Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 11 Febbraio 2017

CETRARO Il questore di Cosenza Luigi Liguori ha negato l'autorizzazione di Polizia per la sanatoria di un'attività per la raccolta di scommesse. Tali esercizi, è scritto in una nota della questura, «vengono utilizzati dalle cosche per il riciclaggio di beni di provenienza illegale, frutto dei lauti proventi delle estorsioni, dei traffici di droga e di ogni altra attività economica delittuosa. Il pregio di questi provvedimenti negativi consiste nell'impedimento al reimpiego in attività legali dei beni di provenienza delittuosa determinandone un vero e proprio rallentamento e, per tale verso, contribuiscono grandemente ad accrescere l'ordine e la sicurezza pubblica».
In particolare, hanno riferito gli investigatori, è stata colpita la cosca Muto di Cetraro che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, avrebbe tentato di inserire un prestanome nell'amministrazione di un esercizio operante sulla costa tirrenica nei confronti del quale, oltre al rifiuto di sanatoria, è stata disposta la chiusura immediata.

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    L'esercizio sarebbe riconducibile al clan muto di Cetraro. Secondo la questura di Cosenza queste attività «vengono utilizzate dalle cosche per il riciclaggio di beni di provenienza illegale»

LAMEZIA TERME Una stagione di «aggressioni feroci contro Regioni». È questo quello che avrebbe travolto Giuseppe Scopelliti, la causa delle sue dimissioni da governatore della Calabria e dei suoi guai. Nel corso dell’assemblea regionale – per la nascita del Polo Sovranista – di Azione nazionale e La Destra, movimento politico promosso da Gianni Alemanno, l’ex governatore della Calabria non concede interviste, non risponde a nessuna domanda, neanche a quella che aleggia nell’aria in merito alle recenti vicende giudiziarie che hanno portato all’arresto di Nazzareno Salerno, suo ex assessore al Lavoro, accusato di essersi appropriato di soldi destinati al “Credito sociale”. Scopelliti preferisce parlare dal pulpito e raccontare le sue ragioni. Come il desiderio di «condurre una battaglia di rinascita. Anche se ultimamente abbiamo avuto poca fortuna perché purtroppo siamo stati vittima di questa stagione di aggressione verso le Regioni. Se voi pensate che il presidente della Lombardia, Formigoni, si è dimesso quello del Piemonte si è dimesso, quello della regione Emilia Romagna è stato costretto a dimettersi, Errani, quello della Basilicata si è dimesso, si è dimessa la Polverini… alla fine è toccato anche a me. In questo quadro, in questa strategia non abbiamo avuto fortuna». Ma quale quadro? Quale strategia? 
È presto detto. Con parole sibilline l’ex governatore dipinge uno scenario inquietante.
«Nel senso che è venuto meno – spiega alle circa 100 persone intervenute ad ascoltarlo alla masseria I Risi di Lamezia Terme – quello che era il nostro desiderio, la nostra ambizione. In questo contesto legato alla vicenda dell’aggressione alle Regioni… tanti di voi non ricorderanno quando nel 2011 ci fu un’azione chiara, dettata probabilmente da ambienti europei e quant’altro, comunque un’aggressione feroce sulle Regioni. Nacquero gli scandali di Rimborsopoli, e poi tantissime altre cose. Una pressione che voleva dimostrare che le Regioni hanno un potere enorme rispetto anche al governo centrale e che questo non era più compatibile con la stagione che si stava per vivere e quindi automaticamente c’è stata questa, diciamo, ondata». 

OLIVERIO? «NON PARLO DEI DILETTANTI» Scopelliti annuncia che non farà commenti sul governo attuale: «Sono stato abituato a parlare di calcio  di serie A, con la Reggina, non guardo al calcio dilettantistico». Ma poi non può fare a meno di confrontare la sua stagione di «scelte coraggiose e di un progetto politico ambizioso», all’in cui «tutti vivacchiano o sono lì come soprammobili». L’ex governatore cita, in questo passaggio, la coordinatrice di Forza Italia in Calabria Jole Santelli, che nel proprio intervento ha affermato: «Con Scopelliti non siamo completamente sulla stessa strada però per me rimane il presidente della Regione Calabria». Un tripudio di applausi si leva nella sala e Jole Santelli ne approfitta per vincere facile: «Sono due anni e mezzo che il presidente della Regione non lo abbiamo. In una terra come la Calabria manca un assessore al Turismo, all’Agricoltura, alla Cultura. La Regione di Oliverio non riesce a produrre un bando». E conclude: «Non si può fare opposizione al nulla». 
Scopelliti prende la palla al balzo e attacca: «La politica italiana è fatta da gente inadeguata, da gente incapace. La politica italiana è fatta da corrotti». Sabato, nel corso dell’assemblea regionale, d’altronde, non è il giorno per pensare ai guai giudiziari. È il giorno per festeggiare l’archiviazione della posizione di Alemanno dal procedimento “Mafia Capitale”. Per festeggiare la fine dei problemi giudiziari per Francesco Storace. E per incassare un augurio dall’ex sindaco di Roma: «Sono assolutamente certo che sicuramente fra pochi mesi anche Peppe Scopelliti uscirà fuori da qualsiasi problema». 

IL MODELLO REGGIO NON TRAMONTA Il "Modello Reggio" torna nelle parole dell’ex governatore ed ex sindaco di Reggio Calabria. «A Reggio Calabria in otto anni ci siamo riusciti. Perché quella, prima di essere uccisa, era diventata una grande città, stimata, apprezzata, europea, moderna, funzionale, metropolitana, funzionale. Ce lo saremmo sognato la notte che Reggio Calabria sarebbe diventata una città metropolitana». Le stoccate sono rivolte agli esponenti del centrosinistra che non votarono per Reggio città metropolitana. 

«LA CITTADELLA L’ABBIAMO FATTA NOI» Inaugurata da loro ma fatta da noi. La Cittadella regionale è uno dei fiori all’occhiello nel discorso di Scopelliti, «un palazzo che è un simbolo». Argomento, come altri, di scherzo e battute con Demetrio Arena: «Le disgrazie sono tutte collegate a noi ma tutte le opere che stanno inaugurando… ma mai nessuno che avesse il coraggio, anzi, la dignità di dire che non è frutto del loro sacrificio, del loro sudore, che loro hanno solo esercitato un movimento con la mano (si riferisce al taglio del nastro, ndr)».

Alessia Truzzolillo
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    Il ritorno in pubblico dell'ex governatore per il varo del Polo Sovranista: «Noi fatti fuori per un complotto contro le Regioni ordito dall'Europa. Un giudizio su Oliverio? Non parlo di dilettanti. In 8 anni abbiamo fatto grande Reggio»

SERRA SAN BRUNO Un nuovo fatto di cronaca scuote i paesi delle Serre vibonesi. Un cittadino rumeno di 43 anni, bracciante agricolo, è stato trovato impiccato, nella tarda mattinata di sabato, in una stanza adibita a legnaia vicina alla sua abitazione nel centro di Simbario, piccolo comune alle porte di Serra San Bruno il cui territorio è praticamente un tutt'uno con quello di Brognaturo e Spadola.
Proprio a Spadola negli ultimi giorni si sono verificati due inquietanti episodi su cui le forze dell'ordine continuano a indagare: la scomparsa di Bruno Lacaria, 52enne consulente del lavoro svanito nel nulla la mattina di mercoledì e, il giorno successivo, l'avvelenamento del 46enne Pino Zangari, che era stato tra gli ultimi a incontrare Lacaria prima che sparisse e che ha raccontato di essere stato costretto, sotto la minaccia di una pistola, a bere del pesticida.
I carabinieri della Compagnia di Serra guidati dal capitano Mattia Ivano Losciale al momento, però, escludono qualsiasi collegamento tra i misteriosi fatti di Spadola e il suicidio del 43enne. Quest'ultimo è stato trovato impiccato da alcuni suoi connazionali che, evidentemente, si erano preoccupati non avendo più notizie di lui e hanno forzato la porta dell'abitazione in cui viveva.

s. pel.

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    È il terzo fatto di cronaca che in questi giorni scuote i paesi alle porte di Serra San Bruno. Ma i carabinieri escludono collegamenti con la scomparsa di Lacaria e l'avvelenamento dell'amico che lo aveva incontrato per ultimo

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Sabato, 11 Febbraio 2017 14:59

Greco, il politico contro la politica

COSENZA «Ho letto con grande interesse il dibattito tra il deputato Demetrio Battaglia e il professore Ettore Jorio sul rapporto tra burocrazia e politica. È un tema di cocente attualità, soprattutto per la nostra regione, che tra grandi difficoltà sta tentando di risollevarsi dal baratro profondissimo nel quale era precipitata». Lo sostiene in una nota Orlandino Greco, presidente del gruppo consiliare “Oliverio Presidente”. «Con grande franchezza - aggiunge Greco - sento di dovermi schierare dalla parte del professore Jorio, per alcune considerazioni che tenterò di esprimere in poche righe. Prima di tutto, la burocrazia, che sempre viene sempre individuata come la palla al piede nei processi amministrativi, ha affrontato negli ultimi dieci anni un importante percorso formativo che ha determinato l’emergere di figure di dirigenziali di altissima specializzazione e competenza. Il legislatore, di pari passo, ha collegato competenze e responsabilità, rendendo questo rapporto inscindibile. Ciò ha determinato un’evidente scollatura con il metodo di gestione della cosa pubblica che fino a qualche anno fa vedeva la politica dominare e indirizzare ogni processo, anzi, ogni procedura, superando, in molti casi, anche il proprio ambito di competenza».
«La crescita dell’apparato dirigenziale - prosegue Greco - è coincisa con la crisi della seconda Repubblica e dei partiti politici intesi come strutture organizzative territoriali in grado di selezionare gli amministratori locali. Basterebbe guardare all’attuale composizione del Parlamento, dei consigli regionali, per capire dove sia il problema: gran parte della classe politica è stata selezionata, sarebbe meglio dire nominata, senza che ci sia stata una misura delle competenze e delle esperienze amministrative. La burocrazia, anche e soprattutto quella deviata, che pure è presente nel nostro Paese, ha divorato nel tempo spazi lasciati vuoti da una classe politica autoreferenziale che alla formazione sui territori ha preferito la cortigianeria delle segreterie di partito. Questo rapporto, fortemente squilibrato, ha generato nel tempo un forte ed inevitabile distacco tra i cittadini e la politica, tra le comunità e le istituzioni».
«Prima di guardare oltre il proprio cortile - aggiunge il consigliere regionale -, sarebbe auspicabile che la classe politica tutta avviasse un’operazione seria di consapevolezza prima e di mutamento poi, al fine di riconquistare quel ruolo di indirizzo e di visione contro cui nessuna burocrazia, anche la più alta, potrebbe mai scontrarsi. Ritornare alla politica – conclude Greco -  significa formare la nuova classe dirigente attraverso la trincea dell’amministrazione locale, i dibattiti serrati nelle sezioni di partito, lo studio di nuovi modelli di governance. Solo seguendo questo percorso sarà possibile ristabilire un rapporto equilibrato tra politica e burocrazia, colmando quel vuoto di potere che come un buco nero sta assimilando tutto ciò che lo circonda»

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Sabato, 11 Febbraio 2017 14:27

Il Tg web

CATANZARO «La Regione è stata destinataria di una "Menzione tematica" per la sezione "Inclusione sociale, ritorno delle nuove generazioni alla cura del territorio" all'edizione biennale del "Premio del paesaggio del consiglio d'Europa". Il riconoscimento, che sarà consegnato il prossimo 14 marzo nella sede del ministero del Turismo, in occasione della "Giornata nazionale del Paesaggio", è arrivato per il progetto "Programma per la diffusione nelle scuole primarie e secondarie della cultura del paesaggio e dell'identita' dei paesaggi calabresi - Diffusione delle scuole del paesaggio". Sono stati 97 i progetti italiani candidati al Premio e valutati da una commissione istituita dal ministero per i Beni e le Attività culturali». Lo comunica una nota della giunta regionale.
«L'ambiente ed il paesaggio - ha detto l'assessore regionale all'Urbanistica Franco Rossi - cosi' come solennemente affermato dalla Convenzione europea del paesaggio, sono beni comuni da tutelare, valori da difendere, patrimonio rispetto al quale la consapevolezza non è mai sufficiente. Ecco perché tutte le amministrazioni pubbliche sono chiamate a dimostrare attenzione, non solo attraverso gli strumenti urbanistici e le scelte di governo territoriale, ma anche e soprattutto attraverso azioni di promozione e sensibilizzazione che coinvolgano e rendano partecipi le comunità rispetto a politiche di sviluppo sostenibili. Il 'Premio del Paesaggio' ha due obiettivi, dare rilevanza alle azioni virtuose che vengono attuate dalle comunità locali e poi favorire scambi reciproci di esperienze tra i diversi territori nazionali ed europei. L'aver ottenuto una menzione tematica è senz'altro motivo di orgoglio. «La Calabria - prosegue Rossi - ha predisposto e presentato un progetto il cui titolo esprime già per intero gli obiettivi che si intendono perseguire; i temi dell'ambiente e del paesaggio, infatti, riguardano tutti ma, considerando la non esaltante esperienza dei decenni passati, è chiaro che, accanto ad una netta inversione di tendenza nelle politiche di governo del territorio, è necessario promuovere, tra coloro che saranno i cittadini e gli amministratori del domani, una più chiara, intensa e consapevole coscienza dell'ambiente e del paesaggio come valori etici ed economici. L'assessorato regionale all'Urbanistica ha messo in campo uno sforzo straordinario e strumenti utili a ristorare i danni del passato ed impedirne di nuovi, dalla legge urbanistica regionale, con il principio del consumo di suolo zero, alla pianificazione e gestione integrata del territorio con i Contratti di Fiume e di Costa, solo per citare alcuni esempi».
«La Calabria - conclude - ha immense ricchezze ambientali e paesaggistiche, alcune danneggiate, altre, per fortuna, ancora intatte nella loro stupefacente bellezza; sta a noi tutti guarire le prime, tutelare, difendere e valorizzare le altre: è una sfida impegnativa che, lo ripeto, è giustificata da ragioni etiche, motivi economici, politiche di sicurezza».

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    La riflessione dell'assessore all'Urbanistica. La Regione Calabria premiata all'edizione biennale del "Premio del paesaggio del consiglio d'Europa"

REGGIO CALABRIA È fissata per l’1 marzo di fronte al gup Olga Tarzia l’udienza preliminare del procedimento Gotha, scaturito dalla riunificazione delle inchieste Sistema Reggio, Reghion, Fata Morgana, Mammasantissima e Alchemia, che nei mesi scorsi hanno iniziato a svelare il volto della cupola segreta della ‘ndrangheta reggina. Un livello della ‘ndrangheta fino a qualche tempo fa sconosciuto, invisibile anche per gli affiliati dell’ala militare e visibile dei clan, ma estremamente efficace nell’infettare la vita politica, economica e sociale grazie agli uomini “riservati” che è in grado di forgiare e usare per realizzare il suo programma eversivo. Un livello che – per adesso – ha il volto degli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo, che grazie a scudieri come l’avvocato Antonio Marra e Franco Chirico sono stati in grado di seguire passo passo la realizzazione della propria strategia criminale.
È la "mammasantissima" o "santa" ed è il luogo in cui la 'ndrangheta si mostra nella sua essenza più pura, il potere. Una cupola - così la definiscono il procuratore aggiunto Gaetano Paci e i pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Roberto Di Palma e Giulia Pantano, che hanno coordinato i vari tronconi del procedimento - che non agisce mai in via diretta, ma solo tramite i suoi insospettabili uomini, come l'ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, il senatore Antonio Caridi, il consigliere provinciale Demetrio Cara, le cui carriere sono state costruite scientificamente dalla cupola.Una vera e propria direzione strategica che nel tempo ha saputo legare a sé come gli uomini di potere che nel tempo hanno saputo legare a sé come l’ex controverso canonico di Polsi, Don Pino Strangio, il giudice Giuseppe Tuccio, l’ex vicepresidente di Fincalabra, Nuccio Idone, il dirigente comunale Marcello Cammera, il marchese Saverio Genoese Zerbi, il presidente di Cittadinanza Attiva, Domenico Pietropaolo, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio, come al cancelliere della Corte d'appello, Aldo Inuso, accusato anche di turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia e riciclaggio, l'ex assessore comunale Amedeo Canale, il professore Giovanni Pontari, il professore Antonio Rocco Zoccoli, Andrea Scordo, la giornalista Teresa Munari, l'avvocato Paola Colombini, tutti quanti a vario titolo in rapporti con Paolo Romeo e utili alla realizzazione del programma criminale dell’èlite della ‘ndrangheta. In tutto sono 70 gli indagati che il primo marzo dovranno presentarsi di fronte al gup e tutti – dicono i magistrati – hanno fatto parte del mosaico costruito dalla cupola delle ‘ndrine per governare la Calabria. E non solo.Una strategia passata attraverso il condizionamento di tutte le elezioni, dal 2001 al 2010, dal governo dei grandi affari societari e immobiliari realizzati a Reggio Calabria, dal condizionamento di appalti e lavori pubblici, e che negli ultimi anni puntava a mettere le mani sulla città metropolitana. Una città Stato nei progetti di Paolo Romeo, che trova eco nella strategia secessionista o indipendentista che – quanto meno dalla metà degli anni Ottanta –  adottata con impegno variabile dalla cupola delle mafie. Tutte le mafie.
Per gli inquirenti infatti  la cupola riservata della 'ndrangheta è solo parte di un organismo più grande - e ancora sconosciuto - che rappresenta tutte le mafie. I pentiti la chiamano "commissione nazionale", "Cosa unita" o "Cosa nuova". E secondo quanto messo a verbale nell'ultimo anno da diversi collaboratori di giustizia calabresi, siciliani, pugliesi e milanesi da decenni coordina le strategie criminali delle mafie in tutta Italia e non solo, grazie a "riservati" come il senatore Antonio Caridi.
Per i magistrati, con diversi ruoli e compiti sono tutti uomini di cui questa nuova struttura della 'ndrangheta si è servita per governare la Calabria e in parte anche il Paese, anche grazie alla progressiva contaminazione della massoneria. Un processo – hanno svelato l’ex Gran maestro Antonio Di Bernardo e pentiti come Cosimo Virgiglio – iniziato quanto meno quarant’anni fa e servito per creare una camera di intermediazione e incontro fra il potere mafioso e chi gestisce le leve istitituzionali, economiche, politiche e finanziarie dell’Italia. .

Alessia Candito
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    L'1 marzo l'udienza preliminare per gli indagati del maxi-procedimento "Gotha" sulla cupola che avrebbe governato Reggio. Tra i coinvolti il senatore di Gal, l'ex sottosegretario regionale e l'ex deputato Romeo

Sabato, 11 Febbraio 2017 13:59

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