Angelino Alfano, segretrario nazionale del Pdl, al centro tra Gentile e Scopelliti

REGGIO CALABRIA «Il Pdl difenderà Scopelliti e la sua esperienza di buon governo». La dichiarazione d’intenti di Angelino Alfano delimita l’orizzonte del Pdl calabrese: supporto incondizionato al presidente della Regione e strenua resistenza di fronte agli attacchi di magistratura e avversari politici. L’arrivo a Reggio del segretario nazionale Pdl ha un significato preciso: chiamare alle armi tutto il popolo berlusconiano per difendere il modello Scopelliti e la stagione di riforme avviata dal suo governo regionale.
Il congresso degli Stati generali Pdl di questa mattina ha infatti il sapore della mobilitazione totale. A Palazzo Campanella c’è tutta la nomenclatura azzurra, parlamentari, sindaci, presidenti di Provincia e amministratori locali. I militanti del partito occupano la platea in ogni ordine di posto. Tutti insieme a dimostrare vicinanza e solidarietà a Scopelliti, vittima dell’azione di «lobby perverse» che lottano contro il «vento del cambiamento». Alfano traccia la linea da seguire: «Il nostro presidente deve sentire il sostegno di tutti. La sua sconfitta riformista sarebbe la sconfitta di tutti coloro che, dopo il governo della sinistra, hanno creduto in noi». L’ex ministro della Giustizia non vuole agitare lo spettro del complotto, ma tiene a sottolineare il fatto che proprio in questo momento i governatori più importanti del Nord e del Sud, Formigoni e Scopelliti, siano oggetto costante di aggressioni, siano esse mediatiche o giudiziarie. Alfano fa un parallelo con le ultime fasi del governo Berlusconi, vittima – a suo dire – delle speculazioni di chi affermava che la colpa dello spread troppo alto fosse la sua. «Ripetere le bugie per farle diventare realtà – è la convinzione del segretario nazionale pidiellino - è un modello culturale della sinistra. Si tratta della stessa battaglia che Scopelliti si trova a vivere qui». Il supporto politico di Alfano a Scopelliti, va però di pari passo con la valutazione dell’incidenza del Pdl calabrese nelle grandi questioni nazionali e regionali, segno di una grande unità interna. Un partito – ha ricordato l’ex ministro della Giustizia - «a cui va riconosciuto il merito di aver inserito la parola 'ndrangheta nella legislazione nazionale».
Poi, allargando la prospettiva, Alfano lancia uno sguardo alle imminenti elezioni politiche e, nel clima rovente dell’antipolitica acuito dallo scandalo Lega, afferma che il Pdl «non utilizzerà il finanziamento pubblico ai partiti e proporrà un tetto a quello dei privati». Alfano è convinto che «l’unica bussola che orienterà i democratici sarà la capacità di occuparci delle cose concrete». Come, ad esempio, l’Imu: «Siamo stati capaci di ottenerne la rateizzazione e abbiamo proposto al governo di trasformarla in una tassa una tantum, compensando il mancato afflusso con i tagli alla spesa pubblica improduttiva». L’altra stella polare del partito si sintetizza in un «basta tasse» rivolto al governo Monti e nell’invito alle banche a mettere a disposizione delle imprese i soldi avuti dalla Bce.
LA STRATEGIA DEGLI STRACCIONI
Prima dell’intervento di Alfano, Scopelliti aveva comunque dato una sua interpretazione sulla situazione in cui oggi si trova la Calabria, vittima della «strategia degli straccioni», un piano cioè che «delegittima Reggio per dimostrare che il modello Scopelliti è perdente». Accanto agli animatori di questo complotto, oltre alla classica «informazione deviata», il governatore individua il ruolo di altri soggetti, altri uomini «che rischiano di delegittimare le stesse istituzioni». Forse Scopelliti si riferisce a Valerio Giardina, l’ex colonnello del Ros che ha dato conto di alcune sue pericolose frequentazioni? Nessuna specificazione. Quel che importa è sottolineare gli sforzi a favore della Calabria e la resistenza di altri, oscuri, gruppi di interesse. «Noi – ha continuato l’ex sindaco di Reggio – all’idea di abbatterci rispondiamo che amiamo questa terra e continueremo a rispettare il mandato che ci hanno dato i cittadini». I mezzi per farlo sono un partito capace di «affrontare i problemi della comunità» e un governo «in grado di riorganizzare la Regione e di affrontare problemi come quello della sanità, dei trasporti e i tagli alle spese inutili».
I CIALTRONI E LA COMMISSIONE D’ACCESSO
Ma l’attacco più rabbioso contro le lobby che governano la Calabria arriva dal sindaco Demetrio Arena, secondo cui la città da lui amministrata paga ancora oggi lo scotto di avere un reggino alla presidenza della Regione. L’esempio è fornito dall’arrivo della commissione d’accesso in riva allo Stretto, chiamata a stabilire se sussistono le condizioni per sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose. «Seguiamo il suo operato – ha affermato Arena – anche se si tratta di un fatto assurdo, frutto di una campagna di odio di quattro cialtroni che hanno infangato la nostra terra». Per farsi un’idea più chiara di quello che sta avvenendo, forse Arena potrebbe chiedere lumi a Luigi Varratta, l’ex prefetto che ha dato l’input per l’arrivo della commissione e congiunto di Francesco Nitto Palma, ex guardasigilli e membro autorevole del Pdl. Il partito di cui fa parte il sindaco di Reggio.


Pietro Bellantoni

22/04/2012 15:18
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