«Nonostante le pessime condizioni strutturali del sito, i fratelli Crinò puntavano all'approvazione da parte dell'Ufficio del commissariato per l'emergenza rifiuti del progetto per l'ampliamento della discarica e l'unico ostacolo era rappresentato dal positivo superamento del sopralluogo che dovevano effettuare gli organi tecnici dell'Ufficio del commissario». Questo passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione “Black Garden” sulla gestione illecita della discarica di Casignana, è eloquente del sistema che – secondo l'impianto accusatorio – avrebbero innescato Pietro Crinò, sindaco di Casignana, e il fratello Antonio Giovanni, direttore della società “Zetaemme” che gestisce il sito. Il loro obiettivo sarebbe stato quello di ampliare la struttura e per farlo era necessario evitare alcuni controlli. Il primo cittadino è anche proprietario della discarica del paesino della Locride ed è ritenuto vicinissimo al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Quello che «stupisce» gli inquirenti è che «è proprio un addetto dell'Ufficio del commissario a fornire ad Antonio Crinò la soluzione tecnica formale (e falsa come visto) in ordine all'assenza di necessità di specifica autorizzazione rispetto all'ampliamento del sito abusivamente compiuto per bocca dello stesso direttore tecnico della Zetaemme (Ti ho detto di mandarla pure all'Arpacal sono quelli che stanno creando problemi dove dice che quelli fanno parte dei 60.000... perché già..., siccome già ce l'avete l'autorizzazione... se fanno parte dei 60.000 non c'e necessità, non necessita l'autorizzazione, va bene allora scrivo solo questo. Sì, scrivi che fanno parte e quindi autorizzati con ordinanza … i 60.000 autorizzati con ordinanza e la citi, no?)». E ancora: «Desta ulteriore perplessità sempre l'atteggiamento assunto dall'ingegnere facente parte del predetto Ufficio regionale che dovrebbe (solo) interessarsi della corretta gestione delle discarica tutelandone in via primaria il relativo funzionamento e non invece preoccuparsi di individuare "i soggetti pubblici" che creano difficoltà ostative a gestioni come quella qui in esame. Ad ogni buon conto il dato vale in via primaria in relazione alle esigenze cautelari laddove gli odierni indagati, nel loro tentativo sistematico di ampliare anche per il futuro la discarica in esame, si rifaranno (anche) al predetto interlocutore per ottenere – ove possibile – celeri "via libera amministrativi"». Emerge l'assoluta consapevolezza di Massimo La Fronte (architetto del Comune di Casignana e uno degli indagati, ndr) e Antonio Crinò «dell'assenza di un adeguato sistema di drenaggio, del continuo sversamento di percolato, della mancanza di un corretto smaltimento dello stesso in quanto troppo costoso, dell'ampliamento abusivo – e non autorizzato – del sito, del ricorso a mezzi e strumenti vetusti e privi di adeguata manutenzione, della falsità della relazione redatta il 14.09.10 in atti in risposta ai rilievi dell'Arpacal». È significativo un altro passaggio evidenziato dai giudici: «La situazione era diventata talmente critica che Antonio Crinò, parlando con il fratello Pietro, affermava che c'era tanto di quel percolato che ci sarebbe voluto un mese per asportarlo del tutto». Per tale motivo sarebbe stato necessario pensare a un immediato ampliamento del sito. È evidente – per il giudice – «la tendenza degli indagati ad ampliare (anche abusivamente e illecitamente) i margini di sfruttamento della discarica che rappresenta fonte di “notevoli guadagni” oltre ad essere “strumento di prestigio e pressione politica”».


«Nonostante le pessime condizioni strutturali del sito, i fratelli Crinò puntavano all'approvazione da parte dell'Ufficio del commissariato per l'emergenza rifiuti del progetto per l'ampliamento della discarica e l'unico ostacolo era rappresentato dal positivo superamento del sopralluogo che dovevano effettuare gli organi tecnici dell'Ufficio del commissario». Questo passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione “Black Garden” sulla gestione illecita della discarica di Casignana, è eloquente del sistema  che – secondo l'impianto accusatorio – avrebbero innescato Pietro Crinò, sindaco di Casignana, e il fratello Antonio Giovanni  direttore della società “Zetaemme” che gestisce la discarica.  Il loro obiettivo sarebbe stato anche quello di ampliare la struttura e per farlo era necessario evitare alcuni controlli. Il primo cittadino è anche proprietario della discarica del paesino della Locride ed è politicamente ritenuto vicinissimo al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Quello che «stupisce» gli inquirenti è che «è proprio un addetto dell'Ufficio del commissario a fornire ad Antonio Crinò la soluzione tecnica formale (e falsa come visto) in ordine all'assenza di necessità di specifica autorizzazione rispetto all'ampliamento del sito abusivamente compiuto per bocca dello stesso direttore tecnico della Zetaemme (Ti ho detto di mandarla pure all'Arpacal sono quelli che stanno creando problemi dove dice che quelli fanno parte dei 60.000... perché già..., siccome già ce l'avete l'autorizzazione... se fanno parte dei 60.000 non c'e necessità non necessita, l'autorizzazione va bene allora scrivo solo questo. Sì scrivi che fanno parte e quindi autorizzati con ordinanza … i 60.000 autorizzati con ordinanza e la citi no?». E ancora: «Desta ulteriore perplessità sempre l'atteggiamento assunto dall'ingegnere facente parte del predetto Ufficio regionale che dovrebbe (solo) interessarsi della corretta gestione delle discarica tutelandone in via primaria il relativo funzionamento e non invece preoccuparsi di individuare "i soggetti pubblici" che creano difficoltà ostative a gestioni come quella qui in esame. Ad ogni buon conto il dato vale in via primaria in relazione alle esigenze cautelari laddove gli odierni indagati, nel loro tentativo sistematico di ampliare anche per il futuro la discarica in esame, si rifaranno (anche) al predetto interlocutore per ottenere – ove possibile – celeri "via libera amministrativi"». Emerge l'assoluta consapevolezza di Massimo La Fronte (architetto del Comune di Casignana, ndr) e Antonio Crinò «dell'assenza di un adeguato sistema di drenaggio, del continuo sversamento di percolato, della mancanza di un corretto smaltimento dello stesso in quanto troppo costoso, dell'ampliamento abusivo – e non autorizzato – del sito, del ricorso a mezzi e strumenti vetusti e privi di adeguata manutenzione, della falsità della relazione redatta il 14.09.10 in atti in risposta ai rilievi dell'Arpacal».
È significativo un altro passaggio evidenziato dai giudici: «La situazione era diventata talmente critica che Antonio Crinò, parlando con il fratello Pietro, affermava che c'era tanto di quel percolato che ci sarebbe voluto un mese per asportarlo del tutto». Per tale motivo sarebbe stato necessario pensare a un immediato ampliamento del sito: «La tendenza degli indagati ad ampliare (anche abusivamente e illecitamente) i margini di sfruttamento della discarica che rappresenta fonte di “notevoli guadagni” oltre ad essere “strumento di prestigio e pressione politica”».


Mirella Molinaro

24/11/2011 19:35
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