Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 07 Giugno 2017

RAGUSA La sostanza stupefacente che dalla Calabria arriva in Sicilia e bestiame rubato che fa il percorso inverso. È il "sistema illecito integrato" tra gruppi criminali di Ragusa e della Piana di Gioia Tauro emerso dall'inchiesta Proelio della Dda della Procura di Catania che ha portato all'esecuzione di 19 misure cautelari e 30 perquisizioni per traffico di droga e abigeato. La cocaina arrivava in Sicilia trasportata da insospettabili corrieri: nuclei familiari, anche con bambini piccoli, per cercare di ingannare gli investigatori e superare eventuali controlli. Poi veniva venduta al minuto anche in due negozi di abbigliamento del Ragusano, il cui titolare è tra gli arrestati. Il bestiame veniva invece rubato nelle campagne del Ragusano da ladri che arrivavano dalla Calabria e che si servivano di basisti locali: gli animali erano poi immessi nel circuito della macellazione clandestina e i proventi reinvestiti nel traffico di droga. Un "sistema illecito integrato" che è stato interrotto dalle indagine dei carabinieri di Ragusa coordinate dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, dall'aggiunto Carmelo Petralia e dal sostituto Valentina Sincero. Secondo l'accusa, il gruppo in Sicilia era in contatto con la "famiglia" Fragapane di Agrigento, il cui capo Salvatore è detenuto all'ergastolo per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. La droga veniva occultata anche nelle campagne del Ragusano, e in un'intercettazione uno degli arresti rivela un nascondiglio: «Ci sta un alberello di mandorle: è lì, sotto la pietra...». E gli affari andavano così bene che il gruppo pensava di espandersi anche a Malta, dove era stati avviati contatti.

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  • Occhiello I clan di Gioia Tauro esportavano gli stupefacenti in Sicilia. Gli animali rubati facevano il percorso inverso. Un "sistema illecito integrato" smascherato dalla Procura di Ragusa
Mercoledì, 07 Giugno 2017 22:52

Anziana muore in un incidente a San Luca

SAN LUCA Una donna di 83 anni, Eugenia Patea, è morta e altre cinque persone sono rimaste ferite in un incidente stradale accaduto mercoledì sera a San Luca lungo la strada provinciale per Bovalino. L'anziana viaggiava a bordo di una Fiat 600 condotta da un conoscente e sulla quale viaggiavano, complessivamente, quattro persone. La vettura, per cause in corso d'accertamento, si è scontrata frontalmente con una Ford Fiesta con due persone a bordo. Eugenia Patea è deceduta sul colpo, mentre le altre persone che si trovavano sulle due auto sono rimaste ferite, nessuna delle quali, comunque, in modo grave. I rilievi sul luogo dell'incidente sono stati eseguiti dai carabinieri della Compagnia di Bianco.

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  • Occhiello Una vittima e cinque feriti nello scontro sulla provinciale per Bovalino

CATANZARO Andrea Urbani preferisce non commentare le accuse di Massimo Scura. Il commissario individua il suo vice come l’uomo che vorrebbe bloccare le assunzioni nella sanità calabrese (ve lo raccontiamo qui). Lui non replica: «Ho già fatto parlare gli atti. E sto lavorando a un decreto che permetta le assunzioni e sia rispettoso delle norme. Ovviamente lo sottoporrò anche al commissario». La “non replica”, però, contiene un’affermazione implicita: se serve un decreto rispettoso delle norme vuol dire che quello “sponsorizzato” da Scura (e non sottoscritto da Urbani) non lo è. Il sub commissario, che è anche direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, schiva la domanda. Ma gli atti prodotti degli ultimi mesi confermano: l’attesissimo decreto 50 non è rispettoso delle leggi, almeno secondo i tecnici che affiancano la Calabria nel difficile cammino del Piano di rientro. Vediamo perché. 
Assumere si può, a patto di rispettare regole ferree e controlli obbligati. Le proposte formulate dalla struttura commissariale passano attraverso i ministeri che controllano la Calabria e il cosiddetto tavolo Dm 70, per poi arrivare all’esame del tavolo di verifica e del Comitato Lea (Livelli essenziali di assistenza). Tanti passaggi, necessari per quelle Regioni – e la Calabria è tra queste – che in passato non si sono segnalate per una gestione virtuosa della sanità. I tecnici dei ministeri analizzano la proposta delle assunzioni e rispondono: in soldoni, dicono ai commissari se il piano è fatto bene oppure no. 
Questo, per i nuovi ingressi nel pianeta della sanità calabrese, è accaduto il 7 novembre 2016. A Roma arriva il materiale prodotto a Palazzo Alemanni, sede della struttura commissariale. L’analisi condotta dai funzionari, si conclude con una serie di prescrizioni che riguardano tutte le aree, dai medici (sia per l’area Emergenza urgenza che per le altre specialità) agli infermieri, passando per gli operatori socio-sanitari. Il Tavolo Adduce e il Comitato Lea chiedono ai due commissari di effettuare approfondimenti, di verificare la carenza di determinate figure professionali, oppure specifici controlli «relativamente alla apparente sottostazione di personale per alcune specialità». Il piano, insomma, viene “rimandato”: va rivisto. La risposta dei ministeri diventa ufficiale a fine dicembre. Nelle more del suo arrivo viene approvato il decreto 134 – che fissa il numero delle assunzioni a tempo indeterminato. Anche in questo caso, i ministeri della Salute e dell’Economia, rispediscono il piano al mittente. Qualche esempio: «Sono ricomprese assunzioni di dirigenti medici per alcune discipline per le quali era stata valutata negativamente la possibilità di assunzioni/stabilizzazioni, come, per esempio le discipline di “ostetricia e ginecologia”, “pneumologia”, “gastroenterologia” e “cardiochirurgia”». Oppure: «Sono ricomprese assunzioni di dirigenti farmacisti, dirigenti biologi, tecnici radiologi, tecnici di laboratorio e ostetriche per i quali nel corso della riunione del 23 novembre e 7 dicembre 2016 non sono state effettuate valutazioni». Come se non bastasse, «la quantificazione dei costi stimati è alquanto generica» e «il provvedimento è carente della dimostrazione del rispetto del limite di spesa».  
Ci sono segnalazioni, nel parere che boccia il decreto 134, anche sul decreto 50, quello firmato da Scura e non da Urbani, l’origine dello scontro tra i due. Intanto dai ministeri segnalano che «non può essere ritenuto valido» proprio perché non firmato da entrambi. Poi appuntano le criticità da superare per «consentire la predisposizione di un Dca condiviso dall’intera struttura commissariale». E individuano un iter da seguire per arrivare allo scopo: quell’atto – una volta firmato sia da Scura che da Urbani – «deve essere accompagnato da una relazione tecnico illustrativa che dimostri la coerenza del provvedimento da emanarsi con le valutazioni operate sul fabbisogno del personale dai Tavoli tecnici nella riunione del 23 novembre e 7 dicembre 2016 e con la cornice finanziaria del Programma operativo 2016-2018 e con i vincoli specifici sulla spesa del personale». In pratica, il pezzo di iter che porterà il decreto al Tavolo Adduce e al Comitato Lea deve ripartire d’accapo. È, questo, uno dei nodi del contendere tra il commissario e il vice. Scura vorrebbe tirare dritto per la sua strada, Urbani ritiene che alcuni passaggi – previsti dalla Finanziaria del 2016 – non possano essere saltati. E sembrano concordare con quest'ultimo anche i tecnici dei ministeri affiancanti. Siamo davanti a uno scontro interno sui contenuti e sulle procedure. E anche al paradossale muro contro muro di un commissario governativo con il governo che lo ha nominato. Il primo passaggio di verifica è previsto per il 20 giugno, quando Scura – che ha chiesto di essere ricevuto dai ministeri affiancanti – sarà a Roma e incontrerà Urbani e i tecnici ai quali ha chiesto di “costringere” il sub commissario a firmare il decreto 50. Stando ai pareri che hanno dato finora, però, quegli stessi tecnici non sembrano d’accordo. (ppp)

 

 

 

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  • Occhiello Pareri e relazioni dei tavoli di verifica chiedono di rivedere gli atti che il commissario vorrebbe “costringere” Urbani a firmare. Il vice: «Lavoro a un atto che rispetti le norme». Le osservazioni e i “consigli” dei funzionari
Mercoledì, 07 Giugno 2017 22:36

Assunzioni sanità, i commissari sono in guerra

CATANZARO «Urbani? Le sue posizioni sono pretestuose e prive di fondamento». E ancora: «I suoi atti non rispettano la legge e sono pieni di errori e inesattezze». No, non è un «duetto» (Mario Oliverio dixit) quello in cui si stanno cimentando i due commissari alla Sanità calabrese. Tra Massimo Scura e Andrea Urbani è in atto una vera e propria guerra. Il campo di battaglia è sempre quello: l’ormai famigerato “decreto 50”, l’atto che autorizza – o dovrebbe autorizzare – circa 600 assunzioni nel comparto sanitario. Per ora, però, come ha sottolineato anche il governatore in una lettera al ministro Lorenzin – con la quale ha chiesto un intervento risolutivo, pena l’assunzione di «iniziative tese a tutelare la salute pubblica nella mia regione» –, è tutto fermo. E la colpa, secondo Scura, è tutta del suo vice. Il commissario ha così deciso di mettere nero su bianco le sue lamentele e di inviare una lettera direttamente ai ministeri, affinché «invitino» Urbani a sottoscrivere il decreto 50.

LA NON-FIRMA E LA RISPOSTA Nell’atto, infatti, non c’è la firma del sub-commissario che, per spiegare la sua scelta, aveva anche lui preso carta e penna e scritto al ministero. Ma le sue spiegazioni non hanno convinto Scura, tutt’altro. Così, lo scorso 5 aprile, il commissario – in una missiva inviata alla Direzione generale della programmazione sanitaria e al ministero dell’Economia – ha messo in fila tutte le presunte contraddizioni di Urbani, accusato senza mezzi termini di disconoscere «il suo stesso lavoro».

LA LETTERA «In questa nota – spiega Scura – mi preme affrontare la questione della mancata firma da parte del sub commissario», che motiva la sua decisione con una lettera che «contiene una serie di inesattezze sotto il profilo del metodo e numerose lacune ed errori nel merito». Urbani, ricorda il commissario, «ha partecipato a tutte Ie fasi preparatorie del decreto, come dimostrano Ie note a doppia firma inviatea codesti ministeri affiancanti e citati nella relazione generale, la sua partecipazione agli incontri con i dg/commissari aziendali» e la «predisposizione di elaborati tendenti a verificare la produzione dei singoli reparti sia quantitativa (produzione) che qualitativa (appropriatezza), fortemente e giustamente voluti anche dal sub commissario». Pertanto, un’affermazione particolare di Urbani («molte delle mie osservazioni squisitamente tecniche formulate in sede istruttoria non sono state minimamente considerate»), a parere di Scura, «risulta inspiegabile». Urbani, tra l’altro, non fa «riferimenti concreti al riguardo, per il semplice motivo che non esistono».

LA TABELLA Il vice commissario aveva inoltre inviato una tabella con cui si confrontava il personale medico autorizzato dal decreto 50 con le autorizzazioni del “Tavolo Adduce”, l’organo interistituzionale che supervisiona il Piano di rientro calabrese. Tuttavia, obietta Scura, «questo confronto è palesemente errato», perché, tra le altre cose, «non tiene conto delle 601 persone, delle quali 132 medici, non tutti ospedalieri per la verità, che sono andati in pensione nel 2016». Urbani, poi, «si è dimenticato che 4 geriatri per l'Ao di Reggio li ha concordati lui direttamente con iI dg per l'apertura della Geriatria, come pure ha sponsorizzato, giustamente, i chirurghi toracici del Pugliese Ciaccio e i 3 primari di Crotone che io non avevo preso in considerazione».

INFONDATE Quanto all’aspetto economico, «le considerazioni del sub commissario sono totalmente infondate».  Scura chiude col botto: con le sue considerazioni, Urbani «misconosce il suo stesso lavoro». Ed ecco perché la sua posizione «è priva di ogni fondamento», «totalmente pretestuosa», «non rispettosa di una legge» (la 161 del 2014, che deriva da norme europee) e, inoltre, «non tiene conto delle esigenze della sanità ospedaliera calabrese e del lavoro di squadra effettuato per circa un anno sull’argomento». Altro che balletto: i due commissari hanno appena dissotterrato l’ascia di guerra. E intanto il decreto 50 rimane lettera morta.
 
Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Scura scrive ai ministeri e attacca Urbani: «Da lui posizioni pretestuose, non rispetta la legge». Chiesta la sottoscrizione del decreto 50. Che intanto resta fermo al palo 
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Mercoledì, 07 Giugno 2017 21:19

Vibo, rapinate due stazioni di servizio

VIBO VALENTIA Due malviventi a bordo di una moto di grossa cilindrata e con il volto travisato dai caschi hanno prima fatto irruzione nella Stazione di servizio dell'Agip di Mileto e poi in quella della Esso sita nella frazione Paravati, sempre del comune di Mileto. In totale il "bottino" delle rapine ammonta a quasi mille euro. I due malviventi si sono fatti consegnare il denaro sotto la minaccia di una pistola per poi fuggire a gran velocità. Indagano i carabinieri che stanno esaminando le immagini degli impianti di videosorveglianza delle due Stazioni di carburanti.

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  • Occhiello A Paravati e Mileto in azione due malviventi a bordo di una moto di grossa cilindrata e con il volto travisato dai caschi. Il bottino ammonta a circa mille euro

CATANZARO Da Agea – l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura – c'è un impegno preciso: pagare entro fine giugno tutte le spettanze agli agricoltori calabresi. La conferma arriva in una lettera inviata al governatore Oliverio dal direttore dell’Agenzia Gabriele Papa Pagliardini. Nella comunicazione, che contiene la road map per i pagamenti, Pagliardini ricorda che il decreto di pagamento per le aziende che hanno aderito alla misura 13 (che riguarda i contributi per le zone soggette a vincoli naturali o altri vincoli specifici, ed è pensato per aiutare l’agricoltura di montagna) è stato messo «a disposizione dell’Organismo pagatore della Calabria il 18 maggio scorso». Questo decreto di pagamento «ha riguardato 11.905 aziende per un importo di 33,4 milioni di euro». 
Agea passa poi alla misura 10 del Psr (quella che concerne i pagamenti agro-climatico-ambientali), spiegando che «le attività operative per la realizzazione del sistema di controllo e pagamento sono in corso e le domande e gli importi ammissibili al pagamento potranno essere noti entro il prossimo 22 giugno». Il decreto di pagamenti, invece, «sarà nella disponibilità di Agea entro la fine del corrente mese di giugno». 
Reso noto anche il piano per la misura 11 (gli aiuti per l’agricoltura biologica): le informazioni necessarie all’istruttoria preliminare regionale saranno nella disponibilità di Arcea entro il 13 giugno; le applicazioni informatiche di controllo e pagamento saranno disponibili per le verifiche entro il 20. Dunque, secondo Pagliardini, «gli importi ammissibili al pagamento derivanti anche dagli esiti dei riscontri regionali comunicati preventivamente da Arcea, potranno essere noti entro il 26 giugno 2017». Di conseguenza, «il decreto di pagamento sarà nella disponibilità di Arcea entro il 28 giugno». 

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  • Occhiello Lo ha comunicato il direttore nazionale di Agea, Gabriele Papa Pagliardini, al governatore Oliverio. L’Agenzia fissa le scadenze per l’erogazione dei fondi alle varie misure del Psr. La road map per l’emissione degli aiuti

ROMA Anche per le prossime amministrative la commissione parlamentare antimafia si è messa a caccia degli impresentabili. Secondo le prime indiscrezioni, nel mirino di deputati e senatori di palazzo San Macuto sono finiti i comuni in passato sciolti per mafia o per i quali sono state istituite commissioni d'accesso per verificare infiltrazioni. Sotto osservazione ci sarebbero una decina di comuni concentrati in Calabria, in Campania e in Sicilia, ma «questa volta – spiega il vicepresidente Claudio Fava - il lavoro dell'Antimafia non ha puntato solo al casellario giudiziario o ai procedimenti penali dei candidati ma è andato più a fondo: sono stati ascoltati i prefetti e abbiamo scavato su evidenze di persone all'apparenza specchiate ma che in realtà in modo conclamato rappresentano interessi opachi». Nelle scorse settimane, la commissione antimafia ha ascoltato anche il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari e i suoi omologhi di Napoli e Trapani. Domani è previsto un ufficio di presidenza, al termine del quale è possibile che la presidente Rosy Bindi tiri le fila di questo lavoro per riferirne poi gli esiti in una seduta plenaria della Commissione. Domenica le urne si aprono in 1004 città. C'è chi tuttavia è critico rispetto a questo lavoro sulle liste dei cosiddetti impresentabili. «Se la Commissione non si attrezza per tempo - spiega Marco Di Lello Pd, segretario dell'Antimafia - rischia di arrivare sempre in ritardo. Serve la costituzione di un ufficio ad hoc per poterlo estendere a tutti i comuni al voto: se non si è in condizione di farlo al meglio, è  preferibile non farlo per nessuno». 

 

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  • Occhiello Nel mirino di Palazzo San Macuto una decina di comuni calabresi, campani e siciliani in passato sciolti o commissariati per mafia. Fava: «abbiamo scavato su persone all'apparenza specchiate ma che rappresentano interessi opachi»
Mercoledì, 07 Giugno 2017 20:00

Legge elettorale, Battaglia "divorzia" dal Pd

ROMA Volta le spalle al Pd, quanto meno in aula, il deputato dem Demetrio Battaglia. Oggi pomeriggio, l’ex coordinatore della mozione Renzi in Calabria, è stato l’unico parlamentare calabrese ad andare contro la linea di partito, votando a favore di un emendamento alla legge elettorale teso a introdurre il voto disgiunto fra uninominale e listino bloccato e le preferenze all’interno del listino. Una modifica presentata dai bersaniani di Mdp, che ha incassato il sostegno di Udc e Scelta Civica, l’astensione dei pentastellati e l’ira del Pd. «Nelle pregiudiziali ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101» ha tuonato il capogruppo dem Ettore Rosato, lanciando la caccia ai franchi tiratori. In realtà, Battaglia non ha mai nascosto le proprie intenzioni. Già un mese fa, intervistato dal Corriere della Calabria, aveva annunciato che «la nuova legge elettorale deve consentire ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e garantire a chi vince le elezioni una governabilità vera. Se ciò non avviene non avrei problemi a votare contro il gruppo parlamentare al quale appartengo». Detto, fatto. Come in passato, del resto. Secondo le statistiche di OpenParlamento, Battaglia ha già superato i 500 voti in dissenso dal gruppo dem a Montecitorio.

 an.ri.

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  • Occhiello Il deputato calabrese vota un emendamento dei bersaniani di Mdp che mirava a introdurre il voto disgiunto e le preferenze per il listino bloccato
Mercoledì, 07 Giugno 2017 19:49

Scontro frontale ad Amantea, muore 76enne

AMANTEA Impatto fatale sulla statale 18 all’altezza del porto di Campora San Giovanni. Nello scontro ha perso la vita Maria Notti, 76enne di Lamezia Terme. Mentre altre due persone sono rimaste ferite. L’incidente è avvenuto in località Principessa di Amantea attorno alle 19 quando l’auto, una Fiat Punto, sulla quale viaggiava la vittima assieme ad un'altra donna ha impattato violentemente contro un’altra vettura, una Renault Modus che viaggiava in direzione opposta.
In particolare, secondo una prima ricostruzione, la Renault Modus per cause ancora in corso di accertamento sarebbe sbandata finendo poi sulla corsia opposta sulla quale stava sopraggiungendo la Fiat Punto. L'impatto frontale così è stato inevitabile. Sul posto sono prontamente intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto far altro che costatare il decesso della donna. Mentre l'altra persona a bordo della Fiat è stata trasportata assieme al conducente della Renault agli ospedali di Paola e Lamezia Terme.
Sul luogo dell’incidente sono sopraggiunti anche i carabinieri del nucleo radiomobile di Paola che hanno provveduto ad effettuare i rilievi del caso e a gestire il traffico sull’importante arteria stradale. Mentre le squadre dell’Anas hanno lavorato per ripristinare il normale flusso sulla statale che è rimasta bloccata per diverso tempo.

r.d.s

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  • Occhiello L’incidente sulla statale 18 all’altezza del porto di Campora San Giovanni. Ferite due persone
Mercoledì, 07 Giugno 2017 18:36

Continua la battaglia silenziosa di Rosita

Oggi, il nostro Antonio Maria compie sette anni. Lui non lo sa, né può leggere la lettera che Rosita, la madre, gli ha scritto. Che noi gli abbiamo scritto. Anche io che, da quando ho vergato, di getto, il mio primo pezzo, gli ho scritto e gli scrivo. Lui non lo sa, non ne capisce il senso, ma tutte le Rosite della Calabria gli facciamo gli auguri  con le nostre parole, con quelle che sappiamo mettere una dopo l’altra. Dice la Rosita, «number one», che il buon Dio ha concesso ad Antonio Maria tantissime cose, ma non gli ha potuto – evidentemente - concedere la possibilità-dono di camminare, di correre, di parlare, di vedere bene e di giocare come tanti bimbi della sua età fanno.
Il buon Dio, però, scrive mamma Rosita, «ti ha dato la possibilità di vivere circondato di quell’amore che colora tutti i giorni della tua vita che il destino, o chi per esso, ti ha privato di tantissime cose, però non ti ha tolto sorrisi e carezze e, forse, questo è il regalo più bello che potesse farti».
Come nella poesia che tutti abbiamo letto, riletto e imparato a memoria, scritta da Edmondo De Amicis alla mamma, Rosita dice al suo unico figlio che gli regalerebbe la sua di vita pur di saperlo felice e gioioso, che farebbe qualsiasi cosa pur di preservarlo dal dolore e dal senso di sconfitta che, un giorno, inevitabilmente, vivrà anche il piccolo Antonio Maria. Non si ferma qui, la madre combattente che continua a far emozionare, spesso, piangere tutti. «Regalerei immediatamente la mia vita pur di saperti sempre amato e al sicuro». E come no? È così! Amato, al sicuro? Certo da tutti noi che abbiamo detto che ci chiamiamo Rosita e che veniamo, molto, dopo di lei, davvero.
Un conto sono le parole, un conto, diverso assai, è vivere di, con, per ed accanto ad un bimbo che oggi compie sette anni, ma che dimostra tre… mesi, perché gravemente disabile ed handicappato. Rosita Terranova, da ottima madre, non vuole dire al suo Antonio Maria che è un bimbo speciale, perché – dice – tutti  bambini lo sono e, giustamente, non gli vuole dire che tutto per il piccolo andrà bene, né che presto guarirà. Non glielo può dire.
Gli manda a dire, col pensiero che si trasferisce nella mente di Antonio Maria, che «non  passerà giorno, ora o minuto in cui io non sarò al tuo fianco». Lacrime amare. Come le freni? Ed ancora: «parlerò per te, camminerò per te, correrò per te, inventerò giochi meravigliosi per regalarti la serenità che meriti».
Arriva, Rosita Terranova, a chiedere scusa al suo bambino, perché non può far nulla per dargli una vita in cui tutti rispettino la sua normalità, scusa perché non potrà scartare i regalini di compleanno, scusa perché non potrà spegnere le candeline, scusa perché non potrà mai regalargli una bicicletta. E, naturalmente, scusa perché, ancora, non riesce a garantirgli la possibilità di andare a scuola o di farlo giocare in compagnia di altri bambini.  
E questo perché «sono solo tua madre, non il Padreterno». Non siamo riusciti a vincere la battaglia della scuola, anche se non bisogna perdere la speranza, pur tenue, che c’è, ci deve essere.
E Rosita Terranova chiede perdono al figlio e chiede al figlio di perdonare quanti ancora non hanno fatto, non sono riusciti, non hanno potuto o voluto fare per il piccolo Antonio Maria. Per non precipitare, Rosita continuerà a lottare e noi con lei. Dice di essere per lui il suo regalo eterno. «Non hai colpe, Antonio Maria. Ti amo per tutta la vita, perché tu sei la mia vita!». Cosa si deve aggiungere? Nulla. Si spera ed in silenzio che, come diceva Anton Cechov, appare la suprema espressione della felicità o dell’infelicità.   

 

*giornalista

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  • Occhiello di Gregorio Corigliano*
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