Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 03 Giugno 2017

«Per impedire che si realizzi un ormai evidente progetto di depotenziamento e isolamento di questo territorio, deve intervenire il presidente della Regione Mario Oliverio». Ne è convinta il sindaco di Cariati Filomena Greco, che commenta così la pubblicazione qualche giorno fa del nuovo atto aziendale dell’Asp di Cosenza. Nel documento si prevede un ridimensionamento dei punti di primo intervento, che rimarrebbero aperti 12 ore e non più 24. E tra questi, ci sarebbe anche il ppi di Cariati. «Le decisioni prese dal direttore generale Raffaele Mauro – continua il primo cittadino – non tengono conto delle indicazioni date dal commissario Scura. Questi, nel decreto 64 del 2016, stabilisce che per i punti di primo intervento con accessi superiori alle 6 mila unità annue l’apertura deve essere di 24 ore e non di 12. E Cariati ne fa registrare 9 mila. Si tratta, tra l’altro, del più alto numero di accessi in tutta la Calabria». La storia della progressiva riduzione dei servizi a Cariati, che ha avuto ricadute su tutto il territorio, è nota. Prima sono state smantellate un po’ alla volta le unità operative che erano presenti nell’ospedale, poi è stato chiuso definitivamente il presidio ospedaliero. Subito dopo, il pronto soccorso, che era ancora presente, è stato trasformato in ppi. E ora si vorrebbe ridimensionare anche quello. «Ma le ingiustizie non finiscono qui  – dice ancora Filomena Greco – . Sono stati stanziati oltre 9 milioni di euro per l’apertura della Casa della Salute. Il progetto, però, non è ancora partito e ora si rischia di perdere pure il finanziamento. E tutto sempre per colpa dell’Asp di Cosenza e del Dipartimento della Tutela della Salute della Regione Calabria che non hanno fatto e né stanno facendo nulla per dare avvio ai lavori, anche se i commissari hanno già autorizzato la realizzazione dell’opera. Addirittura, ancora non sono riusciti nemmeno a fare le operazioni di carotaggio per verificare la stabilità sismica dell’immobile».
Per il sindaco è necessario che il governatore della Calabria prenda una posizione. «Non voglio credere che Oliverio sia d’accordo con la volontà, ormai chiarissima, di impoverire e isolare questo territorio. Per questo chiedo un suo intervento. D’altronde, questa bozza di atto aziendale è stata predisposta dal direttore generale Mauro, di sua diretta nomina. Di fatto, quindi, siamo davanti alla proposta che la Regione fornisce ai commissari. Pertanto, la riduzione da 24 a 12 ore dell’apertura dei ppi è una scelta direttamente collegata alla Regione Calabria e al suo presidente. Per questo sono convinta che Oliverio possa fare molto e possa farlo anche in breve tempo. Credo che dovrebbe fare in modo che venga modificato quanto scritto nell’atto aziendale e che, qualora questo non avvenisse, dovrebbe revocare l’incarico affidato a Raffaele Mauro, perché le sue decisioni vanno in contrasto con quanto prescritto dal commissario Scura. Ma se il Presidente non farà nulla, vorrà dire che è accondiscendente e che c’è una volontà precisa della Regione di prendere di mira questo territorio per impoverirlo e frenarne lo sviluppo».

 

Infine, la Sindaca si rivolge a tutti i cittadini non solo di Cariati ma di tutti i paesi vicini: «Noi intendiamo non abbassare la guardia e continuare a tenere alta l’attenzione sulla gravità di quanto sta accadendo. Ma abbiamo bisogno anche del vostro sostegno. E se non arriveranno risposte, insieme dovremo mobilitarci per evitare l’isolamento, a Cariati e in tutto l’hinterland. Nei prossimi giorni avvieremo una campagna di informazione per rendere edotti tutti di questo ennesimo tentativo della politica di penalizzare i cittadini del Basso Jonio cosentino».

 

 

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  • Occhiello Filomena Greco commenta la pubblicazione del nuovo atto aziendale dell’Asp di Cosenza: le decisioni prese dal direttore generale Raffaele Mauro non tengono conto delle indicazioni date dal commissario Scura

CATANZARO Prova di piazza per il Movimento 5 Stelle che a Catanzaro è impegnato con la candidata Bianca Laura Granato nella corsa a sindaco del capoluogo di regione. I primi caldi e l’attesa per la finale di Champions League tra la Juventus e il Real Madrid, non scoraggiano i fedelissimi pentastellati che in circa 400 si ritrovano a piazza Prefettura per applaudire Alessandro Di Battista, Laura Ferrara e Paolo Parentela. Ma di Catanzaro si parla poco, almeno per quanto riguarda gli interventi di Di Battista e Ferrara, concentrati soprattutto sul quadro nazionale e sul tema della legge elettorale. C’è spazio invece per la lotta al contrasto della ‘ndrangheta nelle parole di Di Battista, che nell’augurarsi che tutte le Procure possano avere un magistrato “alla Gratteri”, chiede che i cittadini si facciano Stato e abbiano il coraggio di denunciare e poi sottolinea: «Nel nostro Governo, la lotta alla mafia sarà al primo posto grazie a leggi dure, durissime. Non come adesso: in Parlamento, io sono seduto a pochi metri da una persona a cui sono stati arrestati i fratelli e che era l’autista di Raffaele Cutolo. Si chiama Luigi Cesaro, ma tutti lo conoscono come “Giggino ‘a purpetta”».

 

Alla città si dedica Paolo Parentela, che attacca prima Sergio Abramo: «Andavo a scuola e lui era sindaco. Andavo al liceo e lui era sindaco. Sono in Parlamento e lui si candidata ancora a questa carica. Come fa a parlare di cambiamento?». Poi pensa a Enzo Ciconte: «È il nulla politico - dice -. Da presidente dell’ordine dei Medici non ha mai detto una sola parola sulla sanità catanzarese. E voi lo sapevate che per il secondo mandato è in consiglio regionale?».

Per attaccare Nicola Fiorita, fa riferimento al presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria Arturo Bova, che nei mesi scorsi aveva partecipato ad alcuni incontri del movimento di Fiorita “Cambiavento”:«La politica e la mafia non si combattono con le parole e con le parate. Anche chi stava all’interno della Commissione antimafia, poi si è scoperto che ci faceva gli affari con queste persone e magari oggi sostiene delle liste civiche e porta dei pacchetti di voti. Stiamo attenti».

Fuoriprogramma, poi dedicata al mondo dei vaccini, con Di Battista che fa salire sul palco una rappresentante del nutrito gruppo di genitori che in piazza protestano contro il ddl che renderà obbligatori i vaccini fino ai 6 anni: «Noi che siamo stati formati e informati per anni da Beppe Grillo e da voi circa la pericolosità dei vaccini per i metalli pesanti che contengono. Perché difronte ad un ddl-vergogna che impedisce a noi genitori di dire che sulla salute dei nostri figli vogliamo scegliere il meglio, il Movimento 5 Stelle ha preso una cattiva posizione su questo tema? Siamo nati e cresciuti con voi, siamo i vostri elettori e con il cuore in mano vi chiediamo, allorquando aveste anche sbagliato in modo avventato a dare il vostro consenso a questo atto dittatoriale, di dire “siamo con voi e non lo permetteremo!”». “Politica” la risposta di Di Battista: «La commissione sanità del Movimento valuterà e studierà tutti i documenti e prenderà presto una posizione».

 

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  • Occhiello In circa 400 per applaudire Alessandro Di Battista, Laura Ferrara e Paolo Parentela. Ma del capoluogo si parla poco

CATANZARO «Si sta lavorando ogni giorno e si sta facendo di tutto affinché le 11 giovani madri e, anche, due uomini che hanno perso i loro bambini nel tragico naufragio e i cui corpicini sono sbarcati sabato scorso a Crotone per essere sepolti, nei cimiteri della città e della provincia, possano restare in Calabria, vicino per sempre a quei loro piccoli angeli che un destino crudele ha strappato alla vita. È questa la risposta di civiltà della Calabria, di una terra solidale e accogliente». È quanto affermano - in una nota dell'Ufficio stampa della giunta - Giovanni Manoccio, delegato della Regione per l'immigrazione e Franco Corbelli, coordinatore del Movimento Diritti Civili e delegato della Regione per la tutela e la promozione dei diritti umani. «Sin dal loro sbarco, sabato scorso, nel porto di Crotone - proseguono - siamo quotidianamente impegnati per evitare che quelle giovani sfortunate donne che hanno perso i loro bambini vengano adesso separate dai loro piccoli, sepolti in diversi cimiteri, della città pitagorica e in alcuni paesini della provincia crotonese. Per questo abbiamo già ottenuto un primo importante risultato evitando il trasferimento di queste donne lontano dalla Calabria». «Le abbiamo fatte restare nel centro di accoglienza di Crotone - affermano ancora nella nota Manoccio e Corbelli - in attesa di trovare per tutte loro una dignitosa sistemazione nella nostra regione. Una settimana fa, abbiamo subito contattato il viceprefetto di Crotone, Carolina Ippolito, per avere dalla prefettura la lista con i nominativi di queste donne e anche di due uomini, che hanno perso i loro bambini. Si tratta di sei donne dell'Eritrea e di cinque della Somalia, oltre due uomini, uno della Somalia e uno dell'Eritrea. Aspettiamo adesso di sapere dalla Questura di Crotone esattamente la formazione dei nuclei familiari di queste undici donne e due uomini, per poterli così ripartire nei diversi centri, scongiurando così la divisione delle famiglie». «Il Centro Sprar nazionale, del quale Manoccio, come è noto, è componente, è stato subito attivato - informano inoltre i due delegati - e ha dato il proprio assenso per questa iniziativa umanitaria. Siamo assai soddisfatti di poter dare almeno la possibilità di restare in Calabria queste povere, sfortunate donne. Le scene strazianti di queste madri che, disperate, piangevano i loro bambini mentre venivano portati fuori dalla nave, sabato nel porto di Crotone, ci avevano profondamente colpito e commosso e per questo non le avevamo mai dimenticate, impegnandoci subito per scongiurare il trasferimento, lontano dalla Calabria». 

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  • Occhiello La proposta di Corbelli e Manoccio: «È questa la risposta di una terra solidale e accogliente»

CROTONE Stanno protestando da giorni davanti al municipio di Crotone e oggi hanno iniziato lo sciopero della fame alcuni lavoratori ex Akros (azienda in liquidazione) che attendono di essere assorbiti in Akrea, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani. A causa delle condizioni fisiche e della debolezza, uno dei lavoratori impegnati nella protesta ha accusato un malore. L'uomo è stato soccorso nell'immediatezza da un medico che si trovava sul posto. Successivamente è intervenuta un'ambulanza con i sanitari del 118 che ha condotto l'uomo in ospedale. Akrea, al momento, ha assunto solo 28 dei 60 dipendenti di Akros che si occupava della raccolta dei rifiuti in tutta la provincia. Giovedì scorso c'era stato un incontro con il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, il quale aveva spiegato di non voler alimentare false speranze. Vogliono, invece, certezze i 32 operai che hanno perso il loro lavoro in Akros e che ogni mese vedono ridursi l'importo dell'indennità di disoccupazione che terminerà nell'aprile del 2018.

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  • Occhiello La nuova municipalizzata ha assunto soltanto 28 dei 60 lavoratori della società in liquidazione. La protesta va avanti da giorni davanti al municipio

REGGIO CALABRIA «È stata una cosa bruttissima contro la quale è necessaria una rivoluzione culturale forte che, però, sia accompagnata da uno Stato sociale». Così don Pino De Masi, referente di Libera, analizza il baciamano fatto a San Luca al boss Giuseppe Giorgi subito dopo l'arresto, sottolineando come i mafiosi «non sono uomini da rispettare, ma da disprezzare». «È stato brutto - aggiunge - ma è l'espressione tipica di una Calabria che non vuole cambiare, che continua a prostrarsi, a togliersi il cappello davanti a chi cerca di utilizzare la fame e la sete della gente. Questo ci deve indurre a lavorare ancora di più. C'è una lacuna di valori da colmare. Quello, fisicamente, ha fatto il baciamano, ma c'è chi continua a inchinarsi, accettando le loro condizioni che li fanno padroni della nostra libertà, accettando il caffè pagato da loro o pagandoglielo. Dunque è necessaria una rivoluzione culturale forte. Occorre lavorare soprattutto con gli adulti. Ci sono ancora genitori che ai figli dicono di farsi i fatti loro, di rispettare certa gente».
Don Pino, comunque, tiene a sottolineare che «tanto abbiamo fatto, non siamo all'anno zero. Tanti hanno avuto il voltastomaco vedendo quella scena, tanti non pagano il pizzo. Però la strada è ancora in salita». A fianco della rivoluzione, però, è l'analisi del referente di Libera, deve esserci anche uno Stato sociale. «Le scritte di Locri - dice don Pino riferendosi alla frase intimidatoria nei confronti di don Ciotti “più lavoro meno sbirri” comparsa in occasione della Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Libera - significano che la mafia si sente padrona di colmare il disagio sociale. Lo Stato quindi deve essere presente, oltre che sul versante della repressione, che funziona benissimo, anche su quello sociale».

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  • Occhiello Il referente di Libera don Pino De Masi commenta il baciamano al boss Giorgi: «C’è una Calabria che continua a inchinarsi e non vuole cambiare. Ma tanti hanno avuto ribrezzo per quella scena»

Il documento che definisce il livello dei servizi minimi di Trasporto Pubblico Locale (Tpl) elaborato dalla Regione Calabria, alquanto tecnico ed articolato, non si presta ad agevole lettura. Sarà forse per questa ragione che gran parte degli attori sociali (ivi compresi i maggiori sindacati come Cgil e Cisl ed alcuni rappresentanti di enti locali), poco addentrati in materia, lo hanno avallato senza proferire osservazioni. A mio parere, il documento presenta invece rilevanti limiti tecnici e politici. Ed è opportuno che la comunità calabrese assuma consapevolezza in merito, dato che le ricadute delle strategie adottate dal governo regionale potranno essere negative sotto diversi punti di vista, ma in particolare sulla mobilità dei pendolari e delle fasce deboli della popolazione. Di seguito alcune osservazioni.
Il contesto di riferimento da cui prende le mosse lo studio appare debole per diverse ragioni, quali la disomogeneità delle base dati dal punto di vista temporale, la disomogeneità di trattamento dei servizi ferroviari e automobilistici, il ricorso a dati di mobilità Istat datati e parziali, l’assenza di riferimenti ad approcci metodologici consolidati in paesi europei avanzati. 
Riguardo alla domanda di trasporto, l’analisi è molto debole: manca il dato globale sull’utenza su gomma, che viene invece esplicitato nel caso ferroviario; mancano del tutto i dati di frequentazione per società/azienda/linea. Come si fa ad elaborare un dimensionamento  dell’offerta dei servizi che non sia fondato su una analisi seria della domanda di mobilità? 
I dati relativi all’offerta fanno emergere diversi dubbi: 

  • Si opera un confronto sulle percorrenze bus che permette di rilevare una perdita di ben 10 milioni di km su linee extraurbane dal 2010 al 2016, solo in parte compensata dalla crescita della componente urbana (da 7,2 a 11 milioni); ci si attenderebbe analogo confronto sul comparto ferroviario, ma non è dato; 
  • Si osserva una accentuata vetustà del parco autobus (15 anni di media) che lascia presupporre forti rischi circa l’affidabilità dei servizi e la sicurezza del trasporto nel prossimo futuro in assenza di rinnovo significativo della flotta; in Europa Occidentale lo standard è di 6-7 anni;
  • Il cadenzamento orario delle corse ferroviarie non viene assicurato ed è previsto ancora  il ricorso ad autobus sostitutivi; ciò non corrisponde alle richieste dei viaggiatori che chiedono maggiori frequenze e capacità di trasporto negli orari di maggiore afflusso pendolare;
  • Il dato relativo al trasporto su linee delle FC – Ferrovie della Calabria -  appare alquanto vecchio, atteso peraltro che la Regione dispone di uno Studio di fattibilità di recente elaborato (ma ancora inspiegabilmente segretato); sarebbe altresì opportuno poter disporre di dati relativi alle stesse ferrovie per gli anni in cui risultavano operative sia l’intera linea CS-CZ sia le linee taurensi, anche ai fini di un potenziale recupero dei servizi in questione;
  • Nulla viene rilevato, ma sarebbe alquanto importante, riguardo l’intermodalità ferro-ferro, gomma-gomma e ferro-gomma; perlomeno in termini di orari e corrispondenze, atteso che entrambe le tipologie di servizio sono a forte contribuzione pubblica; non risulta neppure emergere la nota e deleteria sovrapposizione di servizi di linea che si traduce in concorrenza fra vettori di trasporto pubblico lungo costa, entrambi sovvenzionati dalla stessa Regione, lasciando viceversa scoperte intere aree interne.

La esplicitazione dei principi e criteri per il calcolo dei servizi minimi risulta di difficile interpretazione (sensazione di una “black box”); non si capisce come siano tenuti in conto ad esempio criteri relativi alle tariffe, all’informazione o alle modalità più idonee. Gli indicatori riportati sono parziali ed insoddisfacenti e si prestano a facili critiche. Non è comprensibile  che le percorrenze siano rapportate globalmente (gomma+ferro) alla superficie territoriale e alla popolazione, mentre quelle parziali (separatamente ferro e gomma) siano invece rapportate ad un indice di pendolarismo di scarso affidamento (Istat). A parte il fatto che le percorrenze su ferro sono relative al 2016 per la ferrovia (anche se i dati di FC a monte sono relativi al 2013) e quelle su gomma addirittura al 2011 (Anav), i risultati delle analisi esposte risultano alquanto fuorvianti e non evidenziano la forte discriminazione sociale a vantaggio delle regioni del Nord Italia. 

Si propone qui di seguito un breve prospetto, limitato alle Regioni più rappresentative, da cui emerge nettamente un favoritismo di Stato a danno delle Regioni meridionali e della Calabria in particolare. Cosa che dovrebbe indurre a richiedere sostanziali forme di riequilibrio nella distribuzione delle risorse pubbliche. Gli indicatori di dotazione relativi alle Regioni del Nord sono sensibilmente più elevati rispetto a quelli del Sud come può evincersi dalla seguente tabella, sia in rapporto alla popolazione che all’estensione territoriale. 

Ma ciò che sorprende, a leggere il documento, è la mancata quantificazione attesa a conclusione dell’applicazione della metodologia di calcolo dei livelli minimi. Non sono proposti nel paragrafo specifico, in modo esplicito, i parametri oggetto dell’intero lavoro, ovvero i valori di bus-km e treno-km minimi essenziali. I valori sono riportati in un paragrafo successivo, ma non è chiara la modalità di determinazione degli stessi e non sono esplicitate le componenti modali ferro/gomma e di ambito urbano/extraurbano – FS/FC.
La tabella seguente, ricostruita a partire da dati ripresi dal documento, mette in luce anche una differenza di trattamento fra i maggiori comuni calabresi. L’indicatore assunto a comparazione è la dotazione in termini di bus-km urbani per abitante e di bus-km urbani per superficie unitaria (ovvero superficie rapportata alla popolazione, che esprime bene la dispersione della popolazione sul territorio); in entrambi i casi emerge la forte sotto-dotazione dei comuni di Lamezia e di Crotone. Stranamente non è emersa alcuna protesta da parte delle relative amministrazioni locali.

Si rileva peraltro una riduzione delle percorrenze chilometriche relative ai servizi urbani nei comuni capoluogo di Provincia e nella Città Metropolitana di Reggio C.; la riduzione è probabilmente legata alla prevista attivazione di nuovi servizi nei comuni con almeno 15.000 abitanti; l’effetto finale però è intuitivo: vi sarà un aumento della quota di trasporto privato (autovetture/moto) nelle principali città calabresi, ovvero dei fenomeni di congestione, in barba alle politiche dichiarate in tutti i documenti di programmazione. Anche in questo caso silenzio-assenso degli amministratori?
Il capitolo relativo alla stima dei costi dei servizi non appare molto chiaro; a parte il diverso riferimento temporale, non emerge il costo corrispondente ai relativi livelli di servizio minimo. Emerge un aumento del costo chilometrico unitario; ma se il budget rimane invariato (o addirittura sarà ridotto in ragione delle politiche di taglio lineari governative), è matematico che le percorrenze si ridurranno. 
La contrazione dei servizi appare anche in forte contrasto con gli ultimi investimenti prefigurati  in Calabria (ad esempio 500-600 milioni per la Ferrovia Ionica e il potenziamento del parco treni); a che servono veicoli ed infrastrutture se non si potenzia l’esercizio? Solo qualche settimana addietro il ministro dei Trasporti Delrio ha dichiarato pubblicamente che solo migliorando l’offerta di trasporto pubblico si potrà attirare utenza su mezzi per loro natura più ecologici ed economici, sottraendoli  al trasporto privato. Contraddizione e confusione ai piani alti della Cittadella.
Sarebbe assai più coerente una politica dell’Assessorato ai Trasporti, volta a rivendicare ed ottenere dal Governo amico, livelli di servizio minimo di Tpl più robusti di quelli adottati. Giova peraltro richiamare la circostanza dettata dal legislatore, e citata per inciso nello stesso documento della Regione, nel non assumere «un limite nella disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio». Invece nel documento si va in direzione opposta, ci si mena la zappa sui piedi, e non si fa alcun cenno ad eventuali contrattazioni a livello nazionale circa la quota di risorse del Fondo nazionale trasporti attribuita alla Regione Calabria. La quantità di risorse destinata alla nostra Regione è storicamente inferiore rispetto a quella delle altre Regioni italiane; i recenti criteri connessi all’introduzione dei costi standard e alle premialità in base al rapporto ricavi/costi, aumenteranno i divari tra Nord e Sud del Paese. È lecito pertanto chiedere, al presidente della Regione e all’assessore al ramo, quali iniziative intendano assumere per contrastare la costante riduzione di risorse destinate ai servizi di Tpl ed evitare l’ennesima crisi sulla pelle dei cittadini. 

* ordinario di Trasporti Università Mediterranea di Reggio Calabria e coordinatore regionale Movimento Altra Calabria

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  • Occhiello di Domenico Gattuso

CASTROVILLARI Una gestazione lunga due anni. La firma definitiva in calce alla legge che regolamenta il sistema teatrale calabrese è stata apposta lo scorso 18 maggio dopo una lunga serie di trattative e grazie a una mobilitazione dal basso avanzata da una nutrita delegazione di operatori del settore. Ma il titolo dell’incontro tenutosi questa mattina nel circolo cittadino di Castrovillari, collateralmente alla manifestazione Primavera dei Teatri, sembra essere la spia di una preoccupazione latente (o piuttosto una provocazione a margine delle ultime vicende di cui il presidente Oliverio – significativamente assente all’incontro di stamane - si è reso protagonista attraverso scelte operate in ambito teatrale con criteri opinabili?). “Sistemiamoci!” è il bignami in cui confluiscono le proteste, le promesse, le rivendicazioni, le conquiste dell’ultimo biennio di teatro in Calabria.
Il timore diffuso è principalmente quello che i fondi destinati sulla carta allo spettacolo dal vivo non arrivino mai a destinazione o, peggio ancora, vengano dirottati altrove. È tuttavia innegabile, come sottolineato a più riprese dal direttore organizzativo del Festival Settimio Pisano, che la giunta regionale abbia dato prova di ascolto e tenuto fede all’impegno di confezionare una legge largamente condivisa, in grado di dare risposta soddisfacente alle istanze del mondo teatrale calabrese.
In questa direzione, l’intervento dell’assessore alle Infrastrutture della Regione Calabria Roberto Musmanno, che ha snocciolato i punti cardine del testo di legge, composto in totale da 17 articoli: stimolo e aumento dell’offerta teatrale; diffusione del teatro calabrese a livello nazionale e internazionale con conseguente impatto sul sistema turistico; apertura a un maggior numero di potenziali beneficiari. Lo stesso Musmanno ha, altresì, annunciato l’erogazione di un milione di euro relativamente ai Fondi Pac 2014-2020: «Un intervento concreto già deliberato, non una promessa – ha detto – nell’ottica di una revisione profonda del sistema del teatro calabrese che si spera possa portare a un’inversione del trend negativo che ha finora contraddistinto la nostra regione». Lo scorso anno, infatti, nell’ambito della spesa complessiva del Fus, alla Calabria sono toccati 360mila euro (circa lo 0,56% del totale), con l’approvazione di quattro progetti e un sistema ben strutturato di residenze: dati che, per il regista Claudio Rombolà, portavoce del Coordinamento teatrale regionale, si sono rivelati insufficienti a coprire le spese delle compagnie, spesso costrette a fare affidamento unicamente sul ricavato della vendita dei biglietti. Pur plaudendo anch’egli all’operato delle istituzioni regionali, Rombolà ha ammesso: «È dura, per chi fa teatro, trovarsi nelle fredde sere d’inverno a fare i conti con le problematiche che affliggono i nostri territori. Credo che spesso a far andare avanti sia unicamente la passione per questa arte». 
Nel pomeriggio il confronto proseguirà con gli interventi degli operatori.

Chiara Fazio
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  • Occhiello Dopo l’approvazione della legge e il dialogo aperto con la politica restano timori per lo stanziamento dei fondi. L’assessore Musmanno racconta i cardini del testo. Assente Oliverio

REGGIO CALABRIA La scena del baciamano fatto da un vicino al boss Giuseppe Giorgi dopo la cattura è «ignobile, ma non è certo né condivisione né tantomeno segno di debolezza dello Stato che anzi, in questa occasione, ha dato una straordinaria dimostrazione di forza». Lo ha detto all'Ansa il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho. «I carabinieri che si abbracciano felici come bambini dopo l'arresto - ha aggiunto - sono la parte più bella di uno Stato efficiente in grado di catturare un latitante». 
L'episodio, secondo il capo della Dda reggina, si è verificato per il contesto particolare in cui è maturato. «I carabinieri - ha spiegato de Raho - non l'avrebbero mai permesso ma si sono trovati a muoversi in un corridoio lungo e stretto dove era difficile anche muoversi affiancati. In più è giunto al termine di una perquisizione durata oltre cinque ore nel corso delle quali i militari hanno lavorato in presenza di persone in casa che urlavano e minacciavano dicendo che non c'era nessuno. Noi, inoltre, conosciamo bene la forza militare della 'ndrangheta, e in quel contesto, i carabinieri erano anche impegnati a guardarsi intorno. L'importante era portare via Giorgi senza problemi ed è quello che è stato fatto». «L’aspetto straordinario di questa vicenda - ha sottolineato il magistrato - è stata la capacità dei carabinieri, con il coordinamento della Dda, di raggiungere l'obiettivo della cattura del latitante più importante. Un risultato ottenuto con la sola capacità di indagine, senza ricorrere a confidenti. Noi, inquirenti ed investigatori, non abbiamo rapporti con la criminalità. Non intendiamo dare riconoscimenti a nessuno». «Un risultato - ha detto ancora de Raho - raggiunto con il sacrificio di uomini e donne dell'Arma che hanno lavorato 24 ore di seguito ed anche di più perché l'importante è raggiungere il risultato. In altri Stati, al termine del servizio staccano, qua no. Quei ragazzi e ragazze sono andati avanti fino a centrare il risultato, senza guardare l'orologio. Una situazione che ho il privilegio e conoscere e condividere. Il festeggiare insieme, l'abbracciarsi è un po' come tornare bambini, è dimostrare l'amore per il proprio lavoro. E quella è la parte più bella dello Stato».

IL VESCOVO: ATTEGGIAMENTO CHE COLPISCE «Colpisce questo atteggiamento verso una persona che viene portata via da casa dalle forze dell'ordine per essere arrestato». Lo dice al Sir, l'agenzia di stampa dei vescovi, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, commentando il gesto di una persona che ha destato scandalo durante la cattura del boss. Un gesto di «attenzione» e di «rispetto»: «Rispetto "tra virgolette" - dice il presule - perché esprime un ossequio verso il boss e dimentica quello che c'è dietro comportamenti mafiosi e criminali che non meritano alcun rispetto. Purtroppo tutto questo - aggiunge mons. Oliva - è sintomo di una mentalità di ossequio al mafioso di turno che sta ad esprimere l'atavica suggestione psicologica della gente verso queste persone».

OLIVERIO: IL BACIAMANO NON PUO' OSCURARE IL VALORE DELL'ARRESTO Per il presidente della Regione Mario Oliverio «La cattura del latitante Giorgi è una evidente manifestazione della capacità di contrasto dello Stato nei confronti della 'ndrangheta in Calabria. All'Arma dei carabinieri va dato atto di aver condotto con successo un'ardua operazione che ha inferto un colpo durissimo alla cosca mafiosa di un boss considerato uno dei latitanti più pericolosi d'Italia. Lo scandaloso gesto del baciamano non può oscurare il valore e l'efficacia di questa meritoria azione condotta con alta professionalità investigativa ed elevata efficienza operativo-militare».

MAGORNO: GESTO CHE INDIGNA «Il gesto del baciamano al boss mafioso appena catturato ci colpisce e ci riempie di indignazione e amarezza, ma ciò che rimane impressa nella nostra mente è l'importanza dell'operazione messa a segno dai carabinieri e dalla Dda di Reggio Calabria, ovvero l'arresto di uno dei latitanti più pericolosi in Italia, accusato di reati gravissimi». Ad affermarlo è Ernesto Magorno, segretario regionale del Pd. «Crediamo - prosegue - che la Calabria debba con forza prendere le distanze da un irresponsabile gesto di reverenza nei confronti di un criminale e, nello stesso tempo, con ancora più forza debba sentirsi orgogliosa delle straordinarie capacità investigative e militari dei nostri apparati giudiziari che, con l'arresto di Giuseppe Giorgi, hanno portato a compimento un altro colpo nella loro preziosa opera di ripristino della legalità dei nostri territori. Ciò che giudichiamo straordinario in questa vicenda è l'abnegazione dei nostri militari che, come ha fatto notare il procuratore capo di Reggio Calabria Cafiero de Raho, per giorni interi, con grande fatica e dedizione si sono cimentati in un'operazione molto pericolosa, portandola avanti con successo. C'è, dunque, una Calabria fatta di persone perbene, ogni giorno dedite a fare il proprio dovere in silenzio e con tanta dignità e soprattutto, lontanissime da quell'ignobile gesto. A questa moltitudine di calabresi - conclude Magorno - noi ci rivolgiamo, garantendo appoggio e diritto di rappresentanza, nella certezza che l'arresto del boss sia la sconfitta più forte ad atteggiamenti di connivenza e vile ossequio».

GENTILE: LA POLITICA ONESTA STA CON I CARABINIERI «La politica, quella onesta, quella che ogni giorno onora le Istituzioni ed i vari consessi in cui è impegnata, sta dalla parte dei carabinieri. Da anni la magistratura e le Forze dell'ordine – afferma il senatore Antonio Gentile, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico – stanno portando avanti a Reggio Calabria un lavoro poderoso di contrasto nei confronti della 'ndrangheta. Un impegno – prosegue – che ormai ha assunto una valenza nazionale e che sta facendo pulizia all'interno delle stesse Istituzioni. In questa battaglia difficile noi siamo al loro fianco, consapevoli che si tratti di un compito duro. È dall'altro lato evidente, però, che sulla tematica della giustizia in Calabria è necessario aprire un dibattito a livello nazionale, alla luce del fatto che sempre più le Istituzioni risultano permeate da gravi fenomeni criminali. E gli ultimi episodi dimostrano la sua diffusione. Fenomeni che molto spesso non risultano appariscenti e che riguardano una zona grigia che sfugge all'attenzione generale. Perciò è necessario un dibattito nazionale, che si affianchi a quell'opera di pulizia che da tempo è in corso ma che mai come oggi ha bisogno di essere ancora più approfondita». 

COVELLO: LA CALABRIA E’ DALLA PARTE DELLO STATO «Non ci sono dubbi su da che parte stiano i calabresi. La stragrande maggioranza degli uomini e delle donne di questa terra sono dalla parte dello Stato e della legalità. Molti pagando di persona prezzi alti». Lo afferma in una nota la deputata dem Stefania Covello. 

CISL: NELLA REGIONE C’E’ UNA PARTE SANA «Non tutti i calabresi avrebbero reagito con un baciamano al boss nel momento della sua cattura e proprio perché nell'assetto sociale della regione esiste una parte sana (la maggioranza sicuramente) che non è rappresentata da quell'episodio, la Cisl condivide in pieno le parole del procuratore Giuseppe Lombardo il quale invita i nostri corregionali a dire da che parte stanno, a condannare platealmente quelli che lo stesso pm ha definito “vergognosi gesti simbolici e ridicoli rituali”». E’ quanto affermano Paolo Tramonti, segretario Cisl Calabria e Rosi Perrone, segretario Cisl Reggio Calabria.

 

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  • Occhiello Il procuratore di Reggio de Raho: «I carabinieri non l’avrebbero mai permesso. Ma si trovavano in un corridoio lungo e stretto. E dovevano anche guardarsi intorno. L’importante era portare via Giorgi». Il vescovo Oliva: atteggiamento che colpisce. Le reazioni del mondo politico e sindacale

SAN LUCA «In questi giorni si sono svolte a San Luca le olimpiadi della legalità. Oltre 200 ragazzi e ragazze di San Luca, hanno partecipato alla iniziativa promossa dalla Cgil e realizzata dall'Associazione Italiana Calciatori, Auser, Nidil supportati dalla direzione scolastica e dalla gestione commissariale. Tante sono state infatti le iniziative che hanno accompagnato le attività sportive in questa impegnativa settimana con diversi temi educativi e che certamente meritava un maggiore risalto dai media e dalla stampa locale e nazionale. Ma come si sa, da queste latitudini, fa più notizia il baciamano dopo un arresto di un pericoloso latitante che l'impegno di 200 ragazzi e ragazze di San Luca che per una settimana, partendo dallo sport e dalla cultura, cercano di costruirsi un futuro, una luce ed una speranza». È quanto è scritto in un comunicato del segretario generale Cgil Calabria, Angelo Sposato e della segretaria generale della Camera del Lavoro Reggio-Locri, Mimma Pacifici. «Le colpe dei padri non ricadano sui figli, San Luca e la Calabria non è quella vista in televisione che inquadra un individuo che bacia la mano al boss. Ecco - proseguono i segretari generali -, ci sarebbe piaciuto che le tv nazionali, i giornali nazionali avessero dato lo stesso risalto ai ragazzi di San Luca e a tutte quelle persone perbene venute da ogni dove che in questi giorni hanno vissuto e fornito una immagine, con il loro impegno e la loro passione, di San Luca ed una Calabria diversa dallo stereotipo immaginario. A loro diciamo 200 volte grazie. Non si può e non si deve guardare indietro. Occorre continuare nel percorso di legalita' intrapreso e ci auguriamo che così come fatto dalla Cgil, Auser e Associazione italiana calciatori, nei prossimi mesi, le associazioni di categoria e del volontariato, le istituzioni nazionali e regionali impegnino il loro tempo in azioni concrete e di supporto».
«Il campo di calcio di San Luca - concludono i rappresentanti Cgil - è diventato un presidio di legalità che merita una gestione chiara e duratura, cosi' come occorrono investimenti del Miur per progetti scolastici mirati a migliorare il piano formativo di stimolo per i ragazzi a scegliere il tempo pieno. In questo caso la Regione Calabria si svegli dal torpore e promuova una legge regionale sul diritto allo studio. I bambini di San Luca e quelli della Calabria non vogliono baciare le mani, vogliono dignità, vogliono baciare il futuro e la speranza». 

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  • Occhiello Il sindacato si schiera a difesa della comunità: «In questi giorni si sono svolte le olimpiadi della legalità e nessuno se n'è accorto. I bambini di questo paese vogliono dignità»
Sabato, 03 Giugno 2017 13:05

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