Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 02 Giugno 2017
Venerdì, 02 Giugno 2017 21:14

Cirò Marina, sbarcano 150 migranti

CIRÒ MARINA Sono 150 i migranti sbarcati questo pomeriggio sul litorale tra Cirò Marina e Torre Melissa, nel Crotonese, giunti a bordo di un barcone arenatosi sulla spiaggia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Cirò Marina allertati da alcuni cittadini che avevano assistito allo sbarco. Poi sono arrivati gli agenti della Polizia di Stato, militari della Capitaneria di Porto, vigili del fuoco e Croce Rossa. I migranti, in gran parte afghani e bengalesi, con i vestiti bagnati, hanno raccontato di essere partiti dalla Turchia 4 giorni fa. Si stratta in gran parte di uomini giovani, con un'età tra i 17 ed i 22 anni. Nel gruppo anche sei donne e 4 bambini. Tutti sono stati trasferiti al Cara di Isola Capo Rizzuto.

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  • Occhiello Sono quasi tutti afgani e bengalesi. Nel gruppo anche sei donne e 4 bambini

MILETO È stata sequestrata dai carabinieri di Vibo Valentia l'auto di un ragazzo di 19 anni di Paravati di Mileto nell'ambito delle indagini sull'omicidio del 16enne Francesco Prestia Lamberti, del quale è accusato il 15enne di San Giovanni di Mileto. Il 19enne ha raccontato agli investigatori di aver accompagnato questi con la sua auto senza tuttavia sapere che il 15enne si sarebbe presentato all'appuntamento armato di pistola. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro l'auto per rilevare l'eventuale presenza di tracce di sangue sull'auto. In tale caso si avrebbe certezza che il luogo in cui è stato rinvenuto il corpo del giovane è diverso da quello del luogo del delitto. Ipotesi, quest'ultima, sui si stanno concentrando le indagini.

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  • Occhiello Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il mezzo per rilevare l'eventuale presenza di tracce di sangue al suo interno

MILETO Alcuni colpi di pistola e fucile sono stato esplosi la scorsa notte contro un immobile che ospita un centro di accoglienza per migranti gestito dalla Cooperativa Sud per l'Europa, sito nella frazione San Giovanni, non distante dal parco archeologico di Mileto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per le indagini.

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  • Occhiello Ignoti hanno preso di mira lo stabile gestito dalla Cooperativa Sud per l'Europa, sito nella frazione San Giovanni, non distante dal parco archeologico. Indagano i carabinieri

SCILLA I militari della stazione carabinieri di Bagnara Calabra, hanno arrestato Stellario De Biasi, 44 anni di Scilla, in quanto autore del tentato omicidio, delle lesioni e delle minacce perpetrati a danno della coniuge, dalla quale risulta legalmente separato. I fatti risalgono al 7 maggio scorso quando la vittima stava facendo le pulizie nel laboratorio di un bar di Bagnara Calabra.
La donna è stata raggiunta da De Biasi che l'ha minacciata di morte e l'ha stretta a lungo e con forza al collo con entrambe le mani, fino al punto da bloccarne il respiro ed impedirle di chiedere aiuto. Solo grazie all'aiuto di altra persona lì presente, il gesto non è stato portato a compimento e la vittima è rimasta lesa al collo ed all'avambraccio sinistro. Le indagini immediatamente avviate hanno consentito in tempi brevissimi di denunciare l'autore del gesto e di raccogliere ulteriori preziosi elementi di colpevolezza nei confronti dell'arrestato. De Biasi è stato quindi arrestato in esecuzione di un Ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, dovendo rispondere dei reati di tentato omicidio aggravato, lesione personale aggravata e minaccia. Al termine delle formalità di rito, l'arrestato è stato portato presso nel carcere di Arghillà.

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  • Occhiello L'aggressione sarebbe avvenuta a Bagnara lo scorso 7 maggio. Il 44enne è stato portato nel carcere di Arghillà
Venerdì, 02 Giugno 2017 16:27

Reggio, ritrovate nove bombe nel Calopinace

REGGIO CALABRIA Nove bombe, un mitragliatore kalashnikov con due caricatori, uno dei quali vuoto, e due fucili a canne mozze calibro 12, nascosti in sacchi neri e buttati come se fossero immondizia. Li hanno trovati gli uomini della Squadra volanti della questura di Reggio Calabria, nei pressi della bretella del torrente Calopinace, grazie ad una segnalazione arrivata in sala operativa. Chi ha chiamato ha sostenuto di aver visto due uomini disfarsi di diversi sacchi di cellophane con fare sospetto e per questo avrebbe deciso di avvertire la polizia. In realtà, sospettano gli investigatori, non si esclude che a fare la chiamata sia stato chi di quelle armi ha deciso di disfarsi. E in modo estremamente pericoloso. 

ARMI IN PESSIME CONDIZIONI MA PERICOLOSE Dentro le buste – hanno scoperto gli agenti – non c’era semplice spazzatura, ma un vero e proprio arsenale. Probabilmente, dicono fonti investigative, quelle armi erano nascoste da qualche e qualcuno ha deciso di disfarsene perché in pessimo stato di conservazione. Nessuno dei fucili era funzionante, ma le bombe erano comunque pericolose. Il rischio che qualcuno, colpendo accidentalmente un sacco o sollevandolo per rimuoverlo, le innescasse c’era. 

OPERAZIONE DELICATA Solo grazie allo sguardo attento degli agenti delle Volanti è stato possibile portarle via in sicurezza. La squadra che è intervenuta ha visto un cavo elettrico che usciva da uno dei sacchi e ha deciso di chiamare gli artificieri. Per operare in sicurezza, i tecnici hanno fatto evacuare persino un palazzo vicino e solo dopo molte ore di lavoro sono riuscite a disinnescarle. «Questa volta è andata bene» commentano fonti investigative. Ma il dato rimane allarmante, soprattutto alla luce del clima di crescente tensione in città, dove negli ultimi mesi si registrano sempre più frequentemente attentati, intimidazioni e persino fatti di sangue. 

INTIMIDAZIONI E OMICIDI Non più tardi di un mese fa a Catona è stato ucciso il 34enne Tarik Kacha, marocchino d’origine, ma nato e cresciuto nella periferia nord, secondo alcune fonti, entrato giovanissimo nel “vivaio” di pusher e manovali al soldo del clan Rugolino. La settimana scorsa invece stessa sorte è toccata a Bruno Ielo, ex carabiniere reinventatosi tabaccaio, ucciso in un agguato mentre tornava a casa in scooter. Omicidi forse slegati fra loro, al pari dei danneggiamenti e delle intimidazioni che stanno colpendo diverse attività in città, ma che si registrano mentre una giovane – affamata – generazione di piccoli aspiranti boss si affaccia sulla scena criminale della città. Giovani leve di storici casati mafiosi, che iniziano a pretendere spazio e ruolo approfittando del vuoto di potere aperto da arresti, processi e condanne.

NUOVE AFFAMATE LEVE Un’ascesa preoccupante, alla quale potrebbero rispondere con violenza – questa è l’ipotesi investigativa – quelli che vedono il proprio potere messo in discussione. Un’ipotesi in parte confermata dalle numerose armi che stanno saltando fuori in città e nelle zone limitrofe. Non più tardi di qualche settimana fa, quattro persone considerate a vario titolo legate all’entourage destefaniano - Gianfranco Musarella, Antonio Marra, Giovanni Marra e Alessandro Marra - sono state fermate per l’estorsione continuata ai danni di una pizzeria. Nel corso delle perquisizioni seguite all’arresto, gli investigatori hanno trovato un vero e proprio arsenale.

L’ARSENALE Un fucile mitragliatore kalashnikov Ak 47, una mitragliatrice modello Uzi cal. 9×19, privo di matricola, una pistola semiautomatica marca Beretta cal. 9 parabellum, con matricola obliterata, un revolver cal.32, con matricola obliterata, una pistola semiautomatica marca Beretta cal. 9 corto; una pistola a salve calibro 8, priva di tappo rosso, con evidenti segni di manomissione; quattro fucili calibro 12, di cui 3 con matricola abrasa; due carabine, più un’altra ad aria compressa, varie parti di arma per uso da caccia, quattro 4 silenziatori, varie cartucce cal. 9 parabellum, calibro 12, 7,65 e 7.62×39, varie divise di una ditta di vigilanza, passamontagna, guanti, caschi ed attrezzi da scasso. «Non sono armi che servono per fare una rapina – dice un investigatore di lungo corso – con le mitragliette si ammazza». Dopo settimane di silenzio, uno degli indagati nel corso di un interrogatorio, ha provato a sostenere di averle trovate casualmente, seguendo uno sconosciuto che le avrebbe depositate e abbandonate, giusto un paio di giorni prima dell’arresto.

ARMI E ANCORA ARMI Altre armi sembra fossero nella disponibilità di Cocò Morelli, uomo della comunità rom di Arghillà “battezzato” ‘ndranghetista dal boss Rugolino in persona, arrestato solo qualche settimana fa. Dalle carte dell’inchiesta che lo ha portato in carcere, emergono decine di conversazioni che riguardano pistole e fucili da prestare o smerciare. E più volte, carabinieri e polizia hanno trovato armi e proiettili nascosti ad Arghillà o in zone limitrofe. Solo sei giorni fa invece, altre armi – un fucile semiautomatico con canna mozzata e matricola abrasa e un revolver cal.352 magnum con 6 bossoli nel tamburo – sono state trovate in un rudere abbandonato a San Cristoforo, insieme a un ciclomotore privo di targa, che dagli accertamenti effettuati è risultato rubato nel giugno del 2015, ed una targa di ciclomotore rubata lo scorso mese di aprile. «Di armi ne sono sempre girate tante a Reggio Calabria, ma adesso – dice un investigatore – iniziano ad essere troppe».

a. c.

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  • Occhiello Un vero e proprio arsenale da guerra è stato recuperato dalla Squadra volante dopo una segnalazione anonima. Necessario l'intervento degli artificieri. In città resta alta la tensione dopo gli ultimi delitti

ROSSANO CALABRO Tedeschellum, i sindaci dei comuni della Sibaritide-Pollino, del Comprensorio ionico, delle comunità Arbëreshë ioniche e dell’Area urbana Corigliano-Rossano, chiedono la rimodulazione dei collegi uninominali senatoriali Calabria 1 e 2. Improponibile ed inaccettabile la logica divisoria proposta dall’emendamento dell'onorevole Emanuele Fiano, che scinde e disunisce le due comunità della costituenda città unica Corigliano-Rossano e i loro rispettivi territori. Intanto, contro i dettami della nuova legge elettorale, al vaglio del Parlamento e prossima ad essere votata,  si registra anche la levata di scudi forte e decisa delle forze sociali, imprenditoriali e politiche del comprensorio ionico cosentino che si ritroveranno tutte domani mattina (sabato 3 Giugno) per una decisa azione di protesta.
A Rossano è stata una Festa della Repubblica all’insegna della protesta istituzionale. Una folta delegazione dei sindaci del territorio, convocati d’urgenza dal primo cittadino di Rossano, Stefano Mascaro, stamani (2 giungo) si è riunita in assemblea permanente nella sala consiliare del Palazzo di Città, nel centro storico, per indicare al governo e al Parlamento una nuova, più omogenea e oggettiva proposta di modifica all’emendamento che rivede i collegi uninominali per l’elezione del Senato della Repubblica. All’incontro, oltre ai primi cittadini, erano presenti anche i capigruppo del consiglio comunale di Rossano ed il segretario questore del consiglio regionale, Giuseppe Graziano.  
I sindaci, attraverso una missiva inoltrata al relatore della legge elettorale Emanuele Fiano (Pd), al presidente della prima commissione parlamentare Affari Costituzionali, Andrea Mazziotti di Celso (Gruppo Civici e Innovatori) e ai suoi componenti, hanno chiesto di rimodulare i Collegi senatoriali Calabria 1 e Calabria 2 che ad oggi sono stati individuati e assemblati mettendo insieme Collegi camerali (previsti dal Decreto legge 536/1993) secondo una “illogica” logica orizzontale che divide il territorio provinciale in Cosenza Nord (Corigliano-Paola-Castrovillari) e Cosenza Sud (Rossano-Cosenza-Rende). Al contrario, l’assemblea vuole raddrizzare la barra geografica prevedendo un’area Est e un’area Ovest con il Collegio 1 composto da Rossano-Castrovillari-Corigliano e il Collegio 2 Paola-Rende-Cosenza. Soluzione, questa, culturalmente, storicamente e territorialmente oggettiva e conforme ai territori.
Si tratta di una richiesta perentoria e non negoziabile che l’assemblea dei sindaci rivendica con forza, annunciando – si legge nelle conclusioni della missiva – che diversamente sarà attivata ogni  formale atto di protesta, non escludendo le irrevocabili dimissioni e l’apertura della campagna al non voto di tutta la popolazione rappresentata.
Contestualmente all’assemblea dei sindaci, nella sala conferenze dell’Hotel San Luca (allo Scalo) si è tenuto un incontro programmatico e organizzativo delle forze politiche, imprenditoriali e sociali del territorio al termine del quale – con l’intento di lanciare un forte e pacifico segnale al presidente della Repubblica, al governo e al Parlamento ed evidenziare l’illogicità della rimodulazione dei collegi uninominali senatoriali Calabria 1 e 2 che di fatto annienta definitivamente il potere decisionale dei cittadini ionici e annulla la rappresentatività parlamentare del comprensorio Sibaritide-Pollino e dell’Area urbana Corigliano-Rossano, per la quale è in atto il processo di fusione - è stato deciso di attivare un’importante azione di protesta. Che si terrà nella giornata di sabato 3 giugno con raduno alle 10 presso la stazione di servizio di Tarsia Ovest (autostrada Sa-Rc direzione Sud).  

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  • Occhiello A Rossano l'assemblea dei sindaci chiede la modifica della composizione dei collegi senatoriali e minaccia dimissioni di massa. E sabato la protesta si sposterà a Tarsia, sull'autostrada Sa-Rc
Venerdì, 02 Giugno 2017 15:27

Il baciamano al boss dopo l'arresto

REGGIO CALABRIA C’è chi si precipita a baciargli le mani, chi guarda i carabinieri che lo portano via con rabbia, chi piange come se salutasse un morto. Sono in tanti quelli che questa mattina si sono radunati attorno alla casa – fortezza dei Romeo “Staccu” da cui è uscito con le manette ai polsi Giuseppe Giorgi, storico boss di San Luca, questa notte scovato dai carabinieri del Reparto operativo e dello Squadrone cacciatori dopo oltre 23 anni di latitanza. 

PALMO A PALMO Un capo vero, tuttora operativo, che per sfuggire alla cattura si è nascosto come un topo in un vano segreto, ricavato dietro il camino. Invano. Questa notte i carabinieri erano certi che fosse lì. Per questo per oltre sei ore hanno perlustrato il palazzotto di famiglia palmo a palmo, cercando nelle case, nelle stanze, nelle cantine e nelle soffitte e poi persino dentro i muri. Dai vani nascosti dietro le pareti, sono saltati fuori oltre 156mila euro in banconote di grosso taglio e ordinatamente divisi in bustine impermeabili. Da dietro il camino della cucina della casa della figlia è saltato fuori il latitante. 

MURATO NELLA PARETE Quando ha sentito che i carabinieri stavano iniziando a rompere la parete vicino al camino, il boss ha gridato per farsi sentire. «Basta, basta, sono qua, mi avete trovato». Aperta la botola nascosta alla base, di fronte agli investigatori si è aperto uno strettissimo tunnel, cui si accedeva solo strisciando, che permetteva di accedere a un piccolo spazio ricavato tra il camino e la parete esterna del palazzo. «Era praticamente murato all’interno della parete» ha spiegato il comandante del reparto operativo, Vincenzo Franzese, che questa notte ha coordinato il blitz. 

COMPLIMENTI AI CARABINIERI Giorgi è uscito piano dal nascondiglio. Prima un piede nudo, poi una gamba, infine con prudenza il resto del corpo. Il blitz dei carabinieri lo ha sorpreso mentre dormiva, perché il boss non era armato ed era ancora in pigiama. «State tranquille – ha ordinato alle figlie – prima o poi doveva succedere». Ai carabinieri invece ha fatto i complimenti. «Ci siete riusciti, bravi». 

INDAGINE TECNICA Al boss, gli investigatori sono arrivati grazie ad un’indagine durata meno di otto mesi. Nell’ottobre scorso, con la Dda si è deciso di avviare una ricerca mirata, con l’obiettivo di catturarlo. E da lì sono partiti, servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni ad ampio raggio su familiari, amici e collaboratori più stretti, a partire da una consapevolezza: un capo non vuole e non può allontanarsi per troppo tempo dal proprio feudo. Una regola aurea della ‘ndrangheta, cui Giorgi non si è sottratto. E che lo ha condannato. 

NESSUNA COLLABORAZIONE CON LA ‘NDRANGHETA «In quest’operazione non ci sono stati confidenti, noi non vogliamo alcun rapporto con la criminalità - ha detto il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho -. La ‘ndrangheta deve capire che non c’è margine di collaborazione con lo Stato, deve solo rassegnarsi a deporre le armi. I figli di ‘ndrangheta devono capire che alla fine ci sono solo due possibilità, l’arresto o la morte violenta in un conflitto con altri clan». Ai cittadini invece, Cafiero de Raho si è rivolto ancora una volta con l’appello ad avere maggior fiducia nelle istituzioni. 

L'APPELLO «Questa – gli ha fatto eco il comandante provinciale dei carabinieri, Giancarlo Scafuri – è una terra che merita di più. I calabresi meritano di essere più coraggiosi e devono imparare ad avere maggiore fiducia nelle istituzioni». Da cui – ha voluto evidenziare il generale Vincenzo Paticchio, comandante della legione Calabria – stanno arrivando risposte concrete. «Festeggiare l'anniversario della Repubblica con l'arresto di Giorgi - ha detto il generale – è un grande onore per tutti noi. Restiamo fermamente impegnati nel perseguire l'obiettivo di garantire la legalità in questa provincia e in questa regione».

Alessia Candito
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  • Occhiello Il saluto dei vicini di casa a Giuseppe Giorgi, latitante dal 1994 e catturato a San Luca. Si nascondeva in una parete della sua abitazione. I complimenti ai carabinieri dopo la cattura: «Siete stati bravi»

CATANZARO «Avevamo intuito da subito che la gestione di Fincalabra, durante la passata legislatura di centrodestra, era finalizzata esclusivamente alla cura irresponsabile di interessi personali e di parte». È quanto sostiene in una nota il gruppo del Pd in consiglio regionale. «Oggi la Procura di Catanzaro (che ringraziamo per la preziosa opera di verità che conduce in Calabria con coraggio e dedizione) - proseguono i consiglieri regionali del - ci aiuta a capire che fine hanno fatto milioni e milioni di euro che dovevano essere messi a servizio della crescita delle imprese calabresi e, invece, sono stati sperperati sull’altare di oscure trame di potere. È bene riportare alla memoria collettiva che il presidente Mario Oliverio, appena insediato, tra i suoi primi atti ha estromesso Luca Mannarino dalla presidenza dell’ente in house, oggi indagato per peculato, con l’accusa di aver illecitamente sperperato 47 milioni di euro in finanza creativa e ad alto rischio per le casse pubbliche della Regione, denunciando investimenti azzardati e gestioni oscure».
Per il gruppo del Pd a Palazzo Campanella, «l’opera di bonifica e di ripristino della legalità, che abbiamo messo in campo, inizia a portare primi e preziosi frutti. La Calabria ha bisogno di verità e risultati concreti e su questo cammino non smetteremo mai di sentirci impegnati e di sostenere le forze dell’ordine e la magistratura per il duro lavoro sul campo svolto ogni giorno nei nostri territori. Anche con azioni e provvedimenti che, come in questo caso e non solo, anticipano e facilitano l'azione della magistratura». 

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  • Occhiello I rappresentanti dem in consiglio regionale: «Tra i primi atti del governatore c'è stato quello di estromettere Mannarino dalla presidenza dell’ente in house, oggi indagato per peculato, con l’accusa di aver illecitamente sperperato 47 milioni di euro in finanza creativa»
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