Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 07 Novembre 2013

«Vigliacchi, vergognatevi». Così l`arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, si è rivolto ai mafiosi nell`omelia fatta durante la veglia di preghiera "in memoria delle vittime della `ndrangheta e per risveglio delle coscienze`` svoltasi stasera in una cattedrale gremita di fedeli. Morosini, rivolgendosi sempre ai mafiosi, ha chiesto loro di «desistere dal continuare ad incendiare negozi e a commettere altri atti d`intimidazione e di offesa contro i cittadini». L`arcivescovo, inoltre, dopo avere chiesto misure in favore dell`occupazione per i giovani, ha rivolto un appello a tutti i cittadini, in vista delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, sciolto lo scorso anno per condizionamenti mafiosi, «affinché nessuno chieda e nessuno offra raccomandazioni». (0080)

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  • Occhiello Monsignor Morosini si appella anche ai reggini in vista delle elezioni: «Nessuno chieda e nessuno offra raccomandazioni»
Giovedì, 07 Novembre 2013 23:44

Muore operaio a Marina di Gioiosa

Ennesima tragedia sul lavoro. A Marina di Gioiosa un operaio 29enne è stato travolto e ucciso da un tubo caduto dal furgone in cui era caricato. Per Remi Coluccio, questo il nome della vittima, non c`è stato niente da fare, il giovane è morto sul colpo. Sul luogo dell`incidente sono intervenuti i carabinieri per effettuare i rilievi necessari a ricostruire l`accaduto.

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  • Occhiello E` stato travolto e ucciso da un grosso tubo caricato su un furgone
Giovedì, 07 Novembre 2013 23:37

Ai domiciliari l`armiere dei Lo Giudice

Si aprono le porte del carcere per Paolo Sesto Cortese. L’uomo, considerato uno degli armieri del clan Lo Giudice , finirà di scontare la pena di 3 anni di reclusione che gli è stata inflitta dalla Corte d’appello di Reggio Calabria ai domiciliari. Il Tribunale ha infatti accolto l’istanza di scarcerazione presentata dal suo legale, l’avvocato Giuseppe Nardo, all’esito della sentenza della Corte d’appello, che qualche settimana fa ha profondamente ridimensionato la pena di cinque anni e quattro mesi che in precedenza gli era stata inflitta dal gup.
Ma Cortese non è l’unico imputato del processo abbreviato contro la cosca Lo Giudice per il quale si spalancano le porte del carcere. A tornare in libertà sono stati anche la compagna di Luciano Lo Giudice, Madalina Turcanu e Giuseppe Perricone. Per la prima, condannata  in primo grado a sette anni e quattro mesi, i giudici della Corte d’appello, dopo aver escluso l’aggravante mafiosa e riqualificato il concorso esterno in semplice assistenza agli associati, hanno stabilito una condanna a 2 anni e duemila euro di multa con pena sospesa e l’immediata scarcerazione. Stessa misura disposta per Perricone, la cui pena è passata dai cinque anni rimediati in primo grado, ai 2 anni e 4 mesi disposti dai giudici dell’Appello.
All’esito del processo d’appello è tornato a casa e senza alcun obbligo a suo carico anche Consolato Romolo, proprietario dell’armeria in cui, per la pubblica accusa, sarebbe stato occultato l’arsenale dei Lo Giudice e per questo condannato a 8 anni in primo grado, ma assolto per non aver commesso il fatto, dai giudici di secondo grado. (0080)

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  • Occhiello Cortese finirà di scontare la condanna di tre anni agli arresti domiciliari

È stato bloccato dai carabinieri a casa della madre, a Castrovillari, dove viveva dal giorno del suo rientro in Calabria, Ivan Forte, di 29 anni, reo confesso dell`omicidio della compagna, Tiziana Olivieri, avvenuto il 19 aprile del 2012 a Rubiera (Reggio Emilia).
Forte era tornato in Calabria dopo la scarcerazione e viveva con la madre, separata dal marito. Nel periodo in cui ha vissuto in Calabria il giovane ha condotto una vita tranquilla, attenendosi alle prescrizioni impostegli dai magistrati di Reggio Emilia per l`obbligo di dimora a Castrovillari, che aveva scelto proprio per stare con la madre. Il giovane, tra l`altro, aveva anche l`obbligo di firma, che adempiva recandosi tre volte al giorno, così come impostogli dall`autorità giudiziaria, nella caserma della Compagnia di Castrovillari dei carabinieri.
In questi mesi Forte era apparso tranquillo e non si era mai sottratto ai suoi obblighi con l`autorità giudiziaria. Nessun tentativo di fuga e nessuna azione fuori dalle regole impostegli. Anche nel momento dell`arresto, secondo quanto riferito dai carabinieri, Forte non ha avuto alcuna reazione e si è lasciato ammanettare, dopo avere abbracciato la madre, senza opporre resistenza. È stato portato nel carcere di Castrovillari.
L`uomo nel maggio scorso era tornato libero, a causa di una carta rimasta sotto un fascicolo, per scadenza dei termini di carcerazione preventiva. A pochi giorni dalla condanna di primo grado a 20 anni, il gip su richiesta del pm Valentina Salvi, ha ripristinato la custodia in carcere. (0080)

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  • Occhiello Ivan Forte è stato raggiunto dai carabinieri nella casa dei genitori a Castrovillari. Non ha opposto resistenza, ha solo voluto abbracciare la madre prima di essere portato via

REGGIO CALABRIA Che fine ha fatto l`opzione che la Regione doveva esercitare sulla vicenda dei derivati? Lo chiede il consigliere regionale del Pd, Demetrio Naccari Carlizzi, in un`interrogazione presentata al presidente della massima assemblea elettiva calabrese. Una vicenda tornata alla ribalta in seguito alla decisione dell`Alta corte di giustizia di Londra che non ha accolto la richiesta della Banca Dexia Crediop di farsi riconoscere la validità dei costi “occulti” dei derivati, conseguenti alla stipula di un contratto di swap con la Provincia di Crotone. «Questo giudizio – afferma l`esponente democrat – è un precedente importante per la risoluzione di tanti contratti di finanza derivata sottoscritti da enti locali come la Regione Calabria. Proprio su questo punto abbiamo  presentato un’interrogazione al presidente del consiglio regionale con la quale chiediamo che fine abbia fatto l’opzione che la Regione Calabria doveva realizzare sulla vicenda derivati». Naccari ricorda «in materia di swap e finanza derivata in Calabria che la precedente giunta regionale di centrosinistra decise, all`unanimità, di compiere un esposto/denuncia presentato presso la Procura della Repubblica di Catanzaro. Successivamente – prosegue –, anche in seguito ai referti della Corte dei conti, sezione di Controllo, che evidenziavano una serie di irregolarità e illegittimità dei contratti di swap posti in essere, sempre quella giunta regionale diede ampio mandato all`avvocatura regionale ed al dipartimento Bilancio di procedere ad ogni azione e provvedimento necessario». Attività che permisero, anche grazie alla consulenza dell`avvocato Daniele Portinaro, «difensore e consulente di varie amministrazioni anche regionali», di rilevare «una serie di irregolarità da parte delle banche con cui la Regione aveva contrattato». Da qui la decisione di «procedere  – racconta il consigliere regionale – ad una azione civile per richiedere la dichiarazione di nullità e  l`annullamento dei contratti, nonché il risarcimento dei danni» e di presentare «anche una denuncia penale nei confronti  delle banche». Proprio grazie a quella iniziativa «la Procura della Repubblica di Catanzaro – spiega Naccari – ha chiesto il rinvio a giudizio di sei indagati, tra cui la banca Nomura, nell`inchiesta sui derivati sottoscritti dal 2004 al 2006, con  la Regione Calabria parte lesa». Ora, si interroga l`esponente del Pd, che fine ha fatto «il procedimento amministrativo di chiudere la transazione e che avrebbe consentito il recupero di quei 2,5 milioni di euro di commissioni occulte pagate dall`istituto di credito Nomura, attraverso una serie di società estere e conti correnti cifrati, ad un ex consulente della regione, che fine ha fatto?». «Sarebbe il caso – suggerisce il consigliere regionale del Pd – che l’attuale giunta regionale e chi la presiede desse in fretta delle spiegazioni ai calabresi in merito a questo atteggiamento di disinteresse su una questione particolarmente importante. A maggior ragione adesso in virtù del positivo risultato ottenuto  dalla Provincia di Crotone con la sentenza londinese che fa da precedente giuridico». (0090)

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  • Occhiello Interrogazione del consigliere regionale democrat sul mancato avvio il procedimento amministrativo che avrebbe consentito il recupero di 2,5 milioni di euro di commissioni occulte pagate dall`istituto di credito Nomura

COSENZA Qualche medico che ha visto la comunicazione commenta amaramente che «cose del genere di solito accadono nei teatri di guerra». Invece succede a Cosenza, all`ospedale dall`Annunziata, uno dei presìdi sanitari di importanza strategica regionale. E proprio dalla stanza del direttore sanitario della struttura, Osvaldo Perfetti, è partita, nel pomeriggio, la lettera – reca il numero di protocollo 9153 – che parla di una «avaria del gruppo di continuità di sicurezza al servizio di tutti i blocchi operatori» e della «terapia intensiva neonatale» dell`hub cosentino.
Il fax è arrivato in tutti gli ospedali calabresi, perché – vista la situazione di precarietà – a Cosenza sono «sospese le attività di urgenza-emergenza» e «gli eventuali pazienti» dovranno essere dirottati «in altri presidi ospedalieri». Una situazione estremamente delicata, che fa letteralmente “saltare” tutte le normali attività del presidio ospedaliero. A Cosenza non si può operare, almeno fino alla riparazione del guasto, perché non ci sono più le indispensabili condizioni di sicurezza.
La precarietà investe nuovamente l`Annunziata e arriva, come è già accaduto nei mesi scorsi, dalle condizioni dell`impianto elettrico, la cui manutenzione è affidata a una ditta che ha sede nel Reggino. Era già successo nella nuova ala dell`ospedale – il Dea inaugurato solo qualche mese fa –, adesso capita nell`area “storica”, quella che ospita le sale operatorie. Ed è, in ogni caso, un segnale ulteriore delle difficoltà in cui si muove la sanità cosentina. Così precaria da somigliare, di tanto in tanto, a un teatro di guerra. (0020)

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  • Occhiello Una comunicazione del direttore sanitario a tutti gli ospedali calabresi invita i colleghi a dirottare altrove i ricoveri
Giovedì, 07 Novembre 2013 20:03

Biasi contro il «traditore Scopelliti»

«Berlusconi non si fidi del traditore Scopelliti», è questo il duro commento del coordinatore provinciale del Pdl reggino Roy Blasi alla dichiarazione di fedeltà del governatore calabrese all`ex premier. Per Blasi «si può essere “berlusconiani” dalla nascita, come i tanti che, incluso il sottoscritto, nel 1994 rimasero affascinati da quel progetto e che si sono sempre riconosciuti in quelle idee e in quei valori. Può anche accadere che nel corso del proprio percorso ci si ritrovi a voler far parte di quella grande famiglia che è stata, e tornerà a essere Forza Italia, com`è capitato a tanti che in questi anni hanno trovato nella casa dei moderati la propria identità politica. Di sicuro però non si diventa “berlusconiani”, o ancora peggio si finge di esserlo diventati, a colpi di continui tradimenti guidati dalla mera logica dell`arrivismo personale».
Il coordinatore provinciale dice di non essere sorpreso dall`uscita del presidente della Regione: «Conosciamo il personaggio Scopelliti, lo stesso che oggi mentre inneggia alla sovranità del leader di cui si professa principale supporter, invoca la necessità di una “tutela” reclamando lo spazio per “un vice che sia veramente all`altezza del compito”. Della serie un colpo al cerchio e uno alla botte, non proprio tipico di chi dice di sostenere convintamente un progetto».
Blasi, inoltre, sottolinea l`errore commesso da Scopelliti  che «forse non sa che in quella Forza Italia la figura del vice, del secondo, non è prevista per statuto. Se poi si pretende di cambiare le regole quella è un`altra storia». Non sarebbe la prima volta, sostiene Blasi, che il governatore spinge per cambiamenti in corsa: «Ne sanno qualcosa i firmatari, a loro insaputa, di un documento diverso da quello realmente sottoscritto che in modo maldestro e sleale è stato anche trasmesso alle agenzie di stampa nazionali; ne sanno qualcosa i cittadini della Calabria a cui si continua a raccontare che la vita è bella e tutto va bene; ne sanno qualcosa i nostri militanti, la gente del nostro partito, mai realmente coinvolti e col tempo sempre più distanti a causa del suo modo di fare divisivo e accentratore; ne sanno qualcosa i vari Fini, La Russa e Gasparri, che solo ora si son resi conto di aver allevato una serpe in seno; ne sa qualcosa anche Berlusconi, già messo con le spalle al muro solo un mese fa, lo stesso Berlusconi mai fondamentalmente stimato anzi, più volte criticato, considerato “finito” da Scopelliti, ne ho qualche rimembranza personale, e non credo di essere il solo, relativa al periodo in cui il super leader guidava alla ribalta le truppe aennine ridicolizzando nei suoi interventi quella Forza Italia di cui ora si professa grande sostenitore. Tutti, al di la dei giri di parole, semplicemente traditi».
«Traditi  - aggiunge ancora il coordinatore del Pdl - a suon di bugie, di finte promesse, di pirotecniche giravolte, di finti attestati di stima. Tutti usati, sedotti e abbandonati, in nome di un unico principio: quell’interesse personale camuffato con l’inganno a volte nel “pensiero condiviso da tutti”, altre volte nel “lavoro per il bene comune” o ancora “nella ricerca dell’unità di Partito” o nel “trauma doloroso ma necessario” per finire con l’ultimo gettonatissimo “senso di responsabilità”».
Blasi in conclusione si rivolge direttamente a Berlusconi affinché «non si faccia trarre in inganno da chi si muove nell’ambiguità e negli equilibrismi, non si fidi di chi ha sempre pensato ai propri interessi e continuerà ancora a farlo. Eviterà così di fare la fine di quella rana che dopo essersi fidata dello scorpione lo caricò sul suo dorso per fargli attraversare il fiume ma, a metà tragitto, capì di essere stata punta. “Perché?”, domandò lei quando ormai era troppo tardi. “Sono uno scorpione”, rispose lui, “è la mia natura”». (0080)

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  • Occhiello Il coordinatore provinciale del Pdl reggino replica alle dichiarazioni del governatore calabrese
Giovedì, 07 Novembre 2013 19:55

La solitudine dei numeri uno

LAMEZIA TERME Le chiamate sono partite dalla segreteria di Palazzo Alemanni a metà mattinata: «Buongiorno, il presidente Scopelliti vorrebbe incontrarla questo pomeriggio a Catanzaro per un confronto sull`attuale situazione politica». Ma nessuno tra Alessandro Nicolò, Giuseppe Caputo, Salvatore Pacenza, Ennio Morrone, Gesuele Vilasi e Mario Magno ha risposto positivamente all`invito. Ognuno con motivazioni diverse ha fatto presente di non potere arrivare per quell`ora nel capoluogo. E così al governatore non è rimasto che prendere atto della situazione e scambiare qualche impressione con Gabriella Albano, altro consigliere regionale da annoverare nel fronte degli otto lealisti.
All`esponente forzista catanzarese Scopelliti ha ribadito la necessità di fare fronte comune attorno alla posizione di Angelino Alfano e degli innovatori. Chi stacca la spina al governo «tradisce l`Italia». Rispetto al documento della presidenza del partito su cui Fitto e Verdini stanno raccogliendo le firme, «non dovrà essere come alternativa», si è premurato di specificare Scopelliti durante il faccia a faccia. Nel senso che «anche chi ha già sottoscritto quello può firmare il nostro». La Albano non si è tuttavia lasciata convincere, ribadendo che lei rimane fedele al Cavaliere. Non servono menti sopraffine per capire che chi firmerà la mozione degli innovatori, di fatto, si assocerà alla richiesta di tenere in vita il governo Letta anche dopo il voto di decadenza di Berlusconi e che nella nuova Forza Italia dovranno trovare spazio non uno ma due (uno per corrente) coordinatori nazionali.
Fallito il tentativo con la Albano, al governatore non è rimasto che prendere atto che va ormai consolidandosi un fronte forzista all`interno della sua maggioranza. La cosa non potrà non avere ripercussioni politiche, soprattutto se a Roma la scissione tra lealisti e governisti dovesse diventare realtà.
Ma per capire bene cosa si muove all`interno del partito calabrese bisogna spostarsi a Roma dove questo pomeriggio, nella sede nazionale del partito, a piazza San Lorenzo in Lucina, Denis Verdini ha incontrato una delegazione calabrese di lealisti guidata dal parlamentare Pino Galati e di cui facevano parte i consiglieri regionali Ennio Morrone, Mario Magno, Salvatore Pacenza e Salvatore Bulzomì. Quest`ultimo, appena arrivato in consiglio regionale dopo le dimissioni di Stillitani, avrebbe manifestato entusiasmo per l`idea del Cavaliere di rimettere in vista la creatura politica che ha visto la luce nel 1994.
A Verdini tutti i calabresi avrebbero garantito «assoluta fedeltà» rispetto al documento partorito al termine dell`ufficio di presidenza del Pdl. «Noi siamo con Berlusconi – sarebbero state le parole usate da Galati e soci – e non intendiamo arretrare di un millimetro rispetto a chi tenta di far passare altre linee». Pallottoliere alla mano, i lealisti possono contare fino questo momento su 21 firme. Due in più rispetto a quelle raccolte dagli innovatori-governisti di Alfano e Scopelliti. Quattro sarebbero ancora coloro che non hanno preso una decisione. Ci sarà tempo fino a sabato 16, giorno in cui si riunirà a Roma il Consiglio nazionale del partito.
Certo è che la Calabria roccaforte “alfaniana” immaginata dal governatore, nei fatti, non esiste più.

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  • Occhiello I consiglieri regionali lealisti disertano la riunione convocata dal governatore. E a Roma il falco Verdini incontra Galati, Morrone, Magno, Pacenza e Bulzomì

COSENZA Non c`è alcuna «volontà politica di ostacolare il progetto» di piazza Bilotti. Se la realizzazione dell`opera è ancora bloccata, è soltanto perché il dipartimento Lavori pubblici ha avanzato «dubbi e richieste di integrazioni» che «si basavano solo su aspetti tecnici, nel rispetto della funzione regionale di controllo della corretta applicazione della normativa sismica a salvaguardia della incolumità dei cittadini». Dunque, la versione ufficiale che arriva da Catanzaro è: nessuno scontro tra il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, e l`assessore regionale ai Lavori pubblici, Pino Gentile.
E questa è la buona notizia, comunicata dagli uffici della Regione con un comunicato stampa.

LA CARTE ALLA PROCURA DI COSENZA
Il resto della nota racconta i retroscena del progetto. E questi retroscena mostrano un Comune, quello di Cosenza, che condivide «le valutazioni espressamente tecniche della Regione» e che, «dopo svariati confronti tecnici, ha chiesto il ritiro del progetto presentato lo scorso 31 luglio con una procedura non corretta». Non è tutto: le strutture burocratiche di Palazzo dei Bruzi hanno chiesto «l’autorizzazione alla presentazione di un nuovo progetto che rappresentasse in maniera complessiva l’intervento da realizzarsi includendo, così, la realizzazione della palificata, includendo, inoltre, la realizzazione dell`edificio sotterraneo adibito a parcheggio». Il primo progetto, secondo il dipartimento Lavori pubblici era «assolutamente non autorizzabile e parzialmente eseguito abusivamente». Un fatto che i tecnici regionali hanno «già segnalato alla competente autorità giudiziaria». E non poteva essere autorizzato, «in quanto carente di numerosi elaborati e contraddittorio in merito ad alcune ipotesi poste a base dei calcoli strutturali». In questo guazzabuglio di rilievi e omissis (stando a quanto si apprende alla Regione), dovranno trovare il bandolo della matassa non solo i progettisti, ma anche la Procura di Cosenza, che deciderà se aprire un fascicolo d`indagine sull`affaire di piazza Bilotti, già finito al centro di un`inchiesta – poi archiviata – su una perizia geologica “copiata” da un vecchio parere che risale al 2001.

GLI INTERVENTI PER LA FALDA SOTTERRANEA
Sul versante del progetto, adesso le due pratiche (quella della palificata e quella per il parcheggio) sono state unificate «e il Comune ha presentato il tutto solo in data 4 novembre scorso, con delle integrazioni (geologiche) il giorno successivo, 5 novembre». L`arrivo dei nuovi documenti ha chiarito «i dubbi di carattere geologico confermando la presenza della falda sotterranea e delle opportune indicazioni tecniche necessarie per tenerne conto in sede progettuale. Nell’ottica di accelerare al massimo l’iter dell’importante opera si stanno concordando, direttamente con i tecnici progettisti, alcune ulteriori necessarie integrazioni documentali per poter concedere la tanto attesa  autorizzazione, condizione necessaria per dare inizio ai lavori». A piazza Bilotti si ricomincerà presto a lavorare. Ma qualche nuvolone aleggerà sui cantieri. (0020)

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  • Occhiello La Regione rassicura: «Nessuna volontà politica di ostacolare il progetto», che «era parzialmente eseguito abusivamente». E la segnalazione è già arrivata agli uffici giudiziari

VIBO VALENTIA I Carabinieri della Stazione di Cessaniti, nel Vibonese, hanno sventato un furto di animali che stava per essere portato a termine da quattro persone. I militari dell`Arma, dopo aver fermato ad un posto di blocco un furgone, si sono accorti che il mezzo trasportava due grossi maiali del peso di un quintale ciascuno. Alla richiesta di spiegazioni sulla provenienza degli animali, l`autista del furgone è riuscito però a dileguarsi a piedi nelle campagne circostanti, mentre altri due complici a bordo di un`auto, che a distanza stavano seguendo il furgone, hanno invertito il senso di marcia dileguandosi a gran velocità.
Un altro passeggero del furgone, F.P., 50 anni, di San Marco di Cessaniti, è stato invece bloccato dai Carabinieri e denunciato per ricettazione, furto e maltrattamenti di animali. I due maiali, invece, in un primo tempo affidati ad un contadino del luogo, sono stati riconsegnati dai carabinieri al legittimo proprietario, un agricoltore di 68 anni di Spilinga, nel Vibonese, che ne aveva denunciato la scomparsa. Da successivi accertamenti è inoltre risultato che pure il furgone è di provenienza furtiva, essendo stato rubato qualche mese addietro a San Calogero, sempre nel Vibonese.

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  • Occhiello Bloccata e denunciata solo una delle 4 persone coinvolte: stavano trasportando due maiali a bordo di un furgone rubato
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