Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 09 Luglio 2017
Domenica, 09 Luglio 2017 22:46

Il doppio binario del governatore

Carmen Barbalace ha deciso per le dimissioni. Lo ha fatto non perché lo ritenga giusto ma perché valuta che sia opportuno, specialmente dopo avere atteso per qualche giorno un segnale del presidente Oliverio che la incoraggiasse a restare al suo posto. Il segnale non arriva e a quel punto lei capisce bene che non si tratta tanto di chiarire la questione sotto il profilo giudiziario, quanto di affrontarla sotto quello politico.
Sul piano giudiziario non nutre timori: è oggetto di indagini da ben prima che entrasse in giunta, la vicenda riguarda un verbale sottoscritto insieme a diversi altri colleghi dirigenti regionali, molti di grado più elevato. È venuta fuori oggi solo perché oggi sono arrivati gli arresti dell’“operazione mandamento”, rispetto alla quale ben altri soggetti politici hanno da temere che non lei.
Sul piano politico, invece, la Barbalace ha colto puzza di strumentalizzazione e allora prima ha steso le dimissioni, poi le ha rese pubbliche e infine, nel torrido pomeriggio domenicale, ha raggiunto Mario Oliverio e gli ha detto un paio di cose in faccia. Un colloquio durato qualche ora e del quale prima o dopo se ne saprà abbastanza.
Qui ci fermiamo perché incrociamo quel rimpasto di giunta che Oliverio annuncia da sedici mesi senza venirne a capo.
Apriamo, invece, la riflessione sulle strumentalizzazioni giudiziarie. Esistono, e come se esistono. Fin qui siamo tutti d'accordo ma alcuni cadono nel tranello di caricarle ai magistrati inquirenti, laddove, sempre più spesso, è la peggiore politica a fare un uso strumentale delle inchieste giudiziarie.
E qui il caso di Carmen Barbalace diventa paradigmatico.
È indagata per fatti e comportamenti che non riguardano il suo assessorato e non riguardano il suo lavoro di assessore. Ciò nonostante viene spinta alle dimissioni dal silenzio del suo presidente. Se fosse, questa, una regola ferrea scelta da Mario Oliverio nessun problema, il fatto però sta nella disinvolta elasticità con la quale il governatore affronta le questioni giudiziarie regionali.
È di poche settimane fa la notizia che due diverse indagini riguardano Gaetano Pignanelli, capo di gabinetto del presidente Oliverio, e lo riguardano proprio per fatti che Pignanelli avrebbe commesso nella qualità di uomo di fiducia di Oliverio. Paolo Furgiuele, lasciati gli arresti, racconta le traversie di un manager alla guida di Calabria Verde e dice di avere avuto pressioni e segnalazioni in favore di “una ditta” proprio ad opera di Pignanelli. Il pm, stando al verbale, non ha ritenuto di dirgli di fare il nome della “ditta”. Il cronista amico copre con un “omissis” tutto suo il nome di Pignanelli. Quest'ultimo annuncia di querelare Furgiuele. Ma tutti i protagonisti, a differenza della Barbalace, restano tranquilli al loro posto.
È un caso isolato? Assolutamente no. Carlo Guccione ed Enzo Ciconte vengono mandati a casa per Rimborsopoli, tempo di smettere di fare ombra al governatore, ed eccoli candidati a sindaco, il primo di Cosenza e il secondo di Catanzaro. Neanche al gioco dell’oca è ammessa tanta disinvoltura. E Franck Benedetto? Manager dell’ospedale del quale è dipendente? Appena ricevuto il mandato di comparizione dai pm di Reggio, Oliverio corse in riva allo Stretto per ribadire fiducia e invitarlo a restare al suo posto. Si dirà che Benedetto nelle scorse settimane è stato prosciolto. Vero, ma con una formula che qualcuno farebbe bene a leggere alla signora Carmela perché la spieghi a Oliverio: non capisce, Benedetto, una mazza di diritto e di leggi. Per cui è vero che ha nominato chi non poteva nominare, ma manca il dolo. Come dire che l’inettitudine non è punibile… anche se fa danni. Vedremo come andrà a finire la vicenda reggina, comunque destinata a fare giurisprudenza visto che per la prima volta viene sovvertito il vecchio monito: la legge non ammette ignoranza. Intanto, resta il doppio binario con il quale Oliverio affronta le vicende giudiziarie di chi lo circonda. Specialmente se chi lo circonda si occupa di sanità. In questo è magistrale la figura di Raffaele Mauro, manager dell’Asp di Cosenza la cui solidità è direttamente proporzionale al numero di iscrizioni che rimedia sul registro degli indagati.
Cara dottoressa Barbalace, come confessava l’ispettore Rock nel mitico “Carosello”, anche lei, però, ha commesso un errore. Lo ha fatto quando non ha capito che piegare la purezza della tecnica alle contaminazioni della politica le avrebbe fatto perdere la qualità della prima senza incassare l’“appartenenza” che è tipica della seconda. Le “strumentalizzazioni giudiziarie” sono utili per abbattere i reprobi ma non scalfiscono chi vanta una solida “appartenenza”.

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni

CROTONE Continua la campagna di rafforzamento del Crotone che, dopo aver ottenuto l’incredibile salvezza all’ultima giornata dello scorso campionato, sta già programmando, colpo dopo colpo, la nuova stagione. Dopo il ritorno di Budimir e l’acquisto di Kragl, la squadra rossoblù ha annunciato ufficialmente l’acquisto di Davide Faraoni, terzino e centrocampista destro, classe ’91.
Faraoni, cresciuto nella Lazio, nel 2010 è passato all’Inter anche se l’esordio in prima squadra arriva un anno più tardi, in Supercoppa Italiana contro il Milan.
Con il club nerazzurro Faraoni colleziona, in totale, 14 presenze. Terminata l’esperienza all’Inter, Faraoni passa prima all’Udinese, poi al Watford, nel massimo campionato inglese, dove colleziona in totale 38 presenze. Una carriera travagliata per il calciatore laziale: dopo l’esperienza in Inghilterra fa ritorno ad Udine, passando da Perugia e Novara.
Un giocatore, dunque, d’esperienza per mister Nicola e, soprattutto, molto duttile e che potrà rivelarsi molto utile per la causa crotonese.
Faraoni ha firmato un contratto triennale che lo legherà al club calabrese fino al 2020.

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  • Occhiello Ufficializzato l'acquisto del terzino classe '91. Ha firmato fino al 2020

«Per me Barbalace doveva e poteva rimanere al suo posto. Io sono garantista tutti i giorni, non come Oliverio, che è un garantista con lo sterzo».
Il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione, “cacciato” dalla giunta Oliverio nell’estate del 2015 per un avviso di garanzia rimediato nell’ambito dell’inchiesta Rimborsopoli, non vede affatto di buon occhio le dimissioni di Carmen Barbalace, finita nell’indagine “Mandamento” perché – secondo la Dda di Reggio Calabria – avrebbe favorito illeciti finanziamenti pubblici al tempo in cui era una dipendente del dipartimento Agricoltura. 
Barbalace non doveva tirarsi indietro?
«Lo ripeto, io sono un garantista vero e credo che l'assessore non avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Credo anche che avrebbe dovuto essere Oliverio a prendere l’iniziativa perché non ci fossero due pesi e due misure. Avrebbe dovuto essere coerente con quanto fatto in passato, quando cacciò me e Ciconte dalla giunta per un semplice avviso di garanzia. Con una contraddizione evidente: quegli avvisi di garanzia non hanno influito minimamente sulla candidatura a sindaco di Ciconte a Catanzaro e mia a Cosenza, a soli tre giorni dalla presentazione delle liste e senza un programma. Credo che un punto di svolta sia necessario non per le vicende giudiziarie, ma perché non siamo all’altezza delle risposte che i calabresi si aspettavano. E parlo di cambiamento e discontinuità rispetto al passato. Aver aperto una conflittualità che dura da tre anni con Scura, con la speranza vana di Oliverio di essere nominato commissario alla Sanità, ad esempio, ha creato disservizi rispetto ai Livelli essenziali di assistenza e ha portato all’aumento del deficit, arrivato a oltre 90 milioni di euro. Ciò vuol dire che si allungheranno i tempi per l’uscita dal Piano di rientro».
Il governatore ha spiegato che toccava a Barbalace decidere sulle sue eventuali dimissioni, poi effettivamente consegnate; ma si è anche mostrato garantista rispetto all’indagine che la coinvolge.
«Il punto è che ci sono state diverse contraddizioni in questi mesi. Lo ripeto: è garantismo con lo sterzo, un modo di concepire le cose a convenienza».
Vuol dire che Guccione faceva ombra a Oliverio?
«Me lo dicono in molti: che alla fine sia stata questa la ragione vera. Anche perché non mi spiego come un avviso di garanzia possa precludere la permanenza in una giunta e non la candidatura a sindaco in una città come Cosenza».
Oliverio, evidentemente, si trova bene con i tecnici.
«A suo tempo feci una polemica con l’ex governatore Scopelliti, che tenne per sé quasi tutte le deleghe. La stessa cosa si può dire per Oliverio. Vedo un accentramento del potere nella persona del presidente che di certo non produce risultati positivi. E penso a turismo, cultura, fondi comunitari, difesa dal dissesto idrogeologico. È chiaro che si privilegiano personalità scelte sulla base di criteri che non sono quelli del voto popolare e non coloro che hanno autonomia e radicamento nel territorio».
E invece, che dovrebbe fare il governatore? Un rimpasto?
«Deve riaffermare le ragioni che ci permisero di vincere le primarie e le elezioni».
Significa che Guccione deve tornare in giunta?
«Magari fosse così semplice. Significa avere il coraggio, lo stesso del 2014, di mettere al centro prima di tutto la Calabria. E di costruire una squadra larga che non galleggi, ma sia in grado di avviare questo processo». 
Il governatore, però, ha anche detto che il rimpasto è una specie di invenzione dei giornali…
«È un sintomo della difficoltà di intravedere una soluzione per riprendere il cammino di una regione che vuole risposte concrete. Risposte che al momento non ha».
Ma lei la sente l’ansia per le imminenti decisioni di Oliverio, ammesso che le prenda? Dovrà pur sostituire Barbalace…
(Ride) «No, l’ansia è dovuta al fatto che la fase che si apre è molto difficile. Siamo reduci da due anni durissimi di sconfitte – a Lamezia, Vibo, Crotone, Cosenza, Catanzaro, al referendum del 4 dicembre –, sconfitte che segnalano un rapporto difficile con la società calabrese. Non so se siamo ancora in tempo a invertire la rotta. C’è bisogno di una rottura e di una ripartenza, ma serve la consapevolezza di chi governa oggi la Calabria. Continuando così andremo a sbattere».
La prossima settimana verrà rinnovato l’Ufficio di presidenza del consiglio regionale.
«Il Pd e la maggioranza devono sciogliere alcuni nodi politici. Credo che il presidente Irto sia stato una guida equilibrata e autonoma. Ora però dobbiamo dare un segnale che coinvolga tutte le aree territoriali della Calabria, non condizionando le decisioni della minoranza (si riferisce alla nomina di uno dei due vicepresidenti, che spetta all’opposizione, ndr) e affermando di nuovo la centralità del Consiglio, sia dal punto di vista del controllo delle attività della giunta sia della riappropriazione del potere legislativo, senza dimenticare l’avvio delle riforme necessarie per far ripartire un regionalismo che, in 40 anni, ha accumulato solo fallimenti». 
Sembra che una parte del Pd non voglia la riconferma del reggino Sebi Romeo come capogruppo…
«Sono valutazione politiche che farà il gruppo. Dipenderà anche quello che deciderà Oliverio. Buonsenso vorrebbe che le questioni relative al rimpasto di giunta e al rinnovo delle cariche per l’Ufficio di presidenza si affrontassero nel loro complesso, con una buona dose di “politica”». 
Direzione Pd. Come ha valutato le parole di Renzi?
«La mia idea è che un partito in cui non si discute e non si decide insieme, anche se c’è un segretario votato da milioni di elettori, rischia di rimanere isolato. E se il Pd rimane da solo, si perde. Il problema sono i contenuti, e dai contenuti vengono fuori le alleanze. Da soli facciamo poca strada».

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Intervista al consigliere regionale del Pd: «L'assessore doveva rimanere al suo posto, toccava al governatore prendere l'iniziativa, come fece con me. Il suo è un modo di agire a convenienza». Il rimpasto? «Bisogna riaffermare i principi che ci hanno fatto vincere nel 2014, ma io faccio ombra a Mario»

CATANZARO Sono numerosi gli incendi che, complici le alte temperature, si sono sviluppati nelle ultime ore in Calabria. In provincia di Reggio, in particolare, i roghi hanno interessato i territori dei comuni di Polistena, Ardore, Melicucco, Cittanova, Oppido Mamertina, Condofuri, frazione San Martino di Taurianova, Palmi, in località S. Elia, Campo Calabro, Villa San Giovanni, Montebello Jonico, e, in misura minore, alcune zone della città calabrese dello Stretto. Il prefetto di Reggio Michele di Bari ha istituito l'unità di crisi nella sala della Protezione civile del palazzo del governo per assicurare il coordinamento delle attività antincendio. Particolarmente critica è la situazione nel Comune di Condofuri, dove si è sviluppato un vasto incendio che ha interessato anche aree private e dove è in atto l'intervento di un canadair e a San Martino di Taurianova dove sono intervenute volanti della polizia di Stato per evacuare a scopo precauzionale alcune abitazioni. Un elicottero con cestello sta effettuando lanci d'acqua nella zona di Laganadi. Un altro focolaio si è sviluppato in località Olivarella di Melicucco e ha richiesto l'urgente intervento della squadra dei vigili del fuoco per la presenza di un bombolone di gas in un'area vicina a delle abitazioni. Per fronteggiare la situazione sono in azione tredici squadre dei vigili del fuoco che hanno rafforzato i turni per assicurare i servizi di intervento. Finora sono stati effettuati 24 interventi e altri 13 sono in corso. Anche nelle province di Cosenza e Catanzaro vengono segnalati tanti interventi di vigili del fuoco e personale Aib per spegnere le fiamme che in qualche caso hanno minacciato anche abitazioni. L'attività di monitoraggio del territorio e delle situazioni di rischio prosegue d'intesa anche con il dipartimento regionale di Protezione civile.
Domenica di fuoco soprattutto nel Cosentino, con decine di incendi. Il più grave si è registrato a Rende dove le fiamme sono divampate in un deposito di pneumatici, nei pressi dell'area industriale di Rende, vicino a un distributore di carburanti. Il rogo è partito da un vicino campo pieno di sterpaglie. Diverse le squadre dei vigili del fuoco intervenute sul posto, da cui si è levata una densa colonna di fumo nero. Le strade della zona sono state chiuse al traffico. Incendi di vaste proporzioni anche ad Acquappesa, sul litorale tirrenico, a Montalto Uffugo, nei pressi del centro storico, a San Fili, a ridosso della strada statale 107 Silana-Crotonese, e nel roglianese, lungo l'autostrada A2 del Mediterraneo, con disagi anche per la viabilità. 

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  • Occhiello La task force coordinerà tutte le operazioni dalla Prefettura. Roghi in molti comuni della Piana, della Locride e della Costa Viola. Molti interventi dei vigili del fuoco anche nel Catanzarese e Cosentino

CATANZARO Oliverio rompe (in parte) il silenzio sul caso Barbalace, l’assessore regionale che oggi ha rassegnato le dimissioni in seguito alla sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta “Mandamento” della Dda di Reggio Calabria. «Le dimissioni dell’assessore Barbalace dalla giunta regionale – dice Oliverio – sono la conferma della sua sensibilità e del suo rigore. Sensibilità e rigore che hanno contrassegnato la sua funzione di assessore regionale alle attività produttive nella mia giunta».
«Pur trattandosi di vicende giudiziarie che nulla hanno a che fare con la sua funzione di assessore regionale ma relative a una fase precedente che la vedono indagata per il suo ruolo di dirigente della Regione – aggiunge il governatore – Carmen Barbalace ha assunto la decisione di dimettersi per un “atto di assoluto e incondizionato rispetto nei confronti della magistratura e, soprattutto, dei cittadini calabresi”. Sento di dover ringraziare Carmen per l’impegno e la sobrietà che hanno caratterizzato il suo lavoro alla guida dell’assessorato».
«Sono certo – conclude Oliverio – che saprà dimostrare la sua estraneità per una vicenda per la quale risulta indagata». Nessun accenno da parte del governatore, invece, in merito alle sue di scelte. Non è ancora chiaro se Barbalace verrà sostituita con un'altra figura tecnica o con una più politica né se Oliverio deciderà di tenere per sé le deleghe. Domande che si aggiungono a quelle relative al possibile rimpasto di giunta, su cui, al momento, il presidente della Regione ha preferito non pronunciarsi. 

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  • Occhiello Il governatore: «Passo indietro conferma la sua sensibilità e il suo rigore». Nessun accenno al successore né al possibile rimpasto di giunta
Domenica, 09 Luglio 2017 18:08

Se l'Italia abbandona i suoi giovani

Gloria Trevisan e Marco Gottardi non ci sono più. Sono stati inghiottiti dal fuoco, dalle fiamme e dalla cenere di Notting Hill che tutti ricordiamo per la storia d’amore tra Hugh Grant, commesso di una libreria e la famosa attrice Julia Roberts. Nel film, la storia non poteva che essere a lieto fine, nella dura e difficile realtà londinese, avrebbero voluto – i ragazzi per primi – un fine non amaro, senza mai lontanamente immaginare che la loro non sarebbe stata una storia, ma una sfortunata, triste, drammatica vicenda che di umano ha poco. Avrebbero mai potuto immaginare i due giovani architetti veneti, emigrati in cerca di un pizzico di fortuna in più rispetto all’Italia che la loro vita sarebbe finita in maniera drammaticamente violenta? Senza scampo alcuno? Mai, anche se glielo avessero scritto, se lo avessero sognato, se qualche buontempone dei loro amici avesse fatto loro uno scherzo. Ma che, qualche volta, tra goliardi si faceva. Ma mai, a dire il vero, fino a questo punto. Erano partiti dall’Italia forti di due lauree a pieni voti, convinti di poter sfondare nel regno di Elisabetta e guidato da Theresa May che, ha voluto, a tutti costi la Brexit. Spero si penta la prima ministra e quanti hanno votato secondo le indicazioni dei Tories. Aveva aderito l’Inghilterra all’Unione Europa, poi, però, per un motivo o un altro, o perché gli inglesi hanno avuto da sempre un po’ di puzza sotto il naso e non potevano essere confusi con francesi tedeschi e italiani, hanno fatto marcia indietro. Io spero in un giravolta. I segnali – e non solo Corbyn – ci sono. Vedremo. Che si fossero sentiti sempre di razza di pregio l’ho constatato di persona tanti ma davvero tanti anni fa, quando, a scuola di inglese a Brighton, mi è stato chiesto di dove fossi. Io dissi la verità. “From Italy”! “Oh fu la risposta – you came from Europe!”: Noi siamo in Great Britain. Non si sentivano europei nel sangue. Forse oggi un po’ di più a giudicare dalle percentuali minime in favore della Brexit. È un dato incontrovertibile, però, che noi italiani, essenzialmente per la lingua, credo, ci sentiamo attratti dall’Inghilterra. E lì, nella terra di Albione, ci rechiamo per (fare finta di) studiare o, possibilmente per lavorare. Se cammini per Oxford Street o vai da Harrods, tra le lingue che senti, l’italiano non è tra le ultime. E questo perché, l’Italia non ti dà, ancora, le possibilità di lavoro alle quali tu aspiri. Nonostante titoli di un buon – se non ottimo – livello. Con Gloria e Marco, l’Italia è stata avara di opportunità serie e concrete. Giustamente avrebbero voluto guadagnare più di 400 o 500 euro che, in casa nostra, avrebbero ricevuto. Lo speravano, se quel maledetto giorno non si fosse mangiato loro, le loro speranza, le loro attese. Giuste, sacrosante, visto che avevano sacrificato tutto e tutti pur di raggiungere il loro onesto obiettivo. Quanti non sono come loro, e non solo a Londra. Di giovani emigrati, ognuno di noi ne conosce, tanti. Da Londra a Berlino, da Abu Dhabi, a Riad, da Manila a Bangkok, ma anche a Pavia o Milano. In Asia o in Europa, ma anche al Nord sempre da emigrati vivono. In appartamenti di venti metri quadri o poco, più. E forse facendo i turni per “esigenze personali”. Da noi, inutile negarlo, si investe poco per i giovani, spesso si fa finta, nel pubblico. I privati? Sono loro alla ricerca di sostegni finanziari. Eppure, se per caso ti laurei alla Bocconi in economia, arte, cultura, turismo e comunicazione finirai, rimanendo in Italia, a fare poco più di niente. Impossibile sopravvivere, se non avessi i genitori. E se poi ti laurei in giurisprudenza, ti specializzi o fai master di livello, guadagni sempre 500 euro al mese. «Sa, gli avvocati abbondano». Questa la risposta. E che fai? O rimani muta e piangi, o fai buon viso a cattivo gioco, sperando nel manzoniano “giorno verrà”. Per Gloria e Marco, invece, nulla dare. Con l’aggravante della consapevolezza della terribile fine che stavano facendo. La giovane architetto non ha chiamato pompieri o polizia, ma la madre. Aveva perfettamente capito che stava per morire, che per lei non ci sarebbe stato nulla da fare. L’ha voluta tranquillizzare, anche – ha scritto Aldo Cazzullo – per cercare conforto verso la fine. E ha promesso alla madre che l’avrebbe aiutata dal cielo. Il padre di Gloria se l’è presa, e giustamente, con lo Stato. Non fa nulla per i giovani. Non può, non riesce, non è capace. Eppure si dovrebbe mettere da parte quasi tutto per far vivere i giovani, soprattutto. Quello alla vita è un diritto e nessuno ce lo può togliere! Per Gloria e Marco, ma anche per Valeria, morta alla strage del Bataclan, siamo tutti responsabili. Sprechiamo risorse, diciamo, spesso, no a tutto e i risultati sono questi. «Occhi radiosi d’un vissuto davvero felice, visione di speranza dal turpe grattacielo su quella bella Londra rasserenante che ti offre un futuro in patria ancora negato! Ragazzi miei, ovunque voi siate, io ora vi sogno abbracciati nell’amore che va oltre la morte. Perdonateci se indifferenti vi abbiamo lasciati partire incapaci di garantirvi un degno futuro». Lo ha scritto, facendo commuovere molti noi, il professor Enrico Costa, professore di valore all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Grazie Enrico, a nome dei giovani tutti, calabresi e non.

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  • Occhiello di Gregorio Corigliano*
Domenica, 09 Luglio 2017 17:57

«L'Enoteca regionale? Sa di tappo»

REGGIO CALABRIA «Che fine ha fatto l’Enoteca “Casa dei vini di Calabria?” Chi l’ha vista? Dopo sei anni dalla sua istituzione con legge; a distanza di otto mesi dall’entrata in vigore del nuovo testo legislativo che ha modificato quello originario; e trascorsi sette mesi dalla nomina del presidente con pieni poteri decretata dal presidente della giunta, non si hanno prove di esistenza in vita dell’Enoteca della Regione». È quanto dichiara il capogruppo regionale di Forza Italia, Alessandro Nicolò che aggiunge: «Si tratta della solita magra figura della giunta di Mario Oliverio, dell’ennesimo mancato sostegno alle imprese e all’economia calabrese perché il nuovo ente avrebbe dovuto coordinare e promuovere la valorizzazione e raccordare promozione e sviluppo del comparto enologico della nostra regione per fare apprezzare i risultati notevoli delle nostre aziende e far conoscere al meglio tutti i vini di qualità della Calabria sia in Italia che all’estero».
Ancora Nicolò: «Il tempo, troppo tempo, è ahimé trascorso invano. E non sembra che col passare degli anni e dei mesi il progetto-Enoteca sia migliorato, si sia “affinato”. Per rimanere in tema, usando il linguaggio degli esperti di vino, diremmo che questa Enoteca “sa di tappo” essendo nata già azzoppata con un peccato originario».
«E dire – ricorda l’esponente politico – che proprio il sottoscritto nel settembre scorso in aula aveva chiesto di riflettere meglio in commissione sul testo della nuova legge sull’enoteca predisposto dalla giunta, per poter ascoltare in audizioni suggerimenti e proposte degli attori sociali interessati al provvedimento, a cominciare dai vertici dei consorzi dei produttori vitivinicoli e dalle associazioni più rappresentative del mondo del vino calabrese».
«Anche da parte nostra – continua Nicolò – si concordava sulla necessità di ripensare e riformare la legge precedente che in sostanza non aveva prodotto risultati significativi. Perciò ritenevamo indispensabile e necessario cambiare in meglio, senza rischiare di peggiorare le cose e di fare addirittura un’altra brutta figura. Invece la maggioranza, come al solito si è chiusa a riccio, approvando il “pacco” preconfezionato dalla giunta. La nostra richiesta, pacata quanto ferma, si basava sul buon senso: nel testo legislativo d’iniziativa della giunta avevamo rilevato passaggi d’incerta formulazione giuridica, parecchie lacune e in qualche caso la netta impressione che l’Enoteca sia stata caricata di compiti impropri. La realtà dei fatti, dopo sette mesi di avvio, purtroppo ci dà piena ragione». 

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  • Occhiello «Nessuna prova della sua esistenza». Il capogruppo di Fi in Consiglio attacca la giunta Oliverio: «Solita magra figura, l'ente è stato caricato di compiti impropri»

CATANZARO «La Regione, all'interno del Por Calabria 2014/2020, ha definito una politica di sviluppo urbano integrato attraverso Strategie di agenda urbana che dovranno mirare a rafforzare e migliorare livello e qualità dei servizi pubblici urbani e dei servizi sociali. L'area urbana Cosenza-Rende beneficerà di 33 milioni di euro, da suddividere in base alla popolazione residente. Negli scorsi mesi sono intercorsi incontri tra la Regione e i sindaci delle città interessate da tale strategia per pianificarne le fasi e la concreta attuazione della stessa». È quanto afferma, in una nota, l'europarlamentare di M5S, Laura Ferrara che sul tema ha annunciato di avere presentato un'interrogazione.
«Nonostante ciò, ad oggi – prosegue Ferrara –, vi è scarsa trasparenza e poca informazione nell'opinione pubblica su come stia evolvendo la Strategia agenda urbana Cosenza-Rende. È importante capire quali Autorità urbane e quali uffici/organi nello specifico si occuperanno di selezionare e gestire i singoli interventi che beneficeranno delle risorse del programma di Strategia agenda urbana e se la scelta dei criteri di selezione delle operazioni verrà effettuata attraverso il coinvolgimento e/o la partecipazione, diretta o indiretta, della cittadinanza di Cosenza e Rende o della relativa rappresentanza democraticamente eletta. I due sindaci dell'area urbana per ora praticano il metodo delle “segrete stanze”, arrogandosi il diritto di decidere quale direzione dovranno assumere i progetti di riqualificazione urbana delle due città che rappresentano, invece, una grande opportunità di rinascita per diversi quartieri cittadini».

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  • Occhiello L'europarlamentare del M5S ha presentato un'interrogazione per conoscere l'evoluzione della Strategia di agenda urbana. Previsto un finanziamento di 33 milioni. «I due sindaci applicano il metodo delle "segrete stanze"»

CATANZARO «Sorprendono le parole di Giovanni Manoccio, vicesindaco di Acquaformosa e delegato della Regione sulle politiche delle migrazioni e dell'accoglienza, rilasciate nel corso dell'assemblea nazionale di Fronte democratico. Il segretario Renzi non ha mai utilizzato espressioni xenofobe, al contrario grazie all'approccio di Renzi il governo italiano è riuscito a porre al centro del dibattito internazionale il grande tema delle migrazioni». Così Annamaria Cardamone, componente della segreteria regionale del Pd. «Manoccio – prosegue – è tra i più competenti e sa bene, fra l'altro, quali e quanti illegalità si possono nascondere nelle politiche e nella gestione dell'accoglienza, e dovrebbe denunciarle anziché tacere. Facciamo nostro un bellissimo pensiero del pontefice Giovanni Paolo II: "Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria patria"».
«Il tema, dunque – conclude –, è alto e altro e non dovrebbe essere strumentalizzato in una contrapposizione politica, fra l'altro a completo ed esclusivo uso interno contro il proprio stesso partito, ma affrontato con lungimiranza e concreta volontà a trovare soluzioni».

MAGORNO: MISSIONE DA CONDIVIDERE Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno: «Sulla scorta dell'esperienza della Calabria, regione tra le più esposte al fenomeno migratorio e da mesi chiamata a far fronte a un'emergenza senza fine carica di risvolti drammatici – legati ad esempio al massiccio arrivo di bambini e minori non accompagnati – mi sento di condividere totalmente le dichiarazioni del segretario Renzi, il quale con nettezza ha spiegato che il punto del ragionamento portato avanti dal Pd non è l'ineludibile necessità di salvare quante più vite umane possibili, consentire a tutti di portare a compimento traversate disumane e sottrarli alla barbarie della mafia degli sbarchi. Occorre urgentemente fare un passo in avanti e capire che l'Italia non può farsi carico del destino di tutti e questa missione umanitaria deve essere condivisa dai Paesi dell'Unione europea con razionalità e autentico spirito di cooperazione. Su questa linea, il segretario Renzi incontra la nostra massima condivisione».

 

 

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  • Occhiello La componente della segreteria Cardamone risponde al delegato della Regione: «Da Renzi nessuna espressione xenofoba, basta strumentalizzazioni». Magorno: «Non possiamo farci carico del destino di tutti»
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