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La morte di Bergamini e il movente passionale

«Donato Bergamini fu ucciso. Ora c’è anche un movente». Lo scrive il Fatto Quotidiano, ricordando la vicenda del calciatore ferrarese del Cosenza morto nel novembre del 1989 in circostanze misteriose…

Pubblicato il: 04/04/2013 – 19:37
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La morte di Bergamini e il movente passionale

«Donato Bergamini fu ucciso. Ora c’è anche un movente». Lo scrive il Fatto Quotidiano, ricordando la vicenda del calciatore ferrarese del Cosenza morto nel novembre del 1989 in circostanze misteriose. «Secondo la versione ufficiale – si legge nell`articolo di Andrea Scanzi – il giocatore morì gettandosi sotto un tir sulla statale calabrese 106. Ma l`ipotesi del suicidio non ha mai convinto, tanto che pochi giorni fa la Procura di Castrovillari ha iscritto alcuni nomi sul registro degli indagati per omicidio volontario e la pista sembra essere “passionale”».
Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro ricorda la vicenda di “Denis”, menzionando la versione ufficiale che «parlò di un Bergamini che, scattando dalla piazzola di sosta, si buttò sotto un camion dopo aver gridato “Ti lascio il mio cuore” alla (ex) fidanzata Isabella Internò, unica presenza certa al momento del decesso con l’allora 51enne Raffaele Pisano, il guidatore (tuttora in vita) del mezzo pesante. Bergamini avrebbe chiesto a Isabella di accompagnarlo in Brasile o alle Hawaii: di abbandonare con lui l’Italia, perché stanco di quel mondo».
Il Fatto spiega che «la Internò si rifiutò, da qui il “gettarsi a pesce” sotto il camion. Se Petrini (Carlo, ex calciatore e autore di un libro sulla vicenda – ndr) intuì la dinamica, sbagliò però il movente. Non un omicidio legato al calcioscommesse o al traffico di droga, ma un delitto passionale (d’onore?). Una “banale” morte privata. A questo sembra essere giunta la Procura di Castrovillari, che ha iscritto nel registro degli indagati alcune persone. Per omicidio volontario. Il caso, pieno di incongruenze, morti sospette (due magazzinieri-factotum del Cosenza che dicevano di sapere tutto: scomparsi il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla stessa statale 106) ed errori marchiani, è stato riaperto due anni fa grazie alla tenacia della famiglia Bergamini e all’avvocato Eugenio Gallerani». (0070)

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