Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 14 Luglio 2017
Venerdì, 14 Luglio 2017 14:23

Reggina, preso il centrocampista Marino

REGGIO CALABRIA La Reggina mette a segno un altro colpo. Il club amaranto si è assicurata il centrocampista Roberto Marino. Il giocatore, classe ’98, ha firmato un contratto biennale.
Nell’ultima stagione Marino ha vinto il campionato di serie D con la maglia della Sicula Leonzio collezionando trentuno presenze e realizzando due reti. Nella stagione 2015/16 ha vestito la maglia del Due Torri in serie D realizzando una rete in ventisette gare. Il giovane centrocampista è cresciuto nelle giovanili del Calcio Catania.
Il mercato del Catanzaro, invece, ancora deve decollare. La nuova proprietà è già al lavoro e lunedì 17 luglio, alle 17, presenterà alla stampa progetti presenti e futuri. 

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  • Occhiello Ha firmato un biennale. Il calciomercato del Catanzaro deve ancora decollare

CATANZARO La sala operativa dell'Unità di crisi della Regione Calabria ha reso noto l'ultimo aggiornamento sulla situazione degli incendi da cui si evince un leggero miglioramento della situazione rispetto a ieri. Fino alle 19.30 di oggi, riferisce una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale, sono stati 128 i roghi segnalati, di cui ne sono stati spenti 84. 
Gli incendi in provincia di Cosenza sono stati 24, in provincia di Catanzaro 17, in provincia di Crotone 27, in provincia di Reggio Calabria 41 e 19 in provincia di Vibo Valentia. Nell'opera di spegnimento sono stati utilizzati quattro canadair impiegati su più fronti: a San Pietro in Guarano (Cosenza), a Savelli (Crotone), a Spezzano della Sila (Cosenza), a Cosoleto (Reggio Calabria) e a Morano Calabro (Cosenza). 
Quattro anche gli elicotteri regionali utilizzati, intervenuti a Laino Borgo, Morano Calabro e Papsidero, nel cosentino, a Gioia Tauro (Reggio Calabria) e a Vazzano (Vibo Valentia). Anche oggi il presidente della Regione Mario Oliverio si è mantenuto in continuo contatto con l'unità di crisi, con il commissario di Calabria Verde Aloisio Mariggiò e con i sindaci dei comuni più colpiti ricevendo aggiornamenti continui sull'evolversi della situazione sul fronte degli incendi in Calabria. 

STATO D'EMERGENZA La Regione Calabria chiederà al governo di dichiarare lo stato di emergenza per gli incendi. Lo ha annunciato il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che, accompagnato dal commissario straordinario di "Calabria Verde" Aloisio Mariggiò, ha partecipato, nella sede della Prefettura di Cosenza, a una riunione dell'Unità di crisi istituita per fronteggiare i roghi. Alla riunione, presieduta dal prefetto Gianfranco Tomao, erano presenti le rappresentanze delle forze di polizia del territorio, dei vigili del fuoco, dell'esercito e di "Calabria Verde". 
«Grazie alla sinergia che si è determinata in queste ore di straordinaria emergenza – ha detto Oliverio – si è riusciti a far fronte a una situazione molto difficile, determinata dalla contemporanea presenza di centinaia di incendi su tutto il territorio regionale, favorita da condizioni climatiche eccezionali». Oliverio ha ringraziato tutti «per il lavoro svolto con grande competenza e alto spirito di servizio» aggiungendo ancora che «gran parte degli incendi non possono non essere causati da condotte umane colpose e dolose». Il presidente della Regione ha rivolto un appello ai cittadini affinché «segnalino, con tempestività alle forze di polizia tutti gli atti e le condotte illecite che possano causare incendi e provocare la distruzione di un ingente patrimonio paesaggistico con incommensurabili danni ambientali ed elevati rischi, in termini di sicurezza, per la collettività. Bisogna mantenere alta la guardia, non potendosi ritenere ancora chiusa l'emergenza. Nella riunione di giunta di oggi, convocata in via straordinaria, proprio in relazione all'emergenza incendi, sarà richiesta la dichiarazione dello stato di emergenza al governo nazionale». 
In queste ore Oliverio segue costantemente l'andamento dell'emergenza attraverso l'Unità di crisi, istituita presso la presidenza della giunta regionale, ed è in continuo contatto con le autorità nazionali di Protezione civile. 

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  • Occhiello L'Unità di crisi ha diffuso i dati. Spenti 84 incendi. Le province più colpite sono quelle di Reggio e Cosenza. La giunta Oliverio ha chiesto lo stato d'emergenza al governo

VIBO VALENTIA Per molti anni la pericolosità delle cosche del Vibonese non sarebbe stata compresa del tutto, o addirittura sarebbe stata minimizzata. Una «ndrangheta di serie A», insomma, che «per decenni è stata colpevolmente sottovalutata o non capita, anche dalla magistratura e dalle forze dell’ordine». Parole di Nicola Gratteri, che commenta così l’operazione “Outset” che la Dda di Catanzaro ha portato a termine facendo luce su due omicidi avvenuti a Vibo e nell’hinterland tra il 2002 e il 2006 e su un tentato omicidio.
Commentando i nuovi innesti alle squadre mobili di Vibo e Catanzaro – che assieme allo Sco hanno condotto sul campo l’attività investigativa che ha portato agli 8 arresti di oggi contro il clan Lo Bianco-Barba e quello dei Piscopisani – il procuratore del capoluogo pronuncia la frase tutt’altro che sibillina che fa capire quale sia la linea della Dda rispetto alle sfide da affrontare nel Vibonese. «C’è necessità di dare risposte al territorio – ha infatti aggiunto il procuratore di Catanzaro –, vogliamo un recupero fiducia e di credibilità e questo può avvenire solo con i risultati». E quello conseguito con l’operazione “Outset” – che non a caso vuol dire “inizio”, “esordio” – è secondo Gratteri «un risultato fondamentale», perché ha permesso di chiudere il cerchio su tre gravi fatti di sangue che finora erano rimasti insoluti.
Ad affiancare il procuratore in conferenza stampa c’era il Questore di Vibo, Filippo Bonfiglio, con cui Gratteri ha già lavorato a stretto contatto negli anni della Locride, l’aggiunto Giovanni Bombardieri, i dirigenti delle squadre mobili di Vibo e Catanzaro, Giorgio Grasso e Nino De Santis, e il dottor Garofalo del Servizio Centrale Operativo.
Gli inquirenti hanno ripercorso alcuni elementi emersi dall’indagine, scaturita da vecchie risultanze investigative e arricchita dalle dichiarazioni di alcuni pentiti, in particolare i vibonesi Andrea Mantella e Raffaele Moscato. Proprio dai racconti di Mantella, che ha avviato la collaborazione con la giustizia il giorno dopo l’insediamento di Gratteri alla Dda, emergono circostanze inquietanti che per gli inquirenti hanno trovato nelle nuove indagini dei «riscontri granitici». In particolare l’inchiesta racconta di anni di “collaborazione” tra le cosche vibonesi e quelle lametine: una “sinergia” che portava i clan a scambiarsi i killer a cui venivano affidate le azioni di fuoco nei rispettivi territori. Ma oltre alle “collaborazioni” vi sarebbe anche un quadro di presunte collusioni da cui emerge, per esempio, che durante la costruzione delle due villette date come ricompensa a Mantella per l’organizzazione di un omicidio , i vigili urbani di Vibo avrebbero chiuso un occhio su evidenti pratiche di abusivismo commesse dai “prestanome” del pentito. E lo stesso Mantella ha raccontato agli inquirenti che la riunione tra gli esponenti di vertice del clan Lo Bianco-Barba per decidere di eliminare Mario Franzoni – che andava punito per aver puntato la pistola in faccia ai figli di Franco Barba – durante la quale fu stabilita la “ricompensa” delle due villette, si sarebbe tenuta al 501, uno dei più noti hotel di Vibo.   

Sergio Pelaia
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  • Occhiello Il commento di Gratteri dopo l’operazione "Outset": «C’è necessità di recuperare credibilità su questo territorio». Il clan si riunì al 501 per decidere il delitto poi “ricompensato” con due villette, per le quali i vigili urbani chiusero un occhio non sanzionando gli abusi - VIDEO
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COSENZA «Tra mia sorella e il marito c'era un buon rapporto: lei gli voleva bene ed era molto attaccata alla sua famiglia». Lo ha raccontato ai giudici del tribunale di Cosenza Ione De Matos Rodrigues, sorella di Silvana Rodrigues, la 33enne brasiliana strangolata e bruciata nei pressi del cimitero di Belvedere Marittimo il 12 dicembre del 2015. Di questo efferato omicidio è accusato Sergio Carrozzino. 
Venerdì mattina, nell'aula della Corte di Assise  di Cosenza, sono stati ascoltati anche due marescialli dei carabinieri che fecero le indagini all'epoca dei fatti, Francesco Rocca e Feliciano Cirimele. 
Il 27 maggio di un anno fa Carrozzino (che ha già scontato 15 anni di carcere per un altro omicidio) venne arrestato dai carabinieri di Scalea. A incastrare il 45enne sarebbero state le immagini di una telecamera a circuito chiuso che avrebbero ripreso l'uomo mentre si trovava nei pressi della vettura della vittima, una Fiat Punto di colore verde, e che si sarebbe poi poggiato al finestrino dell'auto parcheggiata nel supermercato dove la donna si era recata per fare la spesa. 
Inoltre per confermare questa ricostruzione era stata fondamentale la collaborazione di un testimone che ha visto un uomo appoggiato al finestrino della vettura della donna, affermando che si trattava di Carrozzino. Gli inquirenti hanno cercato di approfondire i rapporti tra i due e accertare se tra Carrozzino e la donna ci fosse un appuntamento, considerato che lei era già stata al supermercato con il marito per ritornarci subito dopo perché – disse al coniuge – aveva dimenticato di comprare le calze. Carrozzino è accusato di omicidio commesso per futili motivi con l'aggravante dell'efferatezza e di occultamento di cadavere. Perché dopo l'assassinio della donna, avvenuto all'esterno della sua macchina, il presunto omicida avrebbe trascinato il cadavere della 33enne all'interno dell'abitacolo per poi appiccare fuoco. 
Le fiamme avrebbero completamente avvolto il corpo rendendolo irriconoscibile. 
Il difensore di Carrozzino, l'avvocato Giuseppe Bello, aveva ripresentato alla Corte d'Assise (presidente Giovanni Garofalo, a latere Manuela Gallo) la richiesta di rito abbreviato condizionato che è stata rigettata. 
La Corte – come dicevamo – ha ascoltato, oltre ai marescialli, anche la sorella della vittima, Ione De Matos Rodrigues. 

IL RACCONTO DELLA SORELLA «Vivo in Italia da nove anni - ha detto rispondendo alle domande del pm della Procura di Paola, Teresa Valeria Grieco - e c'erano qui le mie sorelle tra cui Silvana che era già sposata. I rapporti tra Silvana e il marito erano buoni: teneva molto alla sua famiglia e ai figli. Non ricordo affatto di liti particolari tra i due. Non mi ha mai raccontato di liti tra di loro anche perché lei era una mamma e una moglie molto attenta e che voleva molto bene. In passato mia sorella Silvana ha lavorato come babysitter per i figli dell'attuale sindaco di Belvedere ma poi quando è rimasta incinta ha smesso». La teste ha poi raccontato gli ultimi giorni in cui ha visto la sorella e il giorno che ha saputo del ritrovamento del cadavere: «Quando mi hanno detto che mia sorella era sparita ho cominciato a pregare». Rispondendo alle domande dell'avvocato di Carrozzino, il legale Giuseppe Bello, la teste ha precisato che «la sorella non conosceva il presunto assassino. Mia sorella era una persona molto riservata. Silvana non aveva una relazione extraconiugale». 

LE INDAGINI SULL'AUTO I marescialli hanno riferito anche che cosa hanno trovato sulla scena del crimine e soprattutto nella macchina. Quel 12 dicembre del 2015 i carabinieri sono intervenuti su richiesta dei vigili del fuoco perché c'era un incendio. I vigili avevano notato dei resti umani nell'auto. L'auto era di proprietà del marito della vittima ed era condotta da Silvana Rodrigues. Fu proprio il marito a segnalare dopo le 22 che la moglie non era ancora rincasata. Nell'auto vi erano resti umani che non si trovavano sul lato guida ma - hanno precisato in aula gli investigatori - a cavallo del cambio. I resti erano di donna, riconducibili alla Rodrigues. La vittima nel pomeriggio era uscita con il marito a fare spesa, rientrata si era dimenticata delle calze ed era riuscita per andare in un supermercato a poche centinaia di metri da casa. Prima di ascoltare i testimoni la Corte ha conferito l'incarico al consulente Nicola Zengaro per la trascrizione delle intercettazioni. Il processo è stato aggiornato al prossimo 8 settembre quando sarà ascoltato, tra gli altri, il marito della vittima. I parenti di Silvana Rodrigues, il marito, il Comune di Belvedere Marittimo e il Centro antiviolenza "Roberta Lanzino" (rappresentato dall'avvocato Marina Pasqua) si sono costituiti parte civile. 

Mirella Molinaro
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  • Occhiello Nel processo per il delitto Rodrigues il racconto della sorella della vittima: «Non conosceva il presunto omicida. Amava suo marito ed era attaccata alla famiglia»
Venerdì, 14 Luglio 2017 12:41

Crotone, esplosione in una pizzeria

CROTONE Persone non identificate la notte scorsa a Crotone hanno incendiato una pizzeria dove il fuoco ha provocato una forte esplosione. Il fatto si è verificato in via Discesa Castello, a poca distanza dal lungomare. Gli attentatori sono riusciti a entrare nel locale segando le sbarre di un'inferriata di una finestra del locale, in una stradina laterale e, una volta all'interno, hanno appiccato il fuoco dopo aver versato liquido infiammabile, i cui vapori hanno provocato l'esplosione. Lo scoppio ha divelto la serranda del locale, senza per fortuna causare feriti, e danneggiato due autovetture. Dopo l'allarme, sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Crotone, poliziotti della Squadra volanti della Questura, sanitari del Suem 118, mentre indaga la Squadra mobile della Questura di Crotone. Nel locale è stata trovata una tanica di benzina.

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  • Occhiello Lo scoppio, che ha divelto la serranda del locale, è stato innescato da un incendio doloso. Indaga la polizia

CATANZARO Se il buongiorno si vede dal mattino, l’alba del consiglio comunale di Catanzaro non lascia presagire una navigazione facile per il sindaco Sergio Abramo. Giovedì pomeriggio, infatti, la prima assemblea civica in cui i nuovi consiglieri si sono insediati, ha sin da subito offerto scontri e piccati botta e risposta. Da una parte il sindaco e la sua maggioranza capitanata da Marco Polimeni e Giovanni Merante, dall’altra le opposizioni, con Nicola Fiorita, Roberto Guerriero, Sergio Costanzo ed Enzo Ciconte sugli scudi.
Già prima del fischio d’inizio, anzi prima dello scambio dei gagliardetti, la partita si è infiammata: nodo del contendere la presunta intenzione del sindaco, riportata dalla stampa e per la verità mai smentita da Abramo stesso, di voler offrire la vicepresidenza del consiglio comunale a Fiorita senza che questa scelta fosse stata discussa con l’intera opposizione.
E nonostante Fiorita stesso, più volte, avesse annunciato il rifiuto a qualsiasi carica che non fosse quella di semplice consigliere comunale, la vicenda è stata vissuta come uno sgarbo istituzionale del sindaco nei confronti dell’opposizione stessa, con Ciconte che per diversi minuti si è intrattenuto con Abramo a discutere animatamente. Lo stesso Ciconte, nel suo intervento, avrebbe poi rifiutato la proposta di sospensione dell’assemblea da parte del sindaco per discutere della vicenda in assemblea dei capigruppo, annunciando invece l’uscita dall’aula al momento del voto per il presidente e il vicepresidente.
Nato sotto il segno della discussione, il civico consesso ha proseguito sulla medesima strada. A dare fuoco alle polveri, l’intervento di Nicola Fiorita, che rivolto al sindaco Abramo ha detto: «I suoi primi passi, al contrario, sono stati tutti nella continuità di quel governicchio rattrappito e autoreferenziale che ha caratterizzato la passata consiliatura. Lei ha scelto di non modificare il costume recente che vuole la maggioranza occupare tutte le caselle e non ha offerto alla minoranza la presidenza del consiglio. Peccato, è un’occasione persa che dimostra che non è sufficiente avere le mani libere se si è abituati ad usarle sempre per prendere solo ciò che è più facile prendere. Consentitemi, a proposito, una piccola precisazione che spero di non ripetere mai più nei prossimi anni. Quando dico che sarebbe stato importante proporre alla minoranza la presidenza del consiglio dico contestualmente che io non ne sarei mai stato interessato – come non sono interessato alla vicepresidenza- , perché il mio modo di intendere la politica comporta che mai nessuna proposta produca un vantaggio personale. Lavoreremo sempre per il bene della città, mai per il nostro interesse individuale. Ha deciso, dunque, di racchiudere nel perimetro della maggioranza la scelta del Presidente del consiglio e ha deciso di presentare la sua giunta alla stampa prima che al consiglio. Mi sembra una mancanza di rispetto per questa istituzione. Mi sembra una mancanza di rispetto non solo e non tanto verso noi consiglieri ma soprattutto verso i cittadini che ci hanno votato e che votandoci ci hanno affidato il compito di rappresentarli e di portare in questa assise la loro voce. E alla stampa ha presentato una giunta assolutamente coerente con le sue scelte passate e con la sua anticipazione di volere assessori affidabili più che competenti. Lo dico con il massimo rispetto per tutte le persone chiamate ad amministrare la nostra città, Lei è stato davvero coerente con le sue anticipazioni: non ha composto un giunta di alto livello. Non c’è nessun guizzo, nessuna fantasia, nessun coraggio nelle sue scelte. Ha compiuto una piccola operazione burocratica e spartitoria che non trasmette nessuna speranza di una stagione nuova e migliore. E poi, abbiamo dovuto leggere con sconcerto che la decisione di trattenere a sé la delega del bilancio è determinata dalla circostanza che non ha commercialisti nella sua squadra. E che diamine!, venti anni di governo e non ha incontrato un commercialista da inserire in squadra? E mi dica, sindaco, dobbiamo dedurne, se questo è il criterio, che Gianpaolo Mungo è un valente atleta, che Ivan Cardamone sia un esperto di sistemi museali, che Alessandra Lobello sia una provetta marinaia e via di questo passo? Tenga pure a sé tutte le deleghe che desidera, ne siamo abituati, ma non lo faccia con motivazioni che ci rendono ridicoli in tutta la Calabria. Per queste ragioni, per la grande delusione che provocano questi suoi primi passi, pur avendo fiducia nel senso delle istituzioni del candidato prescelto dalla maggioranza alla Presidenza del consiglio, noi di Cambiavento voteremo scheda bianca».
L’attacco al sindaco è però stato percepito dalla maggioranza come un’offesa agli assessori, così la levata di scudi di Polimeni e Merante. Il primo, in predicato di essere eletto presidente del Consiglio comunale, non ha risparmiato accuse di ostruzionismo a tutta l’opposizione.
Lo stesso Abramo, piccato, ha risposto all’opposizione: «Avete dimostrato plasticamente perché non vincerete. Mai. Volete solo imporre la vostra visione ideologica, ma in maniera acritica. A te, caro Fiorita, dico che è impossibile cedere la presidenza del Consiglio alla minoranza. Non avviene in nessun Comune d'Italia. Significa mettersi nelle mani dell'opposizione. È inconcepibile. Molto più comprensibile è stato invece il discorso di Enzo Ciconte, ha fatto un ragionamento pratico. Ma il centrosinistra ritiene forse più giusto passare il mese di luglio a organizzare le votazioni per il presidente e il suo vice. Senza l'elezione degli organismi non possiamo lavorare e vorrà dire che sprecheremo soldi pubblici. Fatto di cui qualcuno si assumerà la responsabilità». 
Prima che si procedesse alla prima votazione per l’elezione del presidente del Consiglio comunale e del suo vice, dai banchi dell’opposizione sono interventi Roberto Guerriero e Sergio Costanzo: il primo, dopo aver rivendicato il lavoro fatto negli anni di opposizione assieme a due consiglieri non rieletti (Antonio Giglio che non si è ricandidato e Vincenzo Capellupo), ha sottolineato come Abramo dovrà essere il sindaco anche dell’opposizione, colui cioè che dovrà ascoltare anche le istanze provenienti da chi non ha ruoli di governo «contrariamente a quanto avvenuto nei cinque anni appena trascorsi». A Costanzo, invece, è toccato ribadire e sottolineare il significato politico delle parole di Fiorita, dopo che queste erano state «artatamente interpretate come un attacco personale agli assessori mentre Fiorita ha sottolineato l’incongruenza delle dichiarazioni del sindaco in merito alle spiegazioni sulla composizione della giunta». Poi l’affondo alla maggioranza e agli esponenti di Ap: «Avete fatto quello che avete voluto, vi siete spartiti la torta e avete i numeri per governare. Bene, fatelo, ma non date lezioni di moralità ad alcuno. Soprattutto voi di Ap che, dopo aver detto peste e corna contro Abramo, avete tirato fuori il coniglio dal cilindro, facendo pace e favorendone l'elezione. E siete una contraddizione continua essendo a sostegno di maggioranze di centrosinistra alla Provincia e alla Regione, mentre qui sostenete il centrodestra».
La seduta, infine, si è conclusa con un nulla di fatto - come prevedibile - sull’elezione del presidente del consiglio comunale e del suo vice. A Marco Polimeni, infatti, non sono bastati i 21 voti della maggioranza dal momento che per essere eletto alla prima votazione avrebbe dovuto ottenerne almeno 22.

Alessandro Tarantino
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  • Occhiello Prima riunione del consiglio comunale di Catanzaro. Opposizioni scatenate. Ciconte lascia l'aula. Fiorita accusa la maggioranza di aver occupato tutte le poltrone. Salta l'elezione del presidente dell'assemblea

COSENZA Il Gruppo iGreco pensa ad acquistare il Cosenza calcio. E se lo dice la Provincia di Cosenza, che ne è l’house organ, c’è da crederci. L’idea è venuta a Giancarlo Greco che, «in nome della calabresità» pensa a un contatto con il presidente rossoblù Eugenio Guarascio («lo stimiamo molto, se ci vuole incontrare siamo qui»). E non è il solo ad accarezzare l’idea calcistica, sognando la serie A. Le cronache riportano di un incontro a Milano tra la potenziale proprietà e Gennaro Gattuso. Il campione del mondo coriglianese avrebbe offerto la propria disponibilità e la propria esperienza per muovere i primi passi nel sogno. «Se sogniamo – ha detto Greco alla Provincia – lo facciamo in grande e cioè immaginando una scalata fino alla serie A». Il tempo dirà se la scalata del gruppo – che si è recentemente offerto anche di acquistare Alitalia – sia fattibile oppure no. 

 

 

 

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  • Occhiello Incontro a Milano con Gennaro Gattuso. Il campione del mondo disposto a tentare l’impresa. «Se Guarascio vuole incontrarci siamo qui»

CATANZARO La Cassazione (con la sentenza n. 17339 del 13 luglio 2017) ha accolto il ricorso del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, rappresentato e difeso dall’avvocato Benianimo Caravita Di Torritto, contro l’impresa Astaldi spa, avverso la decisione della Corte di Appello di Roma n. 3247/2012 con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, che dovrà procedere a nuovo esame della controversia, “motivando adeguatamente sulle singole questioni e facendo applicazione di principi di diritto” che evidentemente la Corte di Appello di Roma non aveva adeguatamente valutato e considerato.
«Siamo enormemente soddisfatti – dichiara a caldo il presidente del Consorzio di Bonifica Grazioso Manno – è sicuramente una sentenza storica che restituisce fiducia e compensa i nove anni di sacrifici e battaglie che quindi non possono considerarsi concluse, per l’affermazione della legalità».
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate le eccezioni formulate dal Consorzio con il quinto e sesto motivo del ricorso laddove l’ente aveva denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 829 cpc e l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia. L’erronea impostazione seguita dalla Corte d’Appello ha «precluso al Consorzio di far valere l’inadempimento contrattuale dell’impresa Astaldi in riferimento agli impegni assunti con la transazione del 21 luglio 2003, nonché le altre questioni di diritto inerenti al merito della controversia». Afferma sul punto la sentenza che, nel caso concreto, la Corte territoriale abbia errato nel ritenere non impugnabile il lodo per motivi di diritto sostanziale.
La Cassazione ha, altresì, accolto l’undicesimo motivo di ricorso concernente la censura relativa alle modalità di svolgimento della Ctu. La Corte d’Appello aveva, infatti, escluso che la rinuncia all’incarico da parte di uno dei tre consulenti, esperto in geotecnica, comportasse la nullità dell’elaborato peritale. Ma la Corte di Cassazione ha ritenuto, quanto meno sotto il profilo del vizio di motivazione, di dover accogliere la censura mossa dal Consorzio diciarando testualmente: «La pronuncia non dà… in alcun modo conto delle ragioni per le quali abbia ritenuto che le dimissioni del consulente specializzato in geotecnica non avevano avuto rilevanza alcuna sulla corretta  formazione dell’elaborato peritale».
Un elemento cardine quindi nella sentenza risulta essere il “lodo arbitrale” che il Consorzio, e in particolare il presidente Manno, avevano definito in innumerevoli dichiarazioni pubbliche a dir poco “sospetto”.
«Si apre a questo punto – commenta Manno – una pagina nuova per la Diga sul fiume Melito, che farà ulteriormente chiarezza su questa vicenda sulla quale non mi sono mai arreso con denunce quotidiane e grande coinvolgimento delle istituzioni locali in primis i sindaci. La Diga sul fiume Melito riprende vigore anche perché è un’opera che anche alla luce delle emergenze idriche di questo periodo assume una valenza di straordinaria importanza. Se c’era chi aspettava questa sentenza per poter decidere sul rifinanziamento dell’infrastruttura il momento ora è arrivato e non ci possono essere più alibi e rinvii». 

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  • Occhiello L'ente guidato da Grazioso Manno "batte" il gruppo Ansaldi. «Sentenza storica che compensa nove anni di battaglie»

VIBO VALENTIA Una vita a Vibo Valentia può valere il costo di due villette. Sono quelle che il costruttore Francesco Barba avrebbe realizzato e poi regalato agli esecutori materiali dell’omicidio di Mario Franzoni, avvenuto nel 2002 a Porto Salvo, frazione di Vibo. Barba avrebbe commissionato il delitto a esponenti della cosca Lo Bianco, tra cui Andrea Mantella. Perché? Perché la vittima aveva minacciato i suoi figli con una pistola. Come corrispettivo l’imprenditore edile vibonese Barba si era impegnato a costruire due villette a Vibo Valentia, cedendole in favore degli esecutori materiali dell’omicidio. Il patto sarebbe stato siglato, ha raccontato Mantella ai magistrati, nel corso di una riunione all'hotel 501 di Vibo Valentia, presenti Mantella e altri esponenti dei Lo Bianco-Barba. Secondo il racconto del pentito – che gli inquirenti ritengono riscontrato – sui due chalet la polizia municipale di Vibo avrebbe chiuso un occhio nonostante le irregolarità riscontrate nella costruzione. Il movente del delitto è uno dei fatti accertati dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato all’arresto di otto persone, tra mandanti ed esecutori di due omicidi compiuti tra il 2002 e il 2006. 
Le attività d’indagine, coordinate dal procuratore Distrettuale Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto procuratore Camillo Falvo ,supportate anche dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Giuseppe Giampà, Raffaele Moscato, Pasquale Giampà, Andrea Mantella, hanno permesso di fare luce sui moventi degli omicidi e sui relativi mandanti oltreché sugli esecutori materiali dei gravi fatti di sangue, tutti riconducibili ad appartenenti alle cosche Lo Bianco e Piscopisani di Vibo Valentia oltre che ai Giampà di Lamezia.
Rispetto al tentato omicidio e successivo omicidio di Giuseppe Salvatore Pugliese Carchedi sarebbe stato accertato che il movente immediato di tale gesto andava individuato in una relazione clandestina intrattenuta dalla vittima con la figlia minorenne di Felice Nazzareno, esponente di vertice dei Piscopisani. Pugliese Carchedi si sarebbe rifiuta di troncare la relazione nonostante i vari avvertimenti che gli erano pervenuti. Tuttavia, al di là dell’apparente movente riconducibile all’antico schema del “delitto d’onore”, la reale causale del fatto è emersa essere quella dei contrasti in seno alla criminalità organizzata vibonese ed in particolare il fatto che la vittima non riconoscesse l’autorità criminale dei maggiorenti delle cosche perpetrando in assoluta autonomia delitti, anche di natura estorsiva.

 

 

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  • Occhiello Mario Franzoni è morto a Vibo nel 2002 dopo aver minacciato con una pistola i figli di un costruttore, che ha commissionato l'omicidio al clan Lo Bianco. L’agguato a Pugliese Carchedi del 2006 mascherato da delitto d’onore, ma dovuto ai contrasti interni alla cosca dei Piscopisani
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