Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Novembre 2013

STALETTI` Non è stato in grado di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari di Catanzaro Leonardo Procopio, 51 anni, di Staletti`, fermato venerdì con l`accusa di tentato omicidio dopo che, secondo l`accusa, avrebbe investito la propria ex compagna con l`automobile. Il legale dell`uomo - che al momento rimane in carcere -, l`avvocato Raffaella Casalenuovo, ha chiesto che il suo assistito venga sottoposto a perizia medica. Il giudice, Maria Rosaria Di Girolamo, si è riservata di decidere sull`istanza inviando intanto gli atti all`ufficio del pubblico ministero per il relativo parere. Procopio, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, avrebbe tentato di uccidere la propria ex, M. S., di 43 anni, a Staletti`, dove avrebbe colpito la donna con l`auto una prima volta e poi una seconda, in retromarcia, riducendola in gravissime condizioni. (0090)

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  • Occhiello L`uomo è stato arrestato venerdì scorso con l`accusa di tentato omicidio
Martedì, 05 Novembre 2013 00:00

Omicidio Puntorieri, al processo parla la madre

REGGIO CALABRIA "Che si trovino i resti di mio figlio, non so  neanche dove andare a piangerlo". Chiede di tornare sul banco dei testimoni dopo aver concluso la sua deposizione per fare un appello Maria Mesiano, la madre di Marco Puntorieri, il quaratunenne scomparso nel settembre 2011 a Reggio Calabria, i cui presunti assassini saranno identificati mesi dopo dai carabinieri grazie ai filmati contenuti in una pen drive che una mano – tuttora anonima – ha fatto pervenire alla stazione del rione Modena assieme a una missiva che ha permesso agli investigatori di incastrare i presunti responsabili. Ed è a lei che il pm Stefano Musolino ha chiesto di tornare a quei giorni di settembre che hanno preceduto la scomparsa del figlio, dopo la separazione dalla moglie tornato a vivere con lei. Giornate in cui non lo ricorda né particolarmente nervoso né agitato, anche se – confessa – “non è che mi raccontava tutto”. Non sa i nomi degli amici che Puntorieri di rado portava, né se avesse particolari problemi economici, solo “di tanto in tanto – dice - capitava che mi chiedesse 100- 200 euro”. Due vite che scorrevano in parallelo ma senza quasi toccarsi quelle della Mesiano   e del figlio Marco, l’unico – afferma la signora – con cui sarebbe rimasta in rapporti. Ed è forse proprio questa riservatezza che il giorno della scomparsa l’ha indotta a non chiamare polizia o carabinieri, ma l’ex nuora. “Ho chiamato l’ex moglie per dirle che non era tornato a casa – ricorda, incalzata dal pm - e lei mi ha detto che se ne sarebbe occupata”. E sarà infatti Francesca Nucera, ex moglie e socia di Puntorieri tanto del punto scommesse come della ditta di pulizie, ad avvertire le autorità, con cui fin dal primo momento ha collaborato senza riserve. Ma a metterla in allarme non sarebbe stata la telefonata della suocera, ma quella delle autorità che l’avvertivano del ritrovamento nei pressi della statale 106 del furgone intestato alla ditta delle pulizie e in uso al marito. “Era parcheggiato sotto il ponte, con gli sportelli aperti, il cerchione lato guida ammaccato e il pneumatico sgonfio – ricorda la donna –. Dopo averlo visto, ho provato a chiamarlo ma il telefono era spento. Dopo mia suocera mi ha detto che non era tornato”. Nelle ore successive, a casa della Mesiano, avrebbe trovato il portafogli e i cellulari del marito, e avrebbe iniziato a pensare alle note stonate di quegli ultime settimane. “Una frase, pronunciata quasi casualmente parlando del più e del meno – “se mi succede qualcosa, sappi che dobbiamo pagare tre mesi di affitto” – che assume un significato quanto meno curioso alla luce della scomparsa dell’uomo. Un incontro con quel Domenico Ventura, oggi accusato di essere uno dei killer di Puntorieri. Una telefonata fatta dal telefono pubblico installato di fronte al negozio, nonostante l’uomo avesse con sé i cellulari e un fisso a disposizione. Ma soprattutto, la richiesta – fatta proprio la mattina precedente alla scomparsa - di una calza di nylon. “Mi ha detto che gli serviva una calza per filtrare l’olio del montacarichi, ma quando gli ho dato un gambaletto nuovo, lui ha provato a infilarselo sulla testa e non gli entrava. Si è giustificato dicendo che a maggior ragione non sarebbe entrato nel secchio che doveva utilizzare, così gliene ho dato uno usato”. Un particolare che la donna inizialmente ha timore di comunicare alle autorità “perché temevo potesse essere servita a compiere qualche reato”. Tutti particolari che solo nel tempo ha riferito a investigatori ed inquirenti, ma oggi ha ripetuto con sicurezza in aula. Dopo di lei, sul banco dei testimoni hanno iniziato a sfilare gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno inaugurato la lunga lista dei testi della difesa, ma nonostante la lunga e serrata fila di domande incrociare sullo svolgimento delle indagini, il mistero – su cui le difese insistono- rimane: di chi è la mano anonima che ha inviato la pen drive e il messaggio che ha permesso di arrivare ai presunti killer di Puntorieri? Un mistero che il pm Stefano Musolino, già in apertura del dibattimento, si è detto in grado di svelare, ma che ancora non ha deciso di sciogliere. (0090)

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  • Occhiello Maria Mesiano lancia un appello: trovate i resti di mio figlio
Lunedì, 04 Novembre 2013 23:49

"Trame", Abbate e Barbagallo lasciano

LAMEZIA TERME Non ci sono più le condizioni per proseguire. Così, con una lettera inviata al sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, Lirio Abbate e Silvia Barbagallo ? rispettivamente vicepresidente e consigliere del Cda ? hanno annunciato le loro dimissioni dalla Fondazione "Trame". L’associazione che, da tre anni, organizza nella città della Piana il festival dei libri sulle mafie. Una decisione che suona come un fulmine a ciel sereno visto che Abbate e Barbagallo sono tra le menti pesanti del progetto che ha portato a Lamezia Terme un messaggio di “rivincita” del territorio contro la presenza asfissiante delle ‘ndrine. «A malincuore ? scrivono nella missiva ? vi comunichiamo che ci siamo dimessi dalla Fondazione Trame che organizza a Lamezia Terme il festival dei libri sulle mafie. Le dimissioni sono state decise dopo aver suggerito al Cda della Fondazione modifiche per rafforzare l`identità del festival e della Fondazione che non sono state prese in considerazione e per questo, ognuno per le proprie ragioni, racchiuse in due distinte lettere inviate lo scorso mese al Cda, abbiamo lasciato il progetto culturale e sociale in cui abbiamo fortemente creduto fin da quando è stata data vita all`iniziativa». I due ricordano che «insieme a Tano Grasso abbiamo creato le basi e realizzato le fondamenta per inventare Trame, non solo nel nome dato alla manifestazione contro le mafie, ma anche nei fatti, proseguendo gli ideali sociali e culturali anche dopo la sua uscita dal festival. Non sussistevano più le condizioni ? concludono amaramente ? per proseguire un percorso comune». (0090)

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  • Occhiello Il vicepresidente e il consigliere del Cda si dimettono dalla Fondazione che organizza a Lamezia il festival antimafia: non ci sono più le condizioni per proseguire

CATANZARO Al documento del Pdl calabrese sottoscritto questa mattina a Catanzaro si sono inoltre aggiunti Stano Zurlo, presidente della Provincia di Crotone; Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro; Daniele Romeo, coordinatore Grande città Reggio Calabria e dirigente nazionale giovani; Umberto Lorecchio, coordinatore provinciale di Crotone; Simona Loizzo, coordinatrice provinciale di Cosenza; Francesco Cananzi, capogruppo alla Provincia di Reggio Calabria; Sergio Costanzo, vice capogruppo al Comune di Catanzaro; Angelo Brutto, coordinatore giovani del Pdl, e Michelangelo Greco, capogruppo alla Provincia di Crotone. «Salgono così a 34 - si legge in una nota diffusa dall`ufficio stampa del Pdl - le adesioni al documento approvato dopo l`incontro che i consiglieri ed i componenti della giunta regionale hanno avuto col presidente dell`esecutivo, Giuseppe Scopelliti».

REGGIO CALABRIA «I tre signori che hanno deposto, io li ho visti oggi per la prima volta. Si tratta di persone che frequentavano Lo Giudice e non mi hanno mai visto. La mia amicizia con Luciano Lo Giudice non esiste e non è mai esistita». Premette che sarà breve – «o il mio avvocato si arrabbia» – parla in fretta, ma è chiaro e deciso. Il dirigente della questura Castrenze Militello chiede e ottiene di rilasciare dichiarazioni spontanee nel corso del processo che lo vede accusato, assieme al numero uno della squadra amministrativa della polizia, Matteo Periti, di aver agevolato Luciano Lo Giudice, omettendo di trasmettere in Procura un’informativa redatta dalla squadra amministrativa, in seguito a un controllo in quello che oggi si ritiene il cuore dell`impero commerciale e criminale di Lo Giudice, il bar "Peccati di gola".
E proprio a proposito di quel controllo, Militello ci tiene a specificare che l’ispettore Nicosia – suo grande accusatore – «non si trovava nel bar "Peccati di gola" per caso, ma perché fa parte della squadra amministrativa e ce li avevo mandati io che in qualità di dirigente non faccio personalmente controlli». Un’ispezione di routine – finita al centro del procedimento che attualmente vede imputati Militello e Periti – conclusasi male per Lo Giudice, "salvato" – sostiene la pubblica accusa rappresentata dal pm Antonella Crisafulli – dalla sparizione dell’informativa, dunque dal relativo procedimento che contro di lui sarebbe stato aperto. Un “favore” che a Lo Giudice sarebbe stato fatto in ragione dei cordiali rapporti intrattenuti con il dirigente della Questura, Militello.
Una tesi che tre vecchie conoscenze di Luciano Lo Giudice – l’avvocato Giovanni Pellicanò, il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi e il collaboratore Consolato Villani – sono state oggi chiamate a confermare, senza però riuscire ad aggiungere alcun dettaglio preciso. Ed è forse anche per questo che il pm ha chiesto al giudice la revoca dell’ordinanza con cui – su istanza dei legali -  ha dichiarato inutilizzabili le intercettazioni come fonte di prova perché è impossibile importarle da altro procedimento in caso di processo senza detenuti. Una questione su cui il giudice si esprimerà il prossimo 7 gennaio, ma nel frattempo il primo a sedersi sul banco dei testimoni è lo storico legale – nonché per sua stessa ammissione amico – di Luciano, Pellicanò, che rispondendo alle domande del pm Crisafulli, ricorda: «In occasione delle feste, era uso di Luciano Lo Giudice mandare dei "presenti" a persone amiche, o responsabili degli uffici, ma anche a commercianti limitrofi».  Una «strategia diplomatica» – la definisce il legale – di cui non avrebbe però mai conosciuto il reale obiettivo e che avrebbe coinvolto pure Militello. Anche lui – conferma Pellicanò,  su contestazione di un precedente interrogatorio da parte del pm – sarebbe stato il destinatario di uno dei cesti natalizi di Luciano, ma – afferma Pellicanò – della cosa non avrebbe un ricordo preciso. «Ricordo che Militello entrò in un discorso che stavamo facendo con Luciano perché lui si lamentava di quegli appartenenti alle forze dell’ordine che si presentavano al bar con la pretesa del caffè o del cornetto gratis. Fece addirittura stampare dei buoni omaggio destinati alle forze dell’ordine. Lui mi disse che in Questura c’era di tutto e di più, ma che Militello era una persona per bene, fuori da queste logiche di squallore. Mi parlò di lui come una persona che sa il fatto suo, che fa bene il suo lavoro, ma di una persona per bene».
Non di più riesce ad aggiungere il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi, prima dell’arresto per i legami con Luciano Lo Giudice in forza ai carabinieri del Noe, che al pm conferma: «Con me Lo Giudice ha ammesso di conoscere Militello, anche se non posso dire di che grado di conoscenza si trattasse». Tuttavia, conferma il capitano – oggi coimputato di Luciano Lo Giudice nel troncone principale del processo contro i presunti capi e gregari del clan – «una volta avrebbe mandato un cesto a Militello». Ma non sarebbe stato il solo. «Militello – dice Spadaro Tracuzzi – non era l’unico destinatario di questo pensiero natalizio, Lo Giudice aveva tante conoscenze di questo genere».
Pur avendo lavorato per un periodo al bar "Peccati di gola", nulla in proposito sa dire il collaboratore Consolato Villani, perché «una volta Luciano mi ha chiesto una mano per recapitare questi cesti, ma io gli dissi che mi dava fastidio entrare in Questura con dei regali». E sui rapporti di Nino e Luciano Lo Giudice con gli uomini della Polizia di Stato, il pentito può solo ricordare che i due fratelli «avevano da parte della polizia dei favoritismi. Non mi facevano mai nomi e cognomi, ma mandavano cesti in Questura. Ogni tanto facevano riferimento all’ufficio passaporti, o a quello dell’immigrazione o per il porto d’armi, ma nomi non ne hanno mai fatti».
Di più, Villani non sa dire, se non – incalzato dai legali di Militello, Francesco Albanese e Andrea Alvaro –, che «il referente di Luciano aveva l’ufficio al primo piano della Questura». Affermazioni forse generiche ma che ugualmente fanno infuriare Militello, il quale dopo aver chiesto e ottenuto la parola sottolineerà: «La Questura ha due ingressi con telecamere e sorveglianza armata. Mi risulta difficile credere che qualcuno potesse entrare lì con cestini e regali senza essere notato. Per altro sono astemio, quindi se mi fosse arrivato qualcosa mi sarei anche dovuto curare di regalare a qualcun altro le bottiglie». (0050)

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  • Occhiello Il dirigente della questura di Reggio ha rilasciato dichiarazioni spontanee nel corso del processo che lo vede accusato di aver agevolato la "mente imprenditoriale" della cosca. Ma Villani conferma: "favoritismi" dalle forze di polizia

RENDE La protesta dei lavoratori lsu/lpu è terminata. Il traffico dell`autostrada A3 è stato sbloccato. Il tratto tra Cosenza nord-Rende e Cosenza sud era occupato da questa mattina. I precari avevano occupato le carreggiate per manifestare contro il mancato pagamento degli arretrati e per richiedere la stabilizzazione del rapporto di lavoro. Il sit-in è terminato dopo le notizie arrivate da Catanzaro, dove la giunta regionale, ha approvato un disegno di legge di variazione al bilancio per l’esercizio finanziario 2013 che prevede la copertura di  due mensilità destinate agli lsu/lpu. Il testo adesso dovrà passare al vaglio del consiglio regionale.
In serata era arrivata la presa di posizione del gruppo pd a Palazzo Campanella, che ha invocato una pronta risoluzione delle problematiche che interessano i precari. Oltre a richiedere il pagamento degli stipendi arretrati e la stabilizzazione dei lavoratori, i democrat hanno esortato la giunta a convocare un vertice a Palazzo Chigi. L`incontro dovrebbe avvenire mercoledì. Nel corso della giornata analoga protesta è esplosa a Reggio, dove i lavoratori hanno occupato la stazione ferroviaria. (0040)

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  • Occhiello Terminata la manifestazione sull`A3. La Regione approva la variazione di bilancio per la retribuzione di due mensilità
Lunedì, 04 Novembre 2013 19:17

Galati: «Un bene l`unità del partito»

CATANZARO «Apprendo con soddisfazione della convinta adesione del gruppo consiliare regionale del Pdl calabrese al progetto di rinascita di Forza Italia in linea con le intenzioni del presidente Silvio Berlusconi». È quanto afferma il deputato del Pdl, Giuseppe Galati, che aggiunge: «Come avevamo auspicato tempo fa, dopo le decisioni maturate all`interno dell`Ufficio di presidenza, le quali trovano oggi perfetto riscontro su quanto stabilito dal gruppo regionale del Pdl, è condizione indispensabile mantenere l`unità del partito e di tutti i moderati che con la nuova discesa in campo di Forza Italia rafforzano le prospettive di un centrodestra liberale, aperto al territorio e diretto a superare ogni tipo di contrapposizione che non avrebbe prodotto benefici di alcun tipo. Si realizza, così, quel percorso fortemente voluto da tempo da Silvio Berlusconi e da noi sostenuto, che avrà i suoi benefici nell`immediato e in vista delle prossime scadenze elettorali rappresentate dalle Europee del prossimo mese di giugno e dalle Regionali del 2015».
«Esprimo soddisfazione – osserva Galati – per la fiducia e il sostegno leale espresso dal gruppo regionale nei confronti del presidente Giuseppe Scopelliti, il quale necessita della coesione necessaria per perseguire con fermezza e determinazione un processo virtuoso di cambiamento. La rinascita di Forza Italia certamente aiuterà questo percorso». «Sono convinto – conclude Galati – che l`unità dei moderati, con la guida autorevole e carismatica di Silvio Berlusconi, sia divenuta, nell`interesse del Paese, una necessità ineludibile per fare affermare con maggior vigore le nostre idee e forze programmatiche». (0040)

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  • Occhiello Il parlamentare soddisfatto per l`adesione dei consiglieri regionali alla linea di Berlusconi

CORIGLIANO Il porto della cittadina jonica cosentina rappresenta l`esempio più calzante del modo di operare in Italia: aspettando solo l`emergenza. È quanto sostengono in sintesi il deputato del Movimento cinque stelle, Sebastiano Barbanti e il capogruppo consiliare al Comune di Corigliano, Francesco Sapia. Secondo il parlamentare, «si è dovuto aspettare, infatti, che l’ennesima imbarcazione attraccata in banchina affondasse per far salire a galla le innumerevoli carenze della struttura, immagine e testimonianza delle promesse non mantenute da parte delle istituzioni competenti». Per Barbanti, «la struttura di Corigliano vive uno stato di eterno abbandono. Una struttura che per dimensioni e posizionamento dovrebbe portare solo degli utili e invece offre esclusivamente perdite, disagi e malfunzionamenti». E l`esponente grillino elenca a questo proposito progetti inerenti il porto: «Chi – s`interroga – si ricorda delle “autostrade del mare”? ovvero i collegamenti con la Sicilia o i tanti annunciati traghetti da crociera di cui nessuno ha più notizia. Tutte idee di rilancio che però restano attraccate a un molo che cade a pezzi e vengono portate via dal vento come le parole dei vari politicanti». Sulla stessa linea il capogruppo consiliare Sapia, capogruppoconsiliare M5S di Corigliano Calabro. «Lo scalo di Corigliano – denuncia – è abbandonato a se stesso invece di essere nodo di scambio integrato nel sistema portuale del Mediterraneo, dove accessibilità e connessione costituiscono una condizione di base per intraprendere innovativi processi di sviluppo locale. Bisognerebbe utilizzare il porto come luogo di commercio (mercato portuale), di svago (manifestazioni di massa) e approdo culturale (museo del Mare), per poi integrarlo nel tempo in un progetto più ampio che comprenda altre località marittime collegate da una “Metropolitana del mare”, come già avviene sulle coste turistiche di tutto il mondo». Inoltre Sapia sottolinea come «sono troppe le carenze strutturali e quel che è peggio troppo alto è il disinteressamento delle istituzioni che non fanno altro che piangersi addosso. Non è la prima volta infatti che all’interno del porto di Corigliano accadono fatti simili a quello di due giorni fa. E quel che è peggio è che molto probabilmente non saranno gli ultimi». ?(0090)

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  • Occhiello Il deputato del Movimento cinque stelle attacca: è l`esempio che in Italia si lavora aspettando solo l`emergenza. Mentre per il capogruppo consiliare Sapia denuncia: scalo abbandonato a se stesso

RENDE Non si ferma la protesta dei lavoratori lsu/lpu che da questa mattina occupano l`autostrada A3 all`altezza dello svincolo di Rende. Gli operatori dell`Anas confermano lo stop al traffico veicolare e non sono in grado di dire quando la situazione potrà tornare alla normalità. I lavoratori, supportati da Cgil, Cisl e Uil, chiedono alla Regione Calabria il pagamento degli arretrati e la copertura finanziaria per garantire gli stipendi per tutto il 2013.
I precari – che sono più di 5mila in tutta la regione, di cui circa 2.400 solo in provincia di Cosenza – rivendicano anche la stabilizzazione del rapporto di lavoro, in certi casi attesa da 15 anni. La protesta è scoppiata anche a Reggio, dove gli lsu/lpu hanno occupato la stazione ferroviaria, impedendo il transito dei treni.
Per dare forza alle loro richiesta, i precari stanno organizzando anche un`iniziativa davanti al consiglio regionale, in occasione della prossima seduta prevista per il 12 novembre. Nel pomeriggio di oggi una delegazione sindacale è stata ricevuta in Prefettura. I lavoratori sono riusciti a ottenere un incontro alla Presidenza del consiglio dei ministri per mercoledì 6 novembre alle 16.30.
«Il tavolo romano sulla stabilizzazione degli lsu-lpu calabresi rappresenta un successo per i precari e per il sindacato – hanno commentato Giovanni Donato, segretario della Cgil di Cosenza, e Angelo Sposato, segretario della Cgil Pollino-Sibaritide-Tirreno –. I lavoratori mantengono però lo stato di agitazione, dalla Regione infatti non sono giunte le necessarie garanzie relative alla copertura finanziaria dei pagamenti sino al 31 dicembre». (0040)

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  • Occhiello Ancora bloccata l`autostrada all`altezza dello svincolo di Rende. Gli lsu/lpu chiedono il pagamento degli arretrati e la stabilizzazione dei contratti. Mercoledì vertice a Roma
Lunedì, 04 Novembre 2013 18:35

Unical, è D`Ignazio il nuovo prorettore

Il rettore dell`Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, ha firmato il decreto con il quale ha nominato Guerino D`Ignazio prorettore dell`ateneo. Il professore D`Ignazio, ordinario di Diritto pubblico comparato, è attualmente docente di Diritto regionale europeo e comparato e di Diritto pubblico anglo-americano. In passato è stato, tra l`altro, preside della facoltà di Scienze politiche e membro del senato accademico.

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  • Occhiello Crisci ha firmato il decreto nominando il professore di Diritto regionale europeo e comparato
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