Franco Petramala, ex direttore generale dell'Asp di Cosenza

COSENZA L'ex manager dell'Asp di Cosenza, Franco Petramala, scrive al presidente della giunta regionale, Giuseppe Scopelliti. La sua è l'analisi di un settore che conosce bene. E muove dalla considerazione negativa sulle scelte dei vertici dell'ospedale dell'Annunziata: «Un ospedale “aggredito” dalla domanda sanitaria della Provincia, non governata se non annullata, azzerata, soppressa. Si dice: siamo in deficit. Ma la perizia e la serietà sul lavoro non si vede quando si è in difficoltà ? E poi la missione oggi non è quella di “tagliare le gambe per non consumare le scarpe”. Sembra che i vertici e chi sta sopra i vertici si siano trasformati in esorcisti. Faccia torva e scura,  sembra dicano: “La colpa non è nostra, è del “diavolo””, propalando delazioni e invocando punizioni, invece di assumersi le proprie responsabilità».
Petramala stigmatizza un altro aspetto delle polemiche che girano attorno alla sanità. Alcuni, secondo l'ex dg, «cercano di allontanare le responsabilità, millantando credito e sostenendo, moltissime volte pubblicamente e sulla stampa, di sapere ciò di cui la Commissione di accesso all’Asp di Cosenza si è interessata. Non credo che la Commissione di accesso abbia avuto un canale comunicativo privilegiato con questi signori. Ma essi ciò fanno capire, chiaramente distruggendo quel poco di immagine e di credibilità che lo Stato ancora mostra».
Petramala scrive a Scopelliti per segnalare «il danno provocato ai precari stabilizzati all’Asp di Cosenza, stabilizzati come altri a Reggio o a Vibo o a Catanzaro; danno grandissimo con quella campagna di stampa denigratoria a danno dei lavoratori, che ha trovato eco nella censura, pur se solamente in primo grado della Corte dei conti (in una sentenza che ha condannato lo stesso Petramala, ndr)».
L'ex manager invita il presidente a mettere mano alle carte: «Se leggesse la sentenza si accorgerebbe che la censura riguarda la impossibilità della Regione Calabria, in maniera assoluta e pregiudiziale, di potere procedere ad assunzioni o a semplici stabilizzazioni come è il caso dei 439 di Cosenza, nientepopodimeno dal 1997, essendo i suoi Bilanci in deficit dall’epoca. Di conseguenza tutte le operazioni sul personale nella sanità della Regione Calabria sarebbero illegittime e quindi da annullare».
Da cui l'invito: «Invece di andare a perorare accattonando benevolenze per i “poveri calabresi fattisi cristiani” davanti ai portoni di qualche potere romano, le propongo di resistere davanti alla Corte dei conti centrale intervenendo, in consorzio volontario, nel giudizio che si terrà sul mio appello». (0020)


18/09/2013 11:59
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