Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 02 Novembre 2013
Sabato, 02 Novembre 2013 23:16

Lieve scossa al largo del Reggino

REGGIO CALABRIA Una scossa di terremoto di magnitudo 2.1 è stata registrata, alle 20.14, dalla Rete sismica dell`Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia lungo la costa calabra meridionale. L`evento è stato localizzato ad una profondità di 45.5 chilometri. Le località prossime all`epicentro sono Caulonia, Gioiosa Ionica, Grotteria, Marina di Gioiosa Ionica, Martone, Roccella Ionica, San Giovanni di Gerace, in provincia di Reggio Calabria. (0090)

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  • Occhiello Il terremoto, di magnitudo 2.1, è stato registrato dall`Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

CATANZARO «Invochiamo la punizione dei colpevoli che dovessero emergere dall`esame di questa vicenda». È uno dei passaggi dell`esposto che Aurelio Chizzoniti, avvocato e consigliere regionale della Calabria di centrodestra, ha presentato al procuratore della Repubblica di Roma, al presidente della Repubblica e al vicepresidente del Csm, in relazione al caso Fonsai. «E questo – aggiunge – in considerazione del fatto che le carceri non possono considerarsi un`invenzione soltanto per extracomunitari, zingari e, occorrendo, per cittadini della Repubblica di estrazione meridionale e delinquenti per fama geografica, eccezion fatta per la famiglia Ligresti». Secondo Chizzoniti, «la sensibilità del ministro Cancellieri sarebbe stata oltremodo lodevole ed apprezzabile ove fosse state estesa anche alle condizioni di salute di una moltitudine di detenuti affetti da patologie ben più gravi rispetto a quella connessa al “denutrimento” volontario della signora Ligresti e che restano puntualmente in carcere. A fronte di talune indulgenti decisioni appare evidente che non solo la giustizia, ma anche la morte non è uguale per tutti. Mentre per Giulia Ligresti si sono spalancate (in uscita) le porte del carcere di Vercelli, per un detenuto plebeo, con l`aggravante della calabresità, Antonino Vadalà, qualche giorno addietro la giustizia italiana ha scardinato le porte dell`aldilà, costringendolo a morire in carcere perché i familiari, evidentemente, non potevano interloquire con il ministro Cancellieri al contrario della famiglia Ligresti». «In uno Stato di diritto, anche sul versante etico – dice ancora Chizzoniti – non possono e non si devono offrire esempi quale quello prodotto dal ministro Cancellieri, che ha sostanzialmente esercitato le funzioni di difensore aggiunto della signora Ligresti. Sarebbe opportuno anche chiarire le ragioni per la quali le condizioni di salute della signora Ligresti siano state ritenute incompatibili anche con gli iperattrezzati centri clinici carcerari dove, in atto, sono ospitati detenuti in condizioni di salute ben più gravi rispetto a quelle che hanno determinato la concessione del beneficio alla signora Ligresti». (0090)

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  • Occhiello Il consigliere regionale ha presentato una denuncia al procuratore della Repubblica di Roma, al presidente della Repubblica e al vicepresidente del Csm sulla vicenda che ha portato alla scarcerazione della Ligresti. «Comportamento diverso per il detenuto calabrese morto in carcere»

La presa di distanza è di quelle destinate a fare rumore. Non fosse altro perché arriva da Maurizio Gasparri, uno degli ex colonnelli aennini che ha lasciato Fini per il Cavaliere e da anni riferimento politico di Peppe Scopelliti. L`ex ministro, però, questa volta ha scelto di intraprendere una strada alternativa a quella scelta dal governatore Scopelliti, che continua a professare «fedeltà assoluta» alla linea tracciata da Angelino Alfano. «Ho incontrato esponenti del consiglio regionale della Calabria e vari rappresentanti delle amministrazioni locali – afferma Gasparri – e ho preso atto con piacere che in Calabria la maggioranza dei membri del Consiglio nazionale del Pdl ha sottoscritto le posizioni politiche di pieno sostegno a Silvio Berlusconi, non ritenendo chiare le posizioni ipergoverniste di chi sembra alimentare scissioni». Sembra abbastanza evidente il riferimento alle posizione dei vari Scopelliti, Gentile e Caridi, che continuano a portare acqua al mulino dei filogovernativi.
«Ho invitato gli esponenti del Pdl calabrese - aggiunge Gasparri - a operare per l`unità del partito nella certezza che altri non siano sleali ma destinati a correggere gli errori compiuti in questo periodo».

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  • Occhiello Il vicepresidente del Senato marca le distanze da chi (vedi Scopelliti e Gentile) continua a restare fedele alla linea di Alfano e soci

Mentre la vendemmia 2013 festeggia con un brindisi l’aumento in valore e quantità nelle esportazioni di vino made in Calabria, grazie a un forte impegno delle cantine e dei produttori, che stanno puntando con grande convinzione al mercato estero, una secca diminuzione nella nostra regione segna la produzione del “vino novello”, commercializzato in questi giorni, la cui produzione si attesta su circa 40mila bottiglie con un calo del 50% rispetto all’anno scorso. Un quantitativo minore di bottiglie ma i consumatori attendono sempre questo momento che caratterizza l’autunno per bere insieme nell’allegria e nella spensieratezza, abbinandolo ai piatti tipici calabresi. È quanto afferma, in una nota, la Coldiretti calabrese. Il novello – ricorda la Coldiretti – arriva sul mercato, secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, con due settimane di anticipo rispetto al concorrente beaujolais nouveau francese. I prezzi delle bottiglie di novello sono stabili e variano in Calabria su valori compresi tra i circa quattro e i cinque euro a bottiglia. Il "vino da bere giovane", che negli ultimi anni ha perso un pò di appeal, è nato negli anni 50 in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è – continua la Coldiretti – profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato. (0050)

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  • Occhiello Circa 40mila bottiglie prodotte in Calabria. Calo del 50% rispetto allo scorso anno

Non è vero che ci sono zone off limits per i costruttori. Non in Calabria, dove lo scempio del territorio è diventato una regola, da Cosenza a Reggio Calabria. Non ci sono aree interdette a ruspe e calcestruzzo, non importa quanto siano delicate e quanto elevati siano i pericoli. Se la terra frana e una parete crolla arriverà qualche scocciatore a fare domande, frotte di periti si fionderanno sull’area per alcune settimane e poi più niente. Anche quella frana, anche quel crollo, finiranno nel dimenticatoio: piccolo sfregi in più al panorama già deturpato. Così la Calabria si prepara ad affrontare le piogge che verranno: senza alcun intervento di sistema per proteggere il territorio e con un mucchio di fondi fermi a Roma. E sul fronte ci sono già degli osservati speciali. A Paola, a esempio, dopo la costruzione della villa di un noto professionista, un intero versante è a rischio: quello su cui sorge l`ospedale. A Zumpano, dove si sono realizzate attività commerciali in un`area ad altissimo rischio, l`Autorità di bacino non ha mai riclassificato la zona, eppure centinaia di persone continuano a frequentarla ogni giorno. E poi c`è Sibari, con il suo carico di storia sommersa dal fango. Sull`area archeologica si sono riversati i detriti del Crati, un fiume sfregiato dagli abusi. L`unico intervento concreto effettuato nell`ultimo anno è la sistemazione di un argine, per il resto il rischio resta elevatissimo. E i soldi? Ci sarebbero pure, ma restano bloccati dai veti politici su chi debba gestirli. (0020)

(“Cascalabria” è la storia di copertina del numero 124 del Corriere della Calabria, in edicola fino al 7 novembre. I servizi sui rischi del dissesto idrogeologico sono a cura di Michele Giacomantonio e Pablo Petrasso)

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  • Occhiello Pochi interventi. Soldi bloccati per veti politici. Versanti a rischio. Gli sfregi al panorama continuano. E il prossimo inverno è, come sempre, a rischio

COSENZA Fare. Pubblico delle grandi occasioni, ieri sera a Cosenza, per la seconda parte della stagione del More. Una sala affollatissima ha trattenuto il respiro per tutto lo spettacolo dei Motus, «gruppo cult della scena internazionale con un linguaggio di grande potenza visionaria e politica», come ricorda la scheda diffusa sui social network e distribuita all’ingresso del teatro Morelli. Il gruppo riminese presentava l’ennesima tappa della sua personalissima rivisitazione del mito di Antigone. Un lavoro di ricerca durato anni, che ha prodotto tre performance diverse e che è stato “illuminato”, d’un tratto, dalle notizie di cronaca provenienti da Atene. Anche se la cronaca non rispetta le regole tecniche della tragedia greca.
Qui un colpevole lo abbiamo. Si chiama Epaminondas Korkoneas (durante lo spettacolo il suo nome non viene mai pronunciato, è irrilevante), 37 anni, poliziotto, che la sera del 6 dicembre 2008 spara una pallottola al petto del quindicenne Alexandros Grigoropoulos. Siamo nel cuore di Exarchia, il quartiere anarchico di Atene, e quella notte accende la rivolta nella capitale greca. Migliaia di giovani, provenienti da tutta l’Europa, che scendono in piazza per quel ragazzino con la maglietta dei Sex Pistols lasciato lì in terra «come un topolino schiacciato», come piange la madre.
Azione. I Motus vanno ad Atene, si stabiliscono ad Exarchia, si confrontano con il movimento greco e con gli anarchici che lì si sono raccolti. Alexis è Polinice. Il corpo esposto sull’asfalto un simbolo troppo forte. L’orrore quotidiano che restituisce senso al lavoro teatrale di un gruppo che fa dell’attivismo politico la sua cifra stilistica. Tutto quello che accade ad Atene nelle settimane successive all’omicidio di Alexis – la gente in piazza, gli scontri, gli incontri – assume una valenza politica che travalica il fatto di cronaca. Nessuno chiede giustizia per Alexis, la condanna all’ergastolo per il poliziotto non è la risposta perché la domanda è un’altra: Alexis ha smesso di essere un ragazzino con la maglietta dei Sex Pistols, è l’anima dell’Europa abbattuta senza un perché da un mostro senza volto.
Fare azione insieme. Per i Motus la domanda è insieme politica ed artistica: «Come trasformare l’indignazione in azione?». Inizia un lavoro di scrittura complesso e rigoroso, dove gli archetipi del testo sofocleo illuminano di senso – senza pretendere di dare risposte – la sintesi teatrale e i movimenti sul palco. C’è un’urgenza tutta fisica, nella recitazione di Silvia Calderoni, Vladimir Aleksic, Massimiliano Rassu e Alexia Sarantopoulou, un continuo rimando all’azione anarchica come forza purificatrice che trapunta di “adesso” un flusso temporale che salta dalla Atene di Alexis alla Tebe di Antigone al Morelli dei Motus: Silvia Calderoni scatta foto dell’azione sul palco e le proietta per tutto il teatro: sullo schermo, sugli scenari, sul pubblico.
Alexis-Polinice, in scena, muore e muore e muore mille volte. Lo spettacolo prima si sposta in platea, con gli attori che corrono fra gli spettatori, si interrogano, si inseguono, poi risale sul palco e mille domande restano a galleggiare sospese in una sala attenta e concentrata. La partecipazione del pubblico è una tensione palpabile, che riempie di senso quelle domande senza azzardare risposte diverse dall’essere lì, insieme, in quel momento.
«Dove sono i genitori? – scrivevano gli amici di Alexis-Polinice all’indomani dell’omicidio – Dove sono gli artisti? Perché non escono fuori?». Motus riprende quell’appello e lo scaglia con violenza sugli spettatori; i quattro attori, che a quell’appello hanno risposto, si muovono lentamente sul palco e provocano la sala. Noi siamo in quattro a fare questo lavoro, «se solo fossimo in cinque...», incitando uomini e donne a salire con loro, a spezzare l’isolamento dell’artista e a condividere lo sforzo dell’attore militante, «se solo fossimo in cinque...». E quando, dopo cento secondi di durissimo imbarazzo e alla ventesima esortazione dei Motus, uno spettatore sale sul palco: «Se solo fossimo in sei...». E gli spettatori si risvegliano, salgono sul palcoscenico, si muovono con gli attori e fra gli attori, diventano dieci, quindici, venti. «Se solo fossimo in 22...», chiede insaziabile Silvia Calderoni, prima di danzare ancora con quanti hanno raccolto l’appello. Hanno fatto. Azione. Insieme.
Poi nel teatro pochi secondi di tenebre, la luce che si riaccende abbagliante mentre Silvia Calderoni salta verso la platea dopo una lunga rincorsa, un flash. L’ultimo quadro dello spettacolo è la foto, grandissima, subito proiettata sullo schermo: Antigone in volo a lanciare la sua sfida, il pubblico ad abbracciarla. Poi spazio agli applausi.

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  • Occhiello Il gruppo cult ieri ha conquistato il “Morelli” di Cosenza con Alexis. Tra l’attualità del mito di Polinice, il teatro come azione anarchica e il coinvolgimento del pubblico. Fino a una danza corale in 22 sul palco

COSENZA Laratta, il Pd calabrese è condannato all`ingovernabilità...
«Questo è un partito che ha paura del futuro. Ha paura di aprirsi, teme un`ondata di cambiamento che cancellerà un ventennio di disastri politici e tonfi elettorali. Un partito così è destinato alla marginalità».
Il sospetto è che la sua mossa di ritirarsi in corsa sia stata dettata dal rischio di una sconfitta bruciante...
«Balle di chi invece ha paura che la nostra Area possa scardinare quella cappa di conservazione che blocca ogni forma di vitalità politica a Cosenza. L`80 per cento dei congressi cittadini si svolgerà domenica e lunedì. Tutti i grandi centri devono ancora votare. Di cosa stiamo parlando? La partita sarebbe tutta ancora da giocare, se le regole fossero state rispettate».
Zoggia sostiene che «a Cosenza pare che intere giunte di centrodestra si stiano tesserando». È vero?
«Mah! Se si cerca una scusa per bloccare le adesioni al partito, allora tutto è possibile. A me non risultano simili operazioni».
Perché prima ha promesso al suo competitor Luigi Guglielmelli che sarebbe rimasto in campo e poi ha fatto il contrario?
«A Guglielmelli, presente il coordinatore regionale Giovanni Puccio, ho chiesto il rispetto delle regole e la massima trasparenza quale conditio sine qua non per celebrare un congresso legittimo e corretto. Ho chiesto che la commissione di garanzia si comportasse come organo terzo ed imparziale. Subito dopo, però, ho preso atto che la stessa commissione non ha inteso nemmeno discutere i miei ricorsi e quelli di altri esponenti dello schieramento che mi sostiene. Ed ho registrato in poche ore una serie di irregolarità nei congressi in svolgimento. Tutti a nostro danno. Ricordo che la commissione di garanzia non solo non è imparziale, ma anche costruita in modo non paritetico, a maggioranza cuperliana. Le posso dire quello che oggi ha dichiarato Puccio? Ha parlato di "ripristino delle regole" a Cosenza. Ripristino! E ha detto tutto».
Domani a Cosenza sono stati convocati tutti i capicorrente che sostengono la sua candidatura. Cosa dovrete decidere se lei ha detto di non voler tornare indietro?
«Sono stati invitati tutti i dirigenti del Pd, gli iscritti e gli amici che hanno voluto e sostenuto un progetto di rottura e cambiamento. Tutti convinti che così il Pd non va da nessuna parte. A loro racconterò tutto quello che è accaduto in questo giorni e di come sia stato trasformato un congresso civile in un campo di battaglia».
Si aspetta grosse novità dalla riunione, in programma per martedì, della commissione nazionale di garanzia?
«Decidano tranquillamente cosa fare. Prendano atto e discutano i numerosi ricorsi pervenuti. Ci dicano se il rispetto delle regole e la trasparenza hanno un peso ed un valore nel nostro partito».
(Franco Laratta, ex parlamentare del Pd, era candidato fino a ieri alla segreteria provinciale dei democrat cosentini. Ora, dopo la clamorosa decisione di ritirarsi, è al lavoro per limare il discorso in vista dell`assemblea di domani, dove in un cinema di Cosenza motiverà pubblicamente le ragioni della sua marcia indietro).

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  • Occhiello Intervista al candidato dei renziani alla segreteria (ritiratosi): «Puccio ha parlato di "ripristino delle regole" a Cosenza. Ripristino! Non è vero che sono andato via perché rischiavo di perdere»

CASTROVILLARI «Barbara ha lasciato in noi un vuoto incolmabile, un vuoto che ci ha portati inizialmente a chiuderci nel silenzio e a non rilasciare alcun tipo di dichiarazione». Lo affermano in una nota i familiari di Barbara Malomo, la donna di 32 anni morta nell`ospedale di Castrovillari dopo un parto cesareo.
«Non possiamo restare silenti - aggiungono - di fronte alle ingiuste dichiarazioni degli organi d`informazione sulla malasanità nell`ospedale di Castrovillari perché quello di Barbara non è stato un caso di malasanità, ma una morte per causa naturale che non dipende in alcuna maniera dal parto. Gli operatori del nostro nosocomio, i medici, gli infermieri hanno lottato fino alla fine per salvare Barbara ed è solo grazie a loro che è nata la piccola Sarah Barbara. È importante per noi rimarcare che senza l`intervento dei medici non sarebbe mai potuta nascere la piccola Sarah Barbara».
«Per questa ragione e per senso di giustizia - proseguono i familiari di Barbara - intendiamo ribadire il nostro grazie ai medici che hanno soccorso Barbara e alla Direzione Sanitaria per la sua vicinanza. Diffidiamo ulteriori speculazioni e strumentalizzazioni mediatiche nel rispetto di Barbara e del dolore di noi tutti».

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  • Occhiello Per i congiunti della 32enne deceduta a Castrovillari «senza l`intervento dei medici non sarebbe mai potuta nascere la piccola Sarah Barbara»

FILANDARI Un agricoltore, Angelo Guerrera, di 58 anni, è stato ferito a colpi di pistola mentre stava lavorando nel suo terreno a Filandari, nel Vibonese. L`uomo, già noto alle forze dell`ordine, è stato raggiunto da un colpo di pistola alla gamba destra. È stato soccorso ed accompagnato in ospedale dove i sanitari gli hanno medicato la ferita. Sull`accaduto sono in corso le indagini degli agenti della squadra mobile e dei carabinieri di Vibo Valentia.
Nell`aprile del 2011, Angelo Vittorio Guerrera era stato arrestato insieme al figlio Francesco con l`accusa di estorsione e lesioni personali. In tale occasione Antonio Giuseppe Guerrera, fratello di Angelo Vittorio, era stato aggredito dai congiunti dopo una lite per lo sconfinamento delle greggi sui terreni limitrofi. (0090)

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  • Occhiello L`uomo, già noto alle forze dell`ordine, stava lavorando in un terreno di sua proprietà a Filandari

Dentro o fuori, con Silvio o contro di lui. Sono giorni di grande tormento per il governatore Peppe Scopelliti e per i suoi fedelissimi. Nel frattempo, però, è iniziato il riposizio- namento interno e dalla Calabria (finora tra le regioni più alfaniane del Paese) potrebbero arrivare clamorose sorprese. Pino Galati, dopo gli iniziali tentennamenti, ha rotto gli indugi e si è messo al lavoro per il ritorno all’usato sicuro. Obiettivo? Conquistare il coordinamento regionale del partito. Conti alla mano, Galati è convinto di portare dalla sua parte la maggioranza dei consiglieri regionali (sono 15) iscritti al gruppo del Pdl. E per farlo ha chiesto aiuto a Nino Foti, uno dei forzisti rimasti fedeli senza se e senza ma a Berlusconi, che può contare sul sostegno di Verdini, Brunetta e Bondi, tre dei lealisti più ascoltati in questi ultimi tempi dall’ex premier.

(L`articolo completo, a firma di Antonio Ricchio, si trova sul numero 124 del Corriere della Calabria in edicola fino a giovedì 7 novembre)

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  • Occhiello Berlusconi accelera su Forza Italia e il parlamentare rompe gli indugi. Obiettivo? La conquista del coordinamento regionale del partito. Magari con l`aiuto di Foti
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