Da Scilla in Africa, il cuore di Vincenzo per Bangui

Vincenzo Porpiglia ha alle spalle l'esperienza nel Salam Centre in Sudan gestito da Emergency. A breve ritornerà nel continente africano per una nuova missione in Bangui. «C'è una situazione complessa, qui è difficile reperire anche il cibo» Giovedì, 10 Agosto 2017 18:10 Pubblicato in Società
Vincenzo Porpiglia Vincenzo Porpiglia

SCILLA Il diritto alla salute da garantire ovunque, in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi condizione. Deve essere stato questo a spingere Vincenzo Porpiglia a partire dalla piccola frazione di Melia, nel comune di Scilla, e prestare la sua missione nel cuore dell'Africa insieme ad Emergency.
Vincenzo è partito per la prima volta nel settembre 2016 per il Salam Centre, a 20 chilometri a sud della capitale sudanese Khartoum, un punto cardiochirurgico di riferimento per l'Africa e non solo. Nato dieci anni fa, il centro ha visitato oltre 70mila pazienti ed effettuato 7mila interventi. Africa, ma anche Afghanistan, Iraq, Yeme e addirittura le Filippine i paesi di provenienza di chi, a causa di guerre, povertà, violenze, fugge e riesce a trovare nel Salam Centre le cure per quelle patologie che altrove sono negate. Progettata da Emergency, la struttura, conta 450 persone che prestano il loro servizio. La maggior parte sono sudanesi, ma anche gli italiani hanno la loro importanze e un ruolo fondamentale. Tra di loro c'è anche Vincenzo, appunto, che ha deciso di mettere a disposizione la propria professionalità al servizio del prossimo e che non vuole di certo fermarsi in Sudan. Infatti a metà agosto tornerà in Africa, destinazione Bangui dove coordinerà la logistica. «Quella che mi aspetto è una missione diversa da Khartoum - racconta Vincenzo - a Bangui, Emergency dispone di una struttura diversa dal Salam Centre: un ospedale di chirurgia generale e una clinica pediatrica con un pronto soccorso con un numero di pazienti estremamente elevato. Il tessuto sociale della Repubblica Centrafricana presenta molte più complessità rispetto a quello sudanese. Il Paese vive una condizione di grossa difficoltà e per Emergency è complesso reperire anche beni di primissima necessità come il cibo», conclude.