Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 26 Novembre 2013

Il consigliere regionale Mario Maiolo e un nutrito gruppo di iscritti e amministratori locali del Pd firmano un documento congressuale a sostegno di Matteo Renzi. Un documento che muove da una riflessione sul dato "nazionale" per poi approcciarsi a questioni calabresi.
"Sembra emergere - dicono -, con sempre maggiore forza e determinazione, la volontà di imprimere al Partito una profonda trasformazione capace di recuperare una direzione politica univoca, eliminando il peso di una burocrazia interna fonte e alimento di quel “correntismo” che ha sfibrato un Partito vivo e democratico.
E’ necessario dare nuova linfa a un partito che, forte e caratterizzato da una visibile proposta politica, non si chiuda nelle tradizionali roccaforti del consenso interno ma che sappia fare tesoro delle proprie debolezze e sconfitte e guardare con lungimiranza all’intera società e al suo futuro".
"E’ necessario - per Maiolo e i democrat che lo affiancano -, un atto coraggioso di rifondazione con un indirizzo capace di affiancare, con lealtà e autonomia, un ciclo di Governo che si muove lungo le riforme necessarie al Paese, anzi di cui il Paese ha un enorme, drammatico, urgente bisogno. E’ forse perché ha intuito, e si è mosso su questa linea direttrice, che Matteo Renzi ha saputo raccogliere il consenso che lo porterà a confrontarsi sullo scenario del voto “popolare” l’8 dicembre prossimo. Una direttrice che parte da una consapevole, a tratti brutale, analisi della sconfitta del centrosinistra che non ha saputo intercettare la mobilità elettorale che ormai caratterizza il voto degli italiani, cui si aggiunge una strutturale scarsa fiducia nei partiti e nelle istituzioni".
Un impegno che "è ancora più gravoso in Calabria, dove al dato strutturale della perdita di fiducia verso partiti e istituzioni si somma il triste dato della difficoltà socio-economica e il perdurare, da oltre tre anni, del commissariamento del Partito regionale.
Sebbene riteniamo superfluo svolgere una competizione aperta dopo che la base del Partito ha già indicato il suo segretario, il quale ha ricevuto la legittimazione della parte politica che lo sostiene, siamo altresì consapevoli che il grande compito che ci attende, e che attende il futuro segretario del Partito, è proprio di offrire una forte motivazione al voto a coloro che si sono allontanati dal cuore vivo e pulsante della Democrazia".

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  • Occhiello Mario Maiolo e un gruppo di amministratori locali e iscritti del Pd firmano un documento a sostegno dell`ex rottamatore

REGGIO CALABRIA «Come è fin troppo evidente, Mazzagatti Rocco e Scarfone Domenico dispongono di informazioni troppo precise sulle indagini in corso e si mostrano sicuri di poterle periodicamente aggiornare, circostanza che lascia chiaramente intendere che, come purtroppo accade ormai sempre più spesso, possono evidentemente fare affidamento su una "talpa" all`interno di ambienti istituzionali». Sono gli stessi inquirenti, in un passaggio del fermo, a denunciare che per l’ennesima volta i clan sembrano godere di appoggi e contatti all’interno di quelle strutture che dovrebbero combatterli. Un motivo per accelerare le indagini e procedere ai fermi dei venti indagati dell’operazione “Erinni”, nella speranza di una successiva convalida da parte del gip. Ma soprattutto, lo spunto per un nuovo fronte di indagine tutto interno alle istituzioni, per capire chi continua ad aiutare i clan. A svelare l’esistenza di insospettabili “amici” – allo stato ancora senza nome – sono gli stessi indagati che, nelle conversazioni intercettate, non fanno mistero di essere venuti a conoscenza delle indagini a proprio carico. Il primo a essere al corrente dell’esistenza di un’attività di intercettazione in corso era il presunto capo della locale di Oppido, Rocco Mazzagatti, che chiacchierando con Domenico Scarfone, presunta mente imprenditoriale dell’organizzazione di stanza a Roma, gli raccomanda: «E ho parlato con gli avvocati dato che mi hai aggiornato che ti hanno chiamato e ti hanno domandato di me, eh! è da una vita che ci conosciamo e quindi dobbiamo stare come siamo stati sempre, normali tranquilli come se tutto... normali tranquilli come sempre sentiti come ci siamo sempre visti e tutto il resto». Dopo gli omicidi, i due – farebbe intendere Mazzagatti – non devono modificare le proprie abitudini telefoniche ma solo prestare sempre massima attenzione al contenuto delle conversazioni. Ma questa non è l’unica informazione che verrà riferita agli uomini del clan. Da una successiva conversazione ambientale, gli investigatori apprenderanno infatti che Scarfone era stato informato – e con massima precisione – delle indagini mirate alla cattura del latitante Domenico Polimeni. L’indagine – informa l’amico e sodale Rocco Mazzagatti – «è partita un anno e mezzo fa no un anno e otto mesi fa». Allo stesso modo, è con estrema nonchalance che il presunto boss informava l’amico di essere cosciente di essere intercettato, perché coinvolto nelle indagini riguardanti il cognato e il nipote, Francesco e Alessandro Rocco Ruffa. «Tutti, ce l`ho io, tutti ce l’abbiamo, e allora io non ne ho nessuno? Queste sono cose scontate… poi se vuoi fargli una bonifica… immediata… vai dove sono entrati e smontagli le prese… le prese li smonti e vedi se c`è una cosa dentro, perché li mettono o nelle prese o quelle che dura dieci giorni e la mettono dentro qualche posto», commenta esperto il boss, che evidentemente una bonifica deve averla fatta fare se con sicurezza afferma: «Ma nella casa non la mettono… all’interno delle attività… fino ad ora non l’hanno fatta da noi nella casa, nell’ufficio l’hanno messa, dove sanno che tu… parli, capito?». Informazioni che – rivela Mazzagatti – spesso arrivano anche dai legali: «Ieri… avantieri mi chiama l`avvocato, l`avvocato dice: "ieri ti ho chiamato, lo sapete no? che avete il telefono sotto controllo?”. “Ed io da ora è che lo so avvocato” chiaro me lo dice per telefono, lui sa perché me lo dice, io neanche gli rispondo infatti faccio parlare lui per telefono che lui certe volte parla in modo che lui sa quello che dice».
Ma Scarfone e Mazzagatti non sono gli unici ad essere coscienti delle attenzioni investigative di cui sono oggetto. Anche il presunto giovane killer Simone Pepe ne è perfettamente consapevole. Chiacchierando con la compagna, è infatti quasi con orgoglio che riferisce di aver saputo da Paolo Polimeni di sapere di essere considerato dagli investigatori un soggetto «ad alto rischio mafioso». «Ce li abbiamo tutti controllati i telefoni… e no che sei matta? – registrerà la cimice ambientale in quell’occasione –. Che sto da Federica… da Federica... Aprilia più lontano possibile». E gli uomini del clan, ormai coscienti dell’importanza delle intercettazioni come tecnica di indagine, hanno anche imparato a utilizzarle a proprio favore, come strumento di depistaggio. Farà questo Rocco Mazzagatti, lasciando il proprio telefono a Catanzaro proprio nei giorni in cui si erano verificati gli omicidi di componenti della cosca Ferraro-Raccosta a Oppido, dove era prontamente accorso su richiesta del nipote Leone Rustico. Stesso trucco utilizzato dal presunto giovane killer Simone Pepe, la notte tra l’8 e il 9 maggio 2012, quando senza informare nessuno della sua partenza, accompagnato dal cugino Pepe Valerio tornerà in Calabria, ad Oppido Mamertina, per uccidere Vincenzo Raccosta, lasciando intenzionalmente il suo cellulare acceso a Roma per simulare la sua presenza nella Capitale. A rivelare che, nonostante il suo telefono fosse sempre rimasto a Roma, Simone Pepe sia andato in Calabria il giorno precedente l’assassinio di Vincenzo Raccosta assieme al cugino Valerio e sia tornato nel Lazio subito dopo, sono le telefonate fra la madre, Laura Pepe, e lo zio Fabio, ma soprattutto l’ingegnoso sistema architettato per contattare la donna preoccupata. «In buona sostanza – spiegano gli inquirenti nel fermo – attraverso due apparecchi telefonici nella disponibilità di Valerio Pepe (su cui intercorrevano due distinte telefonate con la zia e Pepe Simone), venivano accostati, madre e figlio, attraverso il sistema del vivavoce, e dialogavano tra loro. Ciò perché si trovava ad Oppido Mamertina, dopo essere stato accompagnato dal cugino Valerio che però era subito dopo rientrato a Roma». Ma a fornire agli investigatori la certezza dei suoi spostamenti, nonostante il telefono fosse stato lasciato volutamente a Roma nel tentativo di eludere le indagini, è lo stesso Pepe Simone chiacchierando con tale Francesca il giorno successivo all’omicidio di Vincenzo Raccosta, durante il quale, goffamente, spiega: «E non è uno non va per paura… perché ha il resto… ma adesso l’ho occupato infatti non è che non ci passo davanti perché mi spavento o che cosa… solamente che non posso scendere ad Oppido e no che non posso scendere per paura… perché sinceramente alla vita mia ci tengo… ah morire si muore una volta non ti parere che si muore due… come calai avantieri posso calare pure domani non è che succede qualcosa se scendo un’altra volta». (0050)

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  • Occhiello La cosca poteva fare «affidamento all`interno di ambienti istituzionali». Ecco come il presunto killer si è tradito

VIBO VALENTIA Sei colpi di pistola sono stati sparati da sconosciuti contro una vetreria della frazione marina di Vibo Valentia. Un colpo di pistola ha raggiunto la porta d`ingresso ed è penetrato all`interno dove in quel momento c`erano i proprietari che sono rimasti illesi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra mobile della questura di Vibo Valentia che hanno avviato le indagini. (0050)

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  • Occhiello È accaduto nella frazione marina di Vibo Valentia. Indagini della squadra mobile

VIBO VALENTIA La prima sezione penale della Corte d`Appello di Catanzaro ha assolto Saverio Razionale, presunto affiliato alla cosca Fiaré-Razionale di San Gregorio D`Ippona (Vibo Valentia), dal reato di usura aggravata dalle modalità mafiose perché il fatto non sussiste. La decisione della Corte d`appello di Catanzaro è stata adottata in accoglimento della richiesta dell`avvocato Anselmo Torchia. Il processo conclusosi con la sentenza di assoluzione consegue ad annullamento con rinvio della Cassazione per l`operazione "Rima" che, nel 2005, colpì la cosca Fiaré di San Gregorio d`Ippona della quale Razionale veniva indicato quale elemento di spicco. La sentenza di annullamento con rinvio era stata pronunciata dalla V sezione penale della Cassazione il 16 gennaio dello scorso anno nei confronti del solo imputato che allo stato dovrebbe scontare una pena residua pari a un anno e dieci mesi di reclusione, che sarà però oggetto di giudizio di revisione proposta dal suo legale dei fiducia. La sentenza, per il solo Saverio Razionale, non è comunque ancora definitiva proprio in conseguenza della decisione della Cassazione che ha annullato il pronunciamento dalla Corte di appello di Catanzaro del 24 novembre 2011 anche con riferimento alle circostanze attenuanti generiche, accogliendo alcuni motivi di ricorso. La stessa sentenza sarà, quindi, oggetto di nuova valutazione di legittimità e revisione. (0050)

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  • Occhiello Decisione della Corte d`appello di Catanzaro nei confronti di Saverio Razionale, coinvolto nell`operazione "Rima"

LAMEZIA TERME «Le prime notizie che ci sono giunte da Roma, non inducono all`ottimismo. Non vogliamo creare allarmismi, ma temiamo davvero che le prospettive per i lavoratori lsu-lpu calabresi non siano affatto rosee. L`emendamento in discussione, infatti, che avrebbe consentito la stabilizzazione dei lavoratori, sembra essere stato modificato, per cui, oltre al finanziamento per i mesi restanti del 2013 e, pare, ad un impegno per i soli lavoratori lsu per l`anno 2014, non ci sia altro e che di stabilizzazione non si parli proprio più. Ovviamente attendiamo notizie ufficiali, ma invitiamo sin d`ora tutti i lavoratori a mobilitarsi in ogni parte della Calabria, con ogni mezzo, con ogni iniziativa, affinché la rabbia sia manifesta e giunga fino a Roma». Lo si legge in una nota di Usb Calabria. «La Usb ed i lavoratori, non hanno creato questa mobilitazione che dura da settimane, per accontentarsi di qualche spicciolo, noi riteniamo che questa azione possa concludersi solo con la stabilizzazione. Per questo motivo, se quanto ci hanno preannunciato dovesse, purtroppo, essere confermato, riteniamo che tutti i lavoratori debbano sentirsi chiamati in causa e battersi fino in fondo, già da domani, per arrivare a quanto ci eravamo prefissati, per cui la parola d`ordine che la Usb lancia sarà: mobilitazione permamente».

L`ATTACCO DEL MOVIMENTO 5 STELLE sulla vicenda si registra anche la dura presa di posizione del Movimento 5 Stelle di Cosenza: «Per non perdere i benefici che alcuni consiglieri regionali (e lo stesso presidente Scopelliti) traggono dall’ormai ventennale sfruttamento dei 5267 lavoratori precari lsu ed lpu ai fini del consenso elettorale, si è pensato di spostare i fondi per pagare le ultime 2 mensilità, che giustamente i lavoratori attendono, da un altro capitolo di spesa. Ma quale sarà questo capitolo di spesa? Sicuramente uno la cui priorità sia inferiore a quella urgente dei lavoratori? Senza voler polemizzare sulla rapidità con cui gli amministratori comunali hanno ben pensato di prendersi i meriti della copertura finanziaria, è invece proprio sulla provenienza di quest`ultima che vogliamo riflettere: la variazione di bilancio ha riguardato 5 milioni e mezzo di euro che sono stati dirottati dai fondi per i disabili. In buona sostanza, i fondi miracolosamente trovati per i precari sono gli stessi che la legge 19 del 2 maggio 2013 destinava ai disabili e alle fasci deboli. Ebbene sì, il nostro consiglio regionale ha svuotato il fondo per le politiche sociali, elaborando quindi una soluzione a danno di chi è già fortemente in difficoltà, specie in tempo di crisi. È così che inaspettatamente le ostentate abilità da prestigiatori applicate al bilancio calabrese svaniscono. Abitualmente diciamo “di necessità virtù”, ma ciò vale forse solo quando si tratta di coprire le spese private, come i gratta e vinci, i viaggi, la lap dance (senza le quali probabilmente oggi la copertura finanziaria ci sarebbe)».
«Proprio ieri – conclude la nota dei grillini cosentini – è stata depositata dal cittadino al Senato Francesco Molinari e dal cittadino alla Camera Sebastiano Barbanti (e da altri attivisti di Catanzaro), un esposto alla Procura della Repubblica in merito alla richiesta di referendum relativamente all`abrogazione, sin dalla attuale legislatura, del vitalizio spettante ai consiglieri regionali, dichiarato inammissibile dalla Regione Calabria». (0030)

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  • Occhiello L`Unione sindacale di base si dice «preoccupata» per le notizie che giungono da Roma sulla vicenda degli lsu/lpu calabresi. E il Movimento 5 Stelle attacca: «I soldi dei disabili usati per il consenso politico»

COSENZA «Gli eventi meteorologici degli ultimi giorni ripropongono drammaticamente all`attenzione della pubblica opinione i gravissimi problemi collegati al dissesto idrogeologico del territorio nazionale che, nella nostra regione, rappresentano l`emergenza più seria, l`opera pubblica più importante e non più differibile, perché nessun territorio, nessuna comunità, nessuna attività produttiva e nessun cittadino può considerarsi al sicuro».
È quanto si afferma in una nota della Provincia di Cosenza. «A fronte di una situazione di rischio incombente, ormai riconosciuto da tutte le istituzioni - prosegue la nota - è sconcertante il silenzio della Regione, che avrebbe il potere di essere protagonista di un serio programma di risanamento e, invece, anche in occasione degli ultimi eventi che, questa volta, hanno colpito zone non marginali del territorio regionale quali la Valle del fiume Neto, la Sibaritide, l`Alto Jonio ed alcune aree del catanzarese e del vibonese, si è limitata a chiedere laconicamente il riconoscimento dello "stato di calamità naturale", ma non è stata minimamente in grado di porre in essere alcuna azione né di carattere amministrativo, né di carattere politico. È doveroso chiedersi, peraltro, come sia possibile che, a fronte di questa situazione di grave rischio cui è esposto tutto il territorio calabrese, si possa continuare a consentire la inutilizzazione delle risorse finanziarie destinate alla sistemazione idrogeologica attraverso l`Apq sottoscritto nel lontano novembre del 2010. Siamo di fronte, quindi, ad una situazione assurda, che non può più essere tollerata. A tali assurde inerzie la Provincia di Cosenza non intende assolutamente adeguarsi. Da oltre un anno e mezzo, ormai, attraverso uno studio puntuale dell`intero territorio di sua competenza, la Provincia ha censito e studiato oltre duemila fenomeni franosi, differenziandoli per grado di pericolosità; ha aggiornato tutte le aree inondabili, la situazione dei litorali e il rapporto tra gli incendi boschivi e l`innesco di nuove frane. Ha ridisegnato, così, la carta dei dissesti di tutto il territorio provinciale sostituendosi, di fatto, alla Regione, il cui Pai (Piano di Assetto Idrogeologico) riporta ancora i dati del 2001 ed è, perciò, del tutto inadeguato per qualsiasi programmazione».
«La Provincia di Cosenza - riporta ancora la nota - sta monitorando, con fondi propri, le più importanti frane che hanno interessato e interessano i centri abitati di: Caloveto, Mandatoriccio, Longobucco, Pietrapaola, Cropalati, Paludi, Montalto Uffugo, San Martino di Finita, Mongrassano, San Benedetto Ullano, San Marco Argentano, Roggiano Gravina, Rota Greca, Parenti, Rogliano, Grimaldi e potrebbe ulteriormente incrementare la propria attività, solo se fossero messi a sua disposizione fondi attualmente inutilizzati. Negli ultimi tre anni, inoltre, la Provincia è intervenuta, sempre con mezzi e fondi propri, in oltre centoventi situazioni di pericolo a sostegno delle comunità locali». «Sento di poter affermare - ha detto il presidente Mario Oliverio - che se la Provincia di Cosenza fosse dotata delle risorse finanziarie necessarie, in parte sottoutilizzate o inutilizzate, sarebbe in grado di attuare una programmazione sostenibile, di affrontare con concretezza le situazioni di emergenza e di cantierare gli interventi più urgenti, i cui progetti giacciono nei cassetti del commissario. Le autorità preposte nel corso di questi anni sono state puntualmente informate delle nostre difficoltà operative che si potranno superare solo se, alle responsabilità amministrative che intendiamo assumere totalmente, seguiranno idonei e concreti provvedimenti in grado di metterci nelle condizioni di intervenire tempestivamente ed adeguatamente».
«Sono certo - ha concluso Oliverio - che, in questa battaglia, i sindaci saranno al nostro fianco e, perciò, li invito sin da ora ad intervenire ad una riunione, che si terrà nei prossimi giorni presso il Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza, per meglio approfondire le questioni sopraelencate e concertare una comune necessaria linea di azione». (0020)

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  • Occhiello Il presidente della Provincia di Cosenza: «Non ha attuato nessuna azione amministrativa né politica. Ancora inutilizzate le risorse destinate alla sistemazione idrogeologica»

REGGIO CALABRIA «La `ndrangheta è cresciuta grazie alle connivenze che è riuscita a trovare in molti dei settori istituzionali, non ultimo quello degli appartenenti alle forze dell`ordine». Lo ha detto all`Ansa il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. «Vi è piena consapevolezza da parte di tutti, anche dei vertici delle stesse forze dell`ordine - ha aggiunto - dell`esigenza di contrastare la criminalità organizzata soprattutto nelle appendici infedeli dello Stato».

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  • Occhiello Il procuratore della Repubblica: «La criminalità organizzata va contrastata soprattutto nelle appendici infedeli dello Stato»
Martedì, 26 Novembre 2013 19:41

MALTEMPO | A Catanzaro riaprono le scuole

CATANZARO Riprenderanno l`attività domani anche le scuole in cui, a titolo precauzionale, le lezioni sono rimaste sospese nella giornata odierna per le conseguenze del maltempo dei giorni scorsi. Lo riferisce una nota del Comune di Catanzaro in cui si aggiunge che «si tratta degli istituti comprensivi Rodari/Patari, Pascoli/Aldisio, Gagliano/Mater Domini, Catanzaro est (che comprende anche il centro storico) e Don Milani».
«Si torna in aula - si afferma ancora nel comunicato - anche al convitto Galluppi e all`asilo comunale Pepe. Sono scuole che sono servite dall`impianto di potabilizzazione di Santa Domenica che, come è noto, ha ripreso a funzionare da ieri sera, sia pure erogando una quantità inferiore di acqua rispetto allo standard».
«La situazione - conclude la nota - sarà monitorata costantemente anche alla luce delle notizie che la Sorical, la società che gestisce le risorse idriche in Calabria, fornirà sullo stato di funzionamento del Santa Domenica". (0020)

REGGIO CALABRIA Avevano creato a Roma una vera e propria «filiale criminale», secondo la definizione degli investigatori, gli affiliati alla cosca Mazzagatti sgominata dai carabinieri con i 20 fermi eseguiti stamattina nell`ambito dell`operazione denominata Erinni. Nella Capitale il gruppo criminale capeggiato da Rocco Mazzagatti avrebbe gestito, attraverso una serie di prestanome, una serie di società ed attività commerciali ed acquistato un consistente quantitativo di immobili. In alcune telefonate intercettate dagli investigatori Rocco Mazzagatti fa riferimento alle sue attività imprenditoriali vantandosi della sua capacità nel portarle avanti e dispensando consigli agli affiliati alla sua cosca sui metodi per nascondere i proventi illeciti in modo da eludere gli accertamenti patrimoniali. In una telefonata, tra l`altro, Mazzagatti critica la cosca Alvaro della `ndrangheta per essersi fatta sequestrare dalla Dda di Reggio Calabria il Cafè de Paris a Roma. «Noi non siamo come loro. Siamo sicuramente più scaltri e più abili», afferma il boss in una conversazione telefonica con uno degli affiliati al suo gruppo criminale. Tra gli arrestati un ruolo di rilievo sarebbe stato svolto da Domenico Scarfone, di 56 anni, residente a Genzano di Roma. Sarebbe stato proprio Scarfone, grazie ad amicizie con avvocati e persone gravitanti nell`orbita delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari, a consentire alla cosca Mazzagatti di acquistare numerosi appartamenti nelle aste giudiziarie che venivano poi intestati ad altre persone. Mazzagatti aveva anche interessi a Catanzaro, dove aveva trasferito la sua residenza ed una parte dei suoi interessi economici, rilevando, sempre attraverso prestanome, una serie di attività. La cosca Mazzagatti, inoltre, a detta degli investigatori, avrebbe intrecciato stabili rapporti criminali con altri gruppi criminali di tutta la Calabria, ed in particolare con quelli di San Luca e Platì.
Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, ha sottolineato «la capacità che aveva Rocco Mazzagatti di intrecciare rapporti anche con gruppi criminali del Crotonese e del Vibonese, oltre che di Catanzaro, ampliando così i suoi interessi». Tra i fermati nell`operazione Erinni c`è un diciottenne, all`epoca dei fatti ancora minore, «che aveva una partecipazione piena e consapevole – ha detto, in conferenza stampa, il Procuratore dei Minorenni di Reggio Calabria, Carlo Macrì – all`interno dell`organizzazione, per la quale aveva il compito di detenere delle armi, tenerle nascoste e metterle a disposizione degli uomini della cosca quand`era necessario». (0070)

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  • Occhiello L`analisi degli inquirenti sulla pervasività della cosca nella Capitale, tra prestanome, case e attività commerciali

REGGIO CALABRIA «Ormai la Calabria si nutre di paradossi che imperversano a qualsivoglia livello istituzionale, nella cui ottica giganteggia la "preoccupazione" dei vertici di Fincalabra tradotta in autentici accanimenti nei confronti di circa 140 dipendenti di Calabria IT, gelidamente considerati un peso finanziario per la Regione Calabria». Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente della Commissione di vigilanza e controllo Aurelio Chizzoniti in relazione alla seduta di ieri dell`organismo. «Mentre, contestualmente – prosegue Chizzoniti – il presidente di Fincalabra, quale imprenditore privato, pur ostentando con algida supponenza una posizione debitoria di ben 5 milioni di euro nei confronti della Regione (che ancora oggi gli concede fiducia), resta paradossalmente una insostituibile risorsa (sic!). Ennio Flaiano, che pur di paradossi s`intendeva, mi appare sempre di più un volenteroso principiante. Tanto premesso, alla posizione estremamente propositiva e competente del fronte sindacale si contrappone la sprezzante disinvoltura di chi evidentemente non è minimamente lambito dai problemi di sopravvivenza che, invece, travolgono circa 140 costernati e stupefatti lavoratori. Ciò, nonostante la vigenza dell`ordine del giorno n. 130 del 17 ottobre 2013, responsabilmente votato all`unanimità dal Consiglio regionale, per cui residua, galleggiando alla deriva di una dilagante quanto artica insensibilità, l`atteggiamento bizantineggiante di chi, per liquidare Calabria It, attinge a consulenze private lautamente retribuite che, ovviamente, non saccheggiano minimamente le risorse finanziarie di Fincalabra. Sulla scorta di quanto precede la politica regionale dovrebbe avvertire l`ineludibile esigenza di disporre l`immediata interruzione della procedura in atto che, alla fine, consegnerà alla storia della disoccupazione regionale lo scalpo di altri 140 onesti lavoratori. Risolvendo, altresì, l`equivoco quanto meno etico che ruota attorno all`ingegnere De Rose per un verso, imprenditore-debitore per altro brioso presidente di Fincalabra, ente strumentale regionale». «Quanto al sistema aeroportuale – sostiene ancora Chizzoniti – lo scalo di Lamezia è ormai avviato a gran falcate a superare la mitica soglia dei due milioni di passeggeri annui nel cui contesto sono emersi soltanto problemi funzionali agli stessi cicli di gestione che, però, non incidono nella struttura portante lametina che opera con circa 300 dipendenti. I vertici della Sogas, invece, affrontano atavici problemi di crescita nel cui ambito sta emergendo il tutto e il contrario di tutto, tant`è che la gravità degli stessi ha impressionato tutta la Commissione ai cui componenti non è sfuggita la rilevanza penale di quanto acquisito agli atti della stessa». «Non a caso il segretario regionale dell`Ugl Francesco Cozzucoli, volontariamente intervenuto – sostiene ancora Chizzoniti – non ha esitato a definire l`aeroporto dello Stretto una "giungla". Conseguentemente mi appare utile l`approfondimento dell`opportunità di portare i libri della Sogas spa in Tribunale cosi come ex ante è stato fatto per la Reggina Calcio, Parmalat e la stessa Alitalia, letteralmente risorte a seguito di un intelligente fallimento. La cui declaratoria, tra l`altro, non coinvolgerebbe l`attuale Cda poiché dette drammatiche realtà finanziarie risalgono alle precedenti gestioni. Mancano riferimenti certi per l`aeroporto Sant`Anna di Crotone il cui management non ha partecipato ai lavori, per precedenti impegni istituzionali, ragion per cui sarà reinvitato per la riunione del 2 dicembre. Completa la serie dei paradossi l`aeroporto in fieri di Sibari per la cui realizzazione non esistono problemi finanziari vista la corale convergenza delle istituzioni finanziarie della Provincia di Cosenza che garantisce la copertura di tutti i costi connessi. Ma ad appesantire l`iter procedurale ci pensano il ministero dei Trasporti e l`Enac, il cui presidente, mentre si batte per l`aeroporto di Albenga, occasionalmente ricadente sotto l`imperio territoriale dell`ex ministro Scajola, osteggia sine causa quelli di Crotone e Reggio, per i quali da tempo prospetta la chiusura. La Commissione coinvolgerà l`assessore ai Trasporti Luigi Fedele e tutti gli altri riferimenti politici regionali perché in massa sblocchino l`indifferenza romana nei confronti degli scali di Crotone, Reggio e Sibari evidenziando che quest`ultimo, a mio sommesso avviso, non si pone in conflitto con chicchessia. Anche perché, lo dico con la rispettosa schiettezza che è nel mio stile, l`aeroporto di Crotone, pur tecnicamente (iper attrezzato, non a caso è stato individuato per ospitare gli F16 della Nato), rischia la chiusura indipendentemente dall`apertura di quello di Sibari. Conclusivamente, esprimo deferente stima e gratitudine alla dottoressa Monteleone, apprezzata dirigente dell`Enac, che, da me invitata, ha partecipato ai lavori quale uditrice a titolo personale, unitamente al dottor Carmine Corigliano, della Confartigianato di Crotone». (0050)

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  • Occhiello Il presidente della Commissione di vigilanza ha commentato l`ultima seduta dell`organismo. E la "preoccupazione" di Fincalabra per la vicenda dei dipendenti di Calabria IT
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