieme a Silvio Berlusconi saremo in campo per vincere alle elezioni politiche». 
Marcello Manna, sindaco di Rende, ha ricordato come «il comune sia amministrato insieme a Forza Italia per raggiungere importanti traguardi».
La vice capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini, ha tracciato una linea importante sui rapporti con l'Europa.  «L'Europa come opportunità - ha detto Bernini - rimane una grande attualità e questa idea di comunità sovranazionale ha bisogno di conciliarsi con esigenze che non possono essere sacrificate sull'altare franco-tedesco. L'Europa ci ha dato tanto ma ha preso molto - ha detto Bernini - e sulla necessità che debba comunque cambiare non vi è alcun dubbio. 
Abbiamo 272 prodotti agroalimentari dop ma non riusciamo a tutelarli. Ogni anno abbiamo un saldo negativo di 4 miliardi di euro tra ciò che diamo e ciò che prendiamo». 
L'intervento di Roberto Occhiuto si è concentrato sulla sanità. «L'aziendalizzazione - ha detto Occhiuto - ha acuito il divario tra nord e sud, perché nel sud la sanità è stata concepita in senso clientelare. Siamo commissariati e continuiamo a pagare 300 milioni annui di emigrazione sanitaria. Una cosa che non ha senso e che dimostra le lacune del sistema. La salute è un diritto che i calabresi non possono permettersi - ha aggiunto Occhiuto - e questo è il punto veramente più dolente. Non possiamo più stare inermi ma dobbiamo prepararci come centrodestra ad essere alternativi ed a sapere governare questi processi».
Wanda Ferro ha ribadito la centralità di questo percorso per cambiare la sanità in Calabria. 
Sulla sicurezza hanno concluso Jole Santelli e Maurizio Gasparri. «Minniti - ha detto Santelli - ha tentato un’inverlsione ad U nella semantica della sicurezza rispetto ad Alfano, sostanzialmente affermando che la sicurezza è una parola di sinistra. Nei fatti però non c'è stato nessun cambiamento. Minniti sa bene - ha aggiunto Santelli - che in questo poco tempo non si puo fare quasi nulla, e non credo voglia fare nulla, ma esibisce proclami come un continuo bando». 
«I decreti sulla sicurezza - ha aggiunto Santelli - sono esclusivamente fuffa, con una forma pesante di deresponsabilizzazione. Ma non bastano le montature  e le declamazioni per fare una politica di sicurezza e i decreti ambiziosi nella “forma” scivolano sulla sostanza in un “Nulla colossale”».
Chiudendo i lavori, Maurizio Gasparri ha parlato di un governo che «ha sbagliato tutto in materia di immigrazione e oggi se lo riconosce da solo».
«Non possiamo essere la groviera dell'Europa - ha detto Gasparri - ma continuiamo ad ospitare di tutto senza costringere il Continente a una condivisione che non accetta». 

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  • Occhiello Il parlamentare forzista: «Il sistema non funziona. Siamo commissariati e paghiamo ancora 300 milioni di emigrazione sanitaria». Santelli critica i decreti sulla sicurezza. Il sindaco di Rende: «Insieme a Fi per importanti traguardi»
Sabato, 17 Giugno 2017 19:12

Rende balla con Radio Deejay e J-Ax

RENDE Il tour del Deejay Time continua a riscuotere grande successo. Dopo il ritorno a distanza di diciassette anni dall’ultimo show, il 27 maggio di quest’anno è ripartito da Milano il viaggio per le piazze italiane dell’emittente musicale che ieri sera ha fatto tappa a Rende dando modo di godere dello spettacolo alle tante persone accorse per assistere all’evento tenuto nella piazza antistante il Centro commerciale Metropolis che lo collega al Museo del Presente. In consolle si sono alternati alcuni tra i più grandi disk jockey italiani che proprio a Radio Deejay sono legati dai primi anni 80, in sostanza dagli albori dell’emittente stessa e che ne hanno decretato la fortuna nel corso del tempo.
Ad aprire lo show è stato dj Albertino che ha rispolverato molti dei pezzi dance più ballati degli ultimi trent’anni concedendo un vero e proprio amarcord musicale ai presenti che dal canto loro, nonostante in molti non fossero ancora nati ai tempi delle uscite discografiche proposte, ne hanno intonato senza problemi le liriche.
Nel corso delle tre ore dello show hanno fatto il loro ingresso in consolle, altri tre mostri sacri della dance all’italiana: Molella, Fargetta e Prezioso che nonostante la staffetta hanno mantenuto costante il connubio tra nostalgia e voglia di ballare. Merito anche dei brani dance di enorme successo risuonati durante la serata. Tra questi “Rhythm of the Night” dei Corona, “Children” di Robert Miles” fino a “Scatman”, “Blue” degli Eiffel 65 preludio all’omaggio del brano generazionale degli 883 “Gli anni”.
Nonostante la presenza di figure di spicco del panorama musicale italiano, è però J-Ax il protagonista della serata che, facendosi attendere, sale sul palco nella seconda parte dello show: il rapper milanese, in grande spolvero, alterna brani del suo repertorio da solista alle recenti incisioni fatte con il sodale Fedez. Ma ad emozionare è ancora una volta il ritorno, in questo caso del tutto inaspettato, al suo passato ed agli Articolo 31 con i brani “Spirale Ovale”, “Domani Smetto” e “Tocca Qui”. 

Davide Roccamo 
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  • Occhiello Festeggiati i 20 del Metropolis con dj Albertino, Molella, Fargetta e Prezioso. Protagonista indiscusso l’ex componente degli Articolo 31

CROTONE Circa 40 migranti sbarcheranno sabato, intorno alle 19.30, presso il molo Giunti del porto di Crotone. Intorno alle 17.30 odierne, la Capitaneria di Porto di Crotone ha avvistato, al largo della costa antistante Torretta di Crucoli, un’imbarcazione lunga circa 10 metri, con a bordo i migranti, che saranno trasbordati, prima, su un’imbarcazione della Capitaneria di Porto di Crotone; poi, fatti sbarcare presso il Porto di Crotone, molo Giunti. La Prefettura di Crotone coordina le procedure per il primo soccorso e l’accoglienza, per le quali sono state allertate le Forze di Polizia, oltre alla Capitaneria di Porto; l’Azienda sanitaria provinciale e la Misericordia. Gli immigrati, dopo lo screening sanitario, saranno temporaneamente trasferiti presso il Cara di Isola Capo Rizzuto.

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  • Occhiello Imbarcazione lunga circa 10 metri individuata al largo di Torretta di Crucoli. Saranno trasferiti al Cara di Isola Capo Rizzuto

CATANZARO C’è differenza tra un premio e un attestato di partecipazione? La domanda calza a pennello per il Sistema Insider, finanziato dal Pon Sicurezza (con ingenti risorse comunitarie e conseguenti costi di manutenzione) e promosso dalle Camere di Commercio di Vibo Valentia e Crotone, in collaborazione, solo all’inizio, con Unioncamere Calabria. Nei giorni scorsi, nel corso di un convegno, il sistema è stato presentato come un successo, ma i suoi “cantori”, forse hanno passato il segno.  
Le due Camere di Vibo e Crotone si sono premurate, infatti, di diramare la notizia di una fantomatica vittoria di questo progetto. Un presunto riconoscimento ottenuto nelle scorse settimane che, se non è una fake news, ci si avvicina. 
Basta leggere il sito di Forum PA per scoprire che Insider non è tra i nove progetti premiati, ma solo tra i 100 selezionati che hanno ricevuto un semplice attestato di partecipazione. C’è una bella differenza tra l’immagine offerta e la realtà.
A proposito di immagine: la Camera di Commercio di Vibo Valentia ha recentemente organizzato (il 5 giugno scorso) un convegno su Insider dal titolo profetico: “La Calabria che vogliamo”. Era prevista la partecipazione dell’autorità di gestione del Pon Sicurezza, il viceprefetto Farmondi, e di Giuseppe Del Medico (Unioncamere). Ma pare che nessuno dei due fosse presente. E qualcuno maligna che non fosse soltanto un caso.
Il punto è che in pochi hanno creduto in questo progetto. Tant’è che Unioncamere Calabria, con delibera di giunta n. 40 del 6 giugno 2014, ha deciso di comunicare all’ente camerale di Crotone di non volere aderire al progetto per il 2015 e 2016. E la Camera di Commercio di Reggio? Ha esercitato il recesso dalla convenzione il 30 giugno 2015 (delibera di giunta n.44). Lo stesso succede per la Camera di Commercio di Cosenza che ha esercitato il recesso con la delibera di giunta n.12 del 7 settembre 2015. Insider, insomma, non attecchisce in Calabria.
Anche perché le forze dell'ordine possono reperire informazioni direttamente dalle Camere di commercio, senza il ricorso a Insider (che prevede costi più elevati). Insider, acronimo inglese di Illegal network security intelligence and detecting resources, sarebbe dovuto essere un sistema innovativo di indagine, intelligence e polizia di prevenzione per agevolare l’identificazione del confine tra aziende sane e colluse. Uno strumento informativo destinato alle forze di Polizia, gli organi giudiziari, e tutti gli altri soggetti pubblici coinvolti in azioni e politiche di indagine e contrasto alle attività criminali.
Il sistema attinge a un database sempre aggiornato grazie alla valorizzazione del patrimonio informativo delle Camere di Commercio.
Dopo i test, però, tre enti camerali hanno deciso di non utilizzarlo più: e questo, di fatto, ne mette in luce per lo meno qualche crepa. Per tutti ma non per gli organizzatori del convegno del 5 giugno 2017. Pensaro per raccontare una vittoria e un successo inesistenti. In Calabria, a volte, basta la partecipazione per decretare una vittoria. La logica decoubertiniana, però, non sempre aiuta a raggiungere l’eccellenza.  

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  • Occhiello Nessun riconoscimento per sistema Insider, finanziato dal Pon Sicurezza e promosso dalle Camere di Commercio di Vibo e Crotone. Per il programma, anzi, arrivano tre bocciature

ROMA Papa Francesco lo aveva annunciato in occasione della sua visita del 2014 in Calabria: i mafiosi sono fuori dalla Chiesa. Ma un decreto ufficiale ancora non c'era stato. Oggi una nota vaticana rivela che è in preparazione. Si «approfondirà» la possibilità di scomunicare «per corruzione e associazione mafiosa», dichiara infatti il Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano integrale sulle conclusioni del primo "Dibattito Internazionale sulla Corruzione". Il gruppo di lavoro che ha dato vita al Seminario sulla corruzione Oltretevere nei giorni scorsi «sta provvedendo all'elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative. Tra queste, si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa».

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  • Occhiello Si lavora a un documento pensato per "allontanare" dalla Chiesa corrotti e mafiosi
Sabato, 17 Giugno 2017 13:45

«A Rende nessun accordo con il Pd»

In queste ore si registrano sulla stampa notizie su presunti accordi, gossip, appoggi più o meno indiretti di questa o di quella forza politica per la composizione del nuovo assetto di governo. Tengo a precisare che insieme con il movimento Laboratorio Civico ho inteso intraprendere un percorso politico amministrativo virtuoso che mette al primo punto gli interessi dei cittadini e della città di Rende. Nessun accordo con il Pd o con i rappresentanti di esso. Stia tranquillo anche qualche assessore regionale che dispensa consigli non richiesti. Siamo fuori da queste logiche. Noi.  Quello che mi preme  realizzare sono gli obiettivi  principali e risolutivi per una città che presentava forti criticità finanziarie  legate alla mancanza dei servizi primari. Il cambiamento, la trasparenza, la partecipazione e condivisione del cittadino non sono slogan, ma l’essenza stessa del nostro agire politico. Intendo formare una giunta caratterizzata fortemente dal civismo e dai movimenti che si richiamano al cittadino. Se vi sono movimenti e partiti che sono mossi dagli stessi intendimenti, fuori dalla logiche di schieramento, di spartizione di potere o altro, con queste forze intendiamo andare avanti. Chi si riconosce in questa azione e per questi obiettivi rappresenterà le sinergie positive per il futuro della città di Rende. Mi sono impegnato in prima persona e ho messo la faccia su questo progetto insieme ai tanti aderenti al Laboratorio Civico e non intendo, né intendiamo recedere di un millimetro per eventuali accordi sottobanco o altro. Chi ne parla spesso pratica queste vecchie modalità politiche. Entro martedì 20 giugno presenterò gli obiettivi che dovranno essere immediatamente realizzati ad esclusivo interesse della città. Andrò in consiglio comunale con la nuova giunta e in quella sede verificheremo quanti intenderanno impegnarsi nelle immediate realizzazioni delle opere previste per la città, fuori dalle logiche dei partiti e delle correnti. Chi non aderirà a tale progetto dovrà spiegarlo chiaramente alla città intera. Se questo obiettivo non verrà raggiunto ne trarrò le dovute conseguenze. 

*sindaco di Rende

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  • Occhiello di Marcello Manna*
Sabato, 17 Giugno 2017 13:24

Il Tg web

CATANZARO Paolo Furgiuele è diventato l’uomo nero dello scandalo che ha travolto Calabria Verde. Trattato alla stregua di paria o, quantomeno, di uno sconosciuto da tutta la classe politica calabrese. Sono gli inconvenienti per chi viaggia dagli altari alla polvere. Eppure non è sempre stato così. E a raccontarlo è proprio Furgiuele. In quattro interrogatori, solo in parte coperti da omissis, l’ex direttore generale dell’Agenzia che ha preso il posto dell’Afor ripercorre la sua parabola. Da quando era ricercato da metà dell’arco partitico a quando sono spariti tutti. Fa nomi e cognomi. E gli atti, confluiti nei faldoni del procedimento coordinato dalla Dda di Catanzaro, sono al vaglio degli inquirenti. Parole che necessitano di verifiche e riscontri. Alcune sono potenzialmente esplosive. Furgiuele, in uno dei passaggi più tesi del 13 ottobre 2016, dice agli investigatori di aver «ricevuto pressioni da Pignanelli per la partecipazione della gara antincendio di un’azienda che lui conosceva». Gaetano Pignanelli è il capo di Gabinetto del governatore Oliverio, il suo braccio destro. Ed è indagato per truffa nell'ambito di un'inchiesta sull'utilizzo del patrimonio boschivo condotta dalla Procura di Castrovillari. Un altro incrocio pericoloso che ha come sfondo Calabria Verde. Ma andiamo con ordine. Cominciamo dagli (ex) amici di Furgiuele. 
 
2014: PRIMA E DOPO IL VOTO Nel giorno del primo interrogatorio Furgiuele è in carcere da circa tre settimane. Quando parla con gli inquirenti parte da lontano. Dalla campagna elettorale del 2014. Quanto «fui contattato da Nicola Adamo dal quale sono amico, in quanto ha la casa estiva vicino la mia ad Amantea e frequentiamo lo stesso lido». Adamo ha una sollecitazione: «Mi chiedeva proprio in ragione della mia qualità di direttore generale di Calabria Verde di appoggiare alle primarie il candidato del centrosinistra Oliverio, che io peraltro neppure conoscevo (“Tra l’altro non è che mi sia molto simpatico…”, avrebbe detto il manager ad Adamo in quella prima telefonata, ndr)». Furgiuele chiede consiglio all’assessore all’Agricoltura Michele Trematerra, che lo aveva nominato. Ottiene il via libera e incontra «a una cena organizzata a casa di Adamo lo stesso Oliverio». A quella serata, secondo quanto racconta, avrebbero partecipato anche «l’onorevole Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, Nicola Adamo stesso, il presidente Oliverio, Guccione e forse anche Iacucci, capostruttura della segreteria di Oliverio». La conversazione tocca il tema dell’agricoltura: «Oliverio mi disse che essendo stato in passato assessore all’Agricoltura aveva molte competenze in materia di forestazione e che si sarebbe impegnato molto, ove eletto, nell’aiutare Calabria Verde nella sua attività». Il rapporto tra il futuro governatore e il dg non si esaurisce in quella serata amanteana: «Prima delle elezioni Oliverio stesso mi telefonò e chiese il mio appoggio elettorale che io effettivamente fornii parlando con qualche mio amico personale e con qualche capocantiere del Tirreno che conoscevo e che sapevo essere dell’ambiente del centrosinistra». Perché un manager nominato dal centrodestra si spenda per un candidato di segno opposto si fa presto a capirlo: Furgiuele fiuta l’aria, capisce che Oliverio vincerà e supera indenne lo spoils system. Dopo le elezioni, Oliverio sposta le competenze relative a Calabria Verde: non se ne occupa più il dipartimento Agricoltura ma la Presidenza. «Ciò a significare – spiega l’ex dg – lo stretto controllo, soprattutto in materia di indirizzo politico-gestionale, cui la stessa Azienda e quindi la mia attività erano sottoposte da parte della Presidenza». 
 
LE PRESSIONI I rapporti tra il manager e la burocrazia sono spesso conflittuali. Gli interessi intorno a Calabria Verde sono enormi: sono appetiti milionari. Lo scontro più importante avviene con Pignanelli e riguarda la «gara antincendio», un bando da 32 milioni di euro che si perderà nelle stanze della Cittadella, tra presunte illegittimità e piccate lettere che corrono da un dipartimento all’altro. Al centro ci sono i sospetti che Calabria Verde voglia favorire la ditta Matacena (li racconteremo in un altro servizio). Ma, secondo Furgiuele, chi avrebbe delle richieste specifiche è proprio il capo di Gabinetto del presidente Oliverio. «Chi mi ha fatto più pressioni di tutti sulla questione dell’antincendio boschivo e che si è inserito nella procedura è stato Pignanelli. (…) Lui voleva mettere un’altra ditta. C’era una ditta che per la verità aveva contattato anche me ma io non li ho ricevuti, diciamo». Per il dg c’è un problema: la gara pensata per dotare la Calabria di una colonna antincendio era già al vaglio degli uffici per verificare la conformità al Por. «Gli dissi che quell’azienda che invece si occupava di spegnimento di incendi con mezzi aerei e lancio di schiumogeni speciali non era idonea per l’appalto che doveva essere bandito», spiega Furgiuele. Che, poi, riporta la risposta del braccio destro del presidente: «Disse che la stessa azienda produceva anche autobotti e voleva far rientrare tali mezzi nel diverso appalto che dovevamo predisporre per volontà del presidente Oliverio che intendeva dotare tutti i distretti di mezzi di movimento terra». Il manager chiede alla sua struttura di studiare un modo per far partire anche il tipo di gara che gli viene sollecitato («il presidente mi compulsa più volte», dice). Ma qualcosa non funziona: la struttura della Presidenza bypassa Furgiuele, cambia la gara per i mezzi antincendio («leggo l’articolato dei mezzi previsti e c’erano le autobotti che erano relative alle richieste di Pignanelli»). Segue lite furibonda con Giuseppe Bianco, dg della Presidenza. E chiarimento al cospetto di Oliverio. Secondo quello che Furgiuele racconta ai magistrati, i toni ai piani alti della Regione si fanno accesi. Oliverio «urla, inveisce contro Pignanelli in presenza di più persone, fu una cosa pubblica». Il tempestoso chiarimento non serve a uscire dall’impasse. Perché le gare non si fanno: né quella dei mezzi antincendio né quella (che secondo Furgiuele si sarebbe potuta progettare, ma utilizzando altri fondi) sui mezzi di movimento terra. Per l’ex dg Oliverio, a un certo punto, gli «chiedeva si utilizzare i soldi della gara sugli automezzi antincendio per comprare mezzi di movimento terra. Cioè è saltato qualcosa nella sua testa, è cambiato qualcosa. Non so se è chiaro. E questo non era possibile perché quelle risorse non erano finalizzate a quella cosa». Sono passati meno di due anni da quella cena di Amantea in cui Furgiuele ha conosciuto Oliverio e ha deciso di dargli una mano alle regionali. Gli equilibri in politica e nella burocrazia cambiano proprio in fretta.   
 
Pablo Petrasso
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  • Occhiello L’ex manager racconta negli interrogatori la sua versione sul bando per i mezzi antincendio. E tira in ballo il capo di Gabinetto di Oliverio («voleva mettere un’altra ditta»). Gli incontri tesi ai piani alti della Regione e l’intervento del governatore («mi compulsava»). La cena ad Amantea a casa di Adamo per sostenere il presidente alle primarie e alle regionali 2014

VENEZIA I lavoratori autonomi più ricchi d'Italia esercitano l'attività a Milano. Il reddito medio è di 38.140 euro: due volte e mezzo più elevato di quanto dichiarano i colleghi di Vibo Valentia che, invece, occupano l'ultima posizione di questa classifica con soli 15.479 euro. Il dato medio nazionale, invece, è pari a 26.248 euro. L'elaborazione, effettuata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, riguarda i redditi medi dei lavoratori autonomi riferiti alla dichiarazione dei redditi 2016 (anno di imposta 2015). In questa graduatoria, appena sotto Milano si collocano le partite Iva di Bolzano (con un reddito medio di 35.294 euro), di Lecco (33.897 euro) , di Bologna (33.584), di Como (32.298 euro) e di Monza (32.022 euro). Se, ad eccezione di Bolzano e Bologna, le primissime posizioni sono occupate dai lavoratori autonomi lombardi, le posizioni di coda, invece, sono ad appannaggio dei calabresi. Al terzultimo posto, infatti, ci sono quelli di Cosenza (16.318 euro), al penultimo quelli di Crotone (15.645) e, infine, quelli di Vibo Valentia (15.479 euro). 

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  • Occhiello Vibo Valentia, Crotone e Cosenza agli ultimi tre posti della classifica stilata dalla Cgia di Mestre. A Milano si guadagna più del doppio
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