Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 05 Giugno 2017
Lunedì, 05 Giugno 2017 21:28

Magorno: «Riina deve restare in carcere»

CATANZARO «Sarà difficile spiegare ai nostri giovani perché Totò Riina potrebbe presto uscire dal carcere e non finire, invece, di scontare per intero la sua condanna». Ad affermarlo è Ernesto Magorno, segretario regionale Pd Calabria, che aggiunge: «Il boss Riina, infatti, sulla base di sentenze passate in giudicato rappresenta il braccio violento ed efferato della mafia, colui il quale si è macchiato di crimini terribili che hanno attentato alla solidità delle stesse istituzioni. In ballo non c’è solo una legittima aspettativa di umanità nei confronti di una persona anziana e gravemente malata e ma anche necessità collettiva, a mio avviso superiore, di mantenere in un luogo di detenzione un criminale accertato e, per alcuni versi, simbolo dell’anti Stato».

 

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  • Occhiello Il segretario del Pd calabrese contro la possibile scarcerazione del capomafia: «Rappresenta l'anti Stato ed è un criminale accertato»
Lunedì, 05 Giugno 2017 21:19

Il baciamano al boss turba Falcomatà

REGGIO CALABRIA «Sbaglia chi pensa che il baciamano al boss Giorgi di San Luca sia una semplice esternazione folkloristica. Piuttosto c'è da interrogarsi sui motivi per i quali a qualcuno sia saltato in mente di fare le riverenze, in mondovisione, ad un latitante sanguinario ricercato da più di due decenni. È il sintomo che qualcosa non va». Lo sostiene, in una dichiarazione, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. «E noi - aggiunge - non possiamo girarci dall'altra parte, cosi come non possiamo pensare che bastino le parate o le manifestazioni antimafia su territori difficili come quello di San Luca. Se vogliamo davvero scacciare il fantasma della 'ndrangheta, che asfissia i nostri territori, dobbiamo combatterlo con una strategia seria per lo sviluppo del Meridione, che guardi soprattutto ai temi della scuola e del lavoro. Quel gesto nei confronti del boss di 'ndrangheta Giorgi è il segno del forte consenso sociale che la mafie vantano ancora in alcune aree del nostro Paese, dove lo Stato evidentemente è ancora debole, in qualche caso praticamente assente, ed i criminali non esitano a mostrare i muscoli, sostituendosi alle istituzioni nel dare risposte ai bisogni quotidiani delle persone. Noi dobbiamo essere capaci di interrompere questo circuito vizioso».
«Lo Stato - dice ancora il sindaco Falcomatà - deve affermare la sua presenza attraverso politiche per lo sviluppo percorribili, che svuotino le sacche di bisogno dalle quali le mafie traggono il loro consenso sociale. Il governo dia un segnale concreto in questa direzione, puntando in maniera diretta e tangibile su politiche utili a sostenere l'occupazione sul nostro territorio. La 'ndrangheta si combatte con l'economia, con la scuola, con il lavoro. Solo cosi i ragazzini che ancora crescono, in tante aree del Meridione, con il mito del boss latitante, troveranno appetibile e più conveniente la strada della legalità. I simboli servono, ma bisogna saper essere concreti. Il lavoro prima di tutto».

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  • Occhiello Il sindaco di Reggio Calabria: «C'è qualcosa che non va, lo Stato deve affermare la sua presenza. La 'ndrangheta si combatte con l'economia, con la scuola, con il lavoro»

COSENZA «Non dimentichiamo che il 41bis è stato istituito per evitare che i capimafia mandino segnali di morte verso l'esterno». È il duro commento che il procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha formulato in un intervento pubblico all'Università della Calabria, ripreso da La Repubblica, commentando l'apertura da parte della Cassazione, alla scarcerazione di Totò Riina per ragioni di salute. "È ora di finirla con l'ipocrisia di chi sale sui palchi a commemorare Falcone e Borsellino e poi fa discorsi caritatevoli: un boss come Riina comanda anche solo con gli occhi".

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  • Occhiello Il duro commento del procuratore di Catanzaro sull'apertura della Cassazione rispetto a scarcerazione del boss per ragioni di salute

ISOLA CAPO RIZZUTO Un sub trentunenne risulta disperso dopo un'immersione nelle acque antistanti località "Le Castella" di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Il sub, che è di Catanzaro, era impegnato in attività di pesca subacquea insieme ad un compagno che lo attendeva sulla barca e che ha dato l'allarme non vedendolo riemergere. Nelle ricerche, coordinate dalla Direzione marittima della Guardia costiera di Reggio Calabria e che al momento non hanno dato esito, sono impegnati due elicotteri e quattro motovedette della Capitaneria di porto di Crotone. L'estensione delle ricerche è di dieci miglia dal punto nel quale il sub si è immerso. Nel momento della scomparsa le condizioni meteo-marine erano buone.

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  • Occhiello Il 31enne si trovava nelle acque antistanti località "Le Castella" assieme a un amico. Le ricerche sono coordinate dalla Capitaneria di porto
Lunedì, 05 Giugno 2017 19:15

Gerocarne, 60enne cade da un albero e muore

GEROCARNE Un uomo di 60 anni, Michele Palmieri, è morto a Gerocarne dopo essere caduto, per cause che sono in corso di accertamento, da un albero che stava potando in un terreno di sua proprietà. Dopo la caduta, la vittima, che avrebbe battuto la testa contro un muretto, secondo quanto si è appreso, si sarebbe recato in ospedale a Vibo Valentia dove, a distanza di qualche ora, si è verificato il decesso. Palmieri, operaio, lavorava alle dipendenze del Comune di Gerocarne. Sulla vicenda indagano i carabinieri. I familiari dell'uomo, allo scopo di chiarire le cause del decesso, hanno chiesto che venga effettuata l'autopsia sul corpo del loro congiunto.

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  • Occhiello L'uomo avrebbe battuto la testa contro un muretto. Sulle cause del decesso indagano i carabinieri

CATANZARO Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno depositato una dichiarazione scritta con cui tentano di spiegare i movimenti di denaro sui loro conti esteri il presidente del Catanzaro calcio, Giuseppe Cosentino e la figlia Ambra. Secondo quanto filtra, i due – assistiti dagli avvocati Rondinelli e Infantino – avrebbero preferito tacere di fronte al giudice, ma senza rinunciare ad abbozzare una difesa tecnica tesa a giustificare i continui trasferimenti di denaro all’estero, che i magistrati considerano vere e proprie operazioni di riciclaggio.
A margine dell’incontro con il giudice, Cosentino non avrebbe perso occasione per dirsi «preoccupato» per il destino della propria società, mentre la figlia Ambra si sarebbe premurata di sottolineare di non avere idea alcuna dei conti dell’azienda perché negli ultimi anni impegnata alla scuola forense di Modena, necessaria per preparare il concorso in magistratura. Una giustificazione probabilmente un po’ debole se è vero che le contestazioni mosse dalla procura di Palmi sono risalenti a diversi anni addietro e poi continuate nel tempo.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Giuseppe Cosentino e la figlia sarebbero al vertice di una vera e propria associazione a delinquere, che avrebbe permesso loro di appropriarsi di quasi 8 milioni di euro. Capitali tutti portati all’estero di nascosto e in gran parte in seguito non solo “scudati”, ma anche utilizzati per avere ulteriori garanzie bancarie. Un giochino finanziario (illecito) quasi perfetto, ma che non è passato indenne allo sguardo attento del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Dagli approfondimenti bancari e investigativi è emersa «una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ai reati finanziari – ha spiegato il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza – in cui ognuno aveva un ruolo preciso».
Da Cosentino ai dipendenti, pienamente partecipi della gigantesca truffa ai danni dell’erario. Sostanzialmente la Gicos è stata svuotata e tutti i proventi della società girati su conti, per lo più svizzeri, e a società generalmente con sede in paradisi fiscali, riconducibili a Cosentino e ai suoi familiari. “Contenitori” alimentati da un flusso di denaro continuo.

Alessia Candito
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  • Occhiello Il presidente del Catanzaro calcio e la figlia hanno presentato una dichiarazione scritta per spiegare i trasferimenti di denaro all'estero. Il patron preoccupato per il destino della sua società

CATANZARO Il momento tanto atteso si avvicina. Esami di Stato in arrivo e – finalmente – ecco anche il sorteggio delle commissioni, che vi proponiamo provincia per provincia, in fondo al testo, con la possibilità di scaricare i file in formato pdf. 

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  • Occhiello Tutti i docenti nominati provincia per provincia

CROTONE «Arriva un momento in cui è necessario fare chiarezza. Una chiarezza dovuta alla cittadinanza, ai nostri elettori e militanti e prima di tutto a noi stessi. L’ultima assemblea provinciale del Partito democratico si è conclusa senza una chiara presa di posizione sul tema dei futuri rapporti tra il Partito e le altre forze politiche cittadine. 
In particolare si è lasciato spazio a troppe ambiguità laddove non deve essercene nessuna». 
Sul punto i Giovani democratici di Crotone hanno le idee molto chiare e lo sottolineano fermamente: «Nessun rapporto politico, e a maggior ragione nessun tipo di alleanza, è possibile con i DemoKratici di Enzo Sculco. Stupisce che questa eventualità sia in discussione e come non si capisca che sono queste ambiguità a minare irreversibilmente la già provata fiducia degli elettori del Partito democratico crotonese.
Certo non aiuta un gruppo consiliare del Partito che non sembra capace di mettere in piedi una visibile e avvertibile attività di opposizione, pur di fronte a una Amministrazione comunale fortemente criticabile».
«Sono queste incertezze – continua la nota dei Giovani democratici – che minano il futuro del Pd di Crotone e mettono in serio pericolo la sua stessa identità: come e con quale coraggio ci si presenterebbe dinnanzi alla cittadinanza se e nel caso in cui ci si dovesse alleare con Enzo Sculco e i suoi? Come si può interpretare il ruolo di principale forza di opposizione se si lascia spazio a queste suggestioni? Laddove il Partito ha difficoltà nel risultare cristallino i Giovani democratici sono felici di fare chiarezza: nessuna alleanza tra Pd e DemoKratici, né oggi né in futuro».

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  • Occhiello I giovani dem dicono no alle intese tra il Pd e i DemoKratici: «Non ci siano ambiguità, i cittadini non capirebbero»

ROMA È l’ultima trovata in commissione Affari costituzionali a terrorizzare adesso i parlamentari calabresi non sicuri di una riconferma. Ed è quella che riguarda la composizione dei collegi. L’accordo trovato alla vigilia dell’approdo della nuova legge elettorale alla Camera prevede che, in caso di scadenza anticipata della legislatura, si andrà al voto con quelli già sperimentati al tempo del Mattarellum (1993). Allora però alla Camera i collegi erano 475 e al Senato 225.
Primo interrogativo: come si fa a usare tale metro se il “tedeschellum” di collegi ne prevede molti di meno? La soluzione è indicata in un emendamento approvato in commissione e sui cui c’è l’accordo di Pd, M5S, Fi e Lega. Per i collegi della Camera si userà la ripartizione dei collegi del Senato (Mattarellum), visto che il numero è lo stesso (225). Per il Senato i 225 collegi vengono accorpati a due a due, col resto di uno assegnato a qualche regione “fortunata”. Con una legge elettorale approvata nella prima decade di luglio ci sarebbe spazio anche per andare al voto il 24 settembre, che poi è il centro dell’accordone tra le quattro maggiori forze politiche del Paese.
Tirando un po’ le somme, in Calabria i seggi assegnati con l’uninominale per la Camera sarebbero otto; la metà, quattro, quelli in palio per il Senato. A questi vanno aggiunti i seggi con il listino bloccato su base regionale: ogni partito potrà presentare quattro candidature per Montecitorio e due per Palazzo Madama.
Sarà questa la soluzione definitiva? Diversi dubbi di costituzionalità vengono avanzati in queste ore. Uno su tutti: per approvare questa legge si utilizzano i collegi disegnati sull’Italia uscita fuori dal censimento Istat 1991. Risultato? Ci saranno collegi con 400mila elettori e altri con 700mila aventi diritto. Il Viminale, di prassi, impiega 45 giorni a disegnare i collegi, un periodo durante il quale è evidente che non si possono sciogliere le Camere. Un dato, comunque, pare acquisito: la Sibaritide voterà compatta gli stessi candidati, il pericolo per Corigliano e Rossano di ritrovarsi spacchettati in due collegi differenti è stato (sembra definitivamente) sventato.
La compressione dei collegi e, quindi, degli spazi in lista rende spietata la lotta per un posto al sole. Si annuncia una competizione serrata non solo tra partiti, ma soprattutto all’interno dello stesso partito. Si prenda il Pd dove tra uscenti e pretendenti l’elenco è davvero lungo. È evidente che qualcuno rimarrà a bocca asciutta, soprattutto se Matteo Renzi dovesse continuare a premere l’acceleratore su candidature di rinnovamento.
Altro particolare di non poco conto: tra i dem sta prendendo corpo l’ipotesi di evitare al massimo candidature multiple, ovvero il posto in lista può essere concesso o nell’uninominale o nel listino bloccato. In entrambi è quasi impossibile, a meno che non si cambi nuovamente linea.
Relativamente più facile il discorso in Forza Italia, al cui interno non abbonda il personale politico. E forse proprio in questa direzione deve essere letto il recente ritorno tra le file forziste del senatore reggino Giovanni Bilardi. Non troverà tappeti rossi, l’ex alfaniano, perché c’è chi come Nino Foti e Alessandro Nicolò, rappresentanti della vecchia guardia azzurra, ambisce a riguadagnare spazio dopo gli anni dello strapotere scopellitiano nell’allora Pdl.
E poi c’è il Movimento 5 Stelle. Qui le candidature saranno, more solito, stabilite dalla Rete. Gli uscenti come Nicola Morra, Dalila Nesci, Federica Dieni e Paolo Parentela scalpitano, ma dovranno fare i conti con le nuove leve desiderose di giocare la partita da titolare.  

Antonio Ricchio
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  • Occhiello Ingorgo nel Pd tra uscenti e pretendenti. Malumori in Forza Italia per il rientro di Bilardi. Nel M5s ci penserà la Rete. L'accordo tra i partiti prevede che si voti il 24 settembre con i collegi del '93 (e sulla base di un censimento Istat del '91, a rischio costituzionalità)
Lunedì, 05 Giugno 2017 18:03

Nasce Federmobili Cosenza

COSENZA Costituita Federmobili Cosenza. Durante l’assemblea di stamane nella sala conferenze della Confcommercio sono stati eletti all’unanimità sia il presidente di Federmobili Cosenza, Carlo Pasqua, sia il consiglio direttivo composto da Angelo Confessore, Eniva Maria Mungo, Giuseppe Capalbo, Francesco Chiodo, Bruno Polillo, Michele Conforti, Marco Cavaliere, Mariella Cuconato Giovanni Cavallaro.
A presiedere i lavori dell’assemblea il presidente di Confcommercio Cosenza, Klaus Algieri, alla presenza di Mauro Mamoli, presidente nazionale di Federmobili, di Laura Molla, direttore generale di Federmobili e di Maria Cocciolo, direttore generale di Confcommercio Cosenza.
«Lavorerò insieme a un gruppo di persone competenti e affidabili. E ne abbiamo tanto bisogno. Vivo tutti i giorni i problemi del settore. Mangio pane e mobili. Confrontandoci possiamo trovare soluzioni attraverso le quali diventare leader. Perché noi al Sud siamo forti e pieni di forze, professionalità e bellezza dei nostri punti vendita. Abbiamo margini di crescita. Sappiamo bene che le famiglie del Meridione continuano a comprare mobili nelle nostre attività commerciali. Al Nord questo trend si è invertito, privilegiando la grande distribuzione. Ringrazio tutti per la fiducia espressa nei miei confronti».
Sono le parole espresse da Carlo Pasqua, presidente di Federmobili Cosenza.
«Cresce la distribuzione indipendente dove viene fuori la consulenza, il talento, la professionalità. Qualità capaci di valorizzare le nostre imprese e marcare una differenza con le multinazionali. Da settembre del 2015 aumenta la volontà delle famiglie italiane di comprare mobili. Questa spinta va assecondata e guidata. Investendo in comunicazione, innovazione, storytelling efficaci. Le frontiere del commercio 4.0 sono molteplici. E’ inutile avere le stesse marche a Milano, Hong Kong, Cosenza. E’ utile invece essere riconosciuti per il nostro lifestyle. Ovunque. E suscitare l’interesse verso i quattro elementi tipici del suo manifestarsi: casa, arredamento, fashion, food. A Cosenza trovo imprenditori seri e capaci. Siamo colleghi e non concorrenti. Le regole si fanno insieme e insieme condividiamo valori e obiettivi. Auguri e complimenti a Carlo Pasqua, presidente di Federmobili  e a tutto il consiglio direttivo».
È quanto ha affermato Mauro Mamoli, presidente nazionale di Federmobili, che ha spiegato il senso del numero della collana editoriale Le Bussole dedicato al mondo dell’arredamento. 
«Con la costituzione di Federmobili Cosenza aumentiamo la base dei nostri soci e rappresentiamo una categoria commerciale importante. Sono qui per ascoltare le vostre proposte, farne tesoro e rappresentarle nelle sedi opportune. Qui si fa squadra, si difendono i propri interessi ma anche i propri diritti. Complimenti al presidente Carlo Pasqua e a tutto il direttivo di Federmobili Cosenza. Adesso ci tocca lavorare e puntare su innovazione e comunicazione. Lungo queste direttrici possiamo crescere ancora.  La grande distribuzione non può dare ai clienti l’elemento umano, sociale e culturale caratteristico dei nostri negozi. La sfida è tutta qui; in questa distanza che solo noi possiamo colmare attraverso il contatto e lo storytelling identitario». 
È quanto ha sostenuto Klaus Algieri, presidente di Confcommercio Cosenza.
Dagli strumenti comunicativi alle agevolazioni fiscali, passando per nuove strategie e possibilità di finanziamento agevolato per i clienti dei soci di Federmobili. Sono alcune tracce condivise da Laura Molla e Maria Cocciolo – rispettivamente direttore nazionale di Federmobili e direttore generale di Confcommercio Cosenza – analizzando i dati contenuti nel numero della collana Le Bussole dedicato al mondo dell’arredamento. 

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  • Occhiello Eletti presidente e consiglio direttivo. Mamoli e Algieri: «Innovazione, storytelling e nuove strategie di comunicazione per la crescita del settore dell'arredamento»
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