Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 17 Novembre 2013

CATANZARO «La provincia di Catanzaro non può essere la pattumiera della Calabria. Non è più possibile sopportare che il peso dell`intero sistema gravi sulle nostre spalle». Lo afferma, in una dichiarazione, il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. «Martedì – prosegue Abramo – proporrò ai sindaci della provincia di occupare la strada d`accesso a Pianopoli, impedendo l`ingresso ai mezzi che provengono dalle altre aree della Calabria. L`allarme lo avevo lanciato già ad agosto, ma non sono stato ascoltato. Sono stato facile profeta, visto che tutto si è consumato nell`indifferenza generale».
«Paghiamo il prezzo – sostiene ancora il sindaco di Catanzaro – della mancanza di programmazione e, mi dispiace dirlo, dell`egoismo di alcuni territori che non consentono che si realizzino gli impianti. Ora si è passato il limite e certamente non staremo a guardare». (0070)

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  • Occhiello Per il sindaco la Provincia di Catanzaro non può più essere la pattumiera della Calabria: mancanza di programmazione ed egoismo di alcuni territori
Domenica, 17 Novembre 2013 21:14

Trovato cadavere in un casolare a Cosenza

COSENZA Il cadavere in avanzato stato di decomposizione di un uomo è stato trovato dai carabinieri in un casolare rurale alla periferia di Cosenza. L`uomo, dell` apparente età di 40 anni, non aveva documenti per cui non è stato possibile risalire alla sua identità. Si ritiene che possa trattarsi di un cittadino moldavo presente nella zona.
Impossibile al momento stabilire le cause del decesso, che risalirebbe a 10-15 giorni addietro, per lo stato del cadavere. Indagano i carabinieri.

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  • Occhiello Era in avanzato stato di decomposizione. Forse si tratta di un cittadino moldavo senza fissa dimora

CATANZARO L’assemblea composta dai 74 delegati convocati dalla commissione provinciale per il congresso ha eletto, per acclamazione, il nuovo segretario del Pd catanzarese. Si tratta di Domenico Giampà, esponente dei Giovani democratici, vicino all’ex candidato a sindaco Salvatore Scalzo e sostenuto da Azione democratica e Areadem. La stessa corrente ha eletto anche Francesco Muraca, esponente della prima ora dell`area Renzi, presidente provinciale del partito.
Ma è subito doccia fredda sui nuovi eletti. Alfredo D`Attorre, commissario regionale del Pd, e Mario Paraboschi, presidente del consiglio regionale dei garanti per la Calabria, affermano in una nota congiunta che «la commissione congressuale regionale e quella nazionale saranno chiamate nelle prossime ore ad assumere decisioni conclusive. Prima di esse – spiegano D’Attorre e Tiraboschi – è evidente che non vi può essere alcuna convocazione valida dell`Assemblea provinciale e alcuna proclamazione del Segretario provinciale».

La controreplica: D`Attorre si dimetta
A stretto giro la replica di Azione democratica: «Le dichiarazioni del commissario regionale del Partito democratico Alfredo D’Attorre, deputato catanzarese, sono da ritenersi arroganti e irresponsabili poiché lo stesso D’Attorre non ha alcun titolo per intervenire nei procedimenti elettorali congressuali chiaramente codificati dal regolamento nazionale per il congresso e da quello regionale approvato dallo stesso D’Attore e dal coordinamento regionale del partito. L’onorevole D’Attorre, che è stato il più forte sponsor del “bersaniano” Enzo Bruno, ora tenta di sabotare la libera e legittima scelta degli iscritti e dei militanti del Pd che, liberamente e senza costrizioni hanno scelto Muraca e Giampà alla guida del partito di Catanzaro». A D’Attorre, dunque, Azione democratica chiede «di dimettersi e di andare via definitivamente dalla Calabria».

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  • Occhiello La controreplica: elezione legittima, D`Attorre si dimetta

VARESE Si interrompe la serie positiva del Crotone in trasferta, sconfitto oggi pomeriggio per 2-0 sul campo del Varese, che ora si piazza in classifica proprio dietro ai pitagorici, fermi a 23 punti. Il vantaggio del Varese arriva al 16’ del primo tempo con Pavoletti, su rigore. Lo stesso attaccante ha poi firmato il raddoppio al 28’ del secondo tempo con un colpo di testa vincente su calcio d’angolo di Calil.

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  • Occhiello Calabresi sconfitti in trasferta a Varese

PRAIA A MARE Litiga con una coppia di gay, Eduardo Franco Rondina, di 58 anni e il convivente Josè Angelo Lepore, di 84, minacciandoli di morte con un coltello e il più anziano dei due omosessuali muore per lo spavento. È accaduto a Praia Mare dove un operaio, Roberto Colautti, 56 anni incensurato, è stato arrestato dai carabinieri per violazione di domicilio, resistenza, minacce e morte come conseguenza di altro delitto. Non chiare le ragioni della lite.

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  • Occhiello È accaduto a Praia Mare. L`uomo, accusato di morte come conseguenza di altro delitto, aveva un coltello
Domenica, 17 Novembre 2013 17:04

Rifiuti, M5S: in Calabria bomba ecologica

CATANZARO «Il pericolo rifiuti, già grave in Calabria, è destinato ad aumentare». È la denuncia lanciata da parlamentari e attivisti del Movimento 5 Stelle che, a Catanzaro, hanno organizzato l`iniziativa "Il giorno del rifiuto``. All`iniziativa sono intervenuti il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, di M5S, arrivato dalla "Terra dei fuochi" e il presidente del gruppo pentastellato alla Camera, Riccardo Nuti. «La discarica di Pianopoli - è scritto in un comunicato di M5S - è chiusa. Ieri a una delegazione di parlamentari M5S, riunita dal deputato calabrese Paolo Parentela, è stato impedito l`accesso alla discarica».
«Sarebbe servito - ha detto Parentela - a informare il governo delle reali condizioni del sito». «Nelle prossime ore - ha affermato la deputata Dalila Nesci - potrebbe avvenire lo scoppio di vere bombe ecologiche». La parlamentare è la capofila dei firmatari di un atto-dossier sui rifiuti in Calabria indirizzato in primo al presidente del Consiglio Enrico Letta in cui si chiede dove siano finiti i soldi dell`emergenza ambientale. «Cifre da capogiro, oltre un miliardo di euro - ha aggiunto Nesci - con cui non è stato risolto nulla, con l`aggravante che ai calabresi il governo impone l`ennesima mazzata, la Tares, nonostante che il problema rifiuti sia arrivato a livelli estremi, con sperperi e impunità vergognosi». Riccardo Nuti ha parlato di «sprechi pubblici che hanno sottratto risorse alle bonifiche delle aree industriali dismesse e a necessari interventi, soprattutto a Sud, a tutela della salute pubblica». Il vicepresidente della Camera Maio si è soffermato «sull`inquietante disastro, al Mezzogiorno, in particolare, delle bonifiche mancate, per cui lo Stato ha il dovere di disporre azioni tempestive ed efficaci».

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  • Occhiello Una delegazione di parlamentari in visita a Pianopoli: «Ci è stato impedito l’accesso alla discarica»

REGGIO CALABRIA L’attività di prevenzione e monitoraggio svolta dalle forze dell`ordine nelle adiacenze dello stadio Granillo per la partita di ieri sera tra Reggina e Palermo ha permesso di rinvenire una trentina di bastoni e sbarre di ferro, ma anche bottiglie in vetro, abilmente occultate all’interno di una aiuola: è il risultato di un’accurata e attenta predisposizione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica da parte del questore Longo, che ha visto impegnati circa 250 operatori delle diverse forze di polizia coordinati dai funzionari della Questura di Reggio Calabria, ha consentito il sereno svolgimento della manifestazione sportiva, considerata la storica rivalità tra le due opposte tifoserie. Un timido tentativo da parte di un gruppo di ultrà della Reggina di violare l’area di massima sicurezza destinata ai tifosi ospiti si è dissolto alla sola vista dello sbarramento formato dal personale specializzato del reparto mobile di Reggio Calabria e Catania inviati come rinforzo dal Dipartimento della Pubblica sicurezza. L`impegno profuso da polizia di Stato, carabinieri e Guardia di finanza per assicurare la serenità dello spettacolo – si legge in una nota della questura reggina – è stato premiato dalla assenza di criticità all’ordine pubblico. (0070)

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  • Occhiello Scoperta dal servizio interforze, ieri sera durante la partita Reggina-Palermo, una trentina di oggetti contundenti. Ma l`attività congiunta di polizia, carabinieri e Gdf ha garantito l`ordine pubblico

Premiati a Catania, in occasione dell’evento nazionale di orientamento “Fuoriclasse” di Confindustria, il gruppo di Confindustria Cosenza, dell’Istituto tecnico industriale “Monaco” e dell’azienda Fi.FF che sono stati protagonisti del progetto "Un giorno con l`imprenditore". Classificatisi al terzo posto del concorso nazionale, per il video che racconta l’esperienza di affiancamento lavorativo di alcuni alunni a un industriale per un giorno, lo studente Francesco Cavaliere e l’imprenditore Paolo Filice, assistiti dal professore Remo Scavello e dalla responsabile dell’education di Confindustria Cosenza Monica Perri, hanno ricevuto un premio al cospetto del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, del vice presidente per l’education Ivanhoe Lo Bello e del presidente di Sistemi Formativi Confindustria Luigi Serra.
“Fuoriclasse” ha rappresentato l’occasione per presentare una ricerca di Confindustria secondo cui i “Neet”, ossia i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione, sono 2milioni 250mila, pari al 23,9%, e dall` inizio della crisi il loro numero è cresciuto del 21,1%, con un aumento nel 2012 di 95mila unità ?(+4,4%). I risultati della ricerca dicono che il 40% di questi giovani sono alla ricerca attiva di lavoro, circa un terzo sono forze di lavoro potenziali e il restante 29,4% inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare.
«In Italia – ha spiegato il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi – studio e lavoro raramente si intersecano, a differenza di quanto accade nel resto d`Europa, tanto che solo il 3,7% dei giovani tra i 15 e i 29 anni coniuga istruzione e lavoro contro il 22,1% dei giovani tedeschi e il 12,9% della media Ue. Lavoro e formazione continuano a essere due mondi che non comunicano: piuttosto che agevolare l` ingresso nel mondo del lavoro, il completamento degli studi sembra segnare un passaggio traumatico che lascia una profonda frattura tra i due canali. Il nostro Paese – ha concluso Squinzi – è penalizzato da un tasso di disoccupazione giovanile estremamente elevato. Dobbiamo batterci per risolvere questo problema e c`è una sola strategia per farlo: quella di ritrovare la crescita».
Di uscita da “questo incubo economico” e della necessità di registrare la ripresa ha parlato anche il presidente per l`Education di Confindustria Ivanhoe Lo Bello, secondo cui «il problema è capire quale sarà il tasso di crescita nel 2014 perché ad oggi è un tasso molto più basso degli altri paesi. E` evidente che bisognerà mettere in campo anche una stagione di riforme». ?
Per il presidente di Confindustria Cosenza Natale Mazzuca, soddisfatto per il riconoscimento ottenuto «che premia l’impegno profuso dall’organizzazione verso gli studenti del territorio», è necessario creare le condizioni affinché «una nuova classe dirigente possa farsi spazio e possa, a sua volta, creare nuovo sviluppo. Se non modificheremo lo status quo nel quale il nostro Paese è sprofondato ormai da qualche decennio non si creerà nuovo lavoro ed occupazione. Condivido il consiglio del presidente Squinzi ai ragazzi: non prendete scorciatoie perché la furbizia dà un vantaggio nel breve termine ma nel lungo non paga. L’unico investimento fruttuoso è lo studio». ?
Soddisfazione per il premio è stata espressa anche dall’imprenditore che ha ospitato gli studenti in azienda, Paolo Filice, alla guida del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cosenza, e dal dirigente scolastico Ennio Guzzo, dell’Itis “Monaco”, la scuola coinvolta.
Un riconoscimento i protagonisti lo avevano ricevuto anche a Cosenza, in occasione dell’edizione provinciale 2013 di Orientagiovani dal tema “Saperi e competenze per prepararsi al futuro”, dal presidente degli industriali Natale Mazzuca, dal direttore Rosario Branda e dall’assessore regionale all’Istruzione Mario Caligiuri. (0070)

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  • Occhiello Lo studente Francesco Cavaliere (dell`Itis "Monaco") e l’imprenditore Paolo Filice al terzo posto nel concorso nazionale di Confindustria, per il video che racconta l’esperienza di affiancamento lavorativo di alcuni alunni a un industriale per un giorno

REGGIO CALABRIA Né trame occulte, né manovratori. «La fuga di Nino Lo Giudice non è stata indotta dalla costrizione di altri, ma solo da situazioni che percepiva come pericolose per la sua persona». Questo ha voluto chiarire il procuratore capo Cafiero de Raho a poche ore dall’operazione che ha riconsegnato nelle mani della Procura il pentito Nino Lo Giudice, che il 3 giugno scorso si era volontariamente sottratto a quel sistema di protezione che paradossalmente non lo faceva sentire al sicuro. Quali fossero i fantasmi – più o meno concreti – che all’epoca lo braccavano, “il Nano” adesso dovrà spiegarlo agli inquirenti, così come quanto ci sia di vero e di suo nei due memoriali con cui ha rotto il silenzio dei suoi cinque mesi di latitanza.

LA NEBBIA DEI MEMORIALI
Documenti pesanti dal contenuto controverso. Con quei due memoriali, Nino Lo Giudice ha infatti non solo sostanzialmente ritrattato tutto quanto precedentemente dichiarato, ma ha anche lanciato pesantissime accuse contro quella che ha definito una «cricca» di magistrati che ne avrebbe, addirittura, drogato la collaborazione, inducendolo ad «accusare innocenti» e rivelare fatti, circostanze e particolari di cui non sarebbe stato a conoscenza. Parole su cui da mesi sono in corso indagini di diverse Procure – Reggio Calabria, Catanzaro e Perugia, ognuna per i profili di competenza – che avranno il compito di chiarire il messaggio che all’epoca “il Nano” o chi per lui ha voluto lanciare, ma nel frattempo hanno aggiunto ulteriore nebbia, polemiche e veleni al percorso poco cristallino di un collaboratore controverso, più volte caduto in palese contraddizione anche prima della sua scomparsa e della spedizione dei memoriali. Contraddizioni da cui, quando nel giugno scorso ha fatto perdere le proprie tracce, sembrava voler fuggire.

LO GIUDICE, MISTERO E CONFUSIONE ANCHE PRIMA DELLA SCOMPARSA
Proprio nelle settimane precedenti alla sua sparizione – avvenuta esattamente due giorni prima della sua attesa deposizione al processo Archi Astrea – tanti, troppi, interrogativi ed elementi dubbi sembravano braccare il collaboratore, o almeno presunto tale. Nel caso del processo Meta infatti, “il Nano” si era mostrato – stranamente – tutto meno che collaborativo. Nonostante una quasi inedita comunanza di intenti avesse unito la pubblica accusa rappresentata dal pm Giuseppe Lombardo e le difese nella comune richiesta di avere il pentito in aula, «per riscontrare anche tramite la mimica e l`esibizione di materiale video-fotografico quanto racconta» – aveva sottolineato all’epoca il sostituto – prima un’ostinata «lombosciatalgia», poi una provvidenziale nota della Questura che segnalava non meglio specificati «problemi di sicurezza», hanno impedito il trasferimento del pentito nella città calabrese dello Stretto. In quella stessa data – rivelerà “il Nano” nei suoi memoriali – sarebbe stato convocato per un colloquio investigativo dal sostituto della Dna, Gianfranco Donadio, ma questa – allo stato – è una coincidenza che poco importa. Quelle che non possono essere dimenticate nel quadro fumoso della collaborazione di Lo Giudice sono infatti le contraddizioni che hanno preceduto la sua scomparsa e le sue esplosive rivelazioni.

“IL NANO” CROLLA AL PROCESSO META
Contraddizioni palesi, ma cui “il Nano” si è dovuto arrendere in pubblica udienza, quando – collegato in videoconferenza da sito protetto – è stato obbligato a confrontarsi con l’album fotografico del materiale repertato il giorno della cattura di Pasquale Condello, insieme alle decine e decine di foto, mappe, cartine, tracciati di percorsi gps che danno conto del lavoro certosino svolto dal Ros per arrivare al “Supremo”. È stato allora ?che la versione che lo vuole fra i principali fiancheggiatori della latitanza di Condello, ma ?soprattutto ?artefice del suo arresto grazie ad opportune soffiate alle forze di polizia, ha iniziato a scricchiolare. Al fuoco di fila di foto e domande Lo Giudice ha potuto rispondere solo con un rosario di «non so». Eppure è con invidiabile sicurezza che “il Nano” aveva affidato queste rivelazioni a un memoriale, consegnato solo al termine dei canonici 180 giorni al tribunale di Catanzaro e all’allora capo della Dda, Pignatone. ?Il documento conteneva non solo ulteriori dettagli sull’asserita gestione della latitanza del superboss Pasquale Condello, ma soprattutto pesantissime accuse nei confronti di magistrati come l’ex numero due della Dna, Alberto Cisterna, che pur di prendere la primula rossa della ’ndrangheta reggina, sarebbe sceso a patti con il fratello del “Nano”, Luciano.

LA CATTURA DI CONDELLO E LE VERE FONTI CONFIDENZIALI DEI ROS
Allo stesso modo è in sede di udienza e in diversi procedimenti, che gli è stato permesso di tentare di accreditarsi come principale artefice della cattura di Condello, grazie alla sua attività di delatore ancor prima di diventare collaboratore di giustizia. Un ruolo paradossalmente smentito anche dal sostituto Beatrice Ronchi – il pm che per lungo tempo ha gestito “il Nano” – che ha prima messo agli atti, quindi ha portato in ?aula sette relazioni di servizio che rivelano che fin dal 2004 due fonti confidenziali hanno informato il Ros sui movimenti di Pasquale Condello. ?Incontri documentati e di cui la Procura era perfettamente a conoscenza ma ?che avrebbero dovuto – almeno per il momento – rimanere segreti, così come segrete – e quantomeno omissate per motivi di sicurezza – avrebbero dovuto rimanere quelle sette relazioni di servizio, rese pubbliche in dibattimento, e l’identità delle due fonti, che a breve saranno chiamate anche in aula a testimoniare. ?Testimonianze che potrebbero mettere ulteriormente in crisi le “rivelazioni” che “il Nano” ha fatto prima della sua scomparsa e per anni ha ripetuto in interrogatori e dibattimenti, ma senza riuscire a convincere molti.

SCONFESSIONI PIÙ O MENO AUTOREVOLI
Nonostante diverse sentenze abbiano valorizzato il portato delle dichiarazioni di Lo Giudice che in quei procedimenti erano state messe agli atti, all’indirizzo del “Nano” nel corso del tempo sono arrivate diverse sconfessioni. E non solo da parte di chi potrebbe avere interesse a farlo come suo fratello Luciano – del quale il pentito è stato il grande accusatore – che più e più volte ha chiesto e ottenuto la parola al termine delle udienze per affermare che «Nino Lo Giudice dice cose che non sa, parla di cose che non sa». O ancora da parte di chi – come suo fratello Maurizio, pentito ancor prima di lui – ha letteralmente scaricato il fratello, smontando una per una le dichiarazioni che “il Nano” ha messo a verbale e ripetuto in diverse occasioni. «Lui era l`unico ad essere fissato con la ’ndrangheta, l`unico ad essere affiliato, gli altri non hanno mai avuto a che fare con tutto questo», ha affermato il collaboratore, che si è lasciato scappare: ?«La collaborazione di Nino Lo Giudice e Consolato Villani è stata organizzata ben prima che entrambi iniziassero a parlare». Un commento inquietante, soprattutto se letto alla luce di quelle dichiarazioni che vanno esattamente nella medesima direzione e provengono da un soggetto che con la ’ndrangheta non ha mai avuto nulla a che fare, ma al contrario l’ha sempre combattuta: il procuratore generale Salvatore Di Landro. «Antonino Lo Giudice mente. Non è portatore di una sua causale. A costo di farsi tagliare la testa non può dire di essere portatore dell`interesse di qualcun altro perché lo ucciderebbero».

QUELLE BOMBE MAI SPIEGATE
Insomma, a sentire Di Landro, Nino Lo Giudice si è autoaccusato, chiamando in causa a vario titolo anche il fratello Luciano, Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri ma la sua ricostruzione dei fatti non convince. Al punto che il procuratore generale non ha remora alcuna ad affermare: «Se sono stati i Lo Giudice lo stabilirà il Tribunale. Ma se gli attentati li hanno fatti loro ?è sicuramente per conto di qualcuno. Lo Giudice mente con riferimento alla causale, non abbiamo niente a che spartire». In effetti, Lo Giudice non è mai riuscito a spiegare compiutamente – ed è lo stesso gip a definirlo ?per questo «reticente» – perché abbia scelto il portone della Procura generale, se non adducendo un’ingiustificabile – quanto meno per un soggetto che ?già all’epoca aveva alle spalle diversi procedimenti giudiziari – confusione fra l’ufficio di Di Landro e il Cedir. Allo stesso modo, nessuna spiegazione è arrivata sulla decisione di colpire il palazzo del procuratore generale Di Landro. Ancor meno, “il Nano” è stato in grado di rivelare dove e quando abbia sparato quel bazooka che il 5 ottobre del 2010 avrebbe ordinato di abbandonare a pochi passi dal Cedir. Un’arma curiosamente mai mostrata alla stampa, che si dovrà accontentare di una copia identica per marca, modello e anno di fabbricazione che verrà mostrata ai giornalisti nelle stanze della Questura.

SILENZI ELOQUENTI
Paradossalmente, nel corso del tempo, i silenzi di Lo Giudice sono stati spesso più eloquenti delle parole. Silenzio sul clan De Stefano, il cui solo nome, più volte, in pubblica udienza è riuscito solo a paralizzargli la lingua e congelargli la memoria. Silenzio su quel secondo livello della ’ndrangheta reggina di cui ammette di non fare parte, ma su cui – afferma – qualcosa avrebbe saputo grazie alle confidenze di suo fratello Luciano, Giovanni Chilà o Carmelo Murina. Silenzio sul ruolo – forse inconsapevole – che potrebbero aver avuto nella storia della città e non solo, personaggi a lui vicini come Consolato Villani, che ancor prima della scomparsa del Nano, ancora una volta in pubblica udienza, rispondendo alle domande del pm Lombardo su quella scia di attentati contro i carabinieri che nel ’94 culminerà con l’omicidio degli appuntati Fava e Garofalo, risponderà: «Sì dottore, era un’azione programmata». Un’affermazione ?che catapulta Villani nel calderone ancora tutto da indagare del ruolo delle ’ndrine calabresi nella trattativa Stato-mafia, su cui Lo Giudice non ha – curiosamente – mai detto una parola.
Non mancano, insomma, le ombre che oggi i magistrati che dovranno cercare di scacciare e chissà non possa aiutare la loro azione l’enorme mole di documenti che nel corso dell’arresto del “Nano” è stata sequestrata. (0070)

VIBO VALENTIA Era ricercato per un mandato di arresto europeo emesso in Spagna per associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito. Un autotrasportatore di origini romene Florescu Nelu,di 30 anni è stato arrestato dalla Polstrada di Vibo Valentia. L`uomo, assieme ad un connazionale, entrambi con documenti validi perché domiciliati da anni in Italia, erano a bordo di autoarticolato fermato da una pattuglia per controlli sull`autostrada Salerno-Reggio Calabria.(0070)

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  • Occhiello Autotrasportatore intercettato dalla Polstrada di Vibo: era ricercato per un mandato di arresto europeo emesso in Spagna per associazione a delinquere
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