Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 13 Luglio 2017

LAINO BORGO Settimane roventi in tutta la Penisola, la piaga dei roghi estivi, quest’anno, è ancora più dolorosa rispetto al passato. Dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Campania, le emergenze ormai non si contano più. In Calabria, la situazione non è certo migliore, ma con l’aggravante che da giorni, ormai, diverse comunità richiedono interventi che nessuno è in grado di garantire. Molti mezzi calabresi di soccorso aereo sono infatti impegnati nella gestione delle emergenze fuori regione, così molte aree subiscono danni senza che nessuno possa farci qualcosa.
È il caso del Pollino che da giorni ormai è sotto assedio di roghi evidentemente dolosi, appiccati anche a ridosso di bellezze naturali come le Gole del fiume Lao. A fare da megafono alle richieste degli abitanti e degli operatori turistici dell’area di Laino Borgo, è stato Daniele Rossi, presidente di Confindustria Catanzaro, che dalla sua pagina Facebook ha pubblicato un video di denuncia relativo ai roghi che nella giornata di ieri hanno coinvolto persino le sponde del fiume Lao.
Rossi, che si trovava insieme alle guida e al titolare di un’associazione che si occupa di organizzare escursioni di rafting lungo il fiume, si è rivolto direttamente al capo della Protezione Civile calabrese Carlo Tansi dal momento che i roghi, in più di un caso, sono arrivati a lambire le abitazioni provocando anche danni ad infrastrutture di collegamento importati come reti telefoniche ed elettriche. Diverse, inoltre, le segnalazioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case o a mettere in salvo, in fretta e furia, il bestiame, il tutto senza l’intervento di alcuna squadra di soccorso.

 

ale.tar.

CITTANOVA In occasione della conversione in legge del decreto cd “Banche Venete”,  i deputati Battaglia e Magorno hanno presentato un ordine del giorno, che è stato accolto dal governo come raccomandazione, sul caso del commissariamento della Banca di credito cooperativo di Cittanova.
L’iniziativa, che segue di qualche settimana la presentazione di un’interrogazione parlamentare, si colloca al centro dell’impegno profuso dall’Battaglia e dal Pd in merito a un episodio sul quale si continuerà a vigilare.
«Al riguardo – si legge in una nota congiunta dei parlamentari dem - il governo si è impegnato a verificare quanto dichiarato dai proponenti in riferimento alla politica posta in essere dalla gestione commissariale nonché, a valutare l’opportunità di attivarsi tempestivamente per porre in essere tutte le azioni a salvaguardia dei correntisti, dei soci e dei livelli occupazionali dell’istituto in una realtà complessa quale quella del comprensorio».
I parlamentari hanno premesso che «la vicenda trae origine dalla contraddittorietà del comportamento della Banca d'Italia che, nello scorso novembre approvava il progetto industriale di fusione per incorporazione della Banca di credito cooperativo di Montepaone nella Banca di credito cooperativo di Cittanova, non rilevando ostacoli sotto il profilo del presidio del credito e della credibilità del management e, dopo solo quattro mesi, nel marzo 2017, disponeva, invece, lo scioglimento degli Organi amministrativi e di controllo, sottoponendo l’istituto alla procedura di amministrazione straordinaria, in quanto gli accertamenti ispettivi di vigilanza hanno evidenziato l'insussistenza delle condizioni di sana e prudente gestione dell'intermediario».
I democrat continuano affermando che «a quanto è dato sapere, l’amministrazione straordinaria risulterebbe adottare a oggi una politica di gestione che, nei fatti, frena anche l'ordinario ricorso al credito, snaturando così la mission di un istituto di credito che si basa soprattutto sul radicamento territoriale e sul rapporto personale con i soci e la clientela che si sta allontanando dall'istituto per cui, la perdita di una delle poche risorse economico finanziarie di sostegno al fragile tessuto imprenditoriale e alle comunità locali, costituirebbe un grave colpo in una realtà così drammaticamente provata dalla crisi economico sociale, caratterizzata da disoccupazione, povertà diffuse e malessere sociale».
«Perdurando tali condizioni – concludono – si alimenterebbe, inevitabilmente, un progressivo scollamento della banca dal territorio tale da produrre un suo ridimensionamento e la chiusura di proprie filiali con conseguente drastica riduzione di personale, anche in considerazione del fatto che, in attuazione della riforma delle Bcc varata nell'aprile 2016, entro maggio 2018 la Bcc di Cittanova dovrà aderire ad una delle due capogruppo nazionali, Iccrea Banca o Cassa centrale Banca».

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  • Occhiello I due parlamentari Pd hanno presentato un ordine del giorno accolto dall’esecutivo Gentiloni a tutela dei correntisti dell’istituto di credito calabrese

CATANZARO Si è conclusa con il proscioglimento disposto dal Tribunale penale collegiale di Catanzaro la vicenda a carico di Luigi Leone e Giuseppe Leone, coinvolti nell'inchiesta sui presunti illeciti negli appalti gestiti dall'ufficio scolastico regionale.
Il Tribunale, accogliendo le tesi degli avvocati difensori, Crescenzio Santuori e Francesco Iacopino, ha prosciolto gli imputati dai reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e occultamento di atti pubblici. L’ipotesi associativa, invece, pur ascritta in origine dalla Procura, non aveva già retto al vaglio del giudice per l’udienza preliminare.

L’ACCUSA Secondo l’accusa l’ex dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Luigi Leone, e suo figlio Giuseppe, insieme ad altre 19 persone (già prosciolte nel corso dell’udienza preliminare), avrebbero ordito una presunta truffa nella fornitura di materiale nelle scuole del Crotonese. Da un lato, infatti, il pm aveva ipotizzato che a essere “truccata” fosse la procedura di assegnazione delle forniture alle scuole, dall’altro, l’allocazione dei fondi ministeriali alle scuole stesse. Accuse, sempre respinte dagli imputati, che avevano negato alterazioni nelle procedure di aggiudicazione delle gare o illecite allocazioni dei fondi ministeriali, rivendicando sempre il rispetto delle regole e la tutela degli interessi della pubblica amministrazione.
Al termine della lettura del dispositivo, gli avvocati Santuori e Iacopino hanno espresso soddisfazione per l’epilogo della vicenda: «Dopo 8 anni di sofferenze, nel corso delle quali i nostri assistiti hanno subito anche l’onta dell’applicazione di misure cautelari coercitive, si è finalmente concluso un calvario giudiziario che ha coinvolto (o, meglio, “travolto”) due persone perbene, che da oggi in avanti potranno finalmente voltare pagina, lasciandosi alle spalle questa triste vicenda».

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  • Occhiello Il Tribunale proscioglie Luigi Leone, ex dirigente dell'Usr, e suo figlio Giuseppe: nessun abuso sulle forniture nel Crotonese. I legali Santuori e Iacopino: «È la fine di un calvario»

CATANZARO È stato condannato a un anno e otto mesi Riccardo Petrucci, ex allenatore del Sambiase, squadra lametina che ora milita nell'Eccellenza calabrese. Lo ha deciso il gup di Catanzaro Carlo Paris al termine del processo con rito abbreviato, stralcio della maxi inchiesta sul calcioscommesse denominata "Dirty soccer". Secondo l'accusa «Riccardo Petrucci, allenatore del Sambiase, al fine di garantire alla propria squadra un'agevole salvezza e quindi la permanenza per l'anno successivo nel campionato di Eccellenza Calabria, si adoperò al fine di combinare alcune partite di quel campionato i cui esiti, incrociati, avrebbero permesso al Sambiase di aggiudicarsi punti necessari alla piena salvezza». L'operazione Dirty soccer era scattata nel maggio 2015 e aveva portato all'arresto di 50 persone, mentre altre 70 sono state indagate in stato di libertà. Secondo la Dda di Catanzaro sarebbero state organizzate una serie di combine di partite di calcio dei campionati di Lega Pro e Lega D nella stagione 2014-15. Dell'organizzazione avrebbero fatto parte giocatori, allenatori e direttori sportivi che avrebbero alterato i risultati di alcuni match con lo scopo di realizzare lucrose vincite attraverso il sistema delle scommesse.  

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  • Occhiello Riccardo Petrucci dovrà scontare un anno e otto mesi. La decisione del gup di Catanzaro nel processo sul calcioscommesse “Dirty soccer”. Avrebbe combinato alcune partite a favore della squadra lametina
Giovedì, 13 Luglio 2017 18:32

Rende, la nuova giunta Manna lascia fuori Ap

RENDE Il sindaco di Rende Marcello Manna ufficializza la nuova giunta. Sono stati nominati: Marina Pasqua assessore con deleghe a Pari opportunità, Politiche di inclusione, Decentramento, Protezione civile; Pierpaolo Iantorno assessore con deleghe al Bilancio, Personale, Tributi, Patrimonio; Pino Munno assessore con deleghe ai Lavori pubblici, Manutenzione, Rapporti con Rende Servizi srl e Benessere animali; Domenico Ziccarelli assessore con deleghe Ambiente, Attività produttive, Associazionismo, Centro storico, Commercio, Polizia municipale, Turismo; Pasquale Costabile assessore con deleghe Urbanistica, Piano strutturale comunale, Edilizia privata, Arredo e Decoro urbano, Sviluppo aree industriali; Annamaria Artese assessore alle Politiche sociali, Politiche giovanili e Pubblica istruzione; Marta Petrusewicz assessora con deleghe Cultura, Ricerca ed Università.

ALTERNATIVA POPOLARE: GIUNTA "CASERECCIA" «Ci pare di capire, dopo l’incontro avuto nella tarda serata di ieri, con il sindaco Manna, che allo stato delle cose regna ancora molta confusione». È quanto si legge in una nota del coordinamento cittadino di Alternativa popolare di rende che, rappresentata da Enrico Monaco, Mario Bartucci, Mario Bruno, Mario Rausa, Annarita Pulicani e Serena Russo, ha proposto al sindaco tre cose. «La prima – spiegano nel comunicato - è la riconferma del quadro politico uscito vittorioso alle elezioni del 2014. Secondo di recuperare un rapporto con la città che si è completamente smarrito, proponendo sul territorio una bonifica significativa dei problemi annosi e gravissimi ancora aperti sul piano ambientale (Legnochimica, Sant’Agostino, opere primarie, gestione delle risorse in modo trasparente, Piano Regolatore, Parco acquatico). Per terzo, ha proposto, inoltre, e se non ci sono le condizioni per questo, qualcuno comunque ci dovrà spiegare il perché, una giunta istituzionale “del sindaco” di altissimo livello. Una giunta istituzionale nella quale, secondo le stesse parole che il sindaco ha riportato nei giorni scorsi e nell’ultima conferenza stampa, non dovrebbe concorrere nessun partito eletto nelle competizioni elettorali. Di fronte a questo il sindaco Manna ha deciso di prendersi una pausa di riflessione e che valuterà nei prossimi giorni». 
«Noi vogliamo significare, oggi, all’opinione pubblica che Alternativa popolare non viene meno al suo mandato elettorale e, soprattutto, non chiede le dimissioni del sindaco Manna che – proseguono nella nota - potrebbero, però, scaturire da una grave carenza di maggioranza costituita per sostenere questa ipotesi di giunta che a quanto pare si ammanta di civismo, ma di fatto è composta da partiti, nonché rappresentata da nomi, che si leggono ultimamente sui giornali, di persone amiche del sindaco. Sembra, dunque, più una giunta “casereccia” e familiare che non istituzionale e senza nessuna dignità politica. Pertanto, il sindaco ha preso una pausa di riflessione che noi rispetteremo con serenità. Noi non chiediamo le dimissione al sindaco ma lo stesso potrebbe incorrere nell’errore di non avere praticamente i numeri che possano sostenere un’ipotesi del genere». 
«Quindi – concludono gli esponenti Ap -, noi lo avvisiamo primo del tempo, non ci si venga a dire che per non avere i numeri il sindaco Manna lascia, perché lasciare la città oggi sarebbe un atto di viltà che noi non condividiamo, perché ci sono emergenze ambientali e di gestioni amministrativa che non possono più attendere. Noi abbiamo dato disponibilità sia a continuare con questa maggioranza sia alla giunta istituzionale che pensavamo potesse volare alto, che soprattutto guardasse ai problemi della città, e dobbiamo registrare, invece, che gli ultimi avvenimenti non vanno in questa direzione, non certo per nostra volontà e né per la volontà del corpo elettorale che ci ha dato fiducia».

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  • Occhiello Nominati i nuovi assessori. Nessuna esponente di Alternativa popolare. «Non chiediamo le dimissioni del sindaco ma regna ancora la confusione»

CATANZARO Con apposito decreto, il presidente della Regione Mario Oliverio ha dato indicazione al direttore generale del dipartimento Salute Riccardo Fatarella a voler autorizzare le Aziende sanitarie calabresi a procedere alle assunzioni di personale, indispensabili a garantire le attività di emergenza/urgenza. Ciò - riporta una nota diffusa dall’ufficio stampa della giunta -, se entro le 24 di giorno 15 luglio non si dovesse formalizzare il Dca da parte della struttura commissariale.
Il presidente Oliverio - prosegue la nota - ricostruisce tutti i passaggi che si sono consumati in questi mesi ma che a tutt’oggi non hanno prodotto alcun risultato: decreti non sottoscritti dalla struttura commissariale nella sua interezza e che hanno registrato la irricevibilità da parte di ministeri affiancanti; decreti non in linea con la metodologia richiesta dai ministeri in materia di fabbisogno di personale; tavoli di monitoraggio che hanno diffidato la struttura commissariale nei modi e nei termini indicati dagli stessi ministeri. Tutto ciò – si legge nella nota –,  mentre gli ospedali calabresi sono al collasso e la già fragile rete territoriale ridotta all’osso. Da ultimo, in data 11 luglio scorso, a seguito dell’aggiornamento delle tabelle sul fabbisogno del personale, condiviso dai ministeri affiancanti, il dipartimento Salute della Regione ha predisposto e sottoscritto una nuova proposta di Dca,  in data 12 luglio. Proposta sottoscritta nella stessa giornata dal sub commissario Urbani.
È nel percorso richiamato che trova origine l’iniziativa straordinaria e urgente del Presidente Oliverio che al riguardo afferma: «Si è già proceduto ad accorpamenti di reparti ed a differimento di prestazioni con un ulteriore carico di lavoro sull’insieme di operatori sanitari aggravando ulteriormente le difficoltà in cui opera il sistema sanitario calabrese. La mia è un’azione di supplenza e di responsabilità verso i calabresi».

SCURA: A BREVE TRE NUOVI DECRETI «A leggere il comunicato apparso oggi sulla stampa, il 15 luglio scadrebbe il termine oltre il quale il presidente Oliverio “autorizzerebbe” una irrituale nuova proposta del subcommissario Urbani (che, dunque, non ha ancora rassegnato le proprie dimissioni dopo il recente conferimento di un incarico ministeriale), che il dirigente generale Fatarella e il dirigente di settore Pagliaro hanno sottoscritto, dimenticando che hanno fatto altrettanto con il Dca 50, la cui validità non è contestabile». È quanto si legge in una nota del commissario ad acta per il piano di rientro, Massimo Scura.
«Solo una prassi a corrente alternata – argomenta Scura – giustificherebbe l’assunto per cui la mancata firma del subcommissario Urbani renderebbe non valido il Dca 50, mentre in precedenza Urbani non ha firmato altri 3 Dca che sono stati considerati validissimi e applicati: il 102/2014 Commissario Pezzi e i Dca 18/15 e 109/15 Commissario Scura. Il subcommissario aveva motivato la mancata firma al Dca 50 – prosegue il commissario ad acta – perché non conforme alle regole ministeriali sul fabbisogno basate su una fotografia della produzione ospedaliera del 2015. Grazie a queste regole, Urbani asseriva che in Calabria ci sono 17 ortopedici di troppo, 11 medici nefrologi in eccedenza, 4 cardiochirurghi, 5 chirurghi toracici e 8 ginecologi inutili e via dicendo. Oggi, con la nuova “proposta”, (c'è n’era stata anche una precedente, si ricorderà) corregge in parte il tiro ma la sostanza non cambia. Non solo, ma mentre il Dca 50 diceva, ospedale per ospedale, disciplina per disciplina, dove andava allocato il personale, questa proposta dice solo qual è il fabbisogno complessivo, per alcune discipline, non tutte, degli ospedali calabresi, rinviando (altra perdita di tempo) ad un confronto successivo la dislocazione ospedale per ospedale. Il Dca 50, infatti, nasceva da un confronto serrato tra struttura dipartimentale (nominata dal Presidente) che ora si rimangia tutto, direttori generali (nominati dal Presidente) e la struttura commissariale della quale faceva parte anche il sub commissario, che all’ultimo tavolo del 27 giugno ha affermato “nessuno discute del merito” (ossia del reale fabbisogno degli ospedali; e allora di che discutiamo, di regole ministeriali talmente opinabili, che il ministero stesso le sta rivedendo tutte e che non ha reso ufficiali, né con una circolare, né tantomeno con un decreto?)».
«Oggi si sostiene, siamo chiamati solo a discutere – aggiunge Scura – del fabbisogno necessario all’ottemperanza della L 161/2014 sugli orari di lavoro, rinviando alla convocazione del tavolo DM 70 la verifica di altre necessità. Come se non bastasse i primari sono inseriti nelle tabelle del fabbisogno dei medici. Chi ha gestito aziende sanitarie dovrebbe sapere che i primari non hanno orario di lavoro e non fanno i turni! In Calabria inoltre ci sono da anni ancora circa 80 primari f.f. per i quali andrebbero banditi regolari concorsi al fine di migliorare la qualità delle prestazioni. Infine va sottolineato che, grazie all’accurata gestione delle risorse umane di direttori generali, dipartimento e struttura commissariale, la spesa totale per il personale è ben al di sotto di quella programmata per il 2017 (meno 7 milioni di euro) e del 2018 (meno 25) il che consentirà per il prossimo anno una ulteriore iniezione di risorse mirate. Per fortuna il personale per gli screening è passato con il Dca 134/2016 se no saremmo ancora al palo e metteremmo ancor di più (perché non siamo a regime, purtroppo) a rischio la vita di molte donne e uomini. Per fortuna il personale della cardiochirurgia di Reggio è quasi completamente in reparto, garantendo oltre 160 interventi dall’inizio dell’anno. Per fortuna alcuni direttori generali, con coraggio e, soprattutto buon senso hanno parzialmente o totalmente utilizzato il Dca 50/17».
«Se, chi ora si straccia le vesti, avesse avuto a cuore le sorti sanitarie dei calabresi, avrebbe pubblicato il Dca 50 o, quantomeno, non omesso di compiere un atto d’ufficio in materia sanitaria respingendo la richiesta formulata dal sottoscritto commissario di pubblicarlo sul BURC (c’è ancora chi sa assumersi le proprie responsabilità). Le assunzioni – spiega il commissario ad acta – sarebbero state effettuate da tempo e il confronto con i ministeri sarebbe stato di mia competenza, come prevede la legge, ma salvaguardando i servizi ospedalieri e territoriali. Purtroppo qualcuno ha voluto cavalcare il “tanto peggio tanto meglio” e questi sono i risultati. Perché i calabresi capiscano. Comunque a fronte degli incontri del 20 e 27 giugno, della corrispondenza tra il commissario e i ministeri (il 28 avevamo già inviato una proposta complessiva e solo martedì ci è arrivata una risposta, non completa) e a seguito delle ultime telefonate avute ieri con il ministero della salute, stiamo predisponendo tre decreti che coprono l’intero fabbisogno, non solo per ottemperare la 161/14 ma per dare risposta a tutte le esigenze ospedaliere e territoriali, sanitarie, tecniche e amministrative. A brevissimo i tre Dca saranno inviati al dipartimento e al subcommissario per la firma e al ministero per la convocazione del tavolo DM 70. Per i distratti – è la conclusione – vorrei ricordare che il sottoscritto aveva chiesto un incontro chiarificatore il 12 aprile, sollecitato il 27 aprile e richiesto la convocazione del tavolo DM 70 per il 13 o il 14 luglio. Ma se non si deve discutere del merito... tutto diventa aleatorio».

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  • Occhiello Il governatore dà indicazioni al dg Fatarella di procedere con i nuovi innesti «se entro il 15 luglio non si dovesse formalizzare il decreto». Pronta la bozza sottoscritta dal dipartimento e da Urbani. Ma il commissario risponde: «A breve tre Dca per dare risposte ai calabresi»

VIBO VALENTIA A beneficiare dei fondi ex Gescal dovevano essere i cittadini in difficoltà. Quei soldi, detratti per decenni dalle buste paga dei lavoratori, dovevano servire a dare una casa a chi non aveva un tetto, o al limite a finanziare interventi di recupero o ristrutturazione degli alloggi popolari già esistenti. Il destinatario finale di qualsiasi intervento finanziato con i fondi ex Gescal, insomma, doveva essere «il cittadino in difficoltà o comunque la collettività».
A confermarlo agli uomini della Guardia di finanza vibonese è anche l'attuale commissario straordinario dell'Aterp, Ambrogio Mascherpa, nominato dalla giunta Oliverio alla guida dell'Azienda regionale unica in cui sono confluiti i 5 ex enti provinciali che, fino all'accorpamento, hanno gestito l'edilizia popolare calabrese. A Vibo, invece, con i soldi destinati alla “Gestione case per i lavoratori” sarebbero state eseguite delle manovre che secondo la Procura guidata da Bruno Giordano sarebbero tutt'altro che lecite: i fondi ex Gescal sarebbero stati «illegittimamente dirottati» su interventi che si discostavano totalmente dagli scopi originari del finanziamento. Come, per esempio, l'acquisto della sede dell'ex Aterp di Vibo per 2,3 milioni di euro, avvenuto nel periodo in cui l'Azienda era guidata dall'ex commissario Tonino Daffinà (in quota Forza Italia) e l'assessorato ai Lavori pubblici era appannaggio di Pino Gentile (giunta Scopelliti). Entrambi, assieme al manager Mimmo Pallaria, all'ex dirigente Antonio Capristo e agli imprenditori Nazzareno Guastalegname e Antonino Stagno, sono stati destinatari di un decreto di sequestro per poco meno di 800mila euro emesso dal gip di Vibo Gabriella Lupoli.
A sollevare il caso dell'acquisto della sede vibonese dell'Aterp era stato il Corriere della Calabria che, già nel novembre 2014 (n. 175 del settimanale cartaceo), aveva pubblicato un'inchiesta dal titolo “Case impopolari” che metteva in luce, come diversi altri articoli successivi, l'uso allegro di questi finanziamenti citando, tra le altre cose, proprio il caso vibonese.

IL FONDO GESCAL Nel decreto vergato dal gip Lupoli viene ricostruita tutta la vicenda dei fondi ex Gescal, passati nel 2001 nella disponibilità delle Regioni attraverso la Cassa depositi e prestiti. Tutto inizia da quando, nel 2010, l'Aterp di Vibo era ancora guidata da Giuseppe Maria Romano. All'epoca viene emanato un bando finalizzato alla locazione e/o all'acquisto di un immobile da adibire a sede dell'azienda. Tra i requisiti viene previsto anche che l'edificio sia situato a Vibo «entro un raggio massimo di 1,5 km dal Municipio». Vengono presentate due offerte, e la vincente è proprio quella della DGS Srl, l'azienda di Guastalegname e Stagno. Una società che secondo la Guardia di finanza vibonese è stata costituita «ad hoc» a novembre del 2010 e «liquidata subito dopo la conclusione della vendita dell'immobile». Oltre a ciò la società non sarebbe stata nemmeno proprietaria dell'immobile: «Per tutto il periodo di durata della locazione stipulata con l'Aterp, non ha mai avuto la proprietà dell'immobile locato essendo stata acquisita solo qualche minuto prima che lo stesso fosse rivenduto all'Aterp in data 20 agosto 2014». Insomma tutto l'iter avviene con un'altra società, la DGM Immobiliare srl, mentre la gara viene aggiudicata in via definitiva alla DGS per un canone annuo di poco più di 45mila euro. Poi a giugno 2011 l'oggetto del contratto viene ampliato «in modo da ricomprendervi senza effettiva necessità un'ulteriore porzione dell'immobile», così il canone annuo arriva a 66mila euro prima e, successivamente, a 80mila euro tondi tondi. Quindi, a novembre del 2011, alla guida dell'Aterp vibonese viene nominato Daffinà, che però secondo i finanzieri già dal 2010 si sarebbe occupato «in proprio e comunque nell'interesse di società che di fatto rappresenta dell'acquisto dell'immobile da adibire a sede Aterp».

LE TAPPE A questo punto, per provare a districarsi nella complessa attività investigativa degli inquirenti vibonesi, occorre fissare in serie alcune date decisive.
Luglio 2012: l'allora dg del dipartimento Lavori pubblici della Regione, Giovanni Laganà approva (delibera 347) l'atto di indirizzo per l'elaborazione di un “Programma operativo nel settore politiche della casa” finalizzato all'utilizzazione di poco meno di 150 milioni di euro di fondi ex Gescal. Il punto 3.5 di questo programma prevede, in particolare, l'impiego di 25 milioni di euro per il finanziamento dei programmi edilizi delle Aterp.
Ottobre 2012: l'Aterp di Vibo chiede alla Regione di poter acquistare l'immobile ma la proposta non supera «il vaglio regionale in quanto implicante un sostanziale rischio di distrazione delle risorse dal vincolo legale».
Settembre 2013: Laganà si dimette e al suo posto subentra Mimmo Pallaria.
Dicembre 2013 - gennaio 2014: l'Aterp di Vibo ripropone l'acquisto della sede chiedendo alla Regione un finanziamento di 2,4 milioni di euro attingendo proprio al “Programma operativo”. Marzo 2014: la giunta regionale (delibera 93) accogliendo la proposta dell'allora assessore Gentile, formulata sulla base dell'istruttoria compiuta da Pallaria, approva alcune modifiche alla delibera originaria per cui le risorse ex Gescal possono anche essere utilizzate per superare particolari criticità finanziarie nell'ambito di uno specifico “piano di rientro”. Di fatto, secondo gli inquirenti, con questo provvedimento si sarebbe dato il via libera all'utilizzo dei fondi ex Gescal per scopi diversi da quelli a cui erano destinati.
Maggio 2014: l'Aterp di Vibo invia alla Regione il proprio “piano di azione” che prevede al primo punto proprio l'acquisto della sede, acquisto su cui la Regione esprime parere favorevole per 2,3 milioni di euro.
Giugno 2014: l'Aterp di Vibo delibera di procedere all'acquisto dell'immobile per la sede e la Regione nei giorni successivi, nonostante una serie di richiami alla prudenza, provvede ad assegnare i fondi necessari.
20 agosto 2014: l'immobile viene comprato dall'Aterp di Vibo.

LA PROPRIETÀ L'edificio era di proprietà degli eredi Cannatelli. Il primo ottobre 2010 viene stipulata una scrittura privata tra i proprietari e Guastalegname, con cui la società di quest'ultimo manifesta la volontà di acquistare l'immobile e viene autorizzata ad avviare le pratiche per la ristrutturazione, specificando la possibilità per la società acquirente di partecipare a qualunque tipo di bando di natura pubblica o privata, utilizzando la scrittura privata per la richiesta di pubblici finanziamenti. Non è una data qualsiasi: sono passati appena 6 giorni dalla pubblicazione del bando riguardante la sede dell'Aterp. L'immobile viene venduto il 10 novembre 2011 dagli eredi Cannatelli alla M.P.S. Leasing e Factoring per 800mila euro. Nell'atto la società di Guastalegname, che stipula lo stesso giorno un contratto di leasing con la M.P.S., viene indicata come utilizzatore. I lavori di adeguamento della struttura alle esigenze prospettate dall'Aterp vengono affidati alla DGS. Ma i lavori, scrive il gip, sono inizati e conclusi «prima ancora che la DGS ne divenisse utilizzatore a seguito del contratto di leasing».
L'immobile ristrutturato, insomma, secondo gli inquirenti «è venduto come se ancora si trovasse allo stato originario ovvero come civile abitazione per una valore di 800mila euro».

IL CONFLITTO DI INTERESSI «Emerge dagli atti – si legge nel decreto del gip – che Daffinà Antonino si sia attivamente interessato alla trattativa prodromica alla vendita dell'immobile da parte degli eredi Cannatelli, ponendosi quale loro unico interlocutore e garante». Gli stessi eredi Cannatelli lo hanno confermato, per cui è evidente per gli inquirenti che, nel momento in cui viene nominato commissario dell'Aterp Daffinà si trova ad operare in «conflitto di interessi».

LE CONCLUSIONI DEL GIUDICE Secondo il gip Lupoli, dunque, in tutta la vicenda si delinea «una precisa, unitaria e preordinata strategia volta a far rientrare speculativamente l'immobile nel patrimonio dell'ente». Una strategia che sarebbe culminata proprio con l'acquisto dell'edificio con i fondi ex Gescal, che sarebbero stati «illegittimamente dirottati sul finanziamento di tale operazione con relativa distrazione dagli stringenti scopi istituzionali (sovvenzione edilizia economica popolare) come ribaditi costantemente dalla giurisprudenza costituzionale, in tal modo procurando un ingiusto e consistente danno all'ente e alle casse pubbliche» e «un ingiusto profitto economico» alla società di Guastalegname e Stagno per 798.026,69 euro.

Sergio Pelaia
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  • Occhiello Il Corriere della Calabria si era occupato a novembre del 2014 della vicenda che ha portato al sequestro di beni per 800mila euro. Ecco i dettagli dell'inchiesta che ha coinvolto il vicepresidente del consiglio regionale Gentile, il dg Pallaria e l'ex commissario Daffinà

COSENZA La mannaia su Unionfidi Calabria potrebbe calare ufficialmente da un momento all’altro. Una decisione della Banca d’Italia attesa da giorni e non ancora recapitata agli uffici della struttura, a Torino e Cosenza. Ma se l’aspettano tutti. Soprattutto gli otto dipendenti dell’ex Confidi, che vedono a rischio il proprio posto di lavoro (anche se ci sono speranze di “salvataggio”, come vedremo). La faccenda è più che altro subita dall’Unionfidi calabrese, incorporato da Unionfidi Piemonte tra il 2014 e il 2015. E infatti, proprio nel bilancio “piemontese”, l’ispezione della Banca d’Italia avrebbe scovato un “buco”. Da cui la richiesta: per coprire un portafoglio crediti che appariva deteriorato, i tecnici di Bankitalia hanno chiesto di effettuare degli accantonamenti importanti. Risultato: una volta messe in atto queste direttive, il patrimonio di Unionfidi sarà eroso al punto da non poter più rilasciare garanzie. Un bel guaio, con due rischi si spera soltanto potenziali e cioè quello della perdita dei posti di lavoro e della possibilità, per le aziende calabresi, di ottenere garanzie. 

I NUMERI La joint venture tra i due Confidi di Calabria e Piemonte ha permesso alla struttura di Unindustria regionale di fondersi con un ente storico con oltre 15mila soci. Che ha dovuto, però, fare i conti anche lui con la crisi globale e i fallimenti delle imprese. Una morsa che ha eroso il patrimonio di partenza. I Confidi, infatti, non muovono direttamente denaro: erogano garanzie a favore delle ditte. E, se queste falliscono, intervengono con il loro patrimonio per “coprire” le banche. Un meccanismo che negli ultimi anni si è purtroppo attivato spesso. Assieme a un’altra sventura. Infatti, mentre Regioni come la Campania e la Puglia sono intervenute per rimpinguare i bilanci dei “loro” enti (rispettivamente con 100 e 60 milioni), il Piemonte ha chiuso le porte ad aumenti di capitale. E la Calabria ha stanziato 1,5 milioni di che, però, non si è riusciti a portare a patrimonio. Così, quando l’ispezione di Bankitalia ha chiesto di accantonare 11 milioni di euro sottraendoli al patrimonio, questo si è “spogliato” eccessivamente, vanificando l’operatività degli Unionfidi. 

OPZIONI E STRATEGIE Due le possibili strade da tentare una volta acquisiti i rilievi degli ispettori. La prima: la richiesta di un aumento di capitale ai 15mila soci. C’è un precedente: nel 2011 il tentativo andò quasi a vuoto; Unionfidi Piemonte riuscì a portare a casa circa 1,2 milioni di euro. Con questa opzione scartata la scelta è ricaduta su una liquidazione volontaria. Il commissario – si stima in un tempo di tre o quattro mesi – dovrà riesaminare tutte le pratiche per capire se le richieste di Bankitalia possano essere ridimensionate (gli 11 milioni sono calcolati su un campione di pratiche analizzate). A quel punto, se la cifra dovesse scendere, si potrà tornare “al lavoro”, anche – eventualmente – attraverso una fusione con un altro Consorzio Fidi. Le strade sono tutte aperte. Anche quella di un restyling del personale. Opzione, però, che non dovrebbe riguardare il versante calabrese, dove i dipendenti sono otto. In Piemonte, invece, sono più di 60. (ppp)

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  • Occhiello I tecnici analizzano le pratiche dell’ente consorziato con il Confidi Piemonte e chiedono di spostare fondi dal patrimonio. I numeri della “crisi” e i posti di lavoro in bilico. Ma c’è una strategia per uscirne
Giovedì, 13 Luglio 2017 17:19

Fincalabra, approvato il bilancio 2016

CATANZARO Il 7 luglio scorso, si è tenuta l’assemblea di Fincalabra, per l’esame e l’approvazione del Bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2016 da parte del socio unico, la Regione Calabria. Il bilancio presentato, certificato dalla società di revisione, è stato oggetto di attenta valutazione da parte del rappresentante della Regione che ha avuto modo di constatare il raggiungimento del risultato positivo determinato da un utile di 71.187 euro.
«Il risultato di bilancio – ha dichiarato il presidente di Fincalabra, Carmelo Salvino – è frutto del lavoro sinergico portato avanti con la Regione Calabria e della forte volontà del presidente Oliverio di rilanciare il ruolo di Fincalabra, che si e concretizzato nel corso del 2017 con l’affidamento di commesse per circa 11 milioni di euro cui si aggiungono ulteriori 7 milioni di euro per lavori in corso di affidamento, attività tutte riferite alle annualità 2017/2018 del Por Calabria 2014/2020».
Il valore dell’utile conseguito assume maggiore rilevanza considerato che è il primo dato di segno positivo registrato dalla finanziaria regionale, dopo due esercizi consecutivi chiusi in forte perdita; ciò a dimostrazione che l’attuale governance ha concretizzato ogni azione possibile, atta a rilanciare la mission aziendale anche attraverso una consistente riorganizzazione interna, sia tecnica che operativa. In particolare le azioni attuate e che hanno significativamente contribuito all’ottenimento della chiusura in attivo del bilancio d’esercizio hanno riguardato: una sensibile razionalizzazione e riduzione dei costi di gestione e di struttura della società; infatti, i costi di funzionamento si sono ridotti di circa 400 mila euro, rispetto all’annualità precedente; mentre il costo lavoro, nel 2016, si è ridotto di un importo pari ad euro 403.772 rispetto alla precedente annualità 2015.
Le erogazioni complessivamente effettuate al 31 dicembre 2016 alle aziende beneficiarie di agevolazioni, sono pari a circa euro/mil. 172.025 e sono inerenti la totalità delle commesse affidate in gestione a Fincalabra. Le rendicontazioni presentate nell’annualità 2016 per attività svolte in attuazione delle commesse affidate sono pari ad oltre euro/mil. 11.446. L’Azionista, dunque, valutando nel complesso sia i dati numerici che le azioni e l’operatività che hanno determinato il risultato positivo di chiusura dell’esercizio 2016, ha approvato integralmente il documento di bilancio presentato, ivi inclusa la proposta di destinare interamente a riserva l’utile realizzato.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Presente un rappresentante della Regione che ha constatato il raggiungimento del risultato positivo. Il presidente Salvino: «Importante la volontà di Oliverio di rilanciare il ruolo dell’ente»
Giovedì, 13 Luglio 2017 17:14

"Gotha", l'avvocato Marra resta in carcere

REGGIO CALABRIA L'avvocato Antonio Marra, coinvolto nell'inchiesta "Ghota", rimarrà in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame (presidente Tiziana Drago, pm distrettuale Stefano Musolino) confermando l'ordinanza di custodia a cautelare emessa nei confronti del professionista arrestato un anno fa nell'ambito dell'operazione "Fata Morgana", una delle indagini della Procura distrettuale di Reggio Calabria confluita in "Ghota". Tre mesi fa la Suprema corte aveva annullato con rinvio a nuovo collegio, accogliendo il ricorso di Marra contro la misura cautelare.
La decisione del Tribunale del Riesame, invece, conferma nuovamente l'esigenza della custodia cautelare in carcere per Marra, accusato di fare parte della cupola massonico-mafiosa capeggiata, secondo la Dda, dall'ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, anch'egli in carcere. Associazione segreta, secondo quanto emerso dal lavoro della magistratura reggina, capace di condizionare la vita delle pubbliche amministrazioni di Reggio Calabria. 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Lo ha deciso il Riesame. Tre mesi fa la Cassazione aveva annullato la custodia cautelare. Il professionista è accusato di far parte della cupola massonico-mafiosa di Reggio
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