Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 06 Giugno 2017
Martedì, 06 Giugno 2017 22:58

Incidente sulla Salerno-Reggio, muore 21enne

REGGIO CALABRIA Tragico incidente alle porte di Reggio Calabria. Una ragazza di 21 anni, Valeria Morabito, ha perso la vita nell’impatto avvenuto attorno alle 20 di ieri sera sul vecchio tracciato dalla Salerno-Reggio Calabria in direzione nord tra il porto e Gallico all’altezza di Archi.
Sul posto si sarebbero recati immediatamente un’unità del 118 e una pattuglia della polizia stradale che avrebbero prestato soccorso, ma per le ferite riportate dalla ragazza non ci sarebbe stato nulla da fare. Nello scontro sarebbero rimaste coinvolte anche altre autovetture e si sarebbero registrati diversi feriti.
Ancora incerta l’esatta dinamica del sinistro sulla quale sta lavorando il personale della stradale. L’autostrada è stata interrotta per diverso tempo per consentire il soccorso dei feriti e la rimozione dei veicoli coinvolti nell’incidente.  

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  • Occhiello Lo scontro sarebbe avvenuto nei pressi di Archi sul vecchio tracciato dell’autostrada. Coinvolti anche altri veicoli
Martedì, 06 Giugno 2017 21:26

Falso allarme bomba a Reggio

REGGIO CALABRIA Falso allarme oggi pomeriggio nel centro di Reggio Calabria. Una pattuglia di carabinieri impegnata in servizi di controllo ha notato un borsone lasciato accanto alle saracinesche di un negozio di abbigliamento lungo corso Garibaldi. L'emergenza è scattata immediatamente e molte delle strade adiacenti alla principale arteria cittadina sono state chiuse al traffico veicolare e pedonale. L'intervento degli artificieri, che hanno rimosso il contenitore, ha consentito di accertare che dentro il borsone c'erano solo alcuni indumenti. L'allarme è così cessato. 

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  • Occhiello Il ritrovamento di un borsone davanti alla saracinesca di un negozio in centro città ha fatto scattare le procedure di sicurezza. L’intervento degli artificieri ha consentito di accertare che c’erano dentro solo alcuni indumenti

CATANZARO «Io non avevo alcuna intenzione di baciare la mano a Giorgi. Volevo solo salutarlo e abbracciarlo perché non lo vedevo da 20 anni e perché le nostre famiglie hanno rapporti da molto tempo. Per me è un amico fraterno. Chiedo scusa ai miei paesani per avere combinato questo casino. E anche alle istituzioni perché io vivo da sempre nella legalità». Lo ha detto, in un'intervista al Tgr della Calabria, Antonio Vottari, l'uomo che venerdì scorso ha baciato la mano al boss Giuseppe Giorgi subito dopo il suo arresto.
«È stata una cosa - ha aggiunto Vottari - non voluta. Io ho sempre lavorato onestamente, i miei paesani sanno tutto di me, non sono mafioso e non copro nessuno. Sono pentitissimo di quello che ho fatto perché non era mia intenzione fare un gesto del genere. Un gesto insano, se potessi tornare indietro non rifarei il baciamano, ma un abbraccio glielo darei ben volentieri».
«Io e Giorgi - ha affermato ancora Vottari - abbiamo rapporti anche come famiglie da molti anni. Suo padre ha battezzato mia sorella, mia sorella ha battezzato lui. Giorgi non aveva bisogno certo del baciamano». «Non sta a me giudicare - ha detto ancora Vottari - se Giuseppe Giorgi è un boss o non è un boss. Per me è solo un amico fraterno. Qui, però, ormai, bisogna stare attenti. Qualsiasi cosa si fa, si massacrano le persone. A San Luca non viviamo più tranquillamente perché siamo tutti etichettati come mafiosi. Ed è una cosa che ci fa male».

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  • Occhiello Antonio Vottari, l’uomo che venerdì scorso ha omaggiato il boss Giorgi dopo l’arresto, è stato intervistato dal Tgr Calabria: sono pentitissimo di quello che ho fatto, non sono un mafioso

CATANZARO «Ci dispiace e ci preoccupa l’assenza di alcuni importanti candidati a sindaco di Catanzaro (Sergio Abramo ed Enzo Ciconte, ndr) perché riteniamo che chi governa o vuole governare un territorio non possa esimersi dall’affrontare temi centrali per la vita di Catanzaro e dei catanzaresi come sono la lotta alle diseguaglianze, l’utilizzo dei beni confiscati e le politiche sociali. Siamo davanti a problemi complessi, noi abbiamo provato ad offrire la nostra disponibilità e le nostre proposte, siamo felici che una parte (Nicola Fiorita e Bianca Laura Granato, ndr) di chi si candida a guidare questa città ci sia stato, siamo preoccupati per gli altri che non ci sono stati». Non usa mezzi termini Giuseppe Marzo, componente di “Libera” e coordinatore nazionale del progetto “Rete dei numeri pari”, durante il confronto tra i candidati a sindaco di Catanzaro organizzato dall’associazione contro la lotta alle mafie fondata da don Luigi Ciotti.
Nel mirino della sua indignazione, l’assenza annunciata all’ultimo minuto del sindaco uscente Sergio Abramo e del candidato sindaco del centrosinistra, il consigliere regionale Enzo Ciconte. Assenze solo parzialmente giustificate da non meglio specificati imprevisti che hanno di fatto impoverito il confronto tra candidati su temi delicati e quantomai attuali, soprattutto all’indomani delle polemiche sulle possibilità di infiltrazione della ‘ndrangheta nelle liste proprio dei due assenti.
Legalità e trasparenza, ma anche impegni sulle politiche sociali e sull’utilizzo dei beni confiscati alle mafie, temi il cui impatto sulla quotidianità dei cittadini catanzaresi non solo è innegabile, ma è soprattutto enorme.
Si pensi, infatti, che quanto ai fondi per le politiche sociali, in media in Italia i Comuni destinano 134 euro, con il picco che si registra a Milano con 185 euro: «A Catanzaro - spiega De Marzo - solamente 1,5 euro procapite».
Un dato su cui tempo addietro il sindaco Abramo aveva offerto una rettifica: «In bilancio sono stanziati circa 17 euro a testa». A smentire il sindaco è stato però, nel corso dell’incontro odierno, il candidato Nicola Fiorita: «Il sindaco - ha detto - ha dimenticato di dire che in questi 17 euro a testa ci sono anche i soldi che il Comune destina al Politeama. E mi sfugge, per quanto possa amare la cultura, la connessione tra le politiche sociali e la stagione teatrale».
Quanto ai beni confiscati e al loro utilizzo, De Marzo ha stigmatizzato: «È gravissimo che il Comune di Catanzaro non abbia un regolamento sui beni confiscati alle mafie. Eppure, ci sono esempi di regolamenti ottimi come quello di Palermo, basterebbe copiare e adattarlo alla realtà catanzarese per avere uno strumento utile alla collettività grazie al quale si possono recuperare beni il cui valore simbolico, sociale ed economico è elevatissimo».

Le proposte di “Libera” sono quindi state sottoscritte “in toto” da entrambi i candidati presenti. Per Fiorita «il tema delle politiche sociali è il nostro cavallo di battaglia e Catanzaro non è una città giusta e per far fronte a questa evidenza, abbiamo dedicato ampio spazio a questo tema nel nostro programma. Allo stesso tempo, siamo particolarmente sensibili al tema della legalità. Non possiamo sottacere quanto emerge, ormai ogni giorno, dalle inchieste della Procura di Catanzaro. La nostra città non è un’isola felice, sebbene la parola mafia non sia quasi mai stata pronunciata a queste latitudini. Mi auguro davvero con tutto il cuore che il voto a cui andiamo incontro si svolga senza ombre, senza il minimo sospetto di condizionamenti di alcun tipo.
La candidata del Movimento 5 Stelle ha a sua volta sottolineato: «Per quanto riguarda la trasparenza il programma dei 5 Stelle assume priorità le dirette web del consiglio regionale, i referendum senza quorum, le petizioni on line e la modifica dello Statuto comunale in modo da creare una democrazia “liquida”, “fluida”, cioè una democrazia che vede il cittadino protagonista senza alcun condizionamento. Pensiamo poi a strumenti come lo Sportello amico o una App per far confluire su una piattaforma segnalazioni di disservizi o illegalità. Diamo poi grande valore all’esempio, alla collaborazione ma anche anche all’intermediazione tra cittadino e istituzione: se il cittadino vede che un’istituzione risponde alle sue denunce acquista coraggio. Nel nostro programma poi – ha concluso Granato – ribadiamo la priorità del reddito di cittadinanza, che consente di liberare il cittadino anche nell’espressione del voto, e del micro-credito: abbiamo istituito presso il Mise un fondo in cui i nostri parlamentari versano il 50% delle indennità”, e se sarò sindaco mi impegno a versarvi il 30% dell’indennità».

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  • Occhiello Fiorita (“Cambiavento) e Granato (M5s) sottoscrivono in toto le proposte dell’associazione antimafia fondata da don Ciotti. Diversi i temi toccati, dai fondi per le politiche sociali alla gestione dei beni confiscati - VIDEO

COSENZA Si è concluso con l’assoluzione del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto il procedimento penale che vedeva il primo cittadino imputato del reato di diffamazione aggravata in danno del vicepresidente del consiglio regionale Giuseppe Gentile. Al processo si era arrivati dopo la denuncia-querela presentata dallo stesso Gentile il 9 ottobre 2014: Gentile considerava diffamatorio un post pubblicato da Occhiuto sulla propria pagina facebook il 26 settembre 2014, in cui il sindaco, criticando un certo modo di fare politica, invitava gli elettori a opporsi a sistemi di pressione mafiosa; il post era conseguente al “fenomeno” verificatosi in occasione della presentazione della candidatura a presidente della Provincia di Cosenza, ove diversi consiglieri comunali, che avevano dapprima sottoscritto e appoggiato la sua candidatura, avevano poi “ritirato” la sottoscrizione per presentarla, successivamente, in favore del candidato indicato da Ncd e dal gruppo che faceva riferimento a Gentile. 
La Procura, al termine delle indagini, aveva chiesto per due volte l’archiviazione dell’accusa, ma il gip – davanti alle richiesta del legale di Gentile, Guido Siciliano – aveva disposto la formulazione dell’imputazione di Occhiuto per il reato di diffamazione aggravata, poiché aveva ritenuto l’uso del termine «pressioni mafiose» e l’invito a rifiutate «i voti della mafia e di Gentile» offensivi dell’onore e del decoro del consigliere regionale. 
I testimoni, nel corso dell’istruttoria, hanno confermato lo sdegno e la rabbia di Occhiuto per il “dietrofront” degli amministratori locali. E lo stesso sindaco ha spiegato di aver voluto criticare un comportamento «politicamente ed eticamente inaccettabile, senza alcun attacco alla persona». 
Motivazioni che, unite a quelle illustrate dall’avvocato del primo cittadino, Nicola Carratelli, hanno convinto il giudice. Carratelli ha spiegato che il contenuto del post “incriminato” non travalicasse i limiti del diritto di critica politica e, soprattutto, che l’aggettivo «mafioso» fosse da intendere «non come una critica personale a Gentile ma, se anche nella sua accezione negativa, come usato correntemente, in quanto volto a censurare una certa tendenza prevaricatrice». Il pm ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. E il giudice Claudia Pingitore, ha prosciolto il sindaco «perché il fatto non costituisce reato».

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  • Occhiello Il sindaco di Cosenza assolto per un post pubblicato su Facebook nel 2014 perché «il fatto non costituisce reato»

SOVERATO Ci sarà anche spazio per il rap alla Summer Arena 2017. L’area gestita dalla Esse Emme Musica di Maurizio Senese, che programma e organizza anche le manifestazioni dal vivo, tra i numerosi appuntamenti previsti nelle prossime settimane riserverà una chicca per gli amanti del genere: si tratta dell’unico concerto calabrese del duo Marracash e Guè Pequeno che arriveranno il 27 luglio a Soverato per una delle nuove date live estive del tour dell’album disco di Platino “Santeria”.
L’album, nato dopo 15 anni di carriera dei due rapper italiani, contiene 15 tracce inedite in un lavoro che attinge dalle esperienze musicali di ciascuno e fonde tematiche, scrittura e stili diversi. Concepito, scritto e registrato tra Tenerife, il Brasile e Milano, “Santeria” sintetizza la ricerca espressiva anche graficamente nello sviluppo della copertina affidata all’artista colombiano Armando Mesìas.
Con la Santeria live, si conferma così anche dal vivo la combinazione vincente di due delle figure più carismatiche della scena rap italiana, con il grande successo del pubblico dell’ultimo tour, tutto esaurito.
Santeria live è un tributo al loro stile e gusto musicale, nei suoni, nelle immagini, e fotografa il momento più alto delle loro carriere.
La scaletta del live, la cui scenografia e visual sono come per l’album curate da Mesias, vedrà una serrata performance di brani dal loro primo progetto discografico tra cui: “Money”, “Senza Dio”, “Salvador Dalì”, “Maledetto me”, “Cantante italiana”, “Instalova”, “Purdi”, “Scooteroni”, “Nulla accade”, etc., aprendo alle loro singole produzioni, così a comporre il loro intero percorso artistico.

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  • Occhiello Il concerto il 27 luglio a Soverat

LAMEZIA TERME «Il sindaco Mascaro si assuma la responsabilità esclusiva nel risolvere la crisi della sua maggioranza»; il Pd, invece, «qualora non si verificasse lo scioglimento del consiglio comunale», è pronto «ad assumere un comportamento responsabile che riduca i danni per la città». I dem di Lamezia Terme sono disponibili alle larghe intese: lo ha spiegato la segretaria di circolo Giovanna Viola, davanti al coordinamento cittadino, al consigliere regionale Tonino Scalzo e al deputato Sebastiano Barbanti.  Un’apertura di credito istituzionale nei confronti del primo cittadino. Purché questi decida di segnare una discontinuità netta rispetto alla maggioranza che lo sostiene. Il Pd aveva già «invitato il sindaco ad una operazione di chiarezza e di verità nei riguardi della città». Oggi gli chiede di «voler chiudere, senza compromessi, con quello che è successo in campagna elettorale e che oggi è ancora presente in consiglio comunale perché il Pd non potrebbe tollerare situazioni che non appaiano di massima trasparenza». I dem spiegano che «il centrosinistra non ha presentato candidati che potevano avere collegamenti con la mafia e ha rifiutato, in modo assoluto, i voti dei mafiosi». E ha, invece, «sollevato le perplessità che derivavano dalle presenze nelle liste del centrodestra che, a nostro avviso, potevano introdurre il rischio di una nuova procedura di scioglimento». Oggi la situazione è delicata. Il dossier depositato in Prefettura sulle relazioni pericolose tra clan e politica è più di un campanello d’allarme. E poi c’è una giunta che perde pezzi: «Le dimissioni a catena di consiglieri comunali, e anche di personaggi che hanno avuto un ruolo importante nell’attuale amministrazione comunale, rendono chiaro che la maggioranza che governa la città in base ai risultati elettorali della primavera del 2015 si sta sgretolando». Come se non bastasse, sullo sfondo c’è l’inchiesta sulla Sacal «che ha aperto un’altra finestra su un mondo di clientele e di violazione delle regole».
«Il sindaco – spiegano dal Pd – deve prendere atto che la sua maggioranza non c’è più nella credibilità, nella autorevolezza e nella necessaria coesione minata dall’interno da valutazioni ben al di là delle considerazioni politiche. Le irrevocabili dimissioni da parte di Massimiliano Carnovale, vicesindaco e componente della giunta, che nella lettera di accompagnamento ritiene di dover precisare che si tratta di decisioni suggerite o concordate con esponenti politici regionali, danno l’idea di un quadro desolante e profondamente compromesso. In qualche modo è una conferma anche dell’inconcludenza dell’azione amministrativa che il Pd denuncia da due anni».
È urgente, per i dem lametini, una presa d’atto da parte di Mascaro: «Si assuma la responsabilità di dare corso a quelle decisioni che il Pd ha auspicato, senza perdere altro tempo se non vuole che lo stillicidio di dimissioni e dei risultati delle indagini della magistratura renda inutili prese di posizioni tardive. Se decide di voler continuare, il sindaco parli alla città e dica quali soluzioni intende proporre. Su quelle proposte il Pd assumerà una posizione ragionata sull’esclusivo interesse di Lamezia. In tal senso si è espresso in consiglio il gruppo consiliare Pd, escludendo, qualsiasi inserimento in giunta».

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  • Occhiello I dem disponibili a un “governo” di larghe intese (senza posti in giunta). Ma chiedono al sindaco di prendere le distanze dai pezzi “imbarazzanti” della sua maggioranza. «Dica alla città come intende andare avanti»

LAMEZIA TERME È stata fissata per il 20 giugno la data della sentenza nei confronti di Francesco Gallo, 27 anni, accusato di due tentate estorsioni ai danni di due commercianti nel quartiere lametino di Capizzaglie. Nei confronti di Gallo il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Elio Romano, ha chiesto 6 anni di carcere e 10mila euro di multa. Secondo il pm le due tentate estorsioni sarebbero aggravate dalle modalità mafiose e Gallo viene associato alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. La prima ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’imputato era stata emessa il 19 maggio 2016, la seconda l’8 luglio 2016. Nel corso della seconda estorsione Gallo avrebbe proferito una frase minacciosa nei confronti di un commerciante di Capizzaglie: «Vedi che ti trovi in una zona dove devi pagare qualcosa». La zona è il quartiere sud di Lamezia, storica roccaforte della consorteria Cerra-Torcasio-Gualtieri.
Nel corso dell’udienza di martedì hanno discusso le parti civili, il Comune di Lamezia Terme, rappresentato dall’avvocato Caterina Restuccia e l’associazione Antiracket rappresentata da Carlo Carere.
Martedì ha discusso anche la difesa. L’avvocato Domenico Villella ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito per quanto riguarda il reato di associazione mafiosa. 

ale. tru.

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  • Occhiello Il presunto autore, Francesco Gallo, è considerato un membro della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri

LAMEZIA TERME Dopo gli approfondimenti elettorali delle scorse settimane, Hashtag torna a occuparsi di cronaca. Ospite della trasmissione condotta dal direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, negli studi di News&Com, il docente Unical Giancarlo Costabile, che si occupa di Storia dell'educazione alla democrazia e alla legalità e del laboratorio di Pedagogia dell' Antimafia dell’ateneo di Rende.
La presenza di Costabile permette di leggere la cronaca dei giorni scorsi, in particolare l’episodio del baciamano al boss Giuseppe Giorgi, al riparo dai luoghi comuni e dalle banalizzazioni che sull’argomento non mancano. Ma quanto calcolo può esserci dietro simili gesti plateali? In realtà per Costabile il baciamano è «una manifestazione di debolezza». «Oggi lo Stato – spiega il docente universitario – reagisce con assoluta efficacia sul piano repressivo. Il baciamano va condannato senza tentennamenti, ma è esclusivamente folklore, ed è il folklore della debolezza, mirato a rappresentare tutti i calabresi come pronti chinarsi al potere mafioso».
Ma è evidente che la ‘ndrangheta oggi non sia più solo un fenomeno criminale: «Le mafie sono state, almeno fino al 1992, il linguaggio del potere centrale – è l’opinione di Costabile – attraverso cui è stato gestito il sottosviluppo economico e civile del meridione. Questo è stato l’uso politico delle mafie».
Le organizzazioni mafiose stanno dunque diventando esplicitamente classe dirigente, il capitalismo dominante «è il capitalismo mafioso», e secondo Costabile sono proprio le classi colte, a partire dal mondo dell’università, ad essere «conniventi e corrotte». «Nostro compito – sostiene il docente Unical – è mettere in discussione i centri di potere dominanti, non presentarsi con il cappello in mano alla politica e né sostituirci ad essa per poi riuscire a fare peggio. Non mi preoccupa più di tanto il baciamano a Giorgi, perché rappresenta un mondo che non esiste più. Mi preoccupano molto di più i baciamano, meno visibili, che fanno le classi colte alla politica».
L’intervista andrà in onda mercoledì sera alle 21 su Rtc (canale 17).

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  • Occhiello Il docente Unical Giancarlo Costabile ad Hashtag: «L’episodio di San Luca è folklore, rappresenta un mondo che non esiste più. Mi preoccupa molto di più la connivenza delle classi colte con la politica»
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