Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 09 Giugno 2017

CATANZARO La campagna elettorale per il primo turno delle amministrative a Catanzaro ha vissuto, venerdì, il suo ultimo giorno. Le ultime cartucce le hanno sparate Bianca Laura Granato, insegnante e candidata per il Movimento 5 Stelle, Vincenzo Ciconte, consigliere regionale e candidato di Pd e Udc, e Nicola Fiorita, docente universitario e candidato per il movimento indipendente “Cambiamento”. Pausa dagli incontri pubblici, ma non da quelli privati, per Sergio Abramo, sindaco in carica e candidato di Forza Italia.

 

(Il flash mob dei Cinquestelle)

Ad aprire le danze, il Movimento 5 Stelle che ha scelto la strada del flash mob per le vie del centro. La candidata sindaco assieme ad altri 17 candidati consiglieri della sua lista, ognuno dei quali con indosso una lettera dell’alfabeto a comporre il messaggio “Liberiamo Catanzaro”. Granato ha così concluso, quindi, quella che di fatto è stata la prima campagna elettorale per il M5S a Catanzaro: «È stata anche la mia prima esperienza - ha spiegato -, perché ho sempre e solo lottato per cause civili. Ma ho affrontato questa campagna con lo stesso spirito, con la voglia di cambiare il sistema. Sono soddisfatta di quello che abbiamo fatto, nonostante purtroppo siamo partiti tardi perché la certificazione della lista è arrivata solo il 24 aprile».

 

(Ultimo appello al voto per Vincenzo Ciconte a Catanzaro lido)

Ha scelto la piazza e Catanzaro lido, invece, Ciconte, dopo che pochi giorni fa aveva presentato il programma elettorale in quel dell’auditorium “Casalinuovo” in centro città. Non un bagno di folla, quello, dell’ex vicepresidente della Giunta regionale, che dal palco allestito in piazza Dogana, con accanto un rappresentate per ognuna delle 11 liste che lo sostengono, ha ripercorso i capisaldi del suo programma. Dall’unione dei Comuni della fascia costiera, al grande centro congressi per località Giovino per trasformare il quartiere marinaro nella “piccola Rimini”, passando per la facoltà di Giurisprudenza da riportare in centro per dare a Catanzaro una cittadella “giudiziaria”. 
Dal palco, Ciconte ha poi sostenuto: «Abbiamo 11 liste coese su un progetto unico contro il centrodestra di Sergio Abramo. Queste liste, poi, sono espressione di tutta la città, ma abbiamo un’unica identità, un’unica voglia, quella di far crescere la città».

 

(La folla al comizio di chiusura di Fiorita)

Bis di piazza per Nicola Fiorita, che dopo l’evento conclusivo di giovedì in centro storico con il corteo per corso Mazzini, venerdì ha scelto piazza Pola, a pochi metri dalla piazza occupata da Ciconte. Bandiere e musica hanno accolto il candidato sindaco che dal palco è tornato a parlare dell’utilità del voto disgiunto («uno strumento di libertà e democrazia, che slega gli elettori dal controllo che qualcuno spera di poter esercitare sul voto», ha detto). 
Prima di congedarsi dai suoi sostenitori, Fiorita ha concluso il suo intervento sulle ali dell’entusiasmo: «Andiamo al ballottaggio, ormai non ci sono dubbi. Abbiamo lavorato tanto in questi quattro mesi che sono trascorsi da quando a febbraio abbiamo deciso di ufficializzare l’intenzione di cambiare questa città e il modo in cui è amministrata. Ora, quello che prima poteva sembrare un sogno, sta per diventare una realtà. Siamo pronti e non abbiamo alcuna paura di governare Catanzaro con equità e giustizia: voglio essere il sindaco di tutti i cittadini, non solo di alcuni, non solo di chi mi voterà».

 

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  • Occhiello Chiusura di campagna elettorale nel capoluogo. Granato: «Peccato per la partenza ritardata». Ciconte: «Undici liste coese per far crescere la città». Fiorita: «Andiamo al ballottaggio, è sicuro». Pausa dagli incontri pubblici per Abramo
Venerdì, 09 Giugno 2017 21:49

Rende, paura per il rogo all'ex Legnochimica

RENDE Il sindaco di Rende, Marcello Manna, ha emesso un'ordinanza con cui ha vietato ai cittadini di aprire le finestre delle loro abitazioni per evitare di venire a contatto con il fumo provocato dall'incendio che da alcuni giorni si è sprigionato nello stabilimento dismesso della Legnochimica. Le fiamme, in particolare, interessano una delle vasche in cui venivano raccolti i residui di lavorazione della fabbrica. Il sindaco Manna, con l'ordinanza emessa a tutela della salute dei cittadini, ha disposto che non vengano aperte le finestre, né consumati cibi esposti all'aria nel raggio di un chilometro di distanza dall'ex Legnochimica, area mai bonificata dopo la chiusura della fabbrica. Per lunedì sono attesi i risultati dei rilievi effettuati dall'Arpacal, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente della Calabria. Nell'area in cui è in corso l'incendio c'è stato oggi un sopralluogo dello stesso sindaco Manna; del prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, e del procuratore della Repubblica, Mario Spagnuolo, che hanno fatto il punto della situazione concordando i provvedimenti urgenti da adottare. L'area in cui sorge lo stabilimento dell'ex Legnochimica non è stata mai bonificata malgrado i pericoli che possono derivarne per la salute pubblica.

RIUNIONE IN PROCURA Il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo, in tarda serata, ha convocato una riunione d'urgenza sul rogo che sta interessando l'area della ex Legnochimica. Spagnuolo, già nella tarda mattinata di oggi, si era recato assieme ai colleghi, alle forze dell'ordine e al prefetto, sul posto per rendersi conto personalmente di che cosa stesse accadendo. La situazione è preoccupante per la incolumità delle persone e della salute pubblica perché l'aria è diventata irrespirabile. Ragione per cui in serata il procuratore ha convocato una riunione anche per individuare eventuali responsabilità penali. 

LA PREFETTURA TRANQUILLIZZA La Prefettura, con una nota arrivata nella tarda serata di venerdì, prova a rassicurare i residenti. «Al momento – si legge nel comunicato – non risultano noti elementi che possano destare preoccupazioni particolari. La situazione è attentamente e costantemente monitorata da Prefettura, vigili del fuoco, Protezione civile regionale e Arpacal. Sul posto sono tempestivamente intervenuti i vigili del fuoco, che stanno procedendo alle operazioni di spegnimento dei focolai ancora attivi». «Opportunamente - conclude la nota - il sindaco di Rende ha proceduto ad adottare i provvedimenti necessari a tutela della salute pubblica a titolo meramente precauzionale».

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  • Occhiello Il sindaco Manna vieta di aprire le finestre e di consumare cibi esposti all'aria nel raggio di un chilometro. Spagnuolo convoca una riunione d'urgenza in Procura. La Prefettura tranquillizza: non ci sono preoccupazioni particolari

SATRIANO Manca un giorno soltanto al voto di Satriano e il bubbone esplode proprio un attimo prima del silenzio elettorale. “Colpa” (o merito) di Aldo Battaglia, candidato sindaco per la lista “Alba per Satriano”, che denuncia il sindaco uscente Michele Drosi per omesso controllo e abuso d’ufficio. E anche «per ogni altro reato si ravvisi nei fatti qui esposti». 
Veniamo, dunque, ai fatti con una breve introduzione. A Satriano si va al voto con una sola lista (“Alba per Satriano”, appunto), visto che l’altra – “Satriamo” – è stata ricusata dalla Commissione elettorale circondariale di Catanzaro con una decisione confermata dal Tar e dal Consiglio di Stato. Una vittoria facile in arrivo? Niente affatto. Perché la lista esclusa, che candidava il vicesindaco di Drosi, Alessandro Catalano, «con un evidente quanto banale escamotage linguistico – è quanto scrive Battaglia nel suo esposto-denuncia –, si è trasformata in movimento politico, ovvero nel “Movimento politico #Satriamo”, e il suddetto movimento è stato autorizzato dal sindaco di Satriano, Michele Drosi, a tenere pubblici comizi, nelle date 28 maggio 2017 e 7 giugno 2017». Non basta, perché quai comizi «sono stati pubblicizzati con manifesti propagandistici e sulla pagina facebook ufficiale della Lista “#Satriamo”». Un’alterazione della campagna elettorale, secondo Battaglia. Che si sarebbe manifestata in maniera ancora più chiara al momento di disciplinare i comizi conclusivi. 
Satriano rappresenta una piccola anomalia. Con una sola lista in campo, le richieste di chiudere la campagna elettorale sono addirittura tre. Battaglia lo scopre grazie a una Pec inviata proprio dal sindaco Drosi. Che convoca per il 6 giugno alle 10 “Alba”, “#Satriamo” e il Pd, rappresentato da Francesco Mercurio. L’incontro viene spostato di un giorno; il 7 giugno, il primo cittadino comunica ai “contendenti” che «sono pervenute al protocollo dell’Ente tre domande per giorno 9 in particolare: 1) Alba per Satriano; 2) Movimento politico #Satriamo (responsabile Alessandro Catalano); 3) Partito Democratico (Segretario Francesco Mercurio); proponendo di concordare gli orari oppure di procedere al sorteggio per come previsto dalla circolare prefettizia in merito».
Va da sé che tutte le domande sono per la stessa piazza. Drosi, allora, passa al sorteggio, che finisce così: il Movimento politico #Satriamo avrà a disposizione piazza Monumento dalle 19 alle 20, “Alba per Satriano" dalle 20,30 alle 21,30, il Partito democratico dalle 22 alle 23. 
Già pare curioso che una lista esclusa dalla competizione faccia un comizio di chiusura, figuriamoci che i comizi di chiusura della stessa area (#Satriamo è vicina al Pd) raddoppino. Ma Battaglia non si ferma qui. Ricorda che «per l’ultimo giorno di propaganda elettorale, si procederà a sorteggio, garantendo a tutte le forze politiche l’uso delle piazze principali per i comizi di chiusura attraverso la differenziazione delle fasce orarie. Le richieste dovranno essere presentate entro il quinto giorno antecedente, per procedere al sorteggio nella giornata successiva». Qui sta l’altra anomalia: se, infatti, “Alba” ha presentato la richiesta il 3 giugno 2017, #Satriamo e il Pd lo hanno fatto il 5, dunque a tempo scaduto. Per Battaglia «di conseguenza, le richieste del Movimento #Satriamo e del Pd sono tardive e dovevano essere dichiarate inammissibili, così come il sindaco Drosi ha fatto per altre due richieste». Già, perché nel Comune monolista le richieste di comizi di chiusura erano addirittura cinque,  ma quelle del “Movimento Civico per Satriano” e di “Satrianamente” sono state escluse. 
In questo balletto di sigle civiche e politiche l’unica cosa che emerge chiaramente è la confusione. Resta un fatto: per Aldo Battaglia «soltanto la lista “Alba per Satriano" è legittimata a tenere il comizio nel giorno di chiusura della campagna elettorale».
Invece il sindaco Drosi «non ha tenuto in nessuna considerazione il fatto che “Alba per Satriano" fosse l’unica lista ammessa alle elezioni e, pertanto, non può essere equiparata – quanto al diritto e alle modalità di svolgimento della campagna elettorale – a movimenti o partiti, che non sono presenti in alcuna lista». 
Battaglia svela l’arcano – per la verità facilmente intuibile – poco più avanti: «Il sindaco, oltre al fatto che è un amministratore in carica, è uno degli ispiratori, fondatori e animatori della lista #Satriamo e del “Movimento politico #Satriamo” e ha sempre preso la parola durante i comizi di tali soggetti politici» e sarebbe «in conflitto di interessi in quanto suo figlio Paolo Drosi è (era) candidato nella lista #Satriamo». Come se non bastasse, «il segretario del Pd, Francesco Mercurio, è stretto parente del sindaco Drosi, essendo suo zio». Drosi è anche uno dei personaggi del Pd più vicini all’area di Mario Oliverio (che ha scritto anche la prefazione di una recente pubblicazione del sindaco). Secondo i suoi avversari si sarebbe comportato più da “padrone” che da sindaco di Satriano. In questa storia ci sono tanti intrecci e tante stranezze. Come capita a volte nei piccoli centri. Per fortuna la campagna elettorale è finita. Però sai che traffico venerdì sera in piazza Monumento. 

Pablo Petrasso
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  • Occhiello Nel centro del Soveratese c’è soltanto una lista in campo. Ma per i comizi di chiusura se ne presentano tre. Due, secondo l’unico candidato sindaco “ufficiale”, sono fuori tempo massimo. Ma il primo cittadino Drosi le accetta e si becca una denuncia

CATANZARO Il presidente della Regione Mario Oliverio interviene nel merito dell’esposto del commissario ad acta per il piano di rientro sanitario Massimo Scura e dichiara: «Ho appreso in data odierna dagli organi d’informazione dell’esposto del commissario ad acta Massimo Scura prodotto presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, per denunciare tutti gli “attori” di una vicenda volta a impedire, a suo dire, la pubblicazione dell’ormai famoso Dca n.50/17. Da quanto riportato dalla stampa, sembrerebbe che il rappresentante delle istituzioni centrali, Scura, se la sia presa con la Regione, con il suo subcommissario Andrea Urbani e, cosa ancor più grave, con i due ministeri della salute e delle finanze, nelle persone dei loro rappresentanti al Tavolo di verifica degli adempimenti connessi al Piano di rientro.
L’altra novità – prosegue –, anche questa appresa in data odierna, è costituita dalla proposta che Urbani ha trasmesso al commissario Scura e al dirigente del dipartimento tutela della Salute, Riccardo Fatarella, con cui, mantenendo sempre lo stesso volume di assunzioni del Dca 50/17, si supererebbero alcune criticità evidenziate dal Tavolo di verifica interministeriale che, evidentemente, hanno inciso in maniera sostanziale sull’iter del medesimo provvedimento».
«Alla luce della nuova proposta avanzata da Urbani – continua Oliverio –, si appalesa in modo chiaro lo scontro interno alla struttura commissariale che registra in queste ore, preoccupanti ulteriori riflessi negativi sulla già martoriata realtà sanitaria calabrese. Le ultime interlocuzioni del commissario Scura, infatti, non fanno altro che aggravare ancor di più questo intollerabile stato di cose. È evidente che la sostenibilità degli atti commissariali è condizione indispensabile per superare le già evidenziate criticità da parte del Tavolo interministeriale di verifica».
«Quel che non è più sopportabile – rimarca infine il presidente Oliverio –, è perseverare in tale situazione in cui la Calabria e i calabresi continuano a pagare sulla propria pelle una gestione commissariale fallimentare della quale il governo deve definitivamente prendere atto».

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  • Occhiello Il presidente della Regione interviene sulla vicenda delle assunzioni. E rimarca le tensioni tra i due commissari della sanità: «Situazione intollerabile sulla pelle dei calabresi»

ROMA Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Sorbo San Basile, in provincia di Catanzaro, per infiltrazioni della criminalità organizzata, a norma dell'articolo 143 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (Tuel). Lo rende noto il comunicato del Cdm. L'accesso antimafia nel Comune era stato disposto dal prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, su delega del ministro dell'Interno, sulla base di una serie di elementi che avevano portato ad ipotizzare condizionamenti da parte della 'ndrangheta nell'attività dell'ente e dopo l'assassinio di un imprenditore, Santo Gigliotti, di 57 anni, avvenuto il 18 luglio del 2016. Dalle indagini sull'omicidio era emerso, tra l'altro, che l'imprenditore era stato arrestato nel 2006 con l'accusa di avere ospitato un latitante di 'ndrangheta, Giuseppe Arena, considerato uno dei capi dell'omonima cosca. Una figlia di Santo Gigliotti, Daria, era assessore comunale. Proprio la nomina dell'assessore Gigliotti ha rappresentato uno degli elementi, secondo quanto si è appreso, che ha indotto la Commissione d'accesso, a conclusione del suo mandato, a proporre al prefetto Latella lo scioglimento del Comune. Sindaco di Sorbo San Basile è Luigi Riccelli, eletto nel 2015 e che in passato era già stato primo cittadino.

DARIA GIGLIOTTI: ESTRANEA AD OGNI IPOTESI DI CONDIZIONAMENTO «Apprendiamo dagli organi di stampa che il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Gentiloni avrebbe deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Sorbo San Basile per infiltrazioni della criminalità organizzata. Notizia diffusa nonostante a tutt’oggi né l’Ente né il consigliere interessato abbiano ricevuto notifiche o comunicazioni in ordine a tale provvedimento». È quanto si legge in una nota diffusa dall’assessore Daria Gigliotti e dal suo legale Daria Gigliotti Frank Mario Santacroce. «Desta, dunque, perplessità come sempre più spesso sta accadendo in Italia, sui metodi e sui sistemi di comunicazione di fatti così gravi che non si limitano a condizionare l’attività amministrativa di un Ente ma gettano scredito su persone che sono totalmente estranee a contesti criminali e malavitosi senza che le stesse siano state ancora formalmente notiziate. L’assessore Daria Gigliotti – si legge nella nota – aveva compiutamente spiegato alla commissione d’accesso in Prefettura ogni informazione utile e ragione sia in ordine alla candidatura, sia in ordine all’elezione sia in ordine alle modalità di ricerca del consenso elettorale, sia in ordine ai programmi e progetti amministrativi ribadendo, senza ombra di smentita, ed escludendo in modo categorico che mai alcun condizionamento suo, della famiglia o di altri soggetti ha potuto minare la sua elezione ed il suo operato come amministratore comunale». «D’altronde aver ricevuto 35 voti e tenendo conto che la sola famiglia della candidata garantiva oltre il 50% del voti utili ricevuti la dice lunga sull’assenza di condizionamenti o forzature del voto, così come la scelta del sindaco di nominare la stessa assessore è stata adottata dopo che la scelta era ricaduta su altri consiglieri che erano incompatibili o non pronti ad accettare le responsabilità di componente l’esecutivo quindi addirittura una seconda o terza scelta su un gruppo consiliare formato da appena 7 elementi. Circostanze queste che possono essere confermate da una popolazione intera trattandosi di una comunità di mille abitanti e facilmente riscontrabile. A tutto ciò – si legge ancora nella nota – va aggiunto che la stessa Daria Gigliotti, studentessa che sta completando brillantemente gli studio in Architettura presso l’università di Reggio Calabria, incensurata, mai sottoposta neppure ad attenzionamenti da parte delle autorità per il sol fatto, parrebbe leggere da ciò che riferisce la stampa, sicuramente meglio informata di chi dovrebbe conoscere i fatti, che il padre Santo Gigliotti, ucciso lo scorso anno in un agguato nella Presila catanzarese avrebbe ospitato nel 2006 un latitante della ‘ndrangheta catanzarese affiliato alla cosca degli Arena. E ciò sarebbe sufficiente per commissariare un Ente nel quale dal giorno dell’insediamento ad oggi nessun atto amministrativo, nessuna delibera di Giunta Comunale, nessuna delibera di Consiglio Comunale ha potuto minimamente interessare la vita sociale, politica, imprenditoriale della famiglia dell’assessore Daria Gigliotti». «E se a tutto ciò si aggiunge che le illazioni sul passato giudiziario del padre di Daria Gigliotti sono di pura fantasia se solo si considera che l’unico processo nel quale i fratelli Santo ed Aurelio Gigliotti e le rispettive consorti sono stati accusati di far parte di una consorteria malavitosa operante nel crotonese e facente parte del gruppo Arena, il cosiddetto processo “Ghibli” con attività estorsive e violazione della legge sulle armi, li ha visto prosciolti innanzi al Gup in un caso e assolti innanzi al Tribunale di Crotone nell’altro caso. Inoltre, ogni altro procedimento penale fino ad oggi celebrato e subito dal padre dell’assessore Daria Gigliotti, che hanno interessato furto di inerti, violazione di norme edilizie e norme previdenziali o altri reati minori, li ha visti sempre assolti con formula piena. In questa vicenda non sarebbe neanche il caso di dire che i figli pagano gli errori dei genitori perché nel caso che ci occupa non ci sono neppure questi. A questo punto nel pieno rispetto di ogni decisione che sarà adottata dalle competenti Autorità e una volta lette le ragioni di questa assurda decisione sarà interesse della sig.ra Daria Gigliotti tutelare la sua immagine e quella della sua famiglia in ogni sede consapevoli che sicuramente questa vicenda verrà ridimensionata e ricondotta nella giusta direzione ma nell’augurio che ciò non comporti danni al Comune di Sorbo San Basile, alla comunità tutta ed alla famiglia Gigliotti che ha già subito un processo mediatico a seguito dell’uccisione del familiare Santo Gigliotti del quale ancora oggi non si conoscono le ragioni e gli autori. Dovrebbe far riflettere – conclude la nota – la decisione di appena due giorni fa del Tar Lazio che ha accolto il ricorso del sindaco del Comune di Tropea annullando il decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune per la totale assenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata degli amministratori comunali con totale assenza di condizionamento o alterazioni delle decisione e della volontà dell’Ente. Questa decisione dovrebbe far riflettere sull’avventatezza di alcune decisioni e quindi attendiamo fiduciosi».

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  • Occhiello Accertate le infiltrazioni della criminalità organizzata. L'accesso antimafia era stato disposto dopo l'omicidio dell'imprenditore Santo Gigliotti. I suoi rapporti con i clan e la nomina ad assessore della figlia, che respinge i sospetti: «Estranea ad ogni ipotesi di condizionamento mafioso»

CATANZARO A quattro anni dalla “soppressione” delle Comunità montane (assorbite in Calabria Verde), la loro liquidazione continua. Troppo difficile, troppo complicata. Per questo la giunta regionale si è concessa altri sei mesi, che porteranno – a meno di ulteriori slittamenti – il termine della procedura al 2018. E dire che la prima legge fissava lo stop al 31 dicembre 2014, «data entro la quale la procedura di liquidazione deve essere completata». Un conto è la solennità istituzionale, altro sono i fatti. Tant’è che, nell’agosto 2016, un’altra legge scritta per chiudere la faccenda già si lasciava aperta una “porticina”: «Qualora ricorrano situazioni di particolare complessità delle operazioni», si può spostare il termine in avanti di sei mesi. Quella porticina è diventata un portone: la liquidazione infinita – affidata dal 6 marzo scorso al manager Giacomo Giovinazzo, che non percepisce compensi aggiuntivi – continua e, inevitabilmente, costa. 
Dato che in Calabria gli atti della pubblica amministrazione possono colorarsi di sfumature inedite, attorno a questi costi c’è una piccola patina di mistero. Se, infatti, è possibile sapere che, nel mese di aprile, le spese di viaggio per la struttura del commissario unico sono costate 4.469 euro, non è dato sapere chi abbia incassato l’acconto di 2.871 euro per imbastire un ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Ci si deve accontentare di un generico studio legale T****/S****. I nomi sono omissis anche nel decreto che assegna 3mila euro per «attività svolta a favore della soppressa Comunità montana delle Serre calabre». Andranno al legale R***** C*****- Come in un rebus, ci si può esercitare con l’albo degli avvocati in mano: complicato, ma magari con un po’ di fortuna si riesce a individuare il professionista. 
Per esempio, 17.651 euro finiscono nelle tasche di V****** P******. Ne ha diritto, dato che ha svolto le funzioni di segretario generale tra luglio e ottobre del 2011 per una Comunità montana. Secondo il commissario sono soldi suoi: ma non hanno ugualmente diritto i cittadini a sapere chi sia il titolare di quelle somme, visto che si tratta di denari pubblici? La risposta è no. Anche per quanto riguarda i 14.529 euro riconosciuti a F****** G******** come «spese di viaggio per l’attività svolta quale segretario generale» della Comunità montana “Aspromonte centrale” regge la segretezza. Ed è così per tutti i fondi utilizzati dal commissario straordinario per spegnere i focolai di debito residuo. Per ottenere lo scopo, sono stati messi da parte 450mila euro. Sapere a chi siano già finiti o finiranno è un’impresa che sfiora la caccia al tesoro. Ci sono 3.222 euro, invece, sulle quali il decreto pubblicato nell’albo pretorio riservato alla liquidazione dà qualche indicazione in più. Non il nome del beneficiario del pagamento (per «competenze professionali e rimborso spese di viaggio») – non si mai – ma un luogo (di residenza, di nascita, di domiciliazione professionale?): si specifica infatti che U****** V******* è «di Rende». Siamo proprio nei pressi della violazione della privacy. Per fortuna si torna all’ordinario con i 10mila euro pagati all’avvocato G******* P********, che ha difeso il dipendente C******** in una causa contro la Comunità montana Aspromonte orientale. Lasciamo perdere i nomi, anche se sono fondi pubblici. Bisogna accontentarsi: in fondo la liquidazione sta per finire. Sì, certo, come nel 2014.

Pablo Petrasso
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  • Occhiello La procedura avrebbe dovuto concludersi nel 2014: se ne parla (nella migliore delle ipotesi) nel 2018. E sapere a chi finiscono i soldi per le prestazioni professionali e le spese di viaggio è impossibile

CATANZARO È arrivata in Calabria la  promossa dal Partito Radicale e dall'Unione delle Camere penali italiane. Alla guida dell'iniziativa ci sono Rita Bernardini, in sciopero della fame da 10 giorni per chiedere la riforma della giustizia, e Sergio D'Elia, segretario dell'associazione "Nessuno tocchi Caino". «Gli obiettivi della “Carovana” - secondo quanto riferisce un comunicato - sono quattro: una raccolta di firme sulla proposta di legge della Camere penali per la separazione delle carriere; tremila iscritti al Partito Radicale entro il prossimo 31 dicembre per continuare le lotte di Marco Pannella; amnistia e indulto come riforme obbligate per l'immediato rientro dello Stato nella legalità costituzionale italiana ed europea, premessa indispensabile per una Giustizia giusta, e superamento di trattamenti crudeli e anacronistici come il regime del 41 bis ed il sistema dell'ergastolo, a partire da quello ostativo». Per domani, sabato 10 giugno, alle 17.30, è in programma a Reggio Calabria, nella sala "Giuditta Levato" di Palazzo Campanella, un convegno sul tema "Comuni sciolti per mafia: unico strumento di contrasto alla criminalità organizzata?", al quale è prevista la partecipazione, tra gli altri, della stessa Rita Bernardini, del magistrato Rocco Cosentino e dello scrittore Mimmo Gangemi. Altre tappe della "Carovana" saranno il 12 giugno a Locri ed il 16 a Scalea. Il tour della "Carovana" si concluderà il 17 giugno a Cosenza con una raccolta di firme in carcere. 

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  • Occhiello Alla guida dell'iniziativa ci sono Rita Bernardini, in sciopero della fame da 10 giorni per chiedere la riforma del sistema giudizario, e Sergio D'Elia, segretario dell'associazione "Nessuno tocchi Caino". Tappe a Reggio, Locri e Scalea

Domenico Tedesco dovrebbe diventare il nuovo allenatore dello Schalke 04. Lo scrivono la dpa e la Bild. Tedesco ha 31 anni, è nato a Rossano, in Calabria e vive in Germania da quando aveva due anni. Viene considerato uno dei giovani allenatori di maggior talento in Germania. A inizio marzo ha assunto la guida dell'Erzgebirge Aue, una squadra che in quel momento era ultima nella 2. Bundesliga (la Serie B tedesca) ed è riuscito a salvarla dalla retrocessione, totalizzando sei vittorie, due pareggi e tre sconfitte e mostrando un calcio offensivo che ha stupito gli esperti. «All'Aue ha fatto in poco tempo un ottimo lavoro», lo ha elogiato oggi il commissario tecnico della Nazionale tedesca, Joachim Loew, durante una conferenza stampa in vista della sfida di domani tra Germania e San Marino. Tedesco dovrebbe prendere il posto di Markus Weinzierl, che dovrebbe essere licenziato dopo appena un anno. Sarebbe il 20esimo allenatore della formazione di Gelsenkirchen negli ultimi 15 anni. Nella stagione appena conclusa lo Schalke 04 è arrivato decimo nella Bundesliga e non si è qualificato per le competizioni europee, per la prima volta in sette anni.

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  • Occhiello Il 31enne Domenico Tedesco, nato in Calabria, vive in Germania da quando aveva due anni. Sarebbe in procinto di diventare il nuovo allenatore dello Schalke 04. Intanto incassa gli elogi del ct Loew

LAMEZIE TERME «Senza volere anticipare il lavoro della Commissione, a cui sarà certamente fornita ogni forma di utile collaborazione e a cui si chiede il massimo rigore, ci sentiamo di affermare che dall’inizio della legislatura tutti gli atti varati dal consiglio comunale e dalla giunta municipale sono legittimi. Naturalmente rientrano nell’alveo della correttezza anche gli atti dirigenziali, sui quali, come prevede la legge, non vi è stata alcuna ingerenza della parte politica». Il gruppo di “Lamezia Unita” accoglie così la notizia dell’insediamento della Commissione d’accesso al Comune di Lamezia Terme, dopo la nomina da parte del prefetto di Catanzaro Luisa Latella. «Lamezia Unita – si legge in una nota – è disponibile, nella misura in cui il sindaco lo ritenga necessario, alla più ampia e profonda rivisitazione di ogni ruolo politico, anche alla luce delle recenti dimissioni, alcune delle quali sono apparse sorprendenti. Tale disponibilità deve essere intesa come gesto di apertura e collaborazione alla commissione prefettizia, al sindaco, al consiglio comunale ed a tutta la città. In altri termini è il momento della generosità verso la città e dell’umiltà nei confronti degli organi dello Stato, che non significa remissività o riconoscimento di condizioni di permeabilità alla criminalità organizzata». 
La nota è un appello all’«unità tra tutti gli attori politici sul proscenio della vita pubblica lametina» e al «dialogo tra maggioranza e minoranza, pur nella distinzione tra ruoli di governo ed opposizione». Predicano moderazione, da Lamezia Unita: «Ci aspettiamo che tutti abbassino i toni e che le forze politiche di opposizione dimostrino maggiore senso di responsabilità. Sarebbe facile speculare sulla retorica dell’antimafia, cercando di lucrare sull’argomento facile consenso, abbiamo l’obbligo di sottolineare però, che, chi dovesse indulgere nel gioco al massacro, non distruggerebbe un sindaco o una forza politica ma devasterebbe la città». 
Unità e moderazione, certo. Però la chiosa non risparmia una risposta a una recente uscita pubblica del sindaco Paolo Mascaro, che ha lasciato «esterrefatti» i membri del gruppo politico: «Il sindaco (riferendosi alla vicenda delle dimissioni chieste a Marialucia Raso, il cui fidanzato è rimasto coinvolto nell’operazione Crisalide, ndr), neanche tanto velatamente, minaccia di cacciarci dalla maggioranza. Siamo sbigottiti, dal momento che lui sa perfettamente che la nostra posizione sulla vicenda è stata ed è assolutamente intransigente, non la strombazziamo per non fare demagogia a buon mercato a spese di una ragazza nata negli anni 90». «Questo però – spiegano – non ci impedito di essere con lei chiari, sinceri e rigorosi e, curiosamente, il sindaco tutte queste cose le conosce, sa bene però anche che le dimissioni della Raso le può firmare solo la Raso, Lamezia Unita non può diventare oggetto di speculazione, questo non possiamo consentirlo. Quanto alla possibilità di uscire dalla maggioranza, evitiamo una risposta politica, che sarebbe, in questo momento, controproducente per la città». L’invito ad abbassare i toni è rivolto anche al primo cittadino. 

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  • Occhiello Il gruppo "Lamezia Unita" chiede cooperazione per salvare la città: «La politica collabori con la commissione prefettizia. Ma, sul caso Raso, Mascaro sa che siamo stati intransigenti. Non può minacciarci»

ROSSANO Intidimidazione all’assessore del Comune di Rossano Calabro Giovanni De Simone. Ne dà notizia un il circolo cittadino e il gruppo consiliare de “Il coraggio di cambiare l’Italia”, che esprimono solidarietà al membro della giunta Mascaro. «Da diversi giorni, infatti – prosegue la nota –, l’amministratore è destinatario di numerose invettive da parte di un ex dipendente della cooperativa Econatura, già affidataria del servizio di pulizia del verde pubblico della città. Non ultima, quella di ieri sera quando lo stesso operaio, in pubblico, avrebbe tentato un’aggressione proferendo palesi minacce di morte rivolte all’assessore».
«Siamo costernati – dice il coordinatore vicario cittadino del movimento, Gianfranco Gallo – per quanto accaduto all’amico De Simone. Un atto vile e ignobile rivolto a un amministratore che, sin dal suo insediamento, sta lavorando a servizio dei cittadini e nel solo interesse della città. C’è un problema di fondo – aggiunge Gallo –, che è determinato da una carenza cronica di lavoro e questo, sicuramente, porta ad atti esasperati, comunque e per nessun modo giustificabili, come quello di cui è stato vittima l’Assessore all’Ambiente. E non si possono – scandisce il coordinatore vicario – imputare colpe all’assessore all’Ambiente che, viceversa, sta lavorando in modo certosino per evitare il verificarsi di queste situazioni imbarazzanti ed al quale facciamo sentire forte la nostra vicinanza ed il nostro sostegno. Continuiamo sulla strada del cambiamento, senza farci intimidire. Un cambiamento che parte dal coraggio e da quell’impegno civico che impone di metterci la faccia, sempre. Anche in situazioni del genere dove un amministratore si è trovato, per forza di cose, a dover fare i conti con la dura realtà di un gruppo di persone senza lavoro». 
«Ribadiamo, ogni diritto giusto e sacrosanto – precisa ancora – si rivendica con civiltà. Perché la situazione sociale e lavorativa di chi avrebbe voluto tentare di risolvere la sua situazione con la violenza non è dissimile da altre situazioni, di suoi colleghi, che stanno affrontando il particolare momento con estrema dignità e ai quali va la nostra piena e totale solidarietà».
Intanto, sull’accaduto, sta indagando il commissariato di pubblica sicurezza di Rossano che stamani ha raccolto l’esposto dell’assessore De Simone e, proprio in queste ore, starebbe procedendo alla diffida dell’operaio che si sarebbe reso protagonista dell’atto intimidatorio.

Informazioni aggiuntive

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