Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 02 Luglio 2017

Invoca addirittura «attività di controllo e prevenzione» della Municipale sulle spiagge cittadine il capogruppo di Forza Italia al comune di Reggio Calabria, Antonio Pizzimenti. Motivo? Un ragazzino di colore che questa mattina, come tanti suoi coetanei, è andato al mare per fare il bagno. La differenza? Era nudo, vestito solo delle sue ossa, chiaramente visibili sotto la pelle scura. Una scena immortalata da tanti reggini, che si sono affrettati a postarla sui social (è un migrante, quindi a quanto pare non importa che sia un minore) accompagnata da variegati richiami al ventennio fascista, ai moti (altrettanto fascisti) di Reggio e a generiche minacce di morte, per annegamento o scarica di pallettoni, rivolte al suddetto ragazzino. Commenti (indecenti) che tuttavia hanno indotto il capogruppo di Forza Italia in Comune a farsi portavoce dell’«allarmismo, tensione e preoccupazione» che «la presenza di “nudisti” immigrati nella spiaggia situata proprio sul lungomare cittadino» avrebbe creato «tra la gente presente e anche tra chi non c’era».

Quella stessa gente, evidentemente distratta e assente o che non si indigna, quando su quello stesso lungomare imperversano bande di giovani ‘ndranghetisti in erba, pieni di coca e di cattive intenzioni, determinati – ormai da tempo e in modo sempre più spudorato – a prendersi spazio e potere. E con le armi, i mezzi e la violenza per farlo. Un problema evidentemente ritenuto di secondo ordine rispetto ad un ragazzino nudo. Almeno da certa Reggio e dalla politica (tutta), che sull’argomento non sembra aver inteso interloquire. Su un ragazzino nudo invece sì.

 

Animato dal sacro fuoco del pubblico pudore, Pizzimenti sostiene che «i cittadini ormai sono demoralizzati e intravedono il pericolo di poter perdere quale punto di riferimento le nostre spiagge cittadine dove godere dei propri momenti di relax». Perché? A quanto pare, per colpa dei migranti. Dimenticando che i ragazzi non sono ospiti delle patrie galere a differenza di tanti reggini, Pizzimenti lamenta che «vediamo questi ragazzi abbandonati a se stessi che girano liberamente per la città senza nessun controllo, non è così che si favorisce l’integrazione». Dunque - si legge in una nota a firma del politico, ma che darebbe voce ad altri non meglio specificati -  «ci domandiamo quale sia l’attività di prevenzione che quest’amministrazione vuole garantire ai cittadini che pagano le tasse in una città con la più alta pressione fiscale d’Italia». Prevenzione da cosa non è dato sapere. Ma per Pizzimenti di certo è un’attività che non si deve limitare al lungomare. «Manca una seria attività di controllo e prevenzione in tanti altri punti cruciali della città come parchi e giardini, sia in centro che in periferia, disincentivando coloro i quali vorrebbero portare i loro i figli per trascorre il proprio tempo libero, soprattutto in questo periodo dell’anno dove è più piacevole stare all’aperto». Quale minaccia aleggi nelle pubbliche piazze e negli spelacchiati giardini di Reggio non si capisce. Tanto meno quale pericolo possano rappresentare dei ragazzini, che abbiano come unica colpa l’esser sopravvissuti a Paesi in guerra, viaggi d’inferno, probabili torture, traumi. Eppure contro di loro sono stati versati fiumi di fiele, con una violenza che mai è stata riservata ai ragazzotti un po’ più grandi che in nome di un casato di ‘ndrangheta costruiscono giorno dopo giorno la rovina di questa città. A Palermo, diceva lo zio avvocato in Johnny Stecchino, il problema è il traffico. A Reggio Calabria i ragazzini nudi. 

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  • Occhiello di Alessia Candito
Domenica, 02 Luglio 2017 22:07

La politica cafona dei cafoni politici

Avevo cinque/sei anni ed ero l’ombra di mio Padre. Lo seguivo ovunque andasse. Anche alle riunioni politiche. E fu così (il remoto è d’obbligo, considerata l’età) che li conobbi tutti. Buoni e cattivi. Belli e brutti. Onesti e furfanti. Rossi, neri e demonbianchi. Un’armata di politici postbellici. Agguerriti, competenti, eleganti, alfabetizzati (tranne qualche rosso Peppone, in continua guerra coi coingiuntivi e le plurale). Mai volgari e mai cafoni. Rispettosi della forma e, spesso, dei contenuti. 
Partecipavano, sì, alla spartizione – ignobile - della Torta Italia sembrando dei sanmichelearcangeli, ma, evitando qualsiasi pubblicità, vestivano, fuori le mura di casa e Palazzo, la veste candida del “non sembra malaccio”. Mangiavano Cosa Pubblica come e quanto gli orsi di Yellowstone, ma si coprivano con Facis e si confondevano con l’italiano medio, che, alla fine, in loro si riconosceva e li votava.
Sì, certo, svernavano a Cortina e si affumicavano a Saint Tropez, ma sempre con la dovuta dignità che, poi, sfoggiavano alle tribune politiche di Jader Jacobelli e Ugo Zatterin. Almirante, Andreotti, Pajetta, Longo, La Malfa, Malagodi… Angeli e demoni, certamente, ma “con stile”.
Guardali, Amico mio, i politici di oggi. Ascoltali, dopo averli sentiti ululare nei salotti sconci della televisione. Frequentali magari, se ti resta ancora qualche brandello di fegato sano. La maggior parte di questa catasta di scansafatiche è formata da un’accozzaglia di cafoni, nudi di verbi e compostezze. Strillano malecreanze e vestono grembiulini immeritati. Sporcano Palazzo, Basilica, Piazza e Tempio. Abbandonano volgarità ai bordi del cammino come fossero briciole di Hansel e Gretel. Cianciano di progetti politici e soluzioni per il futuro: in realtà, stanno avvelenando i pozzi.
In realtà, stanno annichilendo la Storia.
In realtà, somigliano, ancora una volta, a chi li vota.
Sono evidentemente e innegabilmente fastidiosi ed antipatici…
…Ci stiamo estinguendo, mio caro Wilde. Noi, quelli del teatro e del libro; gli amanti delle statue e delle tele; i fissati del buongiorno e buonasera. Noi, che pranziamo e ceniamo in Famiglia tutti insieme, e detestiamo gli apericena (aperiché???). Noi che sappiamo di non essere i migliori, ma quel che siamo lo siamo elegantemente. Sì, ce ne stiamo andando. E, con noi, muoiono i nostri politici.
In atto, al momento, in Italia, c’è una tangibile e odiosa sostituzione di popolo. Comprensiva di rappresentanti istituzionali…
(dedicato ai cialtroni delle poltrone; quelli che non la raccontano, ma molti la credono…)

 

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  • Occhiello di Nino Spirlì

CATANZARO «Calabria Verde e tutto il personale dipendente, compresi gli eventuali burocrati, stanno facendo la loro parte». È quanto dichiara il commissario di Calabria Verde, il generale Aloisio Mariggiò, in risposta a quella che definisce «la “preoccupata e preoccupante denuncia di tutti i sindacati dei vigili del fuoco” in ordine alla mancata sottoscrizione della convenzione Aib (antincendi boschivi)». Per Mariggiò «“i burocrati” di Calabria Verde, molti dei quali “chiusi” in “uffici”, vi assicuro, privi di climatizzazione, da mesi avevano quantificato quanto poter spendere per l’anno 2017 nell’invocata convenzione Aib (costata lo scorso anno 550 mila euro) che chi scrive aveva sottoscritto senza battere ciglio anche perchè preso da una situazione emergenziale che, fino alla fine di luglio, non aveva consentito l’impiego dei mezzi aeri. Per correttezza, sempre ai fini di una giusta informazione e senza toni polemici, vorrei rimarcare che la convenzione nell’anno 2016, come negli anni precedenti, è stata operativa per un periodo di sole cinque, ripeto cinque, settimane (l’ultima settimana di luglio e le quattro settimane di agosto) individuate nel periodo di massima criticità degli incendi». Inoltre, spiega il commissario di Calabria Verde, «avendo dovuto anche la nuova convenzione operare per un identico periodo, non si comprende quindi in che modo la relativa mancata sottoscrizione possa aver inciso sull’operatività di questi giorni e a “quale copione ormai consolidato” ci si riferisca quando si afferma che, “ancora una volta, i Vigili del Fuoco sono lasciati soli a fronteggiare, nonostante le gravi carenze di organico, quella che ormai è diventata una vera emergenza incendi”. Non si comprende ancora in che modo la mancata sottoscrizione della convenzione, lo ripeto, l’anno passato operativa per un periodo di sole cinque settimane, possa allo stato sopperire alla “mancanza” da parte dei Vigili del Fuoco “di uomini e risorse per affrontare in maniera adeguata gli incendi che come ogni anno flagellano la regione”». Mariggiò riconosce che «tutto il personale dei Vigili del Fuoco ha un’impareggiabile capacità operativa. Da cittadino sono orgoglioso di un corpo quale il loro cui riconosco, non soltanto professionalità, ma “grandissima abnegazione”, eccezionale spirito di servizio, altissimo senso del dovere», ma sottolinea che « i Vigili del Fuoco, come il personale di Calabria Verde, dovrebbero affrontare le emergenze con le risorse disponibili già assegnate dalle rispettive amministrazioni, cui andrebbero eventualmente assommate risorse aggiuntive regionali per fronteggiare esigenze eccezionali, come quella di questi giorni, non potendo una convenzione entrare nel merito della disponibilità di uomini e mezzi, già previsti da dotazioni organiche». In più, aggiunge il commissario, «per quello che ho avuto modo di riscontrare personalmente, la Regione Calabria, avendo competenza normativa sul solo antincendio boschivo, da anni mette in campo risorse cospicue. Così cospicue che, al termine del passato esercizio finanziario, con una più accorta gestione, che si è esclusivamente limitata a mettere ordine nelle procedure amministrative, Calabria Verde ha fatto registrare nel settore dell’antincendio economie di bilancio che hanno superato il milione di euro, cioè circa il 20% dell’assegnazione». Infine, Mariggiò informa che «martedì sarà sottoscritta , come già noto da giorni agli addetti ai lavori, la convenzione Aib 2017 che, fatte salve variarioni dell’ultimo momento, dovrebbe coprire (proprio a richiesta di Calabria Verde) un periodo più lungo, di almeno sette settimane, ad un costo di circa 670 mila euro». E non dimentica di «ringraziare infine tutti i dipendenti di Calabria Verde che in questi giorni si sono prodigati in silenzio per fronteggiare gli eccezionali eventi, intervenendo anche in territori lontani dalle loro normali aree operative».

 

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  • Occhiello Dura risposta del commissario di Calabria Verde ai sindacati dei Vigili del Fuoco. «Dovrebbero affrontare le emergenze con le risorse disponibili già assegnate dalle rispettive amministrazioni. E in Calabria sono cospicue»
Domenica, 02 Luglio 2017 18:49

Crotone, ventenne disperso in mare

CROTONE Un ragazzo di 20 anni di origine egiziana è disperso da stamani nelle acque antistanti il castello aragonese di Le Castella, a Isola Capo Rizzuto. Il giovane, che frequenta il locale istituto alberghiero, stava giocando sulla spiaggia con alcuni suoi connazionali, anche loro studenti. Nonostante il mare agitato i ragazzi hanno deciso di fare il bagno. I suoi compagni sono riusciti a tornare a riva, ma il ventenne è stato trascinato via dalle correnti che in quella zona, soprattutto in presenza di vento, sono molto forti. Sono intervenuti i carabinieri e sono state avviate le ricerche con delle imbarcazioni della Capitaneria di porto di Crotone e di alcuni privati cittadini a supporto delle operazioni. Le condizioni del mare e soprattutto le correnti della zona rendono difficili la localizzazione del ragazzo che, secondo alcune testimonianze, sarebbe emerso nei pressi del castello e sarebbe sparito subito dopo sott'acqua. 

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  • Occhiello Stava facendo il bagno con alcuni amici quando è stato trascinato via dalla corrente. In corso le ricerche

CATANZARO «È giunto il momento per dire che la buona prassi tiriolese può e deve estendersi a tutti i comuni della Calabria, per ricordare a tutti i diciottenni che il futuro è nelle loro mani, e che le cose potranno cambiare soltanto quando la sfiduciata denuncia di ciò che non funziona sarà superata dall'impegno a vivere e realizzare quotidianamente i valori della Costituzione, partecipando direttamente, con passione e amore, alla costruzione della comune città». Con queste parole- riporta un comunicato dell’Ufficio stampa della Giunta-  il Vicepresidente della Giunta regionale Antonio Viscomi, ha salutato i trentacinque ragazzi di Tiriolo che hanno ricevuto oggi la Costituzione, come avviene dal due giugno del 1969, grazie all'intuizione ed alla sensibilità dell'allora sindaco avv. Paone. Una tradizione rinnovata dall’attuale sindaco, Greco, che ha invitato alla cerimonia anche il vicepresidente Viscomi, che ha voluto rimarcare in modo particolare l'importanza di prendere nelle proprie mani il destino della comunità in cui si vive, senza delegare ad altri le scelte fondamentali per il proprio futuro. In questa logica, ha sottolineato come i valori contenuti nella prima parte della Costituzione, che nessuna modifica potrà intaccare, ci indicano il modello di società che vogliamo e dobbiamo costruire insieme e per questo fondano la nostra stessa comunità. «E' una società - ha dichiarato il prof. Viscomi - in cui alla parola diritti si accompagnano necessariamente altre due parole importanti: doveri e responsabilità. Per questo-  ha detto ancora ai ragazzi presenti-  da questo momento, se le cose non vanno, non potrete più dire che è sempre colpa di qualcun altro, dal momento che con il vostro impegno e con il vostro voto potete, ed anzi dovete, cambiare le cose. Ricordando Don Milani dobbiamo ripetere sempre che avere le mani pulite e tenerle in tasca non serve a nulla e a nessuno». In questa prospettiva, per  il Vicepresidente, la consegna della Costituzione è un piccolo gesto di grande importanza: «La Costituzione non si legge, si vive nella vita quotidiana- ha indicato-  e in una terra difficile come la nostra ci ricorda una verità indiscutibile che un grande autore come Giorgio Gaber riuscì a sintetizzare in pochi magnifici versi: la libertà non è stare sopra un albero e neppure vivere uno spazio libero; la libertà è partecipazione, per costruire insieme la città che vogliamo. Anche per questo -  ha affermato concludendo- sarebbe veramente bello se ogni sindaco potesse consegnare annualmente ai suoi diciottenni una copia della Costituzione; ed ancora più bello potrebbe essere se questo gesto fosse compiuto dai sindaci calabresi nello stesso giorno, ad esempio il 27 dicembre, ricordando che proprio il 27 dicembre del 1947,  cioè esattamente settanta anni fa,  la Costituzione fu promulgata da Enrico De Nicola». 

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  • Occhiello Il vicepresidente Antonio Viscomi alla tradizionale cerimonia di consegna della Carta ai ragazzi di Tiriolo. «La Costituzione non si legge, si vive nella vita quotidiana»

La volontà di questa breve lettera nasce dalla consapevolezza di quanto sia sempre più necessaria e urgente la ricerca di destinatari e interlocutori ai quali affidare una riflessione comune, ed eventualmente condivisa o discussa, su questioni significative e controverse che riguardino il mondo della scuola e dell’istruzione. Una volontà sovente mortificata o anche inibita dalle speciosità quotidiane affrontate da chi opera in questo settore, o avvilita dai luoghi comuni che tristemente e frettolosamente sminuiscono un sistema, quello scolastico, che mostra certamente lacune e criticità talora rilevanti, ma che nella sua complessità offre elementi di positività in molti casi entusiasmanti e però spesso taciuti. Una vitalità e fecondità di percorsi e operati che pure esistono se il sistema scolastico italiano appare, per esempio nel giudizio e nel confronto con la scuola pubblica all’estero, addirittura un modello noto e apprezzato.

A margine dunque di generici discorsi, una genericità che nasconde spesso insidie più fuorvianti dei percorsi che ne sono obiettivo di critica, su una cattiva cultura come frutto di un miope sistema scolastico, bisogna pure celebrare degnamente alcune verità, se non altro per onorare, in questi giorni, e fuori da schemi retorici e tentazioni agiografiche, la memoria e i mondi di uno dei più tenaci assertori di una parola giusta e onesta, Stefano Rodotà, l’insigne giurista cosentino appena scomparso, sostenitore convinto della rivalutazione degli strumenti culturali ed etici attivi già in modo importante in molte nostre scuole.

Perché confesso che a me pare cattiva cultura, o giudizio lontano da una verità più profonda, anche la valanga di polemiche e la superficialità corriva dei giudizi, vere e proprie fake news, diffusi in questi giorni in occasione della divulgazione della prova ministeriale di analisi del testo poetico di Giorgio Caproni, proposta per gli esami di Stato in corso di svolgimento. Un autore improbabile, si è decretato, perché assente dai programmi dell’ultimo anno della scuola superiore, licei compresi. Insomma un tam tam del tipo ‘Caproni, chi era costui?’, di manzoniana memoria, solo che lì, come forse anche ora, il Carneade in questione valeva a sottolineare la pochezza di prospettive del personaggio e i limiti di una sterile erudizione come maschera di una sostanziale ignoranza.

Mentre quel clima si va lentamente (e fortunatamente) stemperando, resta tuttavia la percezione, aspra e forte, di un’immagine dell’istituzione scolastica fragile e vacua. Altro, evidentemente, da quella palestra di formazione di habitus mentali articolati e ricchezza emozionale, di fecondo esercizio di humanitas e condivisione, che essa è o dovrebbe essere, anche nel senso ampio e ricco che, tra gli altri, il sociologo Pierre Bourdieu annette al lemma habitus.

Forse perciò può essere utile segnalare un dato in controtendenza, che valga soprattutto a confermare l’esistenza e la possibilità di alcuni felici percorsi di maturazione di un sapere scolastico costruttivo e non esornativo, ispirato allo sviluppo di competenze importanti, spendibili in ogni modalità e circostanza di approfondimento e crescita culturale, quale può essere anche la prova di un esame. Una prova così significativa se si tratta di saggiare le capacità maturate da uno studente in merito alla lettura e comprensione di un testo letterario, nella richiesta di dimostrazione del modo in cui se ne siano colti e interiorizzati strumenti e finalità, mettendo in opera le conoscenze acquisite sulle specificità del linguaggio poetico e di quello narrativo, sui rapporti che legano significato e significante e che un autore pone in essere per comunicare ad un livello altro rispetto a quello del linguaggio ordinario. Forse è proprio per questo che, negli ultimi anni, sempre più spesso il Ministero propone, nella prima prova degli esami di Stato, autori che esulino dal programma scolastico, saggiando così la sensibilità di lettura autonoma conseguita dagli studenti, un patrimonio poi attivo in un futuro in cui quei giovani sceglieranno magari professioni diverse, restando pur sempre lettori attenti e consapevoli di un testo, e in definitiva della realtà.

Fuori da ogni polemica, o da sterili vanti,  ma solo nel senso di una speranza nei futuri percorsi della formazione dei nostri giovani, segnalo quindi che quasi un’intera classe, 20 su 26 allievi, e diversi altri studenti del Liceo Classico “Bernardino Telesio”, che ho l’onore e il privilegio di rappresentare, ha ritenuto l’opzione Caproni perfettamente disponibile, malgrado il suo record negativo di preferenze su scala nazionale, forse il più basso rispetto alle percentuali già esigue circa la scelta dell’analisi del testo negli anni precedenti.  E, forse, è il caso di ricordare che si tratta della medesima classe già prevalsa, con un primo e secondo posto, su grandi licei nazionali, come il Beccaria, il Virgilio, il Leopardi ed altri, nel certame, vertente sull’analisi di un testo del poeta Vincenzo Cardarelli, altro autore ‘fuori programma’, tenutosi a Tarquinia nell’aprile scorso. La Calabria, in qualche modo, si tratterà solo di una coincidenza, sembra quindi riconoscere Caproni ancora una volta nei suoi meriti poetici, dopo avergli già conferito, anni addietro, il prestigioso Premio Ibico di Reggio. 

Invero, per uno studente maturo e ben formato, la lettura e l’analisi di un testo rappresentano la ricerca di un colloquio che gli consente di ritrovare sé stesso, anche a prescindere dalla previa conoscenza biografica dell’autore. Si tratta infatti, nella scelta dell’analisi, e in generale nella lettura di un testo letterario, della fruttuosa messa in campo di competenze, sensibilità e prospettive, di cui la scuola dovrebbe essere luogo di potenziamento e sviluppo, necessarie per accedere all’immaginario e al mondo emozionale di coscienze diverse, un confronto dal quale si ritorna alla realtà arricchiti culturalmente e umanamente. Attraverso la scelta di questa prova, lo studente-lettore, infatti, si rapporta alla sua propria identità, non come espressione della sua soggettività separata, bensì come capacità di individuare e comprendere, entro la dinamica creativa del testo, una coscienza altra, una diversa prospettiva temporale e culturale. Mondi e vite, quelle di un classico, senza fine. In questa tensione verso lo specchio dell’alterità, egli può sperimentare sé stesso nella differenza di una “formazione a due” e nello spazio platonicamente silenzioso della scrittura, affidandosi alla prova, quasi una sfida, della parola altrui. Uno spazio che egli stesso contribuisce a costruire, reinventandolo nel dialogo tra le anime ed esaltando la virtù della letteratura quale vita reale che prende possesso e coscienza morale e culturale di sé. Indubbiamente, uno studente maturo e ben formato.

*dirigente scolastico Liceo Classico Telesio, Cosenza  

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  • Occhiello di Antonio Iaconianni

REGGIO CALABRIA Anas comunica che, a causa di un incidente , è temporaneamente chiuso, in direzione sud, un tratto dell'A2 "Autostrada del Mediterraneo"  in località Rizziconi al km 388,000 in provincia di Reggio Calabria. L’incidente, per cause in corso di accertamento, ha coinvolto 2 veicoli, di cui uno parzialmente incendiato ed ha provocato il ferimento di due persone. Sul posto sono intervenute le squadre Anas, l'eliambulanza del 118 e la Polizia stradale, per i soccorsi, per gli accertamenti della dinamica e per ripristinare la circolazione nel più breve tempo possibile.

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  • Occhiello Ferite due persone. L’incidente, per cause in corso di accertamento, ha coinvolto 2 veicoli, di cui uno parzialmente incendiato
Domenica, 02 Luglio 2017 13:26

Reggio, sbarcano in 413

REGGIO CALABRIA Sono 413 i profughi di varie nazionalità accompagnati questa mattina al porto di Reggio Calabria dalla nave "U. Diciotti" della Guardia costiera, dopo essere stati soccorsi in tre distinte operazioni nelle acque del Canale di Sicilia. Tra loro vi sono 270 uomini, 58 donne, fra cui 7 in gravidanza, e 85 minori, 78 dei quali non accompagnati, in gran parte provenienti da Paesi dell'Africa centrale, e Bangladesh. A terra sono in corso le operazioni di prima accoglienza e soccorso coordinate dalla Prefettura di Reggio Calabria con il supporto dell'Ufficio immigrazione della Questura, con polizia, carabinieri, guardia di finanza, Comune di Reggio CALABRIA, Polizia provinciale, Capitaneria di porto, Usmaf, 118, Croce rossa italiana, Coordinamento ecclesiale Migranti della Caritas ed altre associazioni di volontariato. Per la maggior parte dei migranti però il viaggio non è finito. Solo 108 rimarranno in Calabria e di questi solo una trentina a Reggio, mentre tutti gli altri partiranno per le località individuate dal piano di riparto del ministero dell’Interno. «Solo ieri sera - ha detto il prefetto Michele di Bari - abbiamo concluso tutte le operazioni di foto segnalamento ed identificazione dei minori arrivati giovedì. Con il Comune di Reggio Calabria e con il sindaco Giuseppe Falcomatà abbiamo prospettato una soluzione. È probabile che entro oggi siano sistemati in una struttura della città, mentre un gruppo di 30 profughi, tra quelli arrivati oggi, saranno collocati in una struttura che è in via di individuazione. È un tour de force in cui il sistema accoglienza di questa città sta dimostrando grande capacità ed efficienza. C'è una grande generosità da parte del volontariato, delle forze di polizia, del Comune di Reggio. Non mancano criticità e difficoltà che cerchiamo di superare con grande spirito di sinergia tra le istituzioni. Credo che sia una bella risposta, quella che stiamo dando».

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  • Occhiello Tra loro vi sono 270 uomini, 58 donne, fra cui 7 in gravidanza, e 85 minori, 78 dei quali non accompagnati

COSENZA «La Sanità in Calabria non finisce mai di stupire e di raggiungere record negativi. Otto anni fa la Calabria fu commissariata perché di fatto non esisteva una contabilità, ma solo una “trasmissione orale dei dati”». È quanto sostiene Carlo Guccione, consigliere regionale del Partito democratico. « È esattamente un anno (luglio 2016), da quando l’Asp di Cosenza è senza Atto Aziendale. Forse è un caso unico in Italia, con l’Azienda sanitaria provinciale costretta ad operare pur avendolo ripresentato e riproposto diverse volte. Però l’Atto aziendale non è stato ritenuto meritevole di adozione da parte dell’Ufficio del Commissario per il Piano di Rientro. La storia è tutta qui», afferma Guccione. «Eppure – continua - si tratta di uno strumento indispensabile che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’Asp nel rispetto della pianificazione sanitaria regionale e locale, al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza, appropriatezza e tempestività delle cure». Guccione ricorda che «l’Asp di Cosenza non è poca cosa. Copre il 42 % della Calabria, quasi la metà, e gestisce un bilancio di circa un miliardo di euro all’anno dei tre miliardi e mezzo che il governo nazionale destina alla Calabria per la sanità della nostra regione.  È un anno che la sanità della provincia di Cosenza, priva dell’atto aziendale, viaggia con una marcia ridotta, mentre le Ao e le Asp delle altre province, da tempo con l’atto aziendale approvato, hanno avuto la possibilità di potenziare, investire e assumere personale per i servizi sanitari territoriali e ospedalieri. Abbiamo accumulato oltre un anno di ritardi e mancati inaanvestimenti. Come succede per esempio per quanto riguarda i tre ospedali spoke di competenza dell’Asp di Cosenza (Corigliano-Rossano, Paola-Cetraro, Castrovillari) che dovrebbero avere 750 posti letti attivi per acuti. Ad oggi ne risultano solo 450 attivi e i pazienti sono costretti a lunghe liste di attesa in pronto soccorso e addirittura a rivolgersi ad ospedali di altre regioni, spesso per poi essere ricoverati». Per Guccione poi, «altra nota dolente  è quella dell’Asp costretta a fronteggiare la vicenda dei doppi pagamenti per decine di milioni di euro, risorse sottratte alla cura e ai servizi sanitari per i cittadini della provincia di Cosenza». Per questo, afferma, «non possiamo assistere a una così grande penalizzazione della sanità cosentina e più precisamente dell’Asp bruzia. Mentre nella stessa Azienda sanitaria provinciale di Cosenza sono stati raggiunti importanti risultati in termini di stabilizzazione di personale precario, assunzione di numerosi primari che hanno ricoperto posti vacanti da diverso tempo, e acquisizione di una nuova dotazione tecnologica sanitaria». Adesso basta, conclude Guccione, «la Regione Calabria batta un colpo. E metta in atto una iniziativa rapida e urgente nella prossima settimana, che permetta di fare in modo che l’Asp di Cosenza abbia un atto aziendale in linea con le disposizioni e gli indirizzi nazionali, regionali e dell’ufficio del commissario. Se ciò non dovesse accadere, saremo costretti, così  come abbiamo fatto nella passata legislatura, a mettere in atto quelle iniziative clamorose negli ospedali, nei pronto soccorso, nei poliambulatori per denunciare sprechi, inefficienze e il mancato rispetto dei Livelli essenziali di assistenza».

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  • Occhiello Per il consigliere dem la sanità della provincia di Cosenza viaggia con marcia ridotta perché impossibilitata ad effettuare investimenti. «Pronti ad iniziative clamorose»

Nei mesi scorsi mi sono fatto promotore di una proposta di riforma sui B&B e sugli esercizi di affittacamere. Per quanto riguarda i B&B, elevando a sei le camere utilizzabili e a dodici i posti letto (in sostituzione delle attuali quattro camere e otto posti letto). Per gli esercizi di affittacamere portando a dieci le camere disponibili e venti posti letto (in sostituzione delle attuali sei camere e dodici posti letto). Le ragioni erano state ampiamente dibattute, in primis, dare un impulso fortemente positivo al settore, adeguando la realtà giuridica a quella fattuale. La proposta è stata accolta all’unanimità dal consiglio regionale. Tuttavia, a distanza di pochi mesi, lo stesso consiglio regionale ha fatto dietro front. E lo scorso 29 giugno, l’assise ha revocato la riforma approvata poco tempo prima (per la precisione il 27 gennaio). Per quale ragione? Tale riforma, deliberata all’unanimità, secondo quanto si desume dalla relazione introduttiva alla proposta di revoca (poi approvata dal consiglio): «Non trova alcuna motivazione basata su criteri di opportunità e coerenza con la normativa vigente». In sostanza, la norma va ripensata nelle sue fondamenta. Due domande sorgono spontanee. Ma perché questi rilievi sono giunti solo adesso e non anche in fase di approvazione della norma? Seconda domanda. Ma non sarebbe stato più “coerente” cogliere la palla al balzo per approntare una riforma organica, anziché cancellare un elemento comunque positivamente innovativo? La vicenda, in tutta onestà, denota la totale incapacità dell’attuale compagine di governo di procedere speditamente sulla via delle riforme e della modernità. L’immobilismo è la filosofia che anima, evidentemente l’amministrazione Oliverio, timorosa anche della più semplice riforma. Eppure, per come riconosciuto nella richiamata relazione, altre regioni hanno ampliato i posti letti (sebbene in un quadro di sensibile rinnovamento). Fra queste regioni vale la pena richiamare la Sicilia e la Puglia. Ma in Calabria, la parola “Riforme” sembra quasi una bestemmia. E chissà, forse tra la Rivoluzione e il Riformismo si sceglierà la Terza Via… quella della Restaurazione.

*ex consigliere regionale, coordinatore provinciale Forza Italia Vibo 

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  • Occhiello di Giuseppe Mangialavori*
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